Complicità e solidarietà alla madre che ha occupato il Progetto Case


E’ stata una giovane madre di due figlie con il suo gesto provocatorio a gridare che questa città è reale. E’ toccato a lei, che si è autodenunciata per aver occupato un appartamento del progetto Case inspiegabilmente vuoto da mesi, ricordare che nel nostro territorio c’è un disagio a cui l’amministrazione dovrebbe e potrebbe dare risposte, invece di impantanarsi in un’ideologica difesa dell’identitarismo sempre e comunque, e in sterili e logoranti conflitti interni.

A lei e alle sue figlie abbiamo portato la nostra comprensione e complicità per quanto si è trovata a dover affrontare e per come lo ha fatto. A tutte le cittadine e i cittadini che hanno dimostrato solidarietà nei confronti di questa famiglia, offrendo supporto e aiuto materiale e morale, va il nostro sincero ringraziamento.

Questa vicenda mette a nudo l’insipienza della maggioranza al governo della città infilando tra l’altro il Sindaco in un vicolo cieco, qualunque soluzione intenda dare. E sia chiaro che per noi l’unica soluzione possibile è quella di garantire un abitare dignitoso.

Del resto quello che è successo era assolutamente prevedibile: centinaia di alloggi pubblici vuoti, il bando per la loro assegnazione prima sospeso a un passo dalla pubblicazione della relativa graduatoria e infine annullato dopo 18 mesi, fiducia e aspettativa da parte degli oltre mille aspiranti assegnatari mortificate e disattese, nessuna alternativa all’orizzonte. C’è da stupirsi che quello di questa giovane madre sia l’unico caso del genere. Ma forse ce ne sono altri che semplicemente non sono stati resi pubblici.

La verità è che una madre non dovrebbe mai essere costretta a giustificare alle sue figlie il motivo per cui in casa si entra dalla finestra. La verità è che tutto questo non sarebbe successo se tanti spazi disponibili non fossero stati lasciati colpevolmente vuoti da una maggioranza al governo incapace di percepire le reali esigenze delle persone del nostro territorio. Il sospetto è che si preferisca invece gestire un patrimonio abitativo pubblico così sostanzioso a colpi di ordinanze e decreti emergenziali, tanto riservati quanto discrezionali. Almeno fino a che una giovane madre non reclama pubblicamente quello che le spetta.

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