Coalizione Sociale presenta mozione contro concessioni a organizzazioni razziste e fasciste

Lo avevamo annunciato prima di Natale nel corso di un’iniziativa all’Aquila organizzata dall’Anpi, e l’abbiamo fatto: al prossimo Consiglio comunale – previsto per giovedì 15 febbraio – presenteremo una mozione sulla concessione di contributi e spazi pubblici a organizzazioni che diffondono idee e comportamenti ispirati all’odio razziale, all’omofobia, all’antisemitismo, al fascismo e al nazismo.

La proposta della Coalizione Sociale è simile a quanto è stato adottato già da mesi in diverse città italiane. Chiede di modificare i regolamenti comunali affinché non vengano concessi locali, spazi o suolo pubblico, né contributi o patrocini ad associazioni, gruppi, organizzazioni politiche e sociali che manifestino e professino idee e comportamenti razzisti, xenofobi, antisemiti, omofobi, che si siano espressi con termini o modalità che indichino odio o intolleranza religiosa, o che si ispirino alle ideologie del fascismo o del nazismo e che contrastino pertanto con i principi sanciti dalla Costituzione italiana.

E’ notizia di oggi, infatti, che il Tar di Brescia abbia respinto il ricorso dell’organizzazione neofascista Casapound, che si era opposta alla decisione del Comune di Brescia, il quale aveva adottato una delibera simile a quella che abbiamo presentato. Secondo il tribunale amministrativo, la richiesta del Comune è in linea con i “principi democratici costituzionali”.

La mozione della Coalizione Sociale prevede inoltre che il legale rappresentante dell’associazione, del gruppo o dell’organizzazione politica e sociale richiedente debba obbligatoriamente presentare e sottoscrivere una dichiarazione (che costituisce parte integrante della mozione stessa), in cui si afferma che l’associazione non professa e non manifesta idee e comportamenti propri dei disvalori su citati.

La nostra proposta in Consiglio comunale è un atto di buon senso, a difesa di valori di tutte e tutti, attaccati da rigurgiti neofascisti che la storia ha già condannato. Confidiamo in un atteggiamento maturo da parte dell’assemblea più importante della città, affinché la proposta possa trovare un ampio consenso. Invitiamo tutte le persone e le organizzazioni che si riconoscono nei valori che vuole trasmettere la mozione a partecipare al Consiglio comunale previsto per giovedì 15 febbraio, dalle ore 9.

No al gasdotto Snam: continua la mobilitazione sul territorio aquilano

Riportiamo di seguito un comunicato congiunto e condiviso da Coordinamento No Snam L’Aquila; Asbuc Paganica e San Gregorio; 3e32 / CaseMatte; Comitati No Snam Sulmona; Asbuc Arischia; Coalizione Sociale L’Aquila

Centinaia di persone hanno partecipato ieri all’assemblea convocata a Paganica per ribadire il no della popolazione al progetto del gasdotto Snam.

Come spieghiamo da anni, sono numerose le ragioni economiche, ambientali, di opportunità energetica e sicurezza sismica, sulla quale basare un’opposizione popolare forte e decisa al passaggio del gasdotto, che attraverserà anche il territorio comunale aquilano per ben 20 km, e che è parte di un’opera ancora più grande e dannosa che si collega fino al Tap pugliese.

La sveltina pre-natalizia, con la quale il Consiglio dei Ministri ha autorizzato la scellerata costruzione della centrale di compressione di Sulmona è l’ennesimo sfregio a un territorio già provato dai disastri naturali, abitato da popolazioni che non vogliono essere colonizzate, spopolate, sacrificate.

Apprezziamo il sostegno alla mobilitazione da parte della Regione, dei sindaci del territorio e delle istituzioni intervenute ieri. Chiediamo tuttavia prese di posizione forti e azioni concrete anche nei confronti delle forze politiche protagoniste nei governi nazionali che negli ultimi venti anni hanno fatto la loro parte nell’iter autorizzativo del progetto.

Daremo nelle prossime settimane seguito a quanto da noi proposto e deciso nel corso dell’incontro di ieri. E’ infatti necessario percorrere due strade parallele e complementari: una che persegua il sabotaggio giuridico, attraverso i ricorsi e l’utilizzo prezioso degli usi civici, bene della collettività; l’altra che costruisca sul territorio un’ampia mobilitazione popolare. Una voce così forte da essere udita a Roma. Per questo anche da L’Aquila sarà importante partecipare anche alla grande assemblea regionale che si terrà a breve a Sulmona.

Per questo nei prossimi giorni organizzeremo altre assemblee No Snam nelle frazioni aquilane interessate dal tracciato del gasdotto, con lo scopo di amplificare e rafforzare la mobilitazione, attraverso un coordinamento di comitati, usi civici, associazioni, forze politiche e singoli cittadini, aperto a chiunque voglia fattivamente opporsi al progetto.

Il territorio aquilano, la valle dell’Aterno, l’Abruzzo interno e l’intero Appennino centrale sono ostili al gasdotto Snam.

 

Ricostruzione scuole, passa in Consiglio la proposta della Coalizione Sociale

Apprendiamo con soddisfazione come la giunta abbia accolto con favore la nostra mozione sull’aggiornamento del cronoprogramma della ricostruzione dell’edilizia scolastica dell’Aquila.

Nel Consiglio comunale di oggi, infatti, la proposta della Coalizione Sociale è passata con i voti della maggioranza.

Il centrosinistra si è invece astenuto forse per la “coda di paglia” che ha, visto che il cronoprogramma per le scuole, nella passata amministrazione, era stato proposto dai consiglieri di opposizione Di Cesare e Vittorini ed approvato all’unanimità (quindi anche dal centrosinistra) per poi essere sistematicamente disatteso. D’altronde è nota l’allergia ai cronoprogrammi della passata amministrazione Cialente e l’astensione di oggi – da Di Benedetto a Masciocco – è in totale continuità con questa propensione, e allo stesso tempo in contraddizione con loro stessi che pure lo avevano votato. Noi chiediamo che sulla ricostruzione delle scuole non si facciano strumentalizzazioni politiche. Vediamo adesso, dopo sei mesi di soli annunci, cosa farà il Sindaco Biondi, che intorno a questo cronoprogramma vogliamo inchiodare.

La mozione prevede che il Sindaco debba entro 60 giorni e poi ogni 6 mesi riferire al Consiglio comunale (in II Commissione) sullo stato dell’arte della ricostruzione degli edifici scolastici di proprietà comunale, aggiornando di volta in volta il cronoprogramma pubblicato dal 2015 sul sito del Comune, per iniziativa del gruppo di Appello per L’Aquila che vogliamo.

In questo modo sarà possibile tenere sotto controllo i procedimenti avviati o programmati e chiedere conto di eventuali ritardi. Il cronoprogramma, infatti, risulta ad oggi incompleto e disatteso. Nella pagina dedicata sul sito web del Comune dovranno essere aggiunti i cronoprogrammi della ricostruzione degli edifici ad oggi non inseriti, e dovranno essere aggiornate le schede dei cronoprogrammi evidentemente superati.

In Commissione Territorio si farà anche il punto sulla sicurezza sismica delle scuole aquilane, per cui le informazioni sono ancora incomplete.

Attraverso un’opposizione dura ma costruttiva, per la seconda volta in pochi mesi la Coalizione Sociale ottiene un risultato positivo, convincendo sull’utilità delle proposte.

Oggi abbiamo scelto di inchiodare l’amministrazione comunale ad un rendiconto costante sullo stato dell’arte della ricostruzione delle scuole aquilane, per un monitoraggio obbligato da parte della giunta, sul quale vigileremo. La dimostrazione di come il Consiglio comunale – l’assemblea più importante e rappresentativa della città – debba essere luogo di confronto e decisioni finalmente incidenti sulla vita della comunità aquilana, oltre che di controllo dell’amministrazione da parte della cittadinanza.

Ricostruzione scuole, Coalizione Sociale: “Disatteso il cronoprogramma”

Sarà presentata nel Consiglio comunale del prossimo 29 dicembre una mozione proposta dalla Coalizione Sociale sul cronoprogramma della ricostruzione post-sisma delle scuole comunali dell’Aquila.

Ad annunciarla, nel corso di una conferenza stampa tenuta stamane in Comune, è stata Carla Cimoroni, consigliera comunale della Coalizione Sociale. L’iniziativa richiama un’altra mozione, presentata da Appello per L’Aquila e L’Aquila che Vogliamo nel maggio 2015, che chiedeva di pubblicare e aggiornare sul sito web del Comune il cronoprogramma della ricostruzione delle scuole di proprietà comunale.

All’esito di quella mozione, approvata all’unanimità, l’amministrazione ha pubblicato un cronoprogramma parziale e non aggiornato (qui).

Sono infatti presenti i documenti delle sole scuole di Paganica, Pettino, Arischia, Coppito, Santa Barbara e Sassa. Mancano tutte le altre. Se si analizzano i cronoprogrammi, poi, si può facilmente verificare come i dati non vengano aggiornati, e i tempi siano nel frattempo slittati vertiginosamente. Bastano due esempi: per la scuola primaria di Pettino la fine dei lavori era prevista per il 19 dicembre, mentre l’aggiudicazione definitiva dell’appalto è avvenuto solo lo scorso giugno, mentre ad Arischia i lavori si sarebbero dovuti concludere a luglio, ma non risulta ancora chiusa neanche la gara per l’affidamento della progettazione e dei lavori.

“L’aggiornamento del cronoprogramma potrebbe essere uno strumento utile sia per l’amministrazione che per i cittadini, al fine di verificare la ricostruzione delle scuole”, ha affermato Carla Cimoroni.

La mozione che la Coalizione Sociale presenterà al prossimo Consiglio vuole fungere da stimolo per un aggiornamento periodico da parte dell’amministrazione sulla situazione delle scuole: “Il tema come tutti sanno ci sta a cuore da anni, da tempi non sospetti, fin da quando chiedevamo conto dei 50 milioni in cassa e non utilizzati dall’amministrazione Cialente – ha evidenziato la consigliera – è stato poi oggetto di campagna elettorale da parte di tutti, una questione considerata prioritaria sia nel programma elettorale che nel programma di mandato del sindaco Biondi”.

Se infatti tra le “idee e proposte immediatamente realizzabili nei primi cento giorni di governo” della destra c’era il rientro degli studenti in scuole sicure, nel programma di mandato dello scorso settembre si parla di “piano straordinario delle scuole”.

“E anche qualche giorno fa il vice sindaco Liris ha lamentato poco personale alla ricostruzione pubblica, rispetto alla privata – ha evidenziato Cimoroni – nessuno di noi sta addossando colpe all’amministrazione per la mancata ricostruzione delle scuole, sappiamo della mancanza di personale, delle complicazioni portate dal nuovo codice degli appalti, ma ci piacerebbe che agli slogan si iniziasse a dare seguito con azioni concrete. La nostra mozione va in questa direzione e ci aspettiamo apertura e responsabilità da parte della maggioranza“.

In particolare, oltre al rispetto degli obblighi di trasparenza e aggiornamento dei cronoprogrammi, la mozione chiede che il Sindaco riferisca sullo stato dell’arte della ricostruzione delle scuole comunali e che si faccia il punto anche in seconda Commissione, per dar seguito all’unico incontro sullo stato dell’arte della ricostruzione delle scuole che venne organizzato mesi fa.

“In generale chiediamo che venga condivisa una visione – ha affermato Carla Cimoroni – si potrebbe ad esempio tornare a parlare di scuole nel centro storico, o sapere quante e quali scuole andranno alla ex caserma Rossi, perché questi processi incidono su eventuali disposizioni per le scuole anche di proprietà della Provincia”.

La mozione, insomma, vuole continuare a sollecitare al confronto l’amministrazione, per iniziare a parlare in Consiglio – l’assise più importante della città – anche del presente e del futuro dell’Aquila e della sua popolazione, e non solo di presepi, misure antiaccattonaggio e inni nazionali.

La sicurezza e il futuro del centro storico dell’Aquila

Da anni denunciamo l’assoluta inadeguatezza nella gestione del centro storico dell’Aquila. Il crollo di via Paganica, avvenuto due notti fa, è solo l’ennesimo in un luogo che, a otto anni e mezzo dal terremoto del 2009, è per lo più lasciato all’abbandono. Un altro episodio che dimostra quanto il problema “sicurezza” nel centro storico non riguardi i migranti, i bar o le scritte sui muri, ma l’incolumità quotidiana delle persone in relazione agli edifici pericolanti, generata dalla confusione incredibile perpetrata negli anni di non-gestione post-terremoto.

Oggi ancora quasi metà del centro risulta ancora in zona rossa, anche se molte sono le vie percorse quotidianamente a piedi o in auto, da migliaia di aquilani e aquilane, stufi ormai di vivere la città come eterni terremotati. Centinaia sono i cittadini che abitano o lavorano in edifici rientranti in zona rossa: una situazione inaccettabile, ancora di più se si pensa che abitanti, operatori e professionisti sono costretti a sottoscrivere una liberatoria che solleva l’amministrazione comunale da ogni responsabilità civile e penale “derivante da danni a persone o cose occorsi durante la permanenza nelle aree”. Una linea, quest’ultima, che anche il Sindaco Biondi ha ritenuto di dover seguire, in totale e perfetta continuità con la (non)gestione del centro storico della passata amministrazione.

La condizione attuale è il frutto di una pianificazione della ricostruzione a macchia di leopardo, dove non si è scelto di chiudere, ricostruire e riaprire intere zone progressivamente, ma tutto è stato lasciato, nella migliore delle ipotesi, al caso. Una situazione che non sembra saper raddrizzare la nuova amministrazione, del resto un controllo capillare degli accessi è evidentemente inattuabile.

Ma sarà giunto finalmente il momento di programmare verifiche costanti, chiudere le strade a rischio ancora disabitate, e nel contempo mettere in sicurezza quelle ormai popolate, come chiediamo da tempo? Giusto un anno fa il Consiglio comunale approvò all’unanimità un ordine del giorno per impegnare l’Amministrazione in questo senso.

Continuiamo, anche con l’amministrazione di destra, a ribadire le nostre proposte: messa in sicurezza delle aree a rischio per garantire massima fruibilità e vivibilità possibili; fondi per verifiche e operazioni di manutenzione nei centri storici dell’Aquila e delle sue frazioni; informazioni continue e aggiornate a cittadini, operatori della ricostruzione e visitatori.

Affinché tutto ciò possa finalmente avvenire ribadiamo come sia necessario porsi il problema di come governare, nel presente, la transitorietà complessa in cui vive il centro storico della città. Per farlo non resta che dar vita ad un’amministrazione diretta e diffusa che coinvolga, mettendoli su uno stesso tavolo, residenti, imprese, commercianti, associazioni e polizia municipale, in modo da poter dare una risposta immediata, dinamica e flessibile alla situazione in continuo mutamento, tra pericoli di nuovi crolli e altri mille problemi che sorgono ogni giorno, tra cantieri che aprono e chiudono, e interdizioni temporanee che iniziano o cessano.

Un (auto) governo del centro storico possibile solo attraverso un ritrovato protagonismo delle cittadine e dei cittadini. L’Aquila deve riprendere in mano le sorti del suo centro e cioè della sua anima, in caso contrario rimarremo in pericolo costante, dispersi e terremotati a vita. E non ci sarà “sicurezza” che tenga.

La Coalizione Sociale aderisce alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Sabato 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, saremo a Roma alla manifestazione nazionale per dire ancora una volta NO alla violenza maschile e di genere in tutte le sue forme.

E saremo anche con la Biblioteca delle donne che compie 30 anni di attività e con il Centro Antiviolenza che ne compie 10, nella nostra città.

Ci saremo perché la violenza a cui ci opponiamo ce l’ha un genere, eccome se ce l’ha: è quella che colpisce a partire dall’identità o scelta sessuale, è quella che viviamo nei posti di lavoro, quando subiamo molestie, discriminazioni o abusi di potere, è quella dei social media e dei giornali per cui o siamo colpevoli o siamo bisognose di protezione altrui, è quella degli stupri e dei femminicidi ed è quella che strumentalizza persino stupri e femminicidi per giustificare derive razziste e xenofobe.

La violenza maschile sulle donne è fatta da forme e modalità diverse, anche se la violenza fisica è quella più riconoscibile. Non esiste un profilo standard della donna che subisce violenza e questo perché la violenza coinvolge tutte. E, soprattutto, la questione non è numerica ma culturale.

Le donne non hanno bisogno di protezione, ma innanzitutto di rispetto per le esperienze e le determinazioni che, autonomamente, agiscono.

Anche per questo ci uniamo alla rabbia per la rimozione del manifesto recante una poesia di Anna Maria Giancarli contro i femminicidi, dalla facciata della sede municipale e chiediamo che venga esposto nuovamente a Palazzo Fibbioni. A questo proposito vorremmo anche sapere cosa ne pensa la detentrice della delega alle Pari opportunità, e ancora cosa pensa dell’iniziativa “negazionista” andata in scena qualche giorno fa ad opera di partiti che sostengono l’attuale Giunta. Confidiamo che possa chiarire alla sua maggioranza che la distinzione tra le vittime c’è eccome, e non si tratta di dati “più sfavorevoli per le vittime di genere femminile”, non si tratta cioè di soli numeri. Altrimenti che senso avrebbe il convegno organizzato per oggi dall’Assessorato dall’eloquente titolo “Viva la Differenza. Abbasso l’Indifferenza”?

Dal canto nostro, torneremo da Roma con il Piano messo a punto da migliaia di donne contro la violenza di genere, pieno di proposte da declinare anche a livello comunale. Chiediamo all’Assessora la convocazione di un tavolo che coinvolga realtà e associazioni femministe per discutere delle misure da attuare nella nostra città nella convinzione che “le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”.

Avviso direttore Tsa: le richieste della Coalizione Sociale

È scaduto ieri, 15 novembre, dopo soli 12 giorni di pubblicazione l’avviso per la selezione del direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo.

Le domande saranno esaminate dal Consiglio d’Amministrazione del Tsa tramite procedura comparativa dei curricula. Nessun riferimento nel bando a progetti di direzione artistica, come lamentato anche da alcuni operatori. Vorremmo poter dare per scontato che saranno valutati in una fase successiva, se davvero si intende segnare un cambio di passo rispetto a nomine che da decenni sono esclusivamente appannaggio della politica.

Speriamo intanto che, come si conviene a un’Istituzione culturale regionale, siano arrivate candidature qualificate da tutta Italia.

Come primo e imprescindibile segnale di svolta chiediamo che tali candidature e relativi curricula siano pubblicati sul sito web del Tsa nel giro di pochi giorni e comunque prima che venga effettuata la selezione.

Chiediamo inoltre di rendere pubbliche le motivazioni alla base delle scelte operate dal CdA per consentire a cittadini, operatori e candidati stessi di conoscere i criteri utilizzati. In questo modo ognuno potrà farsi un’idea sulle motivazioni che hanno portato alla scelta del direttore conoscendo i partecipanti e potendo comparare i curricula.

E’ necessario infatti dissipare ogni dubbio che si tratti dell’ennesima ratifica di scelte già fatte a monte in base a pressioni politiche o di potere che hanno portato all’unico risultato di una crisi progettuale che va avanti ormai da anni.

La trasparenza premia: lo dimostrano i tanti Enti culturali che hanno adottato questa modalità da tempo, ottenendo riconoscimenti sia in termini di pubblico che di finanziamenti.

E-Care, Coalizione Sociale: “No ad altri licenziamenti, innalzare la qualità del lavoro”

In un territorio dove “piovono” milioni di euro l’anno la crisi occupazionale è sempre più grave, come dimostrano numerosi rapporti anche di recente pubblicazione. Ne è un esempio lampante la crisi del call center E-Care di Monticchio, dove ben 200 persone sono giudicate dall’azienda in esubero e quindi rischiano di perdere a breve il lavoro, che in molti casi rappresenta l’unica entrata in famiglia.

Sindacati, Regione e anche il Sindaco (allora candidato in campagna elettorale) chiesero in estate l’apertura del tavolo ministeriale. Oggi questo è stato aperto ma finora è servito solo a prendere atto dello strappo dell’azienda, che senza colpo ferire sostiene neanche tanto velatamente la volontà di andare via da L’Aquila. Dalla stessa città, è doveroso ricordarlo, dove era arrivata all’indomani del terremoto nel 2009, attratta dal profumo degli incentivi pubblici.

Esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici di E-Care e ci mettiamo a disposizione per contribuire alla risoluzione del problema. Siamo inoltre consapevoli che, a differenza di quanto sostenuto da alcuni e annunciato dalla destra in campagna elettorale, è oggi velleitario considerare quello dei contact center “settore strategico per il futuro della città“. E la vicenda E-Care, come quella di altre aziende presenti a L’Aquila, ne è la dimostrazione: per ridurre sempre più il costo del lavoro, il settore continua ad essere caratterizzato da una folle corsa al “massimo ribasso”, provocando così continue delocalizzazioni. Inoltre, in assenza di concreti investimenti, in futuro sarà uno dei primi a subire gli effetti dell’automazione tecnologica.

Occorre invece impostare finalmente una visione d’insieme sul futuro dell’economia cittadina, basata innanzitutto sull’innalzamento della qualità e delle condizioni di lavoro, senza perdere di vista l’obiettivo prioritario: evitare di perdere da subito altri posti di lavoro. La città, già fortemente sofferente, non potrebbe reggerlo.

No alla sciagurata legge 40, vittoria politica della Coalizione Sociale!

L’opposizione paga quando si mette in atto, anche quando è costruttiva come stavolta. Stamattina, in extremis, il Consiglio comunale ha approvato la delibera che limita fortemente gli effetti della sciagurata legge regionale 40, quella che avrebbe reso abitabili garage, scantinati e sottotetti, creando scarsa qualità dell’abitare, abbassando gli standard di sicurezza, in una città dove ci sono già migliaia di locali e appartamenti vuoti.

La delibera, proposta dalla giunta, è passata con due emendamenti della Coalizione Sociale, approvati anche dalla maggioranza, ed è arrivata in Consiglio per effetto della nostra proposta di deliberazione presentata lo scorso settembre e già discussa in Commissione.

Notiamo con soddisfazione come anche i consiglieri di centrodestra e centrosinistra abbiano smentito i loro colleghi di partito in Consiglio regionale, che hanno voluto e approvato bipartisan la legge. L’approvazione rappresenta un momento importante per la pianificazione urbanistica della città. La delibera approvata va contro gli interessi immobiliari di pochi, che vorrebbero continuare a speculare ai danni della comunità.

Noi della Coalizione Sociale riteniamo invece che sia finalmente giunto il momento di dare una visione organica e d’insieme al territorio.

Oggi abbiamo messo in campo un’opposizione costruttiva e nel merito di tematiche importanti che riguardano tutti. Continueremo nella nostra attività di opposizione dura, ma anche capace – come stamattina – di determinare scelte importanti per il futuro della città.

Ci sarebbe piaciuto che la maggioranza avesse avuto o stesso atteggiamento maturo da parte anche sul nostro atto di indirizzo per la nomina delle società partecipate. Abbiamo chiesto più trasparenza, che purtroppo non ci sarà.

Nomine e incarichi, l’amministrazione Biondi dice no alla trasparenza

Già nel luglio scorso la Coalizione Sociale depositò una proposta di deliberazione volta ad accrescere la trasparenza nel processo decisionale dei vertici delle aziende partecipate: si tratta di introdurre il meccanismo delle audizioni pubbliche dei candidati, nel corso delle quali è possibile porre agli stessi domande per conoscerne il profilo professionale, la condotta nell’esercizio di altre cariche ricoperte in precedenza, i rischi di possibili conflitti di interesse, eventuali precedenti penali, nonché programmi e proposte riguardanti l’adempimento del mandato. Fatta l’audizione, la scelta rimane come è per legge, in capo al Sindaco: diventano però più chiari i criteri e le motivazioni che ne sono alla base.

Una pratica già in uso in altre città, di cui si sta discutendo anche a livello nazionale visto che il processo di nomina dei vertici delle società pubbliche rappresenta da sempre una criticità nel nostro Paese, poiché legato a doppio filo agli appetiti della politica, tanto da sollevare “dubbi e perplessità” da parte della stessa Autorità anticorruzione.

Oggi la nostra proposta di delibera – una delle due di iniziativa consiliare, entrambe a nostra firma – è arrivata in Consiglio comunale. E’ stata bocciata dalla maggioranza dell’amministrazione Biondi, che ha perso un’altra occasione per rompere davvero i meccanismi e per mostrare discontinuità reale (al di là degli slogan) dal governo degli ultimi anni a L’Aquila.

Da mesi l’amministrazione non riesce a nominare i vertici società partecipate (Ctgs, Ama, Asm, Afm e Sed), fondamentali per i servizi e la vita della città: troppa l’acquolina in bocca per liste e partiti di governo (principalmente Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia), che non riescono ad accordarsi per la spartizione delle poltrone e degli incarichi.

In questa impasse, non solo viene respinta la proposta della Coalizione Sociale, ma la maggioranza non è neanche in grado di presentare alcuna alternativa che fissi criteri e modalità per le nomine in questione. Non ha sortito effetti neanche il nostro emendamento, pensato per andare incontro all’esigenza della maggioranza e di parte dell’opposizione, e che restringeva ai soli consiglieri comunali la possibilità di porre delle domande ai candidati. Niente, non c’è stata neanche la volontà di discutere, né di argomentare la bocciatura della proposta.

E’ evidente insomma che, in piena continuità con il passato, l’intenzione della maggioranza di centrodestra sia quella di decidere nelle segrete stanze a chi assegnare i ruoli apicali delle società partecipate. Ad uno dei primi appuntamenti con un tema serio, e non simbolico, insomma, l’amministrazione Biondi ha dimostrato un silenzio assordante, il nulla assoluto, l’incapacità persino di argomentare un contraddittorio. Del resto nemmeno il Pd ha detto nulla, scegliendo il basso profilo dell’astensione.

Noi dal canto nostro proseguiremo con la nostra attenta e documentata attività di opposizione dentro e fuori il Consiglio comunale, continuando un’azione propositiva, in attesa che la giunta comunale e la maggioranza in Consiglio diano finalmente un segno di vita.