Avviso direttore Tsa: le richieste della Coalizione Sociale

È scaduto ieri, 15 novembre, dopo soli 12 giorni di pubblicazione l’avviso per la selezione del direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo.

Le domande saranno esaminate dal Consiglio d’Amministrazione del Tsa tramite procedura comparativa dei curricula. Nessun riferimento nel bando a progetti di direzione artistica, come lamentato anche da alcuni operatori. Vorremmo poter dare per scontato che saranno valutati in una fase successiva, se davvero si intende segnare un cambio di passo rispetto a nomine che da decenni sono esclusivamente appannaggio della politica.

Speriamo intanto che, come si conviene a un’Istituzione culturale regionale, siano arrivate candidature qualificate da tutta Italia.

Come primo e imprescindibile segnale di svolta chiediamo che tali candidature e relativi curricula siano pubblicati sul sito web del Tsa nel giro di pochi giorni e comunque prima che venga effettuata la selezione.

Chiediamo inoltre di rendere pubbliche le motivazioni alla base delle scelte operate dal CdA per consentire a cittadini, operatori e candidati stessi di conoscere i criteri utilizzati. In questo modo ognuno potrà farsi un’idea sulle motivazioni che hanno portato alla scelta del direttore conoscendo i partecipanti e potendo comparare i curricula.

E’ necessario infatti dissipare ogni dubbio che si tratti dell’ennesima ratifica di scelte già fatte a monte in base a pressioni politiche o di potere che hanno portato all’unico risultato di una crisi progettuale che va avanti ormai da anni.

La trasparenza premia: lo dimostrano i tanti Enti culturali che hanno adottato questa modalità da tempo, ottenendo riconoscimenti sia in termini di pubblico che di finanziamenti.

E-Care, Coalizione Sociale: “No ad altri licenziamenti, innalzare la qualità del lavoro”

In un territorio dove “piovono” milioni di euro l’anno la crisi occupazionale è sempre più grave, come dimostrano numerosi rapporti anche di recente pubblicazione. Ne è un esempio lampante la crisi del call center E-Care di Monticchio, dove ben 200 persone sono giudicate dall’azienda in esubero e quindi rischiano di perdere a breve il lavoro, che in molti casi rappresenta l’unica entrata in famiglia.

Sindacati, Regione e anche il Sindaco (allora candidato in campagna elettorale) chiesero in estate l’apertura del tavolo ministeriale. Oggi questo è stato aperto ma finora è servito solo a prendere atto dello strappo dell’azienda, che senza colpo ferire sostiene neanche tanto velatamente la volontà di andare via da L’Aquila. Dalla stessa città, è doveroso ricordarlo, dove era arrivata all’indomani del terremoto nel 2009, attratta dal profumo degli incentivi pubblici.

Esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici di E-Care e ci mettiamo a disposizione per contribuire alla risoluzione del problema. Siamo inoltre consapevoli che, a differenza di quanto sostenuto da alcuni e annunciato dalla destra in campagna elettorale, è oggi velleitario considerare quello dei contact center “settore strategico per il futuro della città“. E la vicenda E-Care, come quella di altre aziende presenti a L’Aquila, ne è la dimostrazione: per ridurre sempre più il costo del lavoro, il settore continua ad essere caratterizzato da una folle corsa al “massimo ribasso”, provocando così continue delocalizzazioni. Inoltre, in assenza di concreti investimenti, in futuro sarà uno dei primi a subire gli effetti dell’automazione tecnologica.

Occorre invece impostare finalmente una visione d’insieme sul futuro dell’economia cittadina, basata innanzitutto sull’innalzamento della qualità e delle condizioni di lavoro, senza perdere di vista l’obiettivo prioritario: evitare di perdere da subito altri posti di lavoro. La città, già fortemente sofferente, non potrebbe reggerlo.

No alla sciagurata legge 40, vittoria politica della Coalizione Sociale!

L’opposizione paga quando si mette in atto, anche quando è costruttiva come stavolta. Stamattina, in extremis, il Consiglio comunale ha approvato la delibera che limita fortemente gli effetti della sciagurata legge regionale 40, quella che avrebbe reso abitabili garage, scantinati e sottotetti, creando scarsa qualità dell’abitare, abbassando gli standard di sicurezza, in una città dove ci sono già migliaia di locali e appartamenti vuoti.

La delibera, proposta dalla giunta, è passata con due emendamenti della Coalizione Sociale, approvati anche dalla maggioranza, ed è arrivata in Consiglio per effetto della nostra proposta di deliberazione presentata lo scorso settembre e già discussa in Commissione.

Notiamo con soddisfazione come anche i consiglieri di centrodestra e centrosinistra abbiano smentito i loro colleghi di partito in Consiglio regionale, che hanno voluto e approvato bipartisan la legge. L’approvazione rappresenta un momento importante per la pianificazione urbanistica della città. La delibera approvata va contro gli interessi immobiliari di pochi, che vorrebbero continuare a speculare ai danni della comunità.

Noi della Coalizione Sociale riteniamo invece che sia finalmente giunto il momento di dare una visione organica e d’insieme al territorio.

Oggi abbiamo messo in campo un’opposizione costruttiva e nel merito di tematiche importanti che riguardano tutti. Continueremo nella nostra attività di opposizione dura, ma anche capace – come stamattina – di determinare scelte importanti per il futuro della città.

Ci sarebbe piaciuto che la maggioranza avesse avuto o stesso atteggiamento maturo da parte anche sul nostro atto di indirizzo per la nomina delle società partecipate. Abbiamo chiesto più trasparenza, che purtroppo non ci sarà.

Nomine e incarichi, l’amministrazione Biondi dice no alla trasparenza

Già nel luglio scorso la Coalizione Sociale depositò una proposta di deliberazione volta ad accrescere la trasparenza nel processo decisionale dei vertici delle aziende partecipate: si tratta di introdurre il meccanismo delle audizioni pubbliche dei candidati, nel corso delle quali è possibile porre agli stessi domande per conoscerne il profilo professionale, la condotta nell’esercizio di altre cariche ricoperte in precedenza, i rischi di possibili conflitti di interesse, eventuali precedenti penali, nonché programmi e proposte riguardanti l’adempimento del mandato. Fatta l’audizione, la scelta rimane come è per legge, in capo al Sindaco: diventano però più chiari i criteri e le motivazioni che ne sono alla base.

Una pratica già in uso in altre città, di cui si sta discutendo anche a livello nazionale visto che il processo di nomina dei vertici delle società pubbliche rappresenta da sempre una criticità nel nostro Paese, poiché legato a doppio filo agli appetiti della politica, tanto da sollevare “dubbi e perplessità” da parte della stessa Autorità anticorruzione.

Oggi la nostra proposta di delibera – una delle due di iniziativa consiliare, entrambe a nostra firma – è arrivata in Consiglio comunale. E’ stata bocciata dalla maggioranza dell’amministrazione Biondi, che ha perso un’altra occasione per rompere davvero i meccanismi e per mostrare discontinuità reale (al di là degli slogan) dal governo degli ultimi anni a L’Aquila.

Da mesi l’amministrazione non riesce a nominare i vertici società partecipate (Ctgs, Ama, Asm, Afm e Sed), fondamentali per i servizi e la vita della città: troppa l’acquolina in bocca per liste e partiti di governo (principalmente Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia), che non riescono ad accordarsi per la spartizione delle poltrone e degli incarichi.

In questa impasse, non solo viene respinta la proposta della Coalizione Sociale, ma la maggioranza non è neanche in grado di presentare alcuna alternativa che fissi criteri e modalità per le nomine in questione. Non ha sortito effetti neanche il nostro emendamento, pensato per andare incontro all’esigenza della maggioranza e di parte dell’opposizione, e che restringeva ai soli consiglieri comunali la possibilità di porre delle domande ai candidati. Niente, non c’è stata neanche la volontà di discutere, né di argomentare la bocciatura della proposta.

E’ evidente insomma che, in piena continuità con il passato, l’intenzione della maggioranza di centrodestra sia quella di decidere nelle segrete stanze a chi assegnare i ruoli apicali delle società partecipate. Ad uno dei primi appuntamenti con un tema serio, e non simbolico, insomma, l’amministrazione Biondi ha dimostrato un silenzio assordante, il nulla assoluto, l’incapacità persino di argomentare un contraddittorio. Del resto nemmeno il Pd ha detto nulla, scegliendo il basso profilo dell’astensione.

Noi dal canto nostro proseguiremo con la nostra attenta e documentata attività di opposizione dentro e fuori il Consiglio comunale, continuando un’azione propositiva, in attesa che la giunta comunale e la maggioranza in Consiglio diano finalmente un segno di vita.

L’Aquila ha bisogno di investimenti occupazionali seri

Desta profondo sconforto e preoccupazione la vicenda della Intecs che vedrebbe i lavoratori utilizzati quasi come un’arma di ricatto da parte dell’impresa nei confronti della Regione. Per quanto la società abbia (tardivamente) smentito che le procedure di licenziamento siano state avviate per fare pressione sulla Regione Abruzzo in merito all’assegnazione dei fondi POR-FESR, non possiamo che condividere la richiesta dei lavoratori di “coinvolgimento di aziende serie in grado di elaborare veri piani industriali e capaci di valorizzare le competenze dei ricercatori”.

Una storia vista già troppe volte, infatti, per il polo elettronico: quella di aziende che in cambio di finanziamenti pubblici hanno di fatto solo alimentato la lenta agonia di laboratori di eccellenza, depauperandoli via via di risorse umane e strumentali. Del caso più clamoroso abbiamo parlato tante volte negli ultimi anni: milioni di euro regalati ad Accord Phoenix hanno prodotto finora pochissimi posti di lavoro, in una vicenda che ad oggi è tutt’altro che chiarita.

Dopo gli annunci di rito e l’apertura, oltre un anno fa, di un tavolo di trattative in Regione per promuovere progetti imprenditoriali che riassorbissero i lavoratori Intecs, non è successo nulla: un segnale preoccupante della scarsa attrattività del nostro territorio per le imprese, vuoi per la mancanza di servizi, vuoi per la lentezza dei bandi regionali, vuoi anche per un tessuto imprenditoriale troppo spesso asfittico se non nell’accaparramento dei fondi strutturali europei.

E non si può certo aspettare che progetti come la sperimentazione del 5G producano ricadute occupazionali importanti sul territorio. Ammesso e non concesso, infatti, che un’attività di sperimentazione – che a fronte di importanti contributi pubblici comporta un limitato numero di nuovi posti di lavoro altamente qualificati – produca automaticamente nel tempo una ricaduta occupazionale più ampia, questa città non può permettersi di aspettare così a lungo.

Il nostro territorio ha bisogno da subito di investimenti seri: la Regione vigili affinché tali investimenti valorizzino le nostre eccellenze e creino nuova occupazione di qualità. E ognuno si assuma le proprie responsabilità se le promesse e gli impegni non si traducono in risultati concreti.

Impugnazione della Legge su scantinati abitabili: subito la nostra proposta in Consiglio!

Il Governo ha finalmente impugnato la Legge 40/2017 della Regione Abruzzo, quella che renderebbe abitabili garage, scantinati e sottotetti, scavalcando qualsiasi pianificazione urbanistica.

Una ragione di più per portare immediatamente la nostra proposta di delibera – che prevede l’esclusione di tutto il territorio comunale dall’applicazione della legge – all’attenzione del Consiglio comunale e approvarla.

In attesa che si pronunci la Corte costituzionale, è infatti fondamentale scongiurare da subito l’applicazione di questo condono mascherato nel nostro territorio, interessato già da un carico urbanistico eccessivo tra abitazioni non occupate per 30.000 abitanti e un consistente residuo non attuato del vigente PRG, mentre peraltro il nuovo piano regolatore è in fase formativa.

Per questo è necessario approvare la nostra proposta di delibera entro il 7 novembre, termine ultimo dettato dalla stessa Legge Regionale entro cui i comuni possono deliberare la non attuazione della legge sul proprio territorio. Altrimenti vale il silenzio-assenso.

La Giunta si è già detta favorevole alla nostra delibera in Commissione, ma si continua a fare melina per non inserire all’ordine del giorno del Consiglio comunale la nostra proposta.

Il centrodestra non ha l’onestà di riconoscere una buona proposta venuta dalla nostra opposizione? Oppure i consiglieri tutti sono in imbarazzo con i loro partiti che, in Consiglio regionale, in grande sintonia bipartisan (centro-sinistra e centro-destra) hanno approvato un dispositivo così vergognoso da suscitare persino l’impugnazione governativa?

Se il sindaco e la sua maggioranza vogliono, come affermano, il bene della città, inseriscano all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale la nostra proposta di delibera. Altrimenti saremo costretti a prendere atto, per l’ennesima volta, dell’inconcludenza e dell’incoerenza del centrodestra al governo della città.

No a Legge regionale su scantinati abitabili: condivisa la proposta di Coalizione Sociale

Stamane la Commissione Territorio del Comune dell’Aquila ha discusso della legge regionale 40/2017, una proposta folle che vorrebbe rendere abitabili scantinati, vani accessori e seminterrati, mascherando dietro il falso scopo del minor consumo di suolo un condono di fatto.

Noi della Coalizione Sociale esprimiamo la massima soddisfazione per le parole riportate in Commissione dalla giunta comunale, per bocca dell’assessore all’Urbanistica Luigi D’Eramo. La giunta ha condiviso le nostre perplessità, nel merito e nelle motivazioni, circa l’applicazione della legge nel nostro territorio: per questo, 15 giorni fa, abbiamo presentato una proposta di deliberazione [qui] per escludere dall’applicazione della legge 40/2017 tutto il territorio comunale, una possibilità prevista dalla legge stessa da esercitare tassativamente entro 90 giorni dalla pubblicazione. Altrimenti vale il tacito recepimento.

Riteniamo infatti che sia il piano regolatore generale, attualmente in fase di revisione, lo strumento per la pianificazione urbanistica della città del domani. Sanare ambienti insalubri a L’Aquila, con tutto il patrimonio edilizio inutilizzato presente in città oggi, sarebbe irresponsabile. Per non parlare, poi, del problema della sicurezza in caso di alluvioni.

Di tutto questo si è accorta anche la giunta comunale e non possiamo che prenderne positivamente atto. La nostra proposta è depositata, non resta che portarla velocemente in Consiglio comunale: sarebbe un atto d’amore e di responsabilità nei confronti della città e del suo territorio.

Dispiace quindi che, a fronte della condivisione espressa da parte dell’assessore D’Eramo, i consiglieri di maggioranza abbiano lasciato l’aula nel corso della Commissione (nella foto), per paura che venisse messa ai voti la nostra proposta di deliberazione. E’ l’ennesima dimostrazione di come la maggioranza al governo della città continui a non rispettare le proposte costruttive delle opposizioni, e soprattutto del disinteresse ai veri problemi in tema di pianificazione della città.

Società partecipate: le nomine siano trasparenti e in base alle competenze

Nel mese di luglio abbiamo depositato una delibera per rendere trasparente il processo decisionale sulle nomine dei vertici delle società partecipate dal comune.
Fermo restando la prerogativa che la legge assegna al sindaco sulle nomine, la nostra proposta intende rendere chiaro il processo che porta alle nomine stesse: curricula dei candidati pubblicati sul sito e metodo delle “udienze pubbliche” già adottato in alcuni comuni.

L’udienza pubblica prevede che i candidati rispondano a domande poste da consiglieri comunali, giornalisti e rappresentati di associazioni sulle esperienze maturate nel settore e nella gestione aziendale, nonché su programmi, proposte, intenzioni, riguardanti l’adempimento del mandato. In questo modo i cittadini tutti potranno valutare al meglio le scelte del sindaco e i criteri utilizzati per le nomine dei vertici delle partecipate, che rimangono ovviamente di competenza del sindaco stesso.
Ognuno, dati alla mano, potrà rispondere alla domanda: è stata scelta la persona migliore e più preparata per dirigere quell’azienda oppure nella nomina sono prevalsi tutt’altri fattori?

Vorremmo con questo processo favorire la nomina di persone competenti nei vari settori, visto che quelle aziende forniscono servizi essenziali (trasporti, farmacie, gestione dei rifiuti,…), i cui costi vengono coperti anche attraverso tariffe pagate dagli utenti con una ricaduta diretta sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini.

Alcune indiscrezioni stampa, al contrario, ci allarmano in quanto riferiscono che la giunta starebbe procedendo con il metodo spartitorio che tanto ha contribuito alle inefficienze delle società in questione. L’esatto contrario di quello che chiediamo.
Non vorremmo, ma temiamo che sia così, che le nomine siano fatte sulla base di interessi partitici, per accontentare qualche candidato consigliere non eletto e nel segreto delle stanze. Ovvio che in questo modo le società partecipate non potranno mai offrire servizi all’altezza delle aspettative dei cittadini e delle tasse che paghiamo.

CHIEDIAMO che la nostra delibera venga finalmente posta in discussione, come da regolamento, al prossimo consiglio comunale e che il sindaco non proceda prima con le nomine. Sarebbe veramente troppo anche per questa amministrazione.

L’Aquila non recepisca la folle legge regionale su scantinati e seminterrati

In piena estate, nell’agosto scorso il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato la legge 40/2017, avente ad oggetto “Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Destinazioni d’uso e contenimento dell’uso del suolo, modifiche alla L.R. 96/2000 ed ulteriori disposizioni“. Si tratta della legge che di fatto vuol rendere abitabili seminterrati e scantinati in tutto Abruzzo, votata bipartisan da tutti i consiglieri regionali di centrosinistra e di centrodestra, con l’eccezione dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

Della importante questione abbiamo parlato ieri nel corso di una conferenza stampa a L’Aquila [qui il servizio di LaqTv]. Abbiamo presentato una proposta di deliberazione che porteremo martedì 26 settembre in Consiglio comunale, con la quale chiediamo all’amministrazione di non recepire la decisione regionale. Si tratta della seconda proposta di deliberazione presentata in soli 3 mesi, rispetto a una sola proposta (su un totale di 32 consiglieri) presentata nell’arco di ben 5 anni della precedente consiliatura.

Con il falso intento del minore consumo di suolo, si vuole mettere in campo un ampio condono del patrimonio edilizio comunale.

Infatti la trasformazione di vani accessori e vani seminterrati in superfici utili avviene in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, anche nel caso di piani attuativi, senza alcuna preoccupazione dell’esorbitante aumento di carico urbanistico che l’applicazione della legge porterà con sé, ovviamente senza l’obbligo del rispetto degli standard urbanistici per i quali si può ricorrere alla monetizzazione sostitutiva prevedendo che siano i Comuni a realizzare spazi e servizi con i quattro soldi incassati, cosa che i fatti hanno dimostrato di difficile ed improbabile attuazione.

Inoltre, rendendo abitabili scantinati e seminterrati si aumenta il rischio per la sicurezza stessa dei cittadini esponendoli alla possibilità di inondazioni e alluvioni, come recentemente accaduto a Livorno.

Questa legge regala cubature a pioggia in un territorio devastato dagli effetti del sisma e contraddistinto dalla presenza di abitazioni non occupate per 30.000 abitanti, da un consistente residuo non attuato del vigente PRG, da un fenomeno di spopolamento e recessione che necessita di una ferma politica urbanistica di riqualificazione urbana, di riconnessione spaziale e sociale, di valorizzazione delle risorse naturali e col nuovo piano regolatore in fase formativa.

SCARICA qui la proposta della Coalizione Sociale

SCARICA qui la relazione illustrativa con cui spieghiamo le motivazioni della proposta

L’ultimo saluto a Mauro Zaffiri

Stamattina abbiamo salutato per l’ultima volta Mauro Zaffiri. La sua famiglia mi ha chiesto di ricordare l’impegno politico condiviso negli anni del dopo terremoto. Ne sono stata onorata e ne sarò per sempre grata.

“Oh, ma te lo immagini a tenerne 100 come Zaffiri, a esserne 100 come lui! che cosa si potrebbe fare in campagna elettorale! o nell’organizzazione delle manifestazioni, degli eventi, delle lotte! La rivoluzione!” … è una delle prime cose che mi vengono in mente pensando a lui e ricordando gli ultimi otto anni, quelli del dopo terremoto, quelli in cui l’ho conosciuto bene.
Perché Mauro Zaffiri all’opera era stupefacente, un concentrato di intuizione, energia, generosità e cocciutaggine.

Nella stagione di lotta e di movimento del dopo terremoto, con Mauro e anche grazie a Mauro, in molti abbiamo creduto e dato vita a un nuovo progetto politico, una sfida persino alle esperienze da cui lui pure proveniva e che aveva sostenuto “prima”. Perché nella vita di tutti noi, come di questa città, diceva lui, “c’è un prima e c’è un dopo”, e in quel dopo lui aveva avuto la capacità e il coraggio di intuire e di puntare sul fermento, la potenzialità, la voglia di mettersi in gioco di quel momento doloroso e concitato, soprattutto da parte di tanti giovani.

Non rispondeva mai a una mail, ma le leggeva tutte; anche se mancava a qualche riunione, quando tornava sapeva tutto, aveva già parlato con chi doveva parlare e ti rifilava un’analisi politica di una lucidità impressionante e disarmante, ma sopratutto rendeva semplice e realizzabile quello che ci sembrava complicato: “Lo volemo fa’? E allora se fa’, se fa’“, si può fare tutto, diceva anche perché a volte, per non tradire se stessi, semplicemente si DEVE fare.

Siamo certi che chi come noi ha condiviso con lui un pezzo di strada, non lo dimenticherà mai, che sia nella politica, nello sport, nella cultura. Che poi la politica, lo sport e gli eventi culturali che organizzava facevano parte in fondo dello stesso progetto, che metteva al centro le ragazze e e i ragazzi di questa città, a partire dalle sue periferie geografiche e sociali.

Politica, sport, cultura: interessi della sua vita e del suo impegno strettamente legati tra loro, in cui investiva in maniera rivoluzionaria tutto il suo tempo e le sue risorse. Incredibilmente, tra il negozio e la squadra di rugby, riusciva a non mancare mai alle sedute decisive di Consiglio comunale; con l’agire concreto e quotidiano, ha segnato la differenza tra il vivere di politica e il vivere di passione per la politica.

Il 3 luglio, costretto al riposo dalla malattia, pubblicava facendola sua una citazione bellissima: “Io non perdo mai: o vinco, o imparo“. Una frase che si addice perfettamente alla forza della natura che era, al suo entusiasmo per la vita, al suo non arrendersi: è l’eredità più grande che lasci a tutti noi che ti abbiamo conosciuto: le cose in cui si crede, semplicemente si fanno, e non importa nemmeno che si vinca, ciò che conta davvero è dare tutto.

No, uno così non lo incontriamo più, ma Mauro ci ha fatto vedere cosa possiamo essere. Ed io conosco già meravigliosi giovani epigoni che hanno raccolto la palla che hai passato per l’ultima volta: generosi, tenaci, operativi, disponibili all’impegno dietro le quinte, nelle retrovie, a quello che precede, accompagna e segue l’evento principale, quell’impegno indispensabile per la riuscita della causa collettiva, e poco percepibile dai più: programmare, montare, smontare, allestire, organizzare, comunicare, ma soprattutto pensare prima degli altri a quello che può succedere di più o meno augurabile, prevederlo e prevenirlo.

Mauro nutriva un rispetto e un’ammirazione enormi per il contributo delle donne alla società e alla politica, così grandi da non fare sconti a nessuna quando pure sentiva l’incontenibile necessità e urgenza di rifilarti un’amichevole, disinteressata e furibonda cazziata. Per questo, mille volte grazie per le volte che mi hai fatto arrabbiare e piangere. Grazie per le discussioni, i silenzi sotto i baffi, le provocazioni, il sorriso che si apriva negli occhi, le sbuffate impazienti, le riflessioni lucide.

Quando ti ho visto l’altra sera, per l’ultima volta, ormai esanime, ho pensato: “Chissà se almeno adesso sei veramente in pace”. Ma, in fondo, io preferisco ricordarti e pensarti in eterna tensione verso una società più libera e aperta, più solidale e più giusta.
Grazie per la passione, l’amore e la ferocia. Avevamo ancora bisogno di te, ma faremo del nostro meglio.