Biondi apre le porte agli speculatori immobiliari: FERMIAMOLI!


Ieri in Consiglio  la maggioranza  ha approvato il piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio disponibile: si tratta degli immobili che il comune decide di mettere a reddito (vendita, permute, concessioni d’uso,….)
La novità di quest’anno è l’immissione al patrimonio di centinaia di appartamenti acquisiti dal Comune in conseguenza della pratica dell’acquisto equivalente. Proprio perché rappresentano un patrimonio immobiliare ingente e di pregio, già qualche settimana fa abbiamo presentato un’interrogazione di cui sollecitiamo l’immediata discussione per conoscere dati esatti (quante sono le procedure, quanti gli appartamenti acquisiti a pieno titolo, quanti quelli ricostruiti e utilizzati, a quanto ammontano le spese sostenute dal Comune – condominiali, di utenze e quant’altro).
Parliamo comunque di quasi 600 appartamenti di cui circa 250 immessi al patrimonio che l’Amministrazione ha deciso di inserire nel piano delle alienazioni destinandoli per il primo anno (2018) alla permuta in favore di chi rinuncia a ricostruire nel proprio sito, come da legge, e successivamente  al libero mercato, auspicando addirittura l’acquisizione da parte di fondi immobiliari.
Una scelta deleteria a nostro avviso per due motivi.
Il primo: la cessione di tanti immobili di pregio determinerebbe un ulteriore tracollo dei prezzi di vendita, già in picchiata a differenza degli affitti, e, soprattutto se intervenissero fondi immobiliari, che possono permettersi di investire oggi per trarre profitto magari tra 10 anni, avremmo un patrimonio “immobilizzato” e quindi dannoso per la città, insomma l’ennesima speculazione. Vogliamo che il futuro della nostra città sia determinato da chi ha, legittimamente, come unico scopo il proprio profitto?
Un patrimonio che invece deve essere utilizzato – e siamo al secondo motivo – il prima possibile per avviare politiche urbane di ripopolamento eterogeneo e non escludente, attrattive per la residenzialità studentesca perché una città universitaria è tale se gli studenti vivono nel territorio, ne frequentano gli spazi ricreativi e aggregativi e ne utilizzano i servizi (mobilità). 
E visto che l’Università, da qualche anno insieme al GSSI, ha sempre rappresentato una fetta importante dell’economia del territorio, quella che oggi ha maggiori prospettive di crescita come indicato da molti autorevoli studi, è fondamentale attuare strategie attrattive: corsi accessibili e città accogliente.
Dove accogliente dovrebbe dire, per esempio, mettere a disposizione di studenti con basso reddito familiare abitazioni inserite nel tessuto cittadino, nuove, sicure sismicamente e efficienti energeticamente come quelle derivanti dall’acquisto equivalente: una sorta di casa dello studente diffusa.
Insomma proponiamo che il valore economico e sociale degli immobili pubblici sia utilizzato per innescare politiche di rigenerazione urbana, per far crescere la nostra economia e non per avviare l’ennesima speculazione a favore di qualche fondo di investimento! Questa città dispone di un enorme patrimonio abitativo che deve essere utilizzato per garantire il diritto all’abitare a tutte e tutti e favorire uno sviluppo compatibile con il territorio: invece questa Amministrazione o lo svende o lo tiene vuoto!
Già qualche mese fa fonti stampa riferivano di possibili accordi con la locale Università e il Gran Sasso Science Istituite per l’utilizzo di parte degli appartamenti ad affitto agevolato per studenti fuori sede. Che sviluppo hanno avuto quelle interlocuzioni? E ancora cosa ne pensano di questa vicenda Università e GSSI?

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