“Lotto Giugno”: giovedì in festa con la Coalizione Sociale!

Sarà piazza San Basilio, di fronte il Dipartimento di scienze umane dell’Università degli studi dell’Aquila, la location di “Lotto Giugno”, una serata di musica, danza ed attivismo organizzata dalla Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila.

Si svolgerà, ovviamente, giovedì 8 giugno, a partire dalle ore 19. Sul palco saliranno alcune delle giovani band emergenti che negli ultimi anni hanno resa viva e frizzante la scena culturale aquilana, contribuendo per la loro parte anche alla difficile ricostruzione del tessuto sociale della comunità. A suonare saranno i Dabadub Sound System, la Zona Rossa Krew, i Margò, gli Sleeping Village e i Lithium Quartet. Ma ci saranno anche esibizioni di danza dei Vibin’Sista e New Kidz and the Block, mentre la chiusura sarà affidata alle magie del prestigiatore Lorenzo Scataglini. Alle ore 19:30, inoltre, ci sarà un’asta di alcune opere che diversi artisti del territorio hanno messo a disposizione a sostegno della Coalizione Sociale.

“Noi non torniamo in piazza, perché in piazza siamo sempre stati e sempre staremo – afferma Carla Cimoroni – l’appuntamento dell’8 giugno arriva a chiusura di una campagna elettorale tra le persone, e non tra i potentati. Una serata di convivialità come nel nostro stile, perché di cultura e socialità non parliamo, ma la pratichiamo quotidianamente”.

Il vergognoso scaricabarile sul disastro del Progetto Case

E’ vergognoso lo scaricabarile tra le coalizioni di destra e di centro sul disastro del Progetto Case. Un’operazione che all’epoca fu concordata con un patto tra le parti, con tanto di sorrisi e consegna delle chiavi, e che per molti suoi aspetti, a partire dalle localizzazioni, ha determinato il vero e proprio “urbificio” che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Una città esplosa, dilatata all’inverosimile, con scarsissima densità urbana in cui è complicatissimo offrire servizi pubblici, con un decadimento vertiginoso della nostra qualità della vita. Alcuni, tra cui molti di noi, già in quel lontano 2009 avevano avvertito con forza di questi rischi. Avevano proposto soluzioni alternative, più economiche, sostenibili e praticabili. Puntualmente ignorate.

Oggi, a pochi giorni dal voto, è francamente insopportabile sentire tutti i responsabili sparlare a proposito. Bertolaso addossa le responsabilità al Comune per la mancata manutenzione, quando quasi la metà degli isolatori installati non sono a norma, molte delle ditte costruttici sono incredibilmente fallite, ci sono processi in corso che coinvolgono personale della Protezione civile.

E’ semplicemente ridicolo pensare che dopo quattro anni siano crollati balconi per la mancata manutenzione. Molte di quelle case costosissime, molto di più delle definitive che si stanno ricostruendo, sono state costruite male, questa è la semplice verità. Ma in quale Paese dopo sette anni dalla costruzione oltre il 10% degli appartamenti risulta inagibile? E’ semplicemente scandaloso, la destra dovrebbe fare ammenda e assumersi le proprie responsabilità, altro che storie. Quei progetti erano nel cassetto da tempo, altrimenti nessuno avrebbe costruito all’Aquila, per esempio, condomini con le scale e tubature esterne che ovviamente ghiacciano l’inverno. Bertolaso dovrebbe chiedere scusa per tutto quello che è successo prima del terremoto e dopo, per aver utilizzato la nostra tragedia per coprire lo scandalo del G8, che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena.

L’amministrazione uscente, con in testa Cialente e il codazzo di tanti candidati nelle liste della coalizione di centro, poi ha inanellato una serie di contraddizioni uniche: dapprima indicò alla Protezione civile le aree sul quale costruire le Case, stando ben attenta a non calpestare i terreni dei potenti locali. Nel 2011 dichiarò che quella scelta fu fatta addirittura per “riqualificare le frazioni”, l’anno successivo acquisì al patrimonio comunale quegli appartamenti senza uno straccio di documentazione sullo stato, sulle polizze assicurative, sugli impianti. A scatola vuota, nonostante in consiglio comunale fummo durissimi nell’affermare che si stava compiendo un errore fatale. Poi sono stati inseriti nei preliminari del Piano Regolatore, per poi affermare recentemente che andranno tutte demolite, mentre nei nuovi quartieri-dormitorio non ci sono servizi. Un atteggiamento illogico e schizofrenico, che continuano a pagare gli aquilani.

Da tempo proponiamo uno studio serio sulle condizioni degli alloggi, piastra per piastra, appartamento per appartamento, per individuare dati alla mano quali edifici dovranno essere abbattuti e quali sono le aree che potranno essere fruite in futuro, mirando a ricucire le aree Case nella pianificazione urbanistica della città, ed in base a potenziali funzioni, ad esempio, come l’uso turistico, per gli studenti universitari a basso reddito, ed anche per la creazione di una rete diffusa di residenze per la disabilità (Durante e dopo di noi). Ammonta a 10 milioni di € la mobilità passiva sostenuta dalla nostra regione per servizi residenziali inesistenti e L’Aquila, con la sua cultura di attenzione alle fasce deboli, può divenire il punto di riferimento per le comunità limitrofe, anche provenienti dalle regioni confinanti.

Al gioco dello squallido scaricabarile non abbiamo mai giocato, e mai lo faremo. Gli aquilani e le aquilane, nell’urna, dovranno tenere conto di chi sono le responsabilità di questo disastro.

“Le frazioni al centro”: da est a ovest, tra le persone, per il cambiamento reale

Da est ad ovest, nelle frazioni della città, tra le persone per ascoltare, proporre, confrontarsi, consapevoli che un’alternativa reale è possibile. E’ il tour in camper che ha visto protagonisti i candidati e le candidate della Coalizione Sociale, in camper insieme alla candidata sindaca Carla Cimoroni, nel weekend scorso.

Il “grand tour” era un lungo viaggio per il continente europeo intrapreso dai giovani aristocratici, destinato ad approfondire e perfezionare il loro sapere. Una delle mete preferite era l’Italia, culla dell’arte, della cultura, delle antichità e anche densa di fervore politico. Al contrario, per la nostra coalizione civica oggi il “Grand tour” è stata occasione per dare voce alle frazioni, alle esperienze locali, spesso dimenticate dalla politica.

“Noi – affermano le candidate e i candidati della Coalizione Sociale – col nostro piccolo e breve ‘grand tour’, abbiamo voluto raggiungere tutte le persone che vivono nel nostro bellissimo comune, pieno di attrazioni architettoniche, paesaggistiche, ambientali, culturali, pieno di storia, di memoria e di possibilità di sviluppo economico e di cambiamento politico”.

Il 3 giugno il tour è partito in camper, insieme alla candidata sindaca, nelle frazioni a est e nord-est: Tempera, Camarda, Assergi, Paganica, San Gregorio e Onna, fra le persone per ascoltare, sentire e annotare le loro richieste, le loro proposte: “Renderle partecipi del nostro grande progetto di discontinuità e contaminazione”.

Ieri, 4 giugno, il tour è proseguito ad ovest e sud-ovest, facendo tappa a Coppito, Cansatessa, San Vittorino, Preturo, Sassa, Pagliare, Roio, Pianola e Bagno. Anche in questo caso Carla Cimoroni è stata accompagnata dai candidati e dalle candidate delle liste civiche autentiche, le uniche lontante dalle logiche del potere.

“Non facciamoci e non lasciatevi sfuggire l’occasione e l’opportunità di voltare pagina: cambia città! Resta qui”.

Servizi essenziali, la mobilità è un tema prioritario. Le sette proposte sui trasporti

Assessorato dedicato ai servizi pubblici essenziali, adeguate risposte ai cittadini e alle cittadine pendolari in entrata ed uscita ad est e ovest della città, introduzione del biglietto unico per il territorio, confronto inter-istituzionale permanente per il trasporto dedicato agli studenti, audizioni pubbliche per la nomina dei vertici delle aziende partecipate che gestiscono i servizi essenziali e servizio di trasporto collettivo “a chiamata” rafforzato per le frazioni. Sono le proposte della #CoalizioneSociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila sul tema della mobilità, considerato prioritario per la coalizione.

I PROBLEMI E LE OCCASIONI MANCATE. La città è esplosa, diffusa su un territorio enorme e scarsamente abitato, gli studenti fuori sede residenti in città sono diminuiti, non c’è “cultura del mezzo pubblico”. Quindi non si investe sulla mobilità pubblica. E così la causa diventa l’effetto, in un circolo vizioso che penalizza il diritto alla mobilità per tutte e tutti, a partire da chi di un mezzo proprio non può disporre per età, condizioni economiche o di salute, e da chi vive nelle frazioni più decentrate.

Emblema noto a tutti della generale “disattenzione”, locale e regionale, alla mobilità pubblica è senz’altro la fermata sulla Statale 80 in zona ovest: affollatissima, priva di pensiline, marciapiedi, biglietteria, parcheggi, lungo una statale di cui contribuisce a congestionare il traffico già al collasso. Un disagio di cui soffrono in particolare le centinaia di pendolari, già costretti a orari duri, che raggiungono Roma e altre località su autobus spesso vecchi, malandati e poco confortevoli.

Anche il sostegno e l’investimento di soldi pubblici a varianti, ponti e cavalcavia risponde alla logica dell’essere ineluttabilmente condannati a muoversi in macchina nella nostra città. Siamo già il capoluogo di provincia che conta il maggior numero di automobili pro capite, un record negativo che incide sulla qualità dell’aria che respiriamo come sulla qualità della nostra vita. Così come paradossale e sintomatico di scarsa attenzione e programmazione da parte della Regione è non aver previsto nel Contratto di Servizio con Trenitalia la messa in esercizio (mezzi e risorse) dell’infrastruttura ferroviaria in fase di ultimazione sul tracciato urbano dell’Aquila.

Su questo panorama sconfortante, si innesta la vicenda dell’Ama che deve confluire in Tua in tempi brevissimi in modo da realizzare le opportune economie di scala e il necessario efficientamento per affrontare le scadenze e le penalità previste dalla normativa nazionale, sempre più orientata verso le privatizzazioni. Noi crediamo che la tendenza al mezzo privato vada totalmente invertita, mettendo il diritto alla mobilità e il trasporto pubblico al centro delle politiche urbane.

LE PROPOSTE. Le nostre proposte sono: l’istituzione di un Assessorato ai servizi pubblici essenziali che metta al centro non la gestione aziendalistica delle partecipate, ma i servizi al territorio e al cittadino e governi, finalmente, in maniera organica l’affidamento del terminal di Collemaggio, la pedonalizzazione del centro storico, la regolazione della sosta, l’intermodalità con la metropolitana di superficie, la mobilità integrata (bike sharing, car sharing, infomobility).

La promozione di un tavolo di confronto tra Regione, Comune, rappresentanti dei lavoratori e degli utenti per rispondere alle esigenze dei lavoratori pendolari in merito a mezzi adeguati, biglietterie e rispetto degli orari e delle fasce di garanzia, tanto più che da tale servizio derivano importanti ricavi che consentono di sostenere anche le tratte meno frequentate e redditizie.

L’introduzione del biglietto unico a tempo come è già stato fatto, con successo, per l’area metropolitana Chieti/Pescara, che aumenterebbe anche in chiave turistica e ricettiva le relazioni della nostra città con il territorio che la circonda;

L’attivazione di un confronto costante con la “città universitaria” (istituzioni e studenti) per modulare l’offerta del trasporto pubblico in relazione alle esigenze di studio, ma anche di svago, e mettere a punto forme incentivanti quali tariffe minime forfettarie per l’intero anno accademico che costituiscano anche un introito fisso per l’azienda di trasporto pubblico.

La realizzazione di una fermata servita, sicura e confortevole in zona ovest, un “mini terminal”, dotato di stalli e di un parcheggio di scambio gestito dal Comune anche con convenzioni con Tua, che favoriscano gli utenti del servizio pubblico e in particolare i pendolari.

Le audizioni pubbliche per la nomina dei vertici delle aziende che gestiscono servizi essenziali, nel corso delle quali cittadini, lavoratori, giornalisti possano porre domande ai candidati per metterne in luce eventuali incompetenze, guai giudiziari e potenziali conflitti d’interesse.

Il rafforzamento del servizio di trasporto collettivo “a chiamata”, con mezzi elettrici, soprattutto per le aree e gli orari a domanda discontinua, pensiline accoglienti in cui siano indicati i tempi di attesa, con l’ausilio di applicazioni già presenti in numerose città.

Tutto questo non potrà prescindere, nel tempo, da un ripensamento profondo della pianificazione urbanistica che dovrà interrompere il processo di dispersione oggi in atto e tendere a una maggiore densità del tessuto urbano.

Per il momento, invece, il Piano regolatore generale (Prg) è nuovamente finito nel cassetto, e di politiche per la mobilità pubblica, anche da parte delle altre coalizioni, neppure l’ombra.

“Piani di recupero urbano”, un’occasione mancata. La nostra priorità è la pianificazione

Dopo più di otto anni dal terremoto del 2009 sui “Piani di recupero urbano” siamo all’anno zero. Ad oggi nessuno dei progetti, che dovrebbero riguardare la riqualificazione di aree periferiche del centro storico, ha ancora visto la luce.

Il primo a partire doveva essere quello di via XX Settembre, approvato nel 2014, che prevedeva demolizione e ricostruzione di alcuni edifici, aree verdi, insediamento di negozi e un affaccio su una piazza. Oggi in quell’area non c’è nulla, a parte una voragine. Il Piano di Santa Croce è stato approvato lo scorso anno ma ancora non vede l’avvio. Nel frattempo gli abitanti del quartiere rimangono sfollati a tempo indeterminato, e non conoscono il loro destino. Anche nell’ambito del “Piano di Porta Barete” il Comune non ha ancora risolto i problemi delle permute immobiliari (ferme al palo) né dei contratti per la ricostruzione dello stabile. Annunci, dietrofront, pasticci amministrativi stanno lasciando come eredità cittadini ancora sfollati, strascichi giudiziari e soprattutto un’area urbana nel completo degrado. Non ci dilunghiamo, poi, sul “Piano di viale della Croce Rossa“, sui piani ancora “in itinere” (nelle zone di Porta Leoni, via Sant’Andrea, etc.), dove “si sta discutendo senza discussione”.

E se per il centro storico ci sono enormi ritardi, l’occasione persa riguarda soprattutto le periferie in cui sono stati spesi milioni di euro con il risultato che quartieri dormitorio erano e tali sono rimasti: non una piazzetta, non un campetto, nessuna idea. Per non parlare delle frazioni.

D’altra parte l’acquisto equivalente che, opportunamente gestito, poteva essere uno strumento per favorire la riqualificazione di alcune zone, non ha impedito di ricostruire veri e propri scempi edilizi e urbanistici anche dentro le mura.

Non si è saputa cogliere l’opportunità generata dalla ricostruzione, ossia la riqualificazione per l’intera città, la visione d’insieme. L’attività dell’Assessorato, che doveva avere come priorità la definizione del nuovo PRG, è stata centrata quasi esclusivamente sulla Ricostruzione come se la rinascita di una città fosse la somma degli aggregati. Alla perenne ricerca del consenso, l’amministrazione uscente non è stata in grado di gestire l’inevitabile conflitto tra il sacrosanto diritto dei residenti di riavere una casa in tempi certi e la necessità di ridisegnare aree incongrue della città. Il fallimento degli strumenti partecipativi, che dovrebbero comporre e far emergere l’interesse collettivo e non la somma di interessi privati o di parte, è sotto gli occhi di tutti.

Siamo ancora in tempo per cambiare rotta, facendo della pianificazione una priorità per restituire bellezza al nostro territorio, non schiacciata sul tema dell’edificabilità, avendo il coraggio di demolire le tante brutture (“incongrui”) realizzate prima e dopo il sisma. Altrimenti come si può parlare di attrattività, come si può fare turismo?

Una pianificazione che metta al centro il bene comune che è il nostro paesaggio, attuata attraverso il confronto continuo con le cittadine e i cittadini, fondata su informazioni condivise, scandita da tempi certi, sensibile alle esigenze delle comunità. Metteteci alla prova.

Cambia città, resta qui!

Sottoservizi, Gsa e Di Benedetto: cos’altro deve accadere?

Conflitto di interessi di Americo Di Benedetto

Nella vicenda della riserva di 740mila euro riconosciuti dalla stazione appaltante Gran Sasso Acqua Spa (Gsa) alla Asse Centrale Scarl per i lavori dei sottoservizi in centro storico, è persino difficile individuare il fatto più scandaloso. Una riserva (soldi pubblici aggiuntivi assegnati alle imprese vincitrici dell’appalto) concessa in corso d’opera, caso più unico che raro, che alimenta il dubbio che sia solo la prima volta, ma non l’ultima, prima della conclusione dei lavori.

C’è ormai l’acclarato conflitto di interessi di Americo Di Benedetto, candidato sindaco con la coalizione di centro, presidente della Gran Sasso Acqua, l’azienda che riconosce la riserva alla consortile che si è aggiudicata l’appalto, di cui fa parte l’impresa di Gianni Frattale. Lo stesso che si protrae in queste settimane verso generosi sostegni per Di Benedetto in campagna elettorale.

Temevamo fin dall’inizio quello che si sta verificando: non c’è “armonizzazione” né coordinamento tra i lavori di ricostruzione in centro storico e il cantiere dei sottoservizi. Ma, aspetto ancor più eclatante, nelle ultime ore abbiamo assistito alla disinvolta ammissione del direttore tecnico di Gran Sasso Acqua, che dichiara alla stampa che “si sapeva dall’inizio che in 18 mesi sarebbe stato impossibile concludere”, che segnala l’assoluta incapacità programmatoria oltre che un atteggiamento prepotente – ma forse Di Benedetto preferirebbe dire “inelegante” – nei confronti dei destinatari ultimi dell’opera dei sottoservizi, ossia le cittadine e i cittadini, a cominciare dagli artigiani e dai commercianti che, nel frattempo, tentano di capire come “Fare centro”.

La nuova deadline che sposta la fine dei lavori alla fine del 2018 è attendibile, a questo punto? E’ così che Di Benedetto pensa di fare il sindaco, ossia sottraendo la propria amministrazione a qualsiasi controllo e verifica da parte della popolazione e del Consiglio comunale?

Questo atteggiamento è degno del miglior conflitto di interessi cui ci ha abituati nell’ultimo ventennio la destra berlusconiana, che presenzia in città a sostegno della coalizione di destra.

D’altronde nella lista di Di Benedetto (e non solo) trovano spazio candidati che cinque anni fa erano nelle liste di Forza Italia. Comprendiamo, d’altra parte, l’imbarazzo e il silenzio – colpevole e assordante – di chi, impegnato a sostenere Di Benedetto, si trova sempre più a dover difendere l’indifendibile. O è forse complicità?