Gran Sasso: no ai Commissari e alla chiusura del traforo, subito un confronto


La vicenda con cui si è arrivati all’annuncio della chiusura del traforo del Gran Sasso a partire dal prossimo 19 maggio sine die, segna l’ennesimo fallimento di una gestione inadeguata e superficiale da sempre: sia da parte della politica nazionale che nel gestire e affidare le concessioni delle infrastrutture strategiche si preoccupa più di garantire il profitto privato che la salvaguardia del bene pubblico; sia da parte della politica locale incapace negli anni di promuovere confronti e soluzioni condivise tra gli attori coinvolti per una gestione inevitabilmente complessa e nota da sempre, salvo invocare, al momento dell’emersione delle criticità, il ricorso al salvatore della patria di turno con il commissariamento.

Giova ricordare che quello a cui stiamo assistendo è un copione già visto per la questione della messa in sicurezza del sistema Gran Sasso (acquifero + autostrada + laboratori): dopo l’incidente dell’agosto 2002, fu dichiarato lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio delle province di L’Aquila e Teramo con la nomina di Angelo Balducci come Commissario straordinario, poi prorogata per anni. Com’è andata a finire è noto: oltre 80 milioni di euro spesi senza trasparenza né controllo da parte degli enti locali, in deroga alle normative vigenti, agevolando quella «cricca degli appalti»  che sarebbe emersa pochi anni dopo con arresti e condanne per corruzione e, soprattutto, senza che il problema fosse risolto!

La necessità di mettere in sicurezza il Gran Sasso, a cominciare dalla salvaguardia del bene comune acqua, non può essere l’ennesima occasione per Strada dei Parchi per alzare la posta sul piatto, minacciando la chiusura del traforo con danni incalcolabili a danno delle cittadine e dei cittadini, pendolari e studenti in primis, del tessuto sociale ed economico dei territori interessati, e di un’eccellenza quale i LNGS che di fatto dovranno sospendere gli esperimenti in corso.

Così come sul presente e sul futuro dei nostri territori e sulla salute di cittadine e cittadini non devono pesare i giochi di potere, gli equilibrismi tattici, le tensioni con e dentro il Governo in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. E ancora di più non deve essere, questa occasione, il terreno di scontro tra e dentro la politica locale e nazionale, a colpi di rimandi di responsabilità per giustificare, ancora una volta, il ricorso a un Commissario plenipotenziario in nome di un’”emergenza” nota da almeno vent’anni, che, esperienza insegna, non sarà certo la soluzione dei problemi.

Auspichiamo quindi un confronto urgente sulla questione con le parti in causa che coinvolga la città e tutti i territori interessati.

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