Caro Brunetta, le carriole segnarono la fine del regime mediatico. Biondi finto anti-sistema


La rivolta della carriole ed il suo popolo che in quei mesi si riappropriò finalmente della sua città e della sua ricostruzione, sino a quel momento nemmeno iniziata, sono un patrimonio comune della città dell’Aquila, ed il fatto che Brunetta lo offenda rivela solamente quanto sia un soggetto distante e del tutto estraneo a questo territorio.

Di certo Brunetta, come afferma, ricorda benissimo delle carriole, perché quei giorni – paragonabili per intensità solo ai moti del 1971 – segnarono la fine del regime mediatico secondo cui L’Aquila era già stata ricostruita e gli aquilani delle semplici comparse di cui servirsi a scopo personale per un’operazione di consenso politico nazionale.

Brunetta ricordi che gli aquilani sono forti e gentili sì, ma fessi no però, e sono fieri della forza e dell’unione con cui hanno saputo far comprendere – con le carriole e le altre imponenti manifestazioni – all’allora Governo, i bisogni ed i diritti dei terremotati al di là delle appartenenze partitiche e dei giochi della Politica. Si ricordi anche, Brunetta, che la ricostruzione di un territorio a seguito di un evento catastrofico è un dovere preciso del governo, non una generosa elargizione per cui ringraziare.

Lo rifaremmo oggi senza indugio.

Gli aquilani sono avvertiti: dietro l’immagine di anti-sistema che si sta dando il candidato Biondi in questa campagna non ci sono nient’altro che vecchi interessi e vecchi personaggi. Con lui come Sindaco significherebbe solo passare da un gruppo di imprenditori ad un altro.

Il punto invece è che in questa città il potere politico deve diventare finalmente indipendente da quello economico per assicurare una ricostruzione giusta, lavoro per tutti ed una maggiore redistribuzione delle ricchezze.

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