Il Centro Sperimentale di Cinematografia deve rimanere a L’Aquila, città della conoscenza


Chiediamo con forza che il Centro Sperimentale di Cinematografia rimanga a L’Aquila, il prossimo anno e in futuro.
Crediamo fermamente che la prospettiva di sviluppo del nostro territorio sia quella città della conoscenza di cui ci si riempie la bocca ma che poi, nei fatti, si stenta evidentemente a sostenere, coordinare ed integrare con il tessuto sociale e produttivo. La sede aquilana del CSC rappresenta un’eccellenza culturale e formativa che si inserisce perfettamente in questo quadro, così come altre importanti Istituzioni che già lavorano o si insedieranno nel nostro territorio, da quelle storicamente presenti e radicate ai più recenti GSSI e MAXXI.
Purtroppo, se non ci sarà un intervento in extremis da parte della Regione, il Centro sperimentale di Cinematografia a L’Aquila è
destinato a sparire già dal prossimo anno. Quella stessa Regione che, alla scadenza del 2016, non ha rinnovato la convenzione, e di
conseguenza il finanziamento annuo di circa 300.000 €, necessari al proseguimento dell’attività formative della Scuola. Quella stessa Regione che, come riferito in conferenza stampa dal Direttore del Centro Sperimentale, ha omesso di inviare il progetto formativo che la scuola aveva proposto per ottenere fondi CIPE dalla Struttura Tecnica di Missione. E che possa trattarsi “solo” di una dimenticanza non rende il fatto meno grave.
E’ appena il caso di ricordare che il CSC è una realtà sana, priva di debiti, che attrae studenti provenienti da tutte le regioni italiane e
non solo. E, soprattutto, che  le allieve e gli allievi, mentre sono impegnati a conseguire un titolo di studio unico nel suo genere,
producono  lavori di pregio proprio a partire dall’osservazione del nostro territorio, lavori che molto spesso hanno raggiunto ottimi
riconoscimenti in mostre e festival del settore. Si tratta, insomma, di un circolo virtuoso, esattamente quello che ci si aspetta da una moderna città della conoscenza, capace di cogliere come un’opportunità per il territorio e per lo sviluppo sociale, culturale e economico della città l’apporto di Istituzioni di qualità vecchie e nuove, capace di accogliere con servizi adeguati e coesivi cittadine e cittadini da generazioni o di adozione, capace soprattutto di (ri)costruire una comunità che sia in grado di “risuonare”, per dirla
con una felice espressione di Pierluigi Sacco, rispetto a cultura arte e innovazione. Perdere un pezzo di questo disegno solo per rispondere a logiche localistiche o settarie rappresenterebbe una sconfitta enorme.

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