Altro che politiche culturali: Biondi usa il decennale a fini politici

“Non ce li voglio a L’Aquila!” ha detto Biondi con piglio muscolare al raduno romano del suo partito, con l’obiettivo di accreditarsi sempre di più a livello nazionale per la propria carriera politica. Si riferiva, come noto, a Saviano e Zerocalcare, a cui va tutta la nostra complice stima e solidarietà, e alla loro presenza al (fu? futuro?) Festival degli Incontri.

La faccenda stavolta ha avuto notevole risalto, sia per la notorietà dei personaggi sia per la posta in gioco (700.000 €), ma il Sindaco non è affatto nuovo a ingerenze di questo tipo e all’utilizzo della cultura – e dei cospicui fondi di cui il Comune dispone – al fine unico di acquisire consenso personale e rafforzare relazioni utili alla propria scalata politica.

Sono mesi che denunciamo questi atteggiamenti: come catalogare, infatti, il “comunicato di elogio” di febbraio sottoscritto dai rappresentanti di alcune istituzioni e associazioni culturali se non come una pesantissima operazione di pressione da parte del Sindaco al momento della cacciata dell’ex assessora alla cultura?

Il risultato? Spazi chiusi, in attesa di manutenzione o di (ri)costruzione, un regolamento per il riconoscimento di contributi che avrebbe bisogno di una revisione e pure attuato con colpevole ritardo, e soprattutto la totale assenza di una strategia complessiva che favorisca le imprese culturali meritevoli e lo sviluppo sociale del territorio.

Da tempo denunciamo che l’impegno del Sindaco-Assessore alla Cultura è tutto concentrato ad utilizzare la succosa torta dei fondi Restart – 13,2 milioni di euro in 5 anni – a fare del centro storico solo un estemporaneo eventificio, palcoscenico della retorica della “città tornata a volare”, con buona pace di un territorio devastato in nome dell’emergenza post sisma e delle scuole mai ricostruite.

Abbiamo più volte chiesto che i fondi Restart, invece, siano impiegati soprattutto per favorire e implementare la solidità delle imprese culturali, attraverso servizi e risorse messi a disposizione degli operatori (spazi, strumenti, risorse umane, formazione, ecc.) per creare sinergie, economie di scala, opportunità.

La “politica dell’eventificio” ha visto l’apice nella gestione del bando del decennale con cui sono stati finanziati una serie di eventi grandi e piccoli, messi insieme senza un filo conduttore, ma utili a conseguire facile consenso e a distribuire prebende a piacimento. Si sarà senz’altro seguito un criterio di “pluralismo” e “bilanciamento” nella ripartizione di 416.000 € tra ANCE, piccole iniziative locali e una gara podistica organizzata da una società romana per 48.000 €: dal bilanciamento sono rimasti fuori, come noto, progetti strettamente attinenti al sisma e alla memoria, come SismAq (archivio multimediale del post-terremoto) e Dècade (spettacolo itinerante sul sisma, nel centro città), ma non l’iniziativa proposta da Magna Carta, la fondazione del senatore Quagliariello, eletto nelle fila del centrodestra nella circoscrizione Abruzzo, ospite d’onore pure alla Festa della montagna, a cui ha dato una “grande mano”, giusto mentre era di passaggio a L’Aquila per presentare con Toti un nuovo partito di centrodestra.

Sulla faccenda del Festival della montagna, esperienza virtuosa ridotta a una sagra nostalgica si è già visto il risultato. Del resto da chi fa comizi sotto al Parlamento circondato da saluti romani ci si può aspettare di tutto ma non certo il rispetto della libertà delle scelte culturali e del diritto di critica: questione di indole.

Per le iniziative legate al decennale si è partiti tardi, anzi tardissimo e, circa un anno fa, abbiamo denunciato anche questo. Invece di recuperare tempo e lavorare a testa bassa, il Sindaco ha preferito la politica degli annunci: Comitato di garanti, Manifesto partecipato e condiviso, Organismo di consultazione. Ovviamente non è stato fatto niente di tutto questo.
D’intesa con il MIBAC, il Comune ha costituito e nominato il solo Comitato operativo, coordinato da Giampiero Marchesi, ex responsabile della Struttura tecnica di missione presso Palazzo Chigi, e formato dalla Presidente del TSA, dalla Direttrice del Polo museale, dalla Rettrice dell’Università, nonché da un dipendente comunale designato dal Sindaco.
Il Comitato operativo era preposto al coordinamento di tutti i progetti previsti per il decennale, alla verifica della fattibilità, al monitoraggio dell’attuazione: operativo, insomma, come dice il nome.

Come risulta dai verbali che abbiamo acquisito e che mettiamo a disposizione qui in modo che tutti possano farsi un’idea di eventuali negligenze o responsabilità, il comitato operativo si è riunito in tutto tre volte, a distanza di due mesi l’una dall’altra. Come possa essere operativa una modalità di questo tipo ci sfugge, soprattutto quando da parte di tutti i componenti era stato riconosciuto un notevole ritardo nell’organizzazione.

Molte iniziative, tra l’altro, sono rimaste solo annunci e il Festival degli Incontri è l’esempio più eclatante.

D’altro canto, non c’è stata nessuna discussione e confronto sulla portata simbolica e strategica di questo appuntamento, nessuna riflessione sull’identità di un luogo e delle persone che lo abitano, a seguito di un disastro, né sulla responsabilità verso le generazioni future. L’Amministrazione, che avrebbe dovuto dare stimolo e indirizzo in tal senso, ha ridotto il decennale a un “cartellone” di eventi slegati: lo riteniamo vergognoso e offensivo per la città.

Ma del resto cosa aspettarsi se persino dal sito del Comune dedicato a L’Aquila 2019 è scomparsa la parola “memoria”?

E già perché la “memoria” implica la necessità di aprirsi al confronto anche aspro tra posizioni a volte conflittuali. Perché la memoria vuol dire richiamare il passato che ha la forza di interrogare ancora il presente, mettendolo in discussione, chiamando in causa le responsabilità per preservare e costruire il futuro.

Crediamo che i più efficaci antidoti ai tentativi di censura o di rimozione da parte di chi ha paura del confronto e del conflitto che la memoria comporta, siano la cultura e la conoscenza collettiva: ci si apra al confronto con il territorio per dare un senso all’esperienza dolorosa del sisma e alla consapevolezza acquisita in termini di prevenzione e sicurezza, perché “fare decennale” oggi e sempre voglia dire soprattutto per tutto il Paese “Mai più come a L’Aquila”.

E’ la responsabilità che la storia ha assegnato al nostro territorio.

Scrutatori di seggio: si faccia sorteggio pubblico e trasparente, no alla lottizzazione tra consiglieri comunali

Torniamo a chiedere che la scelta degli scrutatori per le prossime elezioni sia pubblica e trasparente.

C’è tempo fino a venerdì prossimo 30 novembre per fare domanda di inserimento nell’Albo comunale delle persone idonee all’Ufficio di scrutatore di seggio elettorale. Come rendo noto l’Avviso a firma dell’Assessora Monica Petrella pubblicato sul sito del Comune, uno schema di domanda è compilabile direttamente presso l’Ufficio Elettorale, dove si può sottoscrivere e presentare personalmente l’istanza, in alternativa all’invio via pec o tramite raccomandata.

Con una mozione presentata a inizio ottobre abbiamo chiesto che tale Albo sia reso pubblico e soprattutto che gli scrutatori di seggio, in occasione di ogni tornata elettorale e a partire dalla prossima, vengano individuati attraverso un sorteggio pubblico, escludendo chi ha ricoperto l’incarico nella consultazione precedente. Crediamo infatti opportuno garantire trasparenza, imparzialità e avvicendamento nella selezione dei cittadini cui affidare il delicato incarico di scrutatore che prevede anche una piccola retribuzione economica.

La normativa nazionale prevede, infatti, che, tra il 25° e 20° giorno antecedente le elezioni, la Commissione elettorale comunale individui gli scrutatori secondo criteri e modalità che rimangono però totalmente discrezionali.

Si è così ingenerata la diffusa prassi, a cui non abbiamo aderito, che ciascun consigliere comunale indichi un certo numero di scrutatori tra coloro che risultano iscritti all’Albo, una prassi che solleva quantomeno perplessità. È evidente che così vengono esclusi a priori i tanti che non conoscono qualcuno che possa intercedere per loro, come pure che tale abitudine finisca per creare aspettative, piccole clientele e persino sospetti sulle procedure di spoglio.

Torniamo a chiedere al presidente Tinari di porre la mozione che abbiamo presentato all’ordine del giorno della prossima seduta, all’Assessora Petrella di appoggiare questa iniziativa e a tutte le forze presenti in Consiglio comunale di esprimersi favorevolmente.

Bertolaso all’Aquila è stato vile, pretestuoso e offensivo

Troviamo le parole di Guido Bertolaso sul memoriale del sisma, pronunciate in occasione della visita ieri all’Aquila nel corso di un evento intitolato proprio “Il rispetto e la memoria” presuntuose, vili e offensive per la città intera. Un incontro a cui era presente anche il Sindaco che non ci risulta si sia dissociato dalle dichiarazioni dell’ex capo della Protezione Civile.

Che la memoria riguardi solo le vittime e le loro famiglie è quanto di più riduttivo e meschino si possa insinuare per una popolazione che ha sofferto insieme alle famiglie delle vittime la morte e lo spaesamento e che nell’elaborazione di quanto è accaduto può e deve trovare motivo di costruire un futuro migliore per le figlie e i figli di questo territorio.

Il memoriale del sisma non è un “monumento” alle vittime, ma un luogo in cui chiunque, aquilano ma anche visitatore, possa esercitare il diritto-dovere alla memoria che ha lo scopo di generare dubbi, interrogativi e riflessioni su cosa è stato il prima, il durante e il dopo il 6 aprile 2009 per far crescere cittadine e cittadini migliori, più consapevoli della fragilità del nostro territorio e della possibilità di conviverci.

Spesso si è detto che dalla nostra tragedia può e deve nascere l’opportunità per il nostro territorio di ricostruire scuole e case migliori, più sicure e confortevoli. Ma non potremo mai pensare che sia un’opportunità se non servirà a fare in modo che simili tragedie non accadano mai più né qui né altrove. Questo è il senso più alto della memoria di tutte le tragedie che possono essere evitate: delle alluvioni, dei terremoti come delle guerre.

Contrapporre, dopo 10 anni, la realizzazione del memoriale alla ricostruzione degli edifici per ridimensionarne la priorità è vigliacco, irrispettoso e culturalmente inaccettabile. Vuol dire non aver capito che il memoriale è Casa della città in quanto luogo identitario, è Scuola in quanto occasione di riflessione anche per chi non c’era, è Futuro in quanto monito a fare in modo che non accada mai più.

Servizi minimi trasporto pubblico locale: bene la risoluzione, ma aspettiamo la modifica della Delibera entro fine consiliatura

È anche grazie alla nostra iniziativa, che ha portato il Consiglio comunale a esprimersi all’unanimità sulla necessità di far rimanere la tratta L’Aquila-Roma un servizio pubblico essenziale, insieme al pressing portato avanti da tempo da sindacati, pendolari e altri Comuni, se la Commissione Territorio della Regione Abruzzo ha approvato ieri una risoluzione che impegna la Giunta in questa direzione.

Certo – e lo diciamo chiaramente – non è il risultato che avremmo voluto: la Delibera di definizione dei servizi minimi del trasporto pubblico locale è infatti passata senza modifiche e quindi escludendo la tratta L’Aquila-Roma dalla contribuzione regionale.

Con l’approvazione della risoluzione si impegna d’altro canto la Giunta a mantenere all’interno del programma di esercizio di TUA le tratte “mancanti di alternative trasportistiche” come la L’Aquila-Roma appunto, nelle more che venga ricalibrata la definizione dei servizi minimi essenziali e modificata di conseguenza la Delibera. Sventata l’ipotesi di affidamento della tratta a Sangritana, ci aspettiamo quindi che l’attuale offerta venga mantenuta e anche migliorata in termini di frequenza delle corse per pendolari e viaggiatori in genere.

I consiglieri regionali hanno insomma quanto meno riconosciuto il principio che le tratte che non dispongono di un’alternativa su rotaia non possono e non devono soggiacere alle logiche commerciali, e la necessità di rimettere mano alla Delibera in questo senso.
Notiamo con molta preoccupazione e disappunto, però, che la risoluzione non prevede un termine entro il quale modificare la definizione dei servizi minimi.

Per questo chiediamo che, considerato che molti comitati di pendolari e parti sociali si sono già espressi, si concludano velocemente le eventuali ulteriori consultazioni per poi passare immediatamente alla modifica della delibera, attraverso un ripensamento generale dei criteri che sottragga definitivamente alcuni collegamenti essenziali a appetiti, rivendicazioni e ricatti da parte dei privati.

Ci aspettiamo che la modifica venga realizzata nel corso di questa consiliatura. Se così non fosse, la risoluzione sarà servita soprattutto a sollevare dalle responsabilità la classe politica che, ad oggi, ha deciso di escludere dai finanziamenti regionali la tratta L’Aquila-Roma e le altre tratte in questione.

Le parole vergognose di De Santis su aborto e immigrazione

Una mamma con suo figlio nel periodo della segregazione razziale in USA

“Facciamo figli, facciamolo per l’Italia e difendiamo chi ha il coraggio di non abortire, perché questa nazione non ha bisogno di altri immigrati. Questa nazione ha bisogno di difendere i propri figli”. Con queste parole un consigliere del Comune dell’Aquila, Francesco De Santis, ha ammonito il pubblico della Lega Nord e di Matteo Salvini a Silvi Marina.

Ma difendere da cosa? Certamente dall’invasione di migranti neri! Che poi i dati e i numeri siano tali da sconfessare qualsiasi ipotesi di “invasione” che importa?! Che siano uno o un milione, sempre pericolosi invasori neri sono, no?! E se annegano nel Mediterraneo sotto gli occhi delle nostre equipaggiate navi, non siamo certo noi a lasciarli morire, ma è colpa loro che, temprati dagli stenti, osano arrembare le nostre coste a bordo di agili e minacciosi gommoni.

Ma, ovviamente, tocca difendersi anche e soprattutto dentro i confini, da chi promuove da decenni una maternità consapevole, libera da stereotipi culturali e scelte doverose – secondo il consigliere De Santis – addirittura nel nome della Nazione, senza avere alcun riguardo per le dinamiche demografiche della razza italica, e di conseguenza per gli equilibri previdenziali. Sono le donne che hanno conquistato con sofferenza e determinazione il diritto di decidere, le pericolose alleate di questo disegno criminoso ai danni dell’identità nazionale. Che poi il concetto di identità sia tutt’altro che statico e cristallizzato, che importa?! Al popolo vanno impartiti concetti semplici, slogan ad affetto, nemici deboli e facili da attaccare.

Il punto è che quando si mette in discussione il diritto e la libertà di scegliere una vita migliore per se stessi – e sì, anche per i propri figli – si comincia dall’uomo nero di turno, quello diverso e che fa più paura, e si arriva a chiedere da un palco alle donne “il coraggio di non abortire e fare figli” a prescindere, indipendentemente da condizioni e aspirazioni personali e familiari, nel solo supremo interesse dell’identità nazionale.

Ci sono, poi, figlie e figli di questo Paese che aspettano solo di essere riconosciuti cittadini italiani per poter contraccambiare con impegno ed entusiasmo l’investimento in termini culturali e sociali che ogni Paese civile deve alle giovani generazioni che scelgono di crescere in quel territorio. Continuare ad ignorarli, invocando un ricambio generazionale rigorosamente autoctono, oltre che una riedizione allarmante della “difesa della razza”, è sintomo di una profonda ignoranza e ipocrisia e di una totale mancanza di rispetto per i diritti civili, per i quali le donne e gli uomini continuano a lottare in ogni parte del mondo.

Su Cotugno e Collemaggio si convochi Commissione Territorio, amministrazione inetta

A prescindere dall’esito della sentenza del TAR sul Liceo Cotugno, che ovviamente complica la vicenda, il punto vero è che il piano B per settembre 2018 non è diverso da quello di un anno fa, a dispetto delle promesse elettorali: studentesse e studenti sparpagliati in più siti, nessun lavoro avviato sull’attuale sede, nessuna iniziativa dell’Amministrazione comunale per pianificarne una nuova. Nel silenzio delle istituzioni del territorio, la preside del Cotugno Serenella Ottaviano ha proposto l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio per localizzare la nuova scuola.

Da tempo abbiamo richiesto la convocazione della Commissione Territorio, alla presenza del Sindaco e della ASL, per discutere della destinazione di quella bellissima area, strategica e colpevolmente abbandonata, su una parte della quale insiste anche il progetto del Parco della Luna, già finanziato con 10 milioni nell’ambito del Masterplan Abruzzo. Crediamo che la Commissione Territorio possa essere un’ottima occasione per verificare in concreto la possibilità di realizzare lì il nuovo Cotugno.

Torniamo a sollecitare la convocazione della Commissione con il coinvolgimento di tutti gli attori interessati, per conoscere le intenzioni dell’Amministrazione sull’area, a cominciare dal progetto già finanziato, e confrontarci su proposte di riqualificazione compatibili con le finalità previste dalla normativa per la riconversione degli ex ospedali psichiatrici. Chiediamo da tempo, pertanto, un confronto sul quartiere di Collemaggio che riteniamo urgente anche perché entro il 2019 dovranno partire i lavori finanziati dal Masterplan. Non vorremmo mai, infatti, che le inettitudini e il lassismo dell’amministrazione portassero a perdere ben 10 milioni di euro per il territorio aquilano e per il suo tessuto sociale.

A prescindere dalla ristrutturazione degli immobili, che implicherà tempi più lunghi, chiediamo che si intervenga da subito per riqualificare e rendere fruibile il parco, curando le aree verdi, mantenendo l’igiene dei luoghi e ripristinando l’illuminazione pubblica. Lo stato di abbandono in cui versa la zona, infatti, non è diverso dal degrado denunciato per il contiguo terminal di Collemaggio, oggetto della visita dell’assessora Mannetti e della sua reprimenda nei confronti della Società di gestione. La differenza è che nel caso dell’ex ospedale lo stato di abbandono è tutta responsabilità delle istituzioni. Per non parlare dei continui rinvii della passata come dell’attuale Amministrazione sulla riapertura del Parco del Sole.

La possibilità di localizzare una scuola – e magari anche altre – in un’area che va assolutamente recuperata per la collettività a ridosso delle mura cittadine, non congestionata e già servita dal trasporto pubblico deve essere vagliata al più presto. Sulla ricostruzione delle scuole cittadine denunciamo del resto da tempo ritardi inaccettabili.

Per tutto questo sollecitiamo la convocazione della Commissione Territorio e l’avvio di un percorso di confronto reale per il ripristino di tutta la zona di Collemaggio.

Stato dell’arte e prosecuzione del Progetto Sprar, Coalizione Sociale chiede chiarezza

Abbiamo chiesto, insieme a tutte le consigliere e i consiglieri di opposizione e alla consigliera straniera Edlira Banushaj, la convocazione urgente della Commissione Politiche Sociali sulla vicenda relativa allo stato dell’arte e alla prosecuzione del Progetto del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) nel Comune dell’Aquila.

A fine 2016, infatti, l’amministrazione aveva deliberato la volontà di proseguire le attività del Progetto Sprar anche per il triennio 2017-2019, impegnandosi a indire il bando pubblico, di cui però ad oggi non c’è traccia. In attesa quindi dell’avviso e del successivo affidamento, sia la giunta Cialente che la giunta Biondi hanno dato seguito alle attività ricorrendo a proroghe tecniche. Di sei mesi in sei mesi, la terza proroga scadrà il prossimo 30 giugno, a cui dovrà seguire necessariamente una quarta. Il Sindaco Biondi come l’Assessore Bignotti, del resto, hanno in più occasioni affermato che intende continuare a “fare SPRAR”. Ci si ritrova così, ad oggi, con un bando inesistente e che una volta indetto dovrà riguardare meno della metà del triennio del progetto approvato (2017-2019). Questa modalità di azione, quantomeno anomala, potrebbe peraltro essere osservata anche dal Ministero, che gestisce ed eroga i fondi.

Per questo abbiamo richiesto alla presidente Elisabetta De Blasis, di convocare a breve la Commissione Politiche Sociali, anche prima dei dieci giorni previsti dal Regolamento del Consiglio, considerando le imminenti scadenze. In quella occasione chiederemo anche di capire come la Giunta intenda dare seguito all’ordine del giorno approvato in Consiglio comunale, volto ad avviare un Progetto Sprar per minori nel territorio comunale.

Pur ritenendo da sempre che il sistema nazionale dell’accoglienza debba essere riformato, al fine di migliorare l’accoglienza nel principio dell’inclusione e dell’integrazione, siamo convinti che lo Sprar rappresenti ad oggi lo strumento migliore esistente, sotto diversi punti di vista

Incasellare correttamente i meccanismi amministrativi che lo garantiscono aiuta a gestire un sistema – che peraltro garantisce cospicue entrate annuali nelle casse comunali – con maggiore equità, trasparenza e tutela per migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Manifesti in città per la ricostruzione delle scuole: “Un anno di mancate promesse”

In una terra che continua periodicamente a tremare, e a quasi dieci anni dal sisma, la questione sulla sicurezza delle scuole è ancora lontanissima dall’essere risolta. Per questo la Coalizione Sociale ha avviato una campagna di sensibilizzazione e protesta con manifesti apparsi nei giorni scorsi in città e volantinaggi fuori le scuole.

Nessuna scuola di competenza comunale è stata ad oggi ricostruita, nonostante i 42 milioni in cassa da tempo. Più di 3.600 bambini e bambine (il 60% del totale) stanno crescendo nei Musp, strutture la cui provvisorietà è fonte ormai di numerosi problemi, mentre la maggior parte degli altri frequentano edifici di cui non si conoscono i livelli di sicurezza, non essendo state completate le verifiche di vulnerabilità.

Totalmente disattesi gli impegni di campagna elettorale del sindaco Pierluigi Biondi in materia, come la la tanto sbandierata “task force”, una consistente unità di personale che in cento giorni avviasse le pratiche.

Stando al cronoprogramma del Comune, rimasto fermo all’era Cialente (già fortemente deficitaria), ad oggi dovremmo avere già cinque scuole ricostruite: Paganica, Pettino, Arischia, Coppito e Santa Barbara, e in fase di ultimazione i lavori del polo di Sassa. Di tutte le altre non ci è dato sapere nulla. La realtà dei fatti è che invece di riaprire in sicurezza, le scuole continuano ad essere chiuse perché insicure, come è accaduto nello scorso novembre a Preturo e Arischia, dove le verifiche di vulnerabilità sismica hanno dato risultati prossimi allo zero.

Non va meglio per gli Istituti superiori, di competenza della Provincia, che hanno tutti bassi indici di vulnerabilità, ossia alti indici di rischio sismico. In una città che ha visto morire giovani in strutture scolastiche, circa 4 mila studenti e studentesse entrano ogni giorno in scuole non sicure. Caso emblematico ed eclatante è quello del Cotugno, uno dei licei più frequentati della città: dopo le scosse del gennaio 2017, studenti e personale hanno dovuto subire trasferimenti, doppi turni, chiusure e infine uno smembramento in ben 5 plessi diversi, a causa delle accertate condizioni di non sicurezza della sede.

Né il Comune né la Provincia hanno ancora chiarito dove gli oltre mille frequentanti dell’Istituto potranno svolgere le lezioni nel prossimo anno scolastico, durante il quale l’edificio di Pettino sarà sottoposto a lavori della Provincia, che comunque riguarderanno l’adeguamento statico e non il miglioramento sismico. Né è dato sapere dove e quando sarà costruita la nuova sede per la quale la Regione ha predisposto uno stanziamento di 13 milioni.

Il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, nel settembre scorso aveva annunciato la volontà di “ricostruire ex-novo” tutte le sedi di competenza provinciale, promettendo inoltre un tavolo interistituzionale tra gli enti, volto a pianificare una programmazione pluriennale. Superfluo sottolineare come questi proclami siano ad oggi rimasti tali.

All’immobilismo delle precedenti amministrazioni provinciale e comunale, si aggiungono le promesse mancate e i ritardi delle attuali amministrazioni.

La Coalizione sociale chiede: una puntuale informazione sullo stato dell’arte e sulla sicurezza degli edifici comunali e provinciali e l’attivazione reale di una task force adeguata agli impegni, che avvii immediatamente un cronoprogramma di lavori attendibile e verificabile.

L’avvio di una campagna mediatica è solo l’inizio di una più vasta mobilitazione sul tema della sicurezza delle scuole, punto ineludibile per una città che voglia dirsi sicura e offrire un futuro alle nuove generazioni.

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