Cambia montagna, resta qui! Le proposte sul Gran Sasso


LA GRANDE MONTAGNA – Durante gli incontri per la costruzione del programma e quelli scaturiti dal confronto con GranSasso AnnoZero, molti e diversi sono stati gli argomenti discussi e gli aspetti affrontati, ma ciò che è emerso sistematicamente è stata l’esigenza di considerare innanzitutto la dimensione culturale di questa grande montagna. La necessità di non ridurla soltanto a risorsa turistica, ma bensì valoriale, identitaria, territoriale nel senso più ampio. Così come non consideriamo il turismo soltanto un’industria o un’attività economica, ma un universale culturale, una modalità per fare esperienza del mondo, per sviluppare l’umanità degli esseri umani, che in questo accomuna residenti e visitatori. È stato importante interrogarsi su come questa risorsa sia andata definendosi nel tempo, interrogarsi sull’invenzione del Gran Sasso, sulla sua costruzione culturale, fondamentale anche per poter meglio comprendere l’importanza assunta dal suo mancato sviluppo nel dibattito politico cittadino. Importanza che sfugge –inevitabilmente- ad analisi meramente quantitative, siano esse economiche o statistiche, che siano quelle di Invitalia o di qualche ghiotto capitolato d’appalto, con buona pace di chi cerca solo nei numeri un modello interpretativo della realtà. Siamo altresì convinti che occorra analizzare storicamente i tentativi di valorizzazione e le ripetute criticità che hanno portato alla situazione attuale, per poter meglio orientare progettualità e agire futuro. Siamo convinti che sia necessario aprire nuovi tavoli di confronto sul Gran Sasso, ribadendo il primato della politica come progetto di governo partecipato che possa costruire spazi di compatibilità tra visioni e interessi concorrenti.

IL PUBBLICO / OVVERO LA CULTURA (POLITICA) DI UN TERRITORIO – Cosa espone Campo Imperatore più alle intemperie della politica che a quelle del clima? Sicuramente lo statuto pubblico della stazione turistica e il valore simbolico di questa montagna, dove le ragioni del primo sono storicamente legate al secondo. Ma se lo statuto pubblico di Campo Imperatore si è trasformato in un limite al suo sviluppo, le responsabilità sono eminentemente politiche, poiché da “campo di sport invernali” la politica lo ha trasformato in un vero e proprio campo di battaglia, strumentalizzando ogni evento e ogni accadimento al fine di guadagnare o costruire consensi politici da spendere su altri tavoli e in altri settori.  Tutto questo sulla pelle delle persone che su quella montagna ci vivono o vorrebbero viverci. A nessuno sembra interessare il vero destino di questa montagna. I risultati ai quali attendono hanno a che fare con il conflitto, non con la soluzione del conflitto.

COMUNICAZIONE DI GUERRA – Che ci piaccia o meno la comunicazione è sempre più importante per costruire l’attrattività e la reputazione dei servizi offerti da una stazione turistica e le conseguenze di questa conflittualità diffusa sono diversamente gravi anche in questo senso. Nessuna stazione turistica alpina sopravvivrebbe al fuoco di fila che tutti i contendenti politici, istituzionali e sociali aprono ogni qualvolta salta la luce, la stazione chiude per il forte vento, si accavallano le funi, alla biglietteria c’è la fila. Per non parlare delle croniche incertezze che ogni anno riguardano l’apertura della stazione che quest’anno si nutrono della mancata sostituzione delle Fontari. All’aleatorietà delle condizioni meteorologiche si aggiunge quella della gestione. L’immagine della stazione ne esce ogni qual volta distrutta. Nessuna società o impresa avrebbe la capacità o la forza di stare sul mercato in simili condizioni.

L’AQUILA CHIAMA CHI AMA IL GRAN SASSO – A noi della Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila invece sta a cuore il destino del Gran Sasso e il futuro dei suoi abitanti. Vogliamo sottrarre il Gran Sasso da questo turpe spettacolo, rinunciando alla polemica fine a sé stessa e dimostrando di avere idee costruttive e innovative, che tengano conto delle grandi forze che agiscono sulle dinamiche turistiche e che valorizzino le energie e le iniziative presenti sul territorio. Abbiamo idee per vivere e soprattutto per cavalcare il cambiamento, da quello climatico a quello della rivoluzione digitale che stanno alterando ogni aspetto dell’economia turistica di montagna.

OLTRE IL PUBBLICO (E IL PRIVATO) – Uno dei guai maggiori del Gran Sasso è il non essere considerato tanto come una montagna, quanto come un mezzo di costante strumentalizzazione politica in Consiglio Comunale, essendo di proprietà pubblica. Ma la soluzione non è il privato che arriva dal cielo: la partecipazione dei privati nel pacchetto azionario del Centro Turistico del Gran Sasso e nella gestione della stazione di Campo Imperatore deve essere compatibile con le finalità sociali, economiche ed ambientali del nostro territorio. La proprietà degli impianti e della funivia devono rimanere pubblici attraverso la detenzione di un pacchetto di maggioranza della società CTGS. Diversamente la gestione degli impianti e delle strutture ricettive possono essere date in concessione a privati, non scorporando la ricettività dall’impiantistica. Ogni decisione, inclusa una riconfigurazione gestionale del CTGS, va discussa e condivisa con le maestranze ed i professionisti che da anni lavorano e lottano per il miglioramento della società di gestione degli impianti.

LE PROPOSTE 

360×365Il Gran Sasso, a livello turistico e sociale, è importante tutto l’anno, d’estate come d’inverno. È impensabile continuare a pianificare i soli servizi della stazione invernale in funzione dello sci alpino, abbandonando di fatto allo squallore Campo Imperatore durante il resto dell’anno e lasciando all’improvvisazione i servizi turistici legati a tutte le altre attività. D’inverno ci sono le racchette da neve, lo scialpinismo e mille altre attività a torto declassate a minori che andrebbero sostenute. D’estate occorre fornire servizi di miglior qualità agli escursionisti, ai turisti naturalistici, a tutti –tanti- quelli che cercano sulle nostre montagne esperienze di qualità, in un territorio e montagne uniche. È importante lavorare per la sentieristica, le vie di alta montagna, le ippovie ed i rifugi, per garantire una loro migliore funzionalità in risposta ad una domanda crescente, a cui i pochi rifugi gestiti delle nostre montagne ad esempio non riescono a più a far fronte. Montagna e servizi a 360° per 365 giorni all’anno, rifiutando la logica della grande opera autoconsistente, slegata dal contesto e non accompagnata da mille altre piccole iniziative che ne garantiscano la sostenibilità e l’inserimento territoriale. Di cattedrali nel deserto sulle nostre montagne non ne vogliamo più.

PIANO D’AREA E PRIORITA’ – L’iter di approvazione del Piano d’Area inizia nel 1983 ed arriva ad approvazione della Giunta Regionale soltanto nel 2004 (18 maggio). Pensato 34 anni fa questo piano nasce già vecchio e i recenti tentativi di riesumazione da parte del Piano di Invitalia sono manifestamente incongrui e insostenibili. I cambiamenti climatici stanno imponendo sulle Alpi e su tutte le montagne del mondo l’applicazione di strategie di adattamento per l’esistente e di ripensamento per i progetti futuri. Un piano d’area che prevede di riesumare una stazione sciistica in gran parte tra i 1400 e i 1900 metri di quota, senza peraltro prevedere impianti d’innevamento artificiale, dimostra di non essere più eseguibile senza un profondo ripensamento.  Cosa fare del Piano d’Area allora? Si ritiene che andrebbe attuato procedendo per blocchi, ciascuno rivalutato singolarmente alla luce di una nuova strategia d’azione, partendo da quelli che l’attuale quadro normativo consente di realizzare, in attesa che gli eventuali iter di declassificazione o riperimetrazione arrivino a compimento. In questo quadro siamo per un ripensamento della funivia, realizzando una sua riconversione in cabinovia, aumentando la portata oraria di passeggeri, portandola dalle poche centinaia attuali a 2400, e soprattutto ripristinando la Stazione Intermedia. Questo consentirebbe di ripristinare anche la vera vocazione della Stazione: quella del fuori pista nei Valloni, messi in sicurezza con moderni sistemi antivalanga a basso impatto ambientale (gasex) e facendola diventare così la stazione di riferimento per la cultura del free ride in Appennino. Il ripristino della Stazione Intermedia permetterebbe inoltre di migliorare e diversificare di molto l’offerta turistica di Fonte Cerreto, ad oggi poco sfruttata, sia d’estate che d’inverno, con attività anche per i non sciatori, grazie ad escursioni, racchette da neve, circuiti in mountain bike, educazione ambientale per campi scuola, favorendo una maggiore residenzialità turistica. Ora si deve intervenire per far funzionare l’esistente, con sostituzione immediata della seggiovia Fontari, il restauro dell’Albergo, il ripristino della funzionalità dell’Ostello e del Rifugio Fontari per garantire i servizi minimi della stazione per la prossima stagione turistica.

PIANO D’AREA A MONTECRISTO E FOSSA DI PAGANICA – L’abbandono in cui versano gli impianti e le strutture di Montecristo è inaccettabile, mantenendone da un ventennio l’impatto ambientale e paesaggistico, senza trarne alcun beneficio. Noi siamo per il recupero e la valorizzazione dell’esistente e in questo senso il Piano d’Area offre una grande opportunità per il recupero di Montecristo. Opportunamente ripensato e adattato alle mutate condizioni climatiche si propone di attuarlo procedendo alla sostituzione dei residui dei vecchi impianti rimasti a Monte Cristo con dei nuovi impianti, riqualificando l’area, riducendo l’impatto ambientale e offrendo nuove opportunità anche alla pratica di sport estivi come il downhill e il volo libero. Il recupero di Montecristo comporterebbe diversi vantaggi, diversificando l’offerta sciistica della stazione, rendendola più accessibile a famiglie e principianti e durante le giornate di brutto tempo. Inoltre i vantaggi di un nuovo accesso alla Piana di Campo Imperatore d’inverno sarebbero notevoli, con nuove possibilità per il fondo e le racchette, che collegandosi agli altri circuiti del Lago Racollo e di Fonte Vetica, favorirebbe una prima forma d’integrazione con le strutture turistiche di S.Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte, da troppi anni solo agognata. Procedendo per blocchi e sempre a seguito delle opportune analisi e valutazioni al fine di valutare impatto e sostenibilità delle opere, si propone di realizzare il collegamento Scindarella – Fossa di Paganica che consentirebbe il doppio arroccamento a Campo Imperatore, creando un circuito sciistico di medie dimensioni e un bacino d’utenza che renderebbe sicuramente più sostenibile la stazione.

TRA CONQUISTA DI CIVILTA’ E OCCASIONI MANCATE (?) – Il Gran Sasso è tutelato da un Parco Nazionale e sottoposto a ulteriori e sovraordinati livelli di conservazione europei. Il riconoscimento del suo valore internazionale a livello paesaggistico e ambientale lo consideriamo una conquista di civiltà che ci rende orgogliosi di abitare e vivere in questi luoghi. Tuttavia dovendo fare un bilancio di questi primi venti anni di Parco, dobbiamo anche registrare le occasioni mancate, i limiti delle istituzioni e, ancora una volta, quelli della politica. Le procedure di classificazione dell’area protetta sono state infatti connotate troppo spesso dalla mancanza di una effettiva partecipazione delle comunità residenti e di tutti gli attori sociali interessati. Gli stessi strumenti di partecipazione delle comunità locali previste dalla legge quadro sulle aree protette (394/91) sono stati sottoutilizzati, quando disattesi. Il principale strumento di governo dell’area protetta, il Piano del Parco, che prevede dispositivi partecipativi per le comunità locali è arrivato alla sua fase di approvazione solo in questi mesi, dopo una gestazione di ben 22 anni, durante i quali sono valse le famose clausole di salvaguardia, le quali, in attesa di sapere cosa si potesse fare e cosa no, hanno di fatto congelato il territorio del Parco come in un’istantanea, inasprendo i rapporti con le popolazioni e generando sfiducia nella politica e nelle istituzioni. Anche se il Piano rischia di nascere già vecchio sarà importante arrivare alla sua approvazione prima possibile, per poter agire in un quadro normativo stabile e soprattutto assumendo l’onere del governo di questo territorio. Infatti il Piano del Parco includerà periodiche procedure di revisione e aggiornamento che lo renderanno emendabile e modificabile nel tempo, facendone uno strumento di governo dinamico e adattabile alle mutevoli condizioni del nostro territorio. Fondamentale in questa fase sarà la partecipazione attiva dell’amministrazione comunale nell’accompagnare le battute finali dell’iter di approvazione del Piano. Infine auspichiamo un miglioramento della comunicazione dell’Ente Parco con i cittadini, favorendone inclusione e partecipazione.

SIC (ET SIMPLICITER) / OVVERO, LA NORMA – Giovanni Falcone sosteneva che se si pone una questione di sostanza senza dare troppa importanza alla forma, si viene battuti nella sostanza e nella forma. È quanto accaduto all’amministrazione Cialente nella vicenda della mancata sostituzione della seggiovia delle Fontari, dove si è preferito accendere l’ennesimo conflitto sulle norme, invece di avviare percorsi procedurali che con l’attuale assetto normativo avrebbero permesso la realizzazione dei lavori. Occorre procedere a realizzare quanto possibile con le regole attuali nel mentre si valuti la possibilità di rivedere la perimetrazione del SIC (Sito di Interesse Comunitario) che include la stazione di Campo Imperatore. Tuttavia si dovrà valutare quanto realmente ostativo possa essere il SIC per gli interventi previsti per la riqualificazione di Campo Imperatore, così come per quella di Montecristo. Riteniamo altresì che ricondurre il cosiddetto sviluppo del Gran Sasso alla sola rimozione del vincolo non porti a nessuna soluzione concreta: la procedura impiegherebbe anni e senza una proposta nell’immediato ci sarebbe, come sta già accadendo, una totale paralisi del comprensorio. Occorre dunque agire, definendo una strategia seria, proceduralmente corretta ed adeguata per le procedure VIA e VINCA, strumenti di valutazione fondamentali per i quali occorre privilegiare sinergie istituzionali a tutti i livelli.

POLIGONI NEL PARCO, L’ALTRA GUERRA DEL GRAN SASSO – Registriamo come nulla si stia facendo e si è fatto per risolvere la manifesta incompatibilità tra la presenza del poligono militare ai piedi del monte Stabiata e le finalità di gestione e valorizzazione del patrimonio ambientale perseguite dal Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Un poligono all’interno del Parco Nazionale nel quale quotidianamente vengo effettuate esercitazioni con mezzi militari pesanti e cingolati che stanno irrimediabilmente compromettendo i pascoli e con un costante e cospicuo impiego di armi da fuoco, mortai e granate. Riteniamo che l’Amministrazione comunale debba impegnarsi per la chiusura dell’attuale poligono di Monte Stabiata e per il ripristino delle condizioni di tutela e valorizzazione delle risorse naturali previste dal nuovo Piano di gestione del Parco.

UN ASSESSORATO ALLA MONTAGNA – L’Aquila capitale degli Appennini ha bisogno di un assessorato alla montagna che si occupi di costruire quotidianamente nuova qualità territoriale e nuove ragioni per restare. Un assessorato che non si abbandoni alla logica delle grandi opere, ma che coltivi la cura della montagna e del territorio offrendo servizi innovativi, ripristinando la qualità ambientale, il decoro delle infrastrutture, creando nuove opportunità di lavoro e nuova attrattività. Un assessorato alla montagna che garantisca la messa in coerenza di tutti gli interventi con una politica efficace, inclusiva e che sappia governare il cambiamento, restando qui.

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