Regolamento per spazi culturali: approvata la nostra proposta. Ora si sblocchino i contributi

Entro la fine dell’anno, grazie a una nostra proposta approvata in Consiglio stamattina all’unanimità, il Comune dell’Aquila si doterà finalmente di un regolamento per l’utilizzo degli spazi destinati ad attività socio-culturali, finora caratterizzati da una gestione a dir poco caotica.

Ad oggi, infatti, gli spazi disponibili vengono gestiti da Servizi diversi della struttura organizzativa comunale e non solo, che spesso non dialogano nemmeno tra loro, come sanno bene le tante realtà del territorio che producono e promuovono iniziative in ambito sociale e culturale, che spesso si sono trovate ad affrontare una sorta di percorso ad ostacoli. Soprattutto se sei un’associazione alle prime armi, solo al terzo giro di telefonate capisci che l’utilizzo dell’Auditorium del Parco, per esempio, è in capo al Servizio Patrimonio, previa però verifica dell’utilizzo da parte della Società Barattelli che è concessionaria in pectore dello spazio, anche se l’atto definitivo non è mai stato formalizzato. Per il Palazzetto dei Nobili, invece, bisogna rivolgersi all’Ufficio Cultura, per le sale di Palazzo Fibbioni direttamente al Gabinetto del Sindaco. Il Ridotto del Teatro comunale è assegnato da decenni all’Istituzione Sinfonica, mentre altri spazi soprattutto nelle frazioni sono gestiti da associazioni del posto.

Per l’uso di Auditorium e Ridotto, poi, sono previste tariffe giornaliere consistenti, mentre Palazzetto dei nobili e Palazzo Fibbioni vengono ancora concessi gratuitamente. Se poi un’associazione intende richiedere anche il patrocinio dell’Amministrazione all’iniziativa ed eventuali agevolazioni economiche, finisce per dover moltiplicare la stessa istanza ai vari uffici coinvolti, con il rischio di non ricevere nemmeno risposte coerenti.

Per questo abbiamo proposto, e il Consiglio tutto ha approvato, che venga individuato un unico riferimento all’interno della struttura organizzativa comunale per la gestione degli spazi destinati ad iniziative socio-culturali e realizzato un regolamento generale in cui siano indicati tutti gli spazi nelle disponibilità dell’Amministrazione destinati a tali attività e, per ogni spazio: collocazione, dimensione, capienza, dotazione, tariffe, tipo di attività previste, nonché le modalità di presentazione delle richieste attraverso moduli predisposti chiari ed esaustivi.

E ancora: che tali informazioni vengano riportate su una pagina web del sito del Comune dell’Aquila e che vengano verificati, aggiornati ed eventualmente uniformati gli atti di affidamento degli spazi destinati ad attività socio-culturali.

Entro l’anno dovrà essere tutto predisposto e vigileremo in questo senso.

Crediamo, infatti, sia compito dell’Amministrazione favorire e implementare lo sviluppo dell’esercizio e delle imprese culturali, attraverso servizi e risorse messi a disposizione degli operatori (spazi, strumenti, risorse umane, ecc.) per creare sinergie, economie di scala, opportunità.

Per questo è importante far conoscere, incentivare e agevolare l’uso di tutti gli spazi attualmente individuati a fini socio-culturali; così come crediamo sia imprescindibile recuperarne altri, a cominciare dai progetti del Parco della Luna presso l’ex O.P. e dell’ex Asilo occupato lungo il Viale, già finanziati ma caduti colpevolmente nel dimenticatoio con il rischio concreto di perdere addirittura i fondi.

Altrettanto importante è garantire continuità in termini di servizi e risorse a chi produce cultura: non possiamo che stigmatizzare il ritardo che si è accumulato nella concessione dei contributi alle attività culturali, fermi al 2017, e di cui abbiamo già chiesto conto all’Amministrazione.

TARI: approvate le nostre proposte, un anno dopo

Abbiamo assistito con interesse nelle settimane scorse e fino all’approvazione in Consiglio comunale avvenuta ieri, alle rivendicazioni di assessori vecchi e nuovi in merito al regolamento che disciplina le imposte comunali e soprattutto alle riduzioni previste per la TARI, la tariffa per il servizio di gestione dei rifiuti, quella che incide un po’ sulle tasche di tutti.

Alcune delle novità introdotte sono infatti richieste e proposte che facemmo l’anno scorso in occasione della discussione del bilancio 2018: emendamenti che furono allora bocciati dalla maggioranza con argomenti piuttosto pretestuosi.

Ci riferiamo, per esempio, all’estensione ai centri storici delle frazioni, per i prossimi tre anni, di uno sgravio già previsto per gli esercenti del centro storico del capoluogo, nell’auspicio che parta finalmente anche lì la ricostruzione.

E ancora, ad un piccolo incentivo per favorire le attività che dismettono le slot machine in un territorio dove è noto che il problema della ludopatia è particolarmente diffuso. Tanto è noto che un ordine del giorno approvato all’unanimità già a fine 2017 prevedeva la definizione (entro 90 giorni) di un regolamento comunale ad hoc che non ha mai visto la luce: l’ennesimo annuncio, insomma, di una maggioranza incapace di atti concreti. Per questo auspichiamo che, oltre allo sconto TARI, il Consiglio discuta e approvi al più presto una nostra proposta presentata da mesi per limitare l’orario di funzionamento delle slot machines, come avviene già in tante città.

In particolare, poi, nel nuovo Regolamento per le imposte comunali è stata inserito un articolo, da noi proposto un anno fa, che riconosce una riduzione alle utenze domestiche che conferiscono all’unico Centro di raccolta per il momento esistente, quello di Bazzano, alcune tipologie di rifiuto in forma differenziata. Al di là del piccolo sconto in bolletta, che chiediamo venga esteso nei prossimi anni anche ad altre tipologie di rifiuto, questa misura dovrebbe servire a far conoscere ed utilizzare il centro di raccolta soprattutto per quei rifiuti che non è possibile, per tipo, quantità e volume, conferire nei normali bidoni della raccolta differenziata, e limitare così il fenomeno dell’abbandono. Una misura che servirà a poco se non verrà realizzato al più presto, come annunciato, un secondo centro in zona ovest e soprattutto se non verrà accompagnata da una campagna di informazione e sensibilizzazione e da orari di accesso ai centri che vadano incontro alle esigenze dell’utenza. Chiediamo quindi che l’Amministrazione, in accordo con l’ASM si impegni in questo senso.

Chiariamo che  queste iniziative servono ad accrescere la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini nei riguardi della gestione dei rifiuti e a premiare i comportamenti più virtuosi. Come avviene già per chi fa compostaggio domestico, in base a una nostra proposta di qualche anno fa. Ma la responsabilità dei singoli non basta evidentemente a migliorare le percentuali di raccolta differenziata e in generale la qualità del servizio che rimane purtroppo a livelli deprimenti.

Da tempo siamo fermi al 36% di raccolta differenziata, lontanissimi dal 65% previsto dalla norma nonché obiettivo puntualmente disatteso di ogni amministrazione che si insedia. Bisognerebbe parlare di piano degli investimenti, organizzazione del lavoro, eventuali necessità dell’azienda per offrire un servizio migliore. Niente di tutto questo nel piano finanziario dell’ASM approvato ieri, come accaduto l’anno scorso e con l’amministrazione passata.

Del resto, fino a quando le società partecipate verranno utilizzate unicamente per distribuire poltrone a politici, parenti e candidati non eletti, senza alcuna considerazione sulle competenze specifiche, la qualità dei servizi non potrà che rimanere scarsa.

Bando decennale: quale idea per lo sviluppo culturale?

Dopo aver acquisito copia di tutti i progetti ammessi al bando del decennale “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, torniamo sulla vicenda per provare a capire come l’Amministrazione comunale sta promuovendo “lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio”.

Abbiamo già denunciato quanto riteniamo inopportuno – e persino provocatorio – che siano stati presentati, ammessi e risultati pure vincitori i progetti elaborati dall’ANCE come pure dall’Ordine degli architetti. Si tratta di quasi 32.000 € all’ANCE per l’organizzazione di un convegno e la realizzazione di una pubblicazione in 420 copie che verrà regalata prossimamente ai sindaci del cratere, assessori, consiglieri e dirigenti; e di 22.000 € all’Ordine degli architetti per illuminare nel periodo estivo alcuni vicoli bui del centro storico. Al di là della totale inopportunità di sovvenzionare due categorie già ampiamente beneficiate dai proventi della ricostruzione, come queste iniziative possano servire a sviluppare le potenzialità culturali, ci risulta francamente oscuro.
Quanto al progetto che ha ricevuto il maggior finanziamento, ben 48.000 €, consiste invece in una giornata di gara podistica tra stand internazionali, proposta da due società romane, riconducibili alla stessa proprietà. Una delle due, tra l’altro, si è costituita meno di due anni fa, giusto venti giorni prima di presentare domanda per il bando “Fare Centro” da cui è stata finanziata l’anno scorso con 64.000 €. Non per niente, immaginiamo, si chiama Docenter. Curioso, poi, che la sede legale si trovi in un palazzo riconsegnato a ottobre 2018, il cui portone è a tutt’oggi sbarrato con assi di legno.

Ma al di là di questi aspetti che siamo certi saranno oggetto di controlli e verifiche scrupolose in sede di rendicontazione, chiediamo quale sia l’idea della “città della memoria e della conoscenza” che ha questa Amministrazione se il maggior contributo del bando dedicato al decennale del terremoto spetta a una gara podistica, mentre, per dirne una, il progetto di archivio del sisma della Deputazione di Storia patria, come noto, non raggiunge nemmeno la sufficienza nei punteggi.

Anche volendo restare in ambito sportivo, qual è il senso di privilegiare un’iniziativa una tantum ed escludere dai finanziamenti proposte di realtà locali riconosciute che lavorano costantemente sul territorio coinvolgendo, educando e aggregando da anni tante persone? Non si tratta di campanilismo, evidentemente, ma di capirsi su cosa significa “sviluppo”.

L’opportunità di beneficiare in 5 anni di 13,2 milioni di euro “per lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio” non può essere sprecata senza avere una strategia complessiva di sviluppo, appunto, socio-culturale. Altrimenti saranno serviti solo a far galleggiare un altro po’ qualche realtà ormai asfittica o addirittura a sovvenzionare qualche incursione “mordi e fuggi”.
Anche ammesso e non concesso che lo sviluppo culturale debba essere finalizzato all’attrattività turistica – e non, proritariamente, alla rigenerazione sociale del territorio – ci sarebbe comunque da chiedersi quale respiro e prospettiva sul medio-lungo termine abbiano delle scelte che riducono il centro storico solo a un estemporaneo eventificio, privo di servizi e abbandonato dai residenti.

Infine, chiediamo che i progetti che partecipano a bandi pubblici siano, a loro volta, totalmente pubblici, in modo da consentire alla collettività di conoscere, e controllare a chi (e a chi no) e con quali finalità vengono destinati fondi che sono di tutti e servono (dovrebbero servire) ad accompagnare le iniziative di sviluppo e rilancio del territorio  in un percorso di progressiva autonomia dai finanziamenti che termineranno nel 2020, in modo da valutare poi con cognizione di causa l’effetto di tali scelte.

Gran Sasso: no ai Commissari e alla chiusura del traforo, subito un confronto

La vicenda con cui si è arrivati all’annuncio della chiusura del traforo del Gran Sasso a partire dal prossimo 19 maggio sine die, segna l’ennesimo fallimento di una gestione inadeguata e superficiale da sempre: sia da parte della politica nazionale che nel gestire e affidare le concessioni delle infrastrutture strategiche si preoccupa più di garantire il profitto privato che la salvaguardia del bene pubblico; sia da parte della politica locale incapace negli anni di promuovere confronti e soluzioni condivise tra gli attori coinvolti per una gestione inevitabilmente complessa e nota da sempre, salvo invocare, al momento dell’emersione delle criticità, il ricorso al salvatore della patria di turno con il commissariamento.

Giova ricordare che quello a cui stiamo assistendo è un copione già visto per la questione della messa in sicurezza del sistema Gran Sasso (acquifero + autostrada + laboratori): dopo l’incidente dell’agosto 2002, fu dichiarato lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio delle province di L’Aquila e Teramo con la nomina di Angelo Balducci come Commissario straordinario, poi prorogata per anni. Com’è andata a finire è noto: oltre 80 milioni di euro spesi senza trasparenza né controllo da parte degli enti locali, in deroga alle normative vigenti, agevolando quella «cricca degli appalti»  che sarebbe emersa pochi anni dopo con arresti e condanne per corruzione e, soprattutto, senza che il problema fosse risolto!

La necessità di mettere in sicurezza il Gran Sasso, a cominciare dalla salvaguardia del bene comune acqua, non può essere l’ennesima occasione per Strada dei Parchi per alzare la posta sul piatto, minacciando la chiusura del traforo con danni incalcolabili a danno delle cittadine e dei cittadini, pendolari e studenti in primis, del tessuto sociale ed economico dei territori interessati, e di un’eccellenza quale i LNGS che di fatto dovranno sospendere gli esperimenti in corso.

Così come sul presente e sul futuro dei nostri territori e sulla salute di cittadine e cittadini non devono pesare i giochi di potere, gli equilibrismi tattici, le tensioni con e dentro il Governo in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. E ancora di più non deve essere, questa occasione, il terreno di scontro tra e dentro la politica locale e nazionale, a colpi di rimandi di responsabilità per giustificare, ancora una volta, il ricorso a un Commissario plenipotenziario in nome di un’”emergenza” nota da almeno vent’anni, che, esperienza insegna, non sarà certo la soluzione dei problemi.

Auspichiamo quindi un confronto urgente sulla questione con le parti in causa che coinvolga la città e tutti i territori interessati.

Bando decennale: fondi per l’ANCE, ma non per la Deputazione di Storia Patria

Rispetto alla vicenda dei fondi assegnati per il bando “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, che ha causato tra l’altro l’annuncio delle dimissioni del Presidente della Deputazione abruzzese di Storia Patria Walter Capezzali, avevamo inoltrato già pochi giorni dopo la pubblicazione dei progetti vincitori, una richiesta di accesso agli atti. Abbiamo acquisito al momento copia del verbale e delle schede di valutazione di ogni progetto esaminato, siamo in attesa delle copie dei progetti stessi.
Qualche considerazione, però, è possibile farla già da ora, quantomeno di metodo.
Troviamo, per esempio, un po’ troppo facile e sbrigativo da parte del Sindaco, nella risposta a Capezzali, nascondersi dietro le valutazioni di una commissione costituita da persone di cui ovviamente non discutiamo la professionalità nei rispettivi ambiti di occupazione, ma che non sembrano avere esperienza alcuna in campo socio-culturale; tale eventuale esperienza non appare, infatti, alla base della nomina. Una nomina, effettuata in maniera singolare dalla Segretaria Generale, ma di cui il Sindaco porta quantomeno la responsabilità politica.
A leggere i verbali delle sedute, poi, la commissione, stante la mancata adozione del cosiddetto “Manifesto per il decennale”, annunciato a più riprese da ottobre e mai definito, si è trovata a doversi dare degli ulteriori criteri di valutazione che non erano appunto esplicitati nel bando ma che potevano valere fino a 25 punti su un massimo di 70.
Fino a ulteriori 5 punti, per esempio, sono stati assegnati in base alla sostenibiltà temporale come capacità di autofinanziamento futuro, una capacità che però non si era chiamati a descrivere nella presentazione del progetto. Fino a ulteriori 10 punti sono stati assegnati, poi, in nome della coerenza del progetto con non meglio esplicitate “finalità del decennale”. Insomma, di parametri discrezionali come quello sulla “memoria” riconosciuto tale dallo stesso Sindaco, ce ne sono parecchi ed è persino inevitabile che un certo grado di discrezionalità faccia parte delle valutazioni in ambito culturale: è per questo motivo che ci si dovrebbe affidare alla sensibilità e all’esperienza di commissari competenti in  materia, magari scelti per comparazione.
Avrebbe aiutato, secondo noi, anche fissare dei range per l’ammontare delle richieste di finanziamento in ragione dei fondi disponibili: pensiamo infatti sia estremamente complicato e abbia anche poco senso confrontare progetti che vanno da 1.000 a 150.000 €.
È sicuramente un caso, poi, che anche stavolta il Festival della Partecipazione, già estromesso dal Sindaco dall’accesso ai fondi Restart, sia rimasto fuori: con 3 punti su 10 per la capacità di “attrarre turismo ‘di settore'” – nonostante le precedenti edizioni abbiano avuto risonanza nazionale – il FdP è arrivato a 33 punti in totale.
Per capire se si tratta dell’ennesima miscellanea di progetti vari (mostre, convegni, prodotti editoriali, eventi più o meno lunghi e ripetibili nel tempo) messi insieme senza un filo rosso, bisognerà aspettare di poterli valutare nel merito.
Certo che scaricare la responsabilità di alcune evidenti storture su un’estemporanea commissione non lascia presagire nulla di buono né sperare di fare meglio la prossima volta. 
Intanto da parte dell’Amministrazione, le dichiarazioni e gli annunci sugli eventi “ufficiali” del decennale, quelli per cui è stata impegnata la cifra astronomica di oltre 1 milione  di euro, continuano ad essere avvolti dalla vaghezza più assoluta: ad oggi, 20 giorni dopo il 6 aprile, non esiste nemmeno un programma. L’unica cosa certa è che dal sito dedicato è sparita la parola “memoria”.
Infine, ma più notevole di ogni altra considerazione: sono stati riconosciuti finanziamenti per quasi 32.000 € all’ANCE e 22.000 € all’Ordine degli Architetti. 
La cosa strabiliante non è solo o tanto che siano risultati vincitori: non conosciamo infatti ad oggi i progetti presentati di cui non vogliamo qui discutere il livello del valore artistico e culturale. La cosa strabiliante è proprio la presentazione stessa dei progetti, cioè che non sia stata ritenuta sconveniente e inopportuna sia da parte delle suddette categorie che da parte dell’Amministrazione la partecipazione stessa al bando.
Si tratta, lo diciamo ancora una volta, di alcune delle categorie che hanno già ampiamente beneficiato, in ragione del sacrosanto quanto moltiplicato lavoro di professionisti e operatori del settore, dei finanziamenti pubblici per la ricostruzione, da cui deriva lo stesso 4% dedicato allo sviluppo delle potenzialità culturali.
Ci si aspetterebbe, quindi, che da tali organizzazioni venissero sì proposte in campo sportivo, sociale, culturale ma soprattutto quale forma di contributo economico per ridistribuire alla comunità quanto intercettato in questi anni, scopo del resto pomposamente annunciato e mai realizzato Fondo etico dell’ANCE. Mai invece ci saremmo aspettati che, anche per i fondi destinati alla ricostruzione socio-culturale, potessero passare a riscuotere.

Coalizione sociale: limitare gli orari di funzionamento delle slot machines

Abbiamo presentato una settimana fa una proposta da discutere al più presto in Consiglio comunale per contrastare il fenomeno della ludopatia e in generale del ricorso al gioco d’azzardo attraverso la limitazione dell’orario di funzionamento di videolotterie e slot machines.

Che il nostro territorio sia interessato da questo fenomeno in maniera preoccupante è cosa nota: l’Abruzzo è la regione italiana con la raccolta pro-capite più alta (1767 €), seconda soltanto alla Campania quanto a percentuale del reddito disponibile destinata al gioco; la provincia dell’Aquila detiene il primato del numero di slot machine per numero di abitanti ed è fra le più problematiche d’Italia nel rapporto tra disoccupazione e spesa pro-capite in gioco d’azzardo; nel territorio del comune dell’Aquila, poi, nel 2017 sono stati spesi in giocate complessivamente 127,31 ml €, pari a 1833 € pro capite, più della stessa media regionale.

Tanto sono conosciuti questi dati e queste problematiche che il Consiglio comunale già a fine 2017 ha votato all’unanimità un ordine del giorno proposto da alcuni consiglieri di maggioranza per contrastare la ludopatia anche attraverso l’approvazione (entro 90 giorni) di un regolamento comunale ad hoc. Peccato che, come chiarito dall’Assessore competente nel corso dell’ultima seduta di V Commissione, la bozza di regolamento giace in un cassetto e non si sa se e quando vedrà la luce. L’ennesimo annuncio, insomma, che una Giunta immobile e ormai imbarazzante non è stata capace di tradurre in un atto concreto.

Sulla falsariga di quanto adottato ormai da molti Comuni, Roma compresa, proponiamo che venga emanata un’ordinanza che fissi l’orario di funzionamento degli apparecchi dedicati al gioco d’azzardo ovunque collocati dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle 18.00 alle ore 23.00 di tutti i giorni, festivi compresi, prevedendo adeguate sanzioni in caso di violazione.

Lo scopo, con particolare riferimento agli orari di uscita dalle scuole, è quello di contrastare l’insorgere di abitudini collegate al gioco d’azzardo da parte degli studenti, e dare quindi un segnale forte di attenzione e di coerenza tra iniziative meramente divulgative e azioni concretamente volte a limitare il fenomeno.

In attesa di una legge nazionale, se mai ci sarà, che regolamenti il settore è infatti fondamentale che intervengano le amministrazioni locali, su cui si ripercuotono i maggiori costi di intervento, con particolare riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione di persone e famiglie interessate.

Alla luce dell’ordine del giorno approvato nel 2017, confidiamo che la nostra mozione, che mette in pratica alcune misure concrete, venga approvata all’unanimità per passare dalle parole ai fatti.

Biondi si dimetta davvero!

“E’ ora che questa città venga amministrata come si deve e il primo cittadino deve impegnarsi a farlo rapidamente, è stato votato per questo obiettivo e non per altro.” “Non ci sono più alibi né giustificazioni: la città va finalmente governata in modo adeguato.” “Gli anni che abbiamo davanti richiedono un grande sforzo ed una maggiore serietà.”
Queste frasi non sono nostre, ma di alcuni esponenti della maggioranza che sosteneva l'(ex) sindaco Biondi. Il disastro di questi quasi due anni è sotto gli occhi di tutti ed è riconosciuto dagli stessi componenti della destra che governa la città. Chiaro che dietro questo dichiarazioni c’è, al solito, il solo obiettivo di rivendicare più posti nella spartizione dei posti di potere. Come è chiaro che, in evidente difficoltà per mancanza progettuale e inadeguatezza a ricoprire il ruolo, Biondi ricorra alle finte dimissioni per far quadrare i conti della sua maggioranza letteralmente assetata di potere e prebende.
Sacrosanta la richiesta dei fondi  per il bilancio, ma che l'(ex) sindaco si nasconda dietro il loro mancato trasferimento, da parte del Governo, è evidentemente solo una vergognosa sceneggiata, tanto è vero che per il sottosegretario Crimi, principale responsabile di questa situazione, ha speso persino parole di stima e fiducia.
Del resto che abbia poca voglia di governare la nostra città è stato lampante già con il maldestro tentativo di candidatura a presidente della regione.
Ci servirebbe invece un sindaco che della ricostruzione fisica, sociale ed economica della città ne faccia una ragione di vita e non utilizzi la carica ricoperta solo ed esclusivamente come trampolino delle sue ambizioni personali.
Così facendo si paralizza la ricostruzione e non si risolvono i grandi e piccoli problemi che attanagliano il territorio. E’ quello che sta accadendo dal primo giorno di questa amministrazione di destra.
La situazione è ormai insostenibile, ci permettiamo quindi un consiglio non richiesto al sindaco: inizi a fare sul serio, si dimetta davvero, liberi la città dalla cappa di clientelismo, familismo, incapacità e immobilismo a cui la sua amministrazione l’ha costretta.
Il nostro territorio non merita questo indecente spettacolo di guerra tra bande!

Altro che rinascita culturale: una vicenda vergognosa e grottesca!

Mai si erano viste istituzioni culturali ridotte a svolgere il lavoro di ufficio stampa di un sindaco.
Non che ci stupiscano, purtroppo, le incursioni e le pressioni della politica sugli enti e le associazioni culturali grandi e piccole, ma qui siamo praticamente al tentativo di irreggimentazione.
Il comunicato firmato da alcune delle istituzioni cittadine destinatarie di fondi FUS di appoggio al sindaco è chiaramente stato ispirato e richiesto dallo stesso, se non vergato direttamente, per rafforzarne la posizione nelle beghe interne alla maggioranza dopo la cacciata dell’indifendibile assessora Di Cosimo.
Un’iniziativa che ha portato a spiacevoli quanto inevitabili distinguo tra quelle istituzioni che, per convinzione, partigianeria, blandizie o magari timore di ritorsione hanno firmato il comunicato e le altre che, per quanto sollecitate, hanno ritenuto, per vari motivi, di non prestarsi a tali giochetti ricattatori e non sottoscriverlo. Per non parlare della falla emersa nel TSA con la ferma  presa di distanza della presidente De Simone da un’“iniziativa privata di alcuni componenti del consiglio di amministrazione” in quota centrodestra; il sindaco, in nome dello spoil system, caro a vecchi e nuovi governanti, ha già chiesto la testa della dissidente.
Non si capisce se rimanere maggiormente sconfortati dal fatto che un sindaco chieda a delle istituzioni di piegarsi al suo volere ed entrare di fatto nella bassa lotta politica,  o che il Teatro Stabile e gli altri sottoscrittori si prestino alcuni più altri meno consapevolmente, ma comunque supinamente, a tale logica. Una vicenda che fa comunque emergere quanto siano imprescindibili e fondamentali le richieste di indipendenza, trasparenza e qualità nelle nomine come nell’attribuzione di fondi e riconoscimenti.
Una società e una comunità vitale conosce bene il valore del rispetto 
dei ruoli e sa che una produzione culturale feconda spesso ha anche il compito di fungere da pungolo per il potere.
Qui siamo invece al piegare le istituzioni al più totale e squallido asservimento al potente di turno, con un sindaco incapace persino di capire che tali comportamenti, non solo non rafforzano, ma tolgono ogni definitiva credibilità e dignità agli enti culturali a danno di tutto un territorio, perché quelle realtà sono patrimonio di tutta la città: hai voglia ad accusare di clientelismo le precedenti amministrazioni e rivendicare grandi cambiamenti se il tutto si traduce solo nell’avvicendamento di ineffabili yes men!
La spasmodica occupazione e spartizione del potere di questa amministrazione, unica attività dopo quasi due anni di governo, trova in questa vicenda la lampante cartina di tornasole toccando il suo apice e sfociando nel grottesco. Fino alla clamorosa invettiva di ieri in Consiglio comunale con il Sindaco che si autoincensava per l’interlocuzione con Roma per i fondi FUS, proprio mentre il sottosegretario Mibac Vacca diramava una nota di smentita del “comunicato di elogio”, intestandosi tutto il merito dell’operazione.
Un eterno clima di campagna elettorale e rincorsa al consenso, insomma, mentre tanti dipendenti di istituzioni culturali sono senza stipendio da mesi, latitano politiche culturali che valorizzino e creino sinergia tra le tante realtà piccole e grandi, destinatarie o meno di FUS, che animano il nostro territorio, per le iniziative del decennale si farà il solito collage di attività già da tempo autonomamente programmate e pianificate dalle singole istituzioni e continuano drammaticamente a mancare spazi per grandi eventi culturali, degni di una solo sbandierata capitale della cultura.

“L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei a L’Aquila il 30 gennaio

Mercoledì 30 gennaio alle ore 17.00 presso la Sala Rivera della sede comunale di Palazzo Fibbioni, ai Quattro Canoni, ospiteremo la presentazione del libro “L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei, con l’intervento di Enzo Di Salvatore, professore di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, curatore del libro.
È il 1945 quando Piero Calamandrei –  giurista, antifascista, membro dell’Assemblea Costituente – decide di interrogarsi sul significato delle libertà. E lo fa con uno scritto destinato a introdurre la ripubblicazione di un libro dello storico Francesco Ruffini, dato alle stampe e circolato clandestinamente vent’anni prima. In quelle pagine, Calamandrei afferma che il liberalismo economico del XIX secolo fu uno strumento di cui la borghesia si servì per escludere tutti gli altri dal godimento delle libertà politiche. Non fu, dunque, garanzia di progresso sociale, ma privilegio, sfruttamento dei più poveri da parte dei più ricchi, in quanto era l’appartenenza a una determinata classe sociale ad assicurare la partecipazione attiva alla vita dello Stato. Poi sopraggiunse il fascismo e i diritti vissero il loro momento più buio. Solo quando nuove forze sociali riuscirono a emergere, si riconquistò anche la libertà perduta. E fu subito chiaro che la proclamazione delle libertà implicasse anche un’azione dello Stato volta a rimuovere gli «ostacoli di ordine economico e sociale» come recita l’art. 3 della Costituzione, per garantire davvero libertà e uguaglianza.
Un processo, quello dell’attuazione dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Costituzione, a cui nessun cittadino deve rimanere indifferente perché, come Calamandrei ebbe a ricordare in un celebre discorso agli studenti milanesi il 26 gennaio 1955, “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Un’esortazione quanto mai attuale.
Enzo Di Salvatore, curatore dell’opera, insegna Diritto costituzionale italiano e comparato presso l’Università degli Studi di Teramo. Ha pubblicato i volumi: L’identità costituzionale dell’Unione europea e degli Stati membri. Il decentramento politico-istituzionale nel processo di integrazione (2008); Abruzzo color petrolio. Breve viaggio nel caos giuridico degli idrocarburi (2010); Ambiente fragile (2013); Introduzione al federalismo (2013); Germania. Scritti di diritto costituzionale (2013); L’Europa e noi. Scritti di diritto costituzionale europeo (2015); La tradizione costituzionale. Cultura giuridica e giurisprudenza (2017).

Salvini non strumentalizzi pure la nostra Befana!

Ormai il ministro dei selfie non ci stupisce più: che dopo la Nutella e l’arancino, provi a cercare consenso in vista dell’imminente tornata elettorale con arrosticino e piadina d’ordinanza durante la nostra tradizionale fiera dell’Epifania, risulta persino stucchevole.
Se non fosse che, con 360 bancarelle annunciate ad animare le strade del nostro centro storico, migliaia di persone che come di consueto invaderanno gioiosamente la città, e le condizioni meteo che altrettanto tradizionalmente promettono gelo polare, chi è preposto a gestire l’ordine pubblico avrebbe senz’altro di meglio da fare che presidiare i selfie del ministro in stato di propaganda permanente.
Basterebbe questo per ritenere assolutamente inopportuna la passerella tra le bancarelle, che mentre ammicca al consenso sui social, strumentalizza un evento che da sempre costituisce un pezzetto dell’identità del capoluogo, con i suoi colori, rumori, musiche e odori carichi di aspettative per grandi e piccoli. Peggio di tutti gli sciacalli che sono accorsi dal 2009 e a cui la città si è fieramente opposta.
Peggio perché Salvini è il capo di un partito che fino a qualche anno fa ci chiamava terroni, uno dei cui esponenti di spicco, il (dis)onorevole Borghezio, giudicava l’Abruzzo un “peso morto”, peggio perché mentre la Lega votava in Parlamento contro i fondi da destinare alla ricostruzione, rubava di fatto 49 milioni di euro dei cittadini.
Lo sciacallaggio politico come tattica del consenso continua con la sbandierata chiusura dei porti, lasciando alla deriva donne e bambini, e più in generale con la guerra ai poveri, ai deboli e agli emarginati.
Se passerella sarà, ci saranno applausi ma anche tanti fischi e pretendiamo che sia garantito il diritto costituzionale al dissenso civile. Su questo non derogheremo mai.