Su Cotugno e Collemaggio si convochi Commissione Territorio, amministrazione inetta

A prescindere dall’esito della sentenza del TAR sul Liceo Cotugno, che ovviamente complica la vicenda, il punto vero è che il piano B per settembre 2018 non è diverso da quello di un anno fa, a dispetto delle promesse elettorali: studentesse e studenti sparpagliati in più siti, nessun lavoro avviato sull’attuale sede, nessuna iniziativa dell’Amministrazione comunale per pianificarne una nuova. Nel silenzio delle istituzioni del territorio, la preside del Cotugno Serenella Ottaviano ha proposto l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio per localizzare la nuova scuola.

Da tempo abbiamo richiesto la convocazione della Commissione Territorio, alla presenza del Sindaco e della ASL, per discutere della destinazione di quella bellissima area, strategica e colpevolmente abbandonata, su una parte della quale insiste anche il progetto del Parco della Luna, già finanziato con 10 milioni nell’ambito del Masterplan Abruzzo. Crediamo che la Commissione Territorio possa essere un’ottima occasione per verificare in concreto la possibilità di realizzare lì il nuovo Cotugno.

Torniamo a sollecitare la convocazione della Commissione con il coinvolgimento di tutti gli attori interessati, per conoscere le intenzioni dell’Amministrazione sull’area, a cominciare dal progetto già finanziato, e confrontarci su proposte di riqualificazione compatibili con le finalità previste dalla normativa per la riconversione degli ex ospedali psichiatrici. Chiediamo da tempo, pertanto, un confronto sul quartiere di Collemaggio che riteniamo urgente anche perché entro il 2019 dovranno partire i lavori finanziati dal Masterplan. Non vorremmo mai, infatti, che le inettitudini e il lassismo dell’amministrazione portassero a perdere ben 10 milioni di euro per il territorio aquilano e per il suo tessuto sociale.

A prescindere dalla ristrutturazione degli immobili, che implicherà tempi più lunghi, chiediamo che si intervenga da subito per riqualificare e rendere fruibile il parco, curando le aree verdi, mantenendo l’igiene dei luoghi e ripristinando l’illuminazione pubblica. Lo stato di abbandono in cui versa la zona, infatti, non è diverso dal degrado denunciato per il contiguo terminal di Collemaggio, oggetto della visita dell’assessora Mannetti e della sua reprimenda nei confronti della Società di gestione. La differenza è che nel caso dell’ex ospedale lo stato di abbandono è tutta responsabilità delle istituzioni. Per non parlare dei continui rinvii della passata come dell’attuale Amministrazione sulla riapertura del Parco del Sole.

La possibilità di localizzare una scuola – e magari anche altre – in un’area che va assolutamente recuperata per la collettività a ridosso delle mura cittadine, non congestionata e già servita dal trasporto pubblico deve essere vagliata al più presto. Sulla ricostruzione delle scuole cittadine denunciamo del resto da tempo ritardi inaccettabili.

Per tutto questo sollecitiamo la convocazione della Commissione Territorio e l’avvio di un percorso di confronto reale per il ripristino di tutta la zona di Collemaggio.

Stato dell’arte e prosecuzione del Progetto Sprar, Coalizione Sociale chiede chiarezza

Abbiamo chiesto, insieme a tutte le consigliere e i consiglieri di opposizione e alla consigliera straniera Edlira Banushaj, la convocazione urgente della Commissione Politiche Sociali sulla vicenda relativa allo stato dell’arte e alla prosecuzione del Progetto del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) nel Comune dell’Aquila.

A fine 2016, infatti, l’amministrazione aveva deliberato la volontà di proseguire le attività del Progetto Sprar anche per il triennio 2017-2019, impegnandosi a indire il bando pubblico, di cui però ad oggi non c’è traccia. In attesa quindi dell’avviso e del successivo affidamento, sia la giunta Cialente che la giunta Biondi hanno dato seguito alle attività ricorrendo a proroghe tecniche. Di sei mesi in sei mesi, la terza proroga scadrà il prossimo 30 giugno, a cui dovrà seguire necessariamente una quarta. Il Sindaco Biondi come l’Assessore Bignotti, del resto, hanno in più occasioni affermato che intende continuare a “fare SPRAR”. Ci si ritrova così, ad oggi, con un bando inesistente e che una volta indetto dovrà riguardare meno della metà del triennio del progetto approvato (2017-2019). Questa modalità di azione, quantomeno anomala, potrebbe peraltro essere osservata anche dal Ministero, che gestisce ed eroga i fondi.

Per questo abbiamo richiesto alla presidente Elisabetta De Blasis, di convocare a breve la Commissione Politiche Sociali, anche prima dei dieci giorni previsti dal Regolamento del Consiglio, considerando le imminenti scadenze. In quella occasione chiederemo anche di capire come la Giunta intenda dare seguito all’ordine del giorno approvato in Consiglio comunale, volto ad avviare un Progetto Sprar per minori nel territorio comunale.

Pur ritenendo da sempre che il sistema nazionale dell’accoglienza debba essere riformato, al fine di migliorare l’accoglienza nel principio dell’inclusione e dell’integrazione, siamo convinti che lo Sprar rappresenti ad oggi lo strumento migliore esistente, sotto diversi punti di vista

Incasellare correttamente i meccanismi amministrativi che lo garantiscono aiuta a gestire un sistema – che peraltro garantisce cospicue entrate annuali nelle casse comunali – con maggiore equità, trasparenza e tutela per migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Manifesti in città per la ricostruzione delle scuole: “Un anno di mancate promesse”

In una terra che continua periodicamente a tremare, e a quasi dieci anni dal sisma, la questione sulla sicurezza delle scuole è ancora lontanissima dall’essere risolta. Per questo la Coalizione Sociale ha avviato una campagna di sensibilizzazione e protesta con manifesti apparsi nei giorni scorsi in città e volantinaggi fuori le scuole.

Nessuna scuola di competenza comunale è stata ad oggi ricostruita, nonostante i 42 milioni in cassa da tempo. Più di 3.600 bambini e bambine (il 60% del totale) stanno crescendo nei Musp, strutture la cui provvisorietà è fonte ormai di numerosi problemi, mentre la maggior parte degli altri frequentano edifici di cui non si conoscono i livelli di sicurezza, non essendo state completate le verifiche di vulnerabilità.

Totalmente disattesi gli impegni di campagna elettorale del sindaco Pierluigi Biondi in materia, come la la tanto sbandierata “task force”, una consistente unità di personale che in cento giorni avviasse le pratiche.

Stando al cronoprogramma del Comune, rimasto fermo all’era Cialente (già fortemente deficitaria), ad oggi dovremmo avere già cinque scuole ricostruite: Paganica, Pettino, Arischia, Coppito e Santa Barbara, e in fase di ultimazione i lavori del polo di Sassa. Di tutte le altre non ci è dato sapere nulla. La realtà dei fatti è che invece di riaprire in sicurezza, le scuole continuano ad essere chiuse perché insicure, come è accaduto nello scorso novembre a Preturo e Arischia, dove le verifiche di vulnerabilità sismica hanno dato risultati prossimi allo zero.

Non va meglio per gli Istituti superiori, di competenza della Provincia, che hanno tutti bassi indici di vulnerabilità, ossia alti indici di rischio sismico. In una città che ha visto morire giovani in strutture scolastiche, circa 4 mila studenti e studentesse entrano ogni giorno in scuole non sicure. Caso emblematico ed eclatante è quello del Cotugno, uno dei licei più frequentati della città: dopo le scosse del gennaio 2017, studenti e personale hanno dovuto subire trasferimenti, doppi turni, chiusure e infine uno smembramento in ben 5 plessi diversi, a causa delle accertate condizioni di non sicurezza della sede.

Né il Comune né la Provincia hanno ancora chiarito dove gli oltre mille frequentanti dell’Istituto potranno svolgere le lezioni nel prossimo anno scolastico, durante il quale l’edificio di Pettino sarà sottoposto a lavori della Provincia, che comunque riguarderanno l’adeguamento statico e non il miglioramento sismico. Né è dato sapere dove e quando sarà costruita la nuova sede per la quale la Regione ha predisposto uno stanziamento di 13 milioni.

Il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, nel settembre scorso aveva annunciato la volontà di “ricostruire ex-novo” tutte le sedi di competenza provinciale, promettendo inoltre un tavolo interistituzionale tra gli enti, volto a pianificare una programmazione pluriennale. Superfluo sottolineare come questi proclami siano ad oggi rimasti tali.

All’immobilismo delle precedenti amministrazioni provinciale e comunale, si aggiungono le promesse mancate e i ritardi delle attuali amministrazioni.

La Coalizione sociale chiede: una puntuale informazione sullo stato dell’arte e sulla sicurezza degli edifici comunali e provinciali e l’attivazione reale di una task force adeguata agli impegni, che avvii immediatamente un cronoprogramma di lavori attendibile e verificabile.

L’avvio di una campagna mediatica è solo l’inizio di una più vasta mobilitazione sul tema della sicurezza delle scuole, punto ineludibile per una città che voglia dirsi sicura e offrire un futuro alle nuove generazioni.

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Iscrizione all’anagrafe per le persone senza dimora, Coalizione Sociale vince un’altra battaglia: “Primo passo verso gli invisibili della nostra comunità”

Il Comune dell’Aquila ha finalmente definito la possibilità di iscrizione all’anagrafe per le persone senza dimora. E’ un’altra vittoria della Coalizione Sociale, che dimostra per l’ennesima volta in meno di un anno come un’opposizione forte, ma costruttiva, possa portare dei frutti e migliorare la vita della comunità aquilana.

In seguito all’iniziativa della Coalizione Sociale – prima nel confronto con i funzionari dell’ufficio Anagrafe e poi con la presentazione della mozione per “L’istituzione dell’anagrafe per le persone senza dimora” da parte della consigliera Carla Cimoroni – dal 18 aprile scorso è possibile scaricare sul sito web dell’ente (qui) il modulo con cui le cittadine e i cittadini in determinate condizioni possono richiedere l’iscrizione secondo il criterio del “domicilio”. La mozione avrebbe dovuto essere discussa in Consiglio lo scorso 19 aprile, in una seduta rinviata a oggi 4 maggio. Non possiamo che esprimere soddisfazione per il fatto che la mozione sia stata attuata dall’amministrazione ancora prima di venire discussa e approvata dall’aula consiliare.

E’ una battaglia importante che ha voluto intraprendere la Coalizione Sociale a favore delle fasce più deboli della nostra comunità, persone che non avendo fino ad oggi la possibilità di essere iscritti all’anagrafe non avevano i requisiti minimi per accedere anche a servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria o i servizi sociali.

Il punto da sottolineare non è tanto quello dell’istituzione di un indirizzo fittizio, già previsto da una Delibera di Giunta del 2006, quanto quello del riconoscimento del principio dell’iscrizione secondo il criterio del “domicilio” per tutte e tutti coloro che evidentemente non sono in possesso dei requisiti per essere iscritti all’anagrafe secondo il consueto criterio della “residenza nella dimora abituale”.

Perché è proprio su questo criterio (il domicilio) che le amministrazioni locali si sono negli anni via via irrigidite, soprattutto in conseguenza dell’emanazione di leggi e della diffusione di un sentimento nei confronti dei fenomeni della povertà estrema e dell’emarginazione sociale, che hanno seguito logiche sempre più securitarie e repressive; logiche in cui si innesta anche la complessa normativa che regolamenta il soggiorno dei cittadini stranieri, comunitari e non, e a cui la prassi amministrativa spesso si adegua in maniera un po’ troppo acritica.

La pubblicazione della modulistica sul sito web del Comune dell’Aquila è una piccola grande battaglia vinta nella direzione di una città più attenta alle fasce più deboli dal punto di vista economico e sociale. Il riconoscimento del principio dell’iscrizione anagrafica per domicilio è solo un primo passo. Sarà fondamentale ora l’impegno e la disponibilità di tutti gli attori coinvolti (persone senza dimora, funzionari comunali, servizi sociali, organizzazioni del terzo settore, etc.) a muoversi insieme per garantire il diritto-dovere all’iscrizione anagrafica in tutte le modalità consentite dalle norme vigenti, in modo da rendere finalmente visibili anche i più emarginati, per provare a inserirli in percorsi di recupero e inclusione sociale.

Su questo è certo che continueremo a fare un’opposizione dura ma costruttiva, a vigilare e a metterci, se necessario, a disposizione degli interessati.

25 aprile all’Aquila, una grande giornata di liberazione antifascista: il programma

Una grande giornata antifascista con letture, assemblee, animazione per bambini e bambine, graffiti, musica, dj set e mostre fotografiche. È il 25 aprile all’Aquila, organizzato anche quest’anno dalla rete antifascista cittadina per promuovere e attualizzare i valori dell’antifascismo.

Dopo il successo dell’anno scorso a San Bernardino, la Liberazione quest’anno verrà celebrata al Parco del Castello, nel centro storico dell’Aquila. La giornata inizierà nel mattino (ore 11) con un omaggio al partigiano jugoslavo Panto Cemovič nel cimitero monumentale dell’Aquila, e a seguire (ore 12) l’omaggio a Giovanni Di Vincenzo presso il Casale Cappelli.

Dalle ore 16 via alla Festa della Liberazione nel piazzale antistante l’Auditorium del Parco. Ci saranno letture musicate per bambine, bambini e adulti a cura di Bibliobus e Nati nelle Note, la presentazione dell’iniziativa “Una pietra d’inciampo per Annina e Luigi” (a cura dell’associazione Annina Santomarrone), letture di resistenza a cura della Casa delle Donne e del caffè letterario del gruppo “Passione Letteratura L’Aquila”, un incontro dibattito sui territori resistenti d’Italia e diversi momenti artistici e musicali, con il rap e il rock a cura del laboratorio musicale Cobalto di CaseMatte, e l’esibizione della Music Band Together.

Per l’intera giornata saranno visitabili le mostre sulla resistenza e sulle “nuove resistenti” e animazione, a cura di Bibliobus e Koinonia – Ludobus Ri.Scossa. Ci sarà, infine, uno spazio dove poter mangiare e bere.

Affermare il proprio antifascismo, oggi, significa non permettere la revisione di una storia che si vorrebbe distorcere e meschinamente riscrivere, significa difendere i nostri valori di libertà, uguaglianza e giustizia sociale, significa lottare ogni giorno per comunità più aperte, solidali, accoglienti. Significa non lasciare spazio a chi, brillantato di un mantello di finta modernità, vorrebbe riportare la nostra città e il nostro Paese ai tempi più bui. Quelli della sofferenza, della discriminazione e della privazione delle libertà personali e dei diritti collettivi.

Per questo invitiamo tutta la cittadinanza a manifestare festosamente i valori dell’antifascismo il prossimo 25 aprile.

L’Aquila Antifascista

Lo stato dell’arte della ricostruzione delle scuole comunali dell’Aquila

Considerando che l’amministrazione comunale nicchia quando si paventa l’ipotesi di pubblicare documenti utili ai cittadini sul sito web istituzionale dell’ente, ci pensiamo noi: di seguito trovare, in formato excel scaricabile (in basso), il documento prodotto dalla Commissione Territorio e inviato ai consiglieri dopo la seduta di ieri [leggi qui].

Come abbiamo dimostrato con i fatti nel corso degli anni, la ricostruzione post-sisma delle scuole comunali dell’Aquila è una priorità assoluta per la Coalizione Sociale e, senza volerne fare un uso strumentale, speriamo che sia una priorità assoluta anche per la giunta comunale. Non potremo tollerare ancora ritardi, dopo anni e anni in cui la ricostruzione pubblica – e in particolar modo quella dell’edilizia scolastica – è stata ferma al palo.

Apprezziamo lo sforzo da parte del presidente della Commissione Raffaele Daniele, che ha voluto ottemperare all’obbligo previsto dalla mozione della Coalizione Sociale, approvata dal Consiglio comunale alla fine dello scorso anno. Ma a nove mesi dall’insediamento della nuova giunta, non ci basta assistere a un’estenuante ricognizione dello stato dell’arte, senza che venga fatta – e tantomeno comunicata – una pianificazione strategica, edificio per edificio, plesso per plesso.

Continueremo a vigilare affinché venga decisamente accelerato il processo di ricostruzione delle scuole dell’Aquila. Per il presente e il futuro della comunità, dei nostri figli e delle nostre figlie.

SCARICA IL DOCUMENTO SULLE SCUOLE DELL’AQUILA

No al gasdotto Snam: continua la mobilitazione sul territorio aquilano

Riportiamo di seguito un comunicato congiunto e condiviso da Coordinamento No Snam L’Aquila; Asbuc Paganica e San Gregorio; 3e32 / CaseMatte; Comitati No Snam Sulmona; Asbuc Arischia; Coalizione Sociale L’Aquila

Centinaia di persone hanno partecipato ieri all’assemblea convocata a Paganica per ribadire il no della popolazione al progetto del gasdotto Snam.

Come spieghiamo da anni, sono numerose le ragioni economiche, ambientali, di opportunità energetica e sicurezza sismica, sulla quale basare un’opposizione popolare forte e decisa al passaggio del gasdotto, che attraverserà anche il territorio comunale aquilano per ben 20 km, e che è parte di un’opera ancora più grande e dannosa che si collega fino al Tap pugliese.

La sveltina pre-natalizia, con la quale il Consiglio dei Ministri ha autorizzato la scellerata costruzione della centrale di compressione di Sulmona è l’ennesimo sfregio a un territorio già provato dai disastri naturali, abitato da popolazioni che non vogliono essere colonizzate, spopolate, sacrificate.

Apprezziamo il sostegno alla mobilitazione da parte della Regione, dei sindaci del territorio e delle istituzioni intervenute ieri. Chiediamo tuttavia prese di posizione forti e azioni concrete anche nei confronti delle forze politiche protagoniste nei governi nazionali che negli ultimi venti anni hanno fatto la loro parte nell’iter autorizzativo del progetto.

Daremo nelle prossime settimane seguito a quanto da noi proposto e deciso nel corso dell’incontro di ieri. E’ infatti necessario percorrere due strade parallele e complementari: una che persegua il sabotaggio giuridico, attraverso i ricorsi e l’utilizzo prezioso degli usi civici, bene della collettività; l’altra che costruisca sul territorio un’ampia mobilitazione popolare. Una voce così forte da essere udita a Roma. Per questo anche da L’Aquila sarà importante partecipare anche alla grande assemblea regionale che si terrà a breve a Sulmona.

Per questo nei prossimi giorni organizzeremo altre assemblee No Snam nelle frazioni aquilane interessate dal tracciato del gasdotto, con lo scopo di amplificare e rafforzare la mobilitazione, attraverso un coordinamento di comitati, usi civici, associazioni, forze politiche e singoli cittadini, aperto a chiunque voglia fattivamente opporsi al progetto.

Il territorio aquilano, la valle dell’Aterno, l’Abruzzo interno e l’intero Appennino centrale sono ostili al gasdotto Snam.

 

La sicurezza e il futuro del centro storico dell’Aquila

Da anni denunciamo l’assoluta inadeguatezza nella gestione del centro storico dell’Aquila. Il crollo di via Paganica, avvenuto due notti fa, è solo l’ennesimo in un luogo che, a otto anni e mezzo dal terremoto del 2009, è per lo più lasciato all’abbandono. Un altro episodio che dimostra quanto il problema “sicurezza” nel centro storico non riguardi i migranti, i bar o le scritte sui muri, ma l’incolumità quotidiana delle persone in relazione agli edifici pericolanti, generata dalla confusione incredibile perpetrata negli anni di non-gestione post-terremoto.

Oggi ancora quasi metà del centro risulta ancora in zona rossa, anche se molte sono le vie percorse quotidianamente a piedi o in auto, da migliaia di aquilani e aquilane, stufi ormai di vivere la città come eterni terremotati. Centinaia sono i cittadini che abitano o lavorano in edifici rientranti in zona rossa: una situazione inaccettabile, ancora di più se si pensa che abitanti, operatori e professionisti sono costretti a sottoscrivere una liberatoria che solleva l’amministrazione comunale da ogni responsabilità civile e penale “derivante da danni a persone o cose occorsi durante la permanenza nelle aree”. Una linea, quest’ultima, che anche il Sindaco Biondi ha ritenuto di dover seguire, in totale e perfetta continuità con la (non)gestione del centro storico della passata amministrazione.

La condizione attuale è il frutto di una pianificazione della ricostruzione a macchia di leopardo, dove non si è scelto di chiudere, ricostruire e riaprire intere zone progressivamente, ma tutto è stato lasciato, nella migliore delle ipotesi, al caso. Una situazione che non sembra saper raddrizzare la nuova amministrazione, del resto un controllo capillare degli accessi è evidentemente inattuabile.

Ma sarà giunto finalmente il momento di programmare verifiche costanti, chiudere le strade a rischio ancora disabitate, e nel contempo mettere in sicurezza quelle ormai popolate, come chiediamo da tempo? Giusto un anno fa il Consiglio comunale approvò all’unanimità un ordine del giorno per impegnare l’Amministrazione in questo senso.

Continuiamo, anche con l’amministrazione di destra, a ribadire le nostre proposte: messa in sicurezza delle aree a rischio per garantire massima fruibilità e vivibilità possibili; fondi per verifiche e operazioni di manutenzione nei centri storici dell’Aquila e delle sue frazioni; informazioni continue e aggiornate a cittadini, operatori della ricostruzione e visitatori.

Affinché tutto ciò possa finalmente avvenire ribadiamo come sia necessario porsi il problema di come governare, nel presente, la transitorietà complessa in cui vive il centro storico della città. Per farlo non resta che dar vita ad un’amministrazione diretta e diffusa che coinvolga, mettendoli su uno stesso tavolo, residenti, imprese, commercianti, associazioni e polizia municipale, in modo da poter dare una risposta immediata, dinamica e flessibile alla situazione in continuo mutamento, tra pericoli di nuovi crolli e altri mille problemi che sorgono ogni giorno, tra cantieri che aprono e chiudono, e interdizioni temporanee che iniziano o cessano.

Un (auto) governo del centro storico possibile solo attraverso un ritrovato protagonismo delle cittadine e dei cittadini. L’Aquila deve riprendere in mano le sorti del suo centro e cioè della sua anima, in caso contrario rimarremo in pericolo costante, dispersi e terremotati a vita. E non ci sarà “sicurezza” che tenga.

La Coalizione Sociale aderisce alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Sabato 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, saremo a Roma alla manifestazione nazionale per dire ancora una volta NO alla violenza maschile e di genere in tutte le sue forme.

E saremo anche con la Biblioteca delle donne che compie 30 anni di attività e con il Centro Antiviolenza che ne compie 10, nella nostra città.

Ci saremo perché la violenza a cui ci opponiamo ce l’ha un genere, eccome se ce l’ha: è quella che colpisce a partire dall’identità o scelta sessuale, è quella che viviamo nei posti di lavoro, quando subiamo molestie, discriminazioni o abusi di potere, è quella dei social media e dei giornali per cui o siamo colpevoli o siamo bisognose di protezione altrui, è quella degli stupri e dei femminicidi ed è quella che strumentalizza persino stupri e femminicidi per giustificare derive razziste e xenofobe.

La violenza maschile sulle donne è fatta da forme e modalità diverse, anche se la violenza fisica è quella più riconoscibile. Non esiste un profilo standard della donna che subisce violenza e questo perché la violenza coinvolge tutte. E, soprattutto, la questione non è numerica ma culturale.

Le donne non hanno bisogno di protezione, ma innanzitutto di rispetto per le esperienze e le determinazioni che, autonomamente, agiscono.

Anche per questo ci uniamo alla rabbia per la rimozione del manifesto recante una poesia di Anna Maria Giancarli contro i femminicidi, dalla facciata della sede municipale e chiediamo che venga esposto nuovamente a Palazzo Fibbioni. A questo proposito vorremmo anche sapere cosa ne pensa la detentrice della delega alle Pari opportunità, e ancora cosa pensa dell’iniziativa “negazionista” andata in scena qualche giorno fa ad opera di partiti che sostengono l’attuale Giunta. Confidiamo che possa chiarire alla sua maggioranza che la distinzione tra le vittime c’è eccome, e non si tratta di dati “più sfavorevoli per le vittime di genere femminile”, non si tratta cioè di soli numeri. Altrimenti che senso avrebbe il convegno organizzato per oggi dall’Assessorato dall’eloquente titolo “Viva la Differenza. Abbasso l’Indifferenza”?

Dal canto nostro, torneremo da Roma con il Piano messo a punto da migliaia di donne contro la violenza di genere, pieno di proposte da declinare anche a livello comunale. Chiediamo all’Assessora la convocazione di un tavolo che coinvolga realtà e associazioni femministe per discutere delle misure da attuare nella nostra città nella convinzione che “le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”.