Lo stato dell’arte della ricostruzione delle scuole comunali dell’Aquila

Considerando che l’amministrazione comunale nicchia quando si paventa l’ipotesi di pubblicare documenti utili ai cittadini sul sito web istituzionale dell’ente, ci pensiamo noi: di seguito trovare, in formato excel scaricabile (in basso), il documento prodotto dalla Commissione Territorio e inviato ai consiglieri dopo la seduta di ieri [leggi qui].

Come abbiamo dimostrato con i fatti nel corso degli anni, la ricostruzione post-sisma delle scuole comunali dell’Aquila è una priorità assoluta per la Coalizione Sociale e, senza volerne fare un uso strumentale, speriamo che sia una priorità assoluta anche per la giunta comunale. Non potremo tollerare ancora ritardi, dopo anni e anni in cui la ricostruzione pubblica – e in particolar modo quella dell’edilizia scolastica – è stata ferma al palo.

Apprezziamo lo sforzo da parte del presidente della Commissione Raffaele Daniele, che ha voluto ottemperare all’obbligo previsto dalla mozione della Coalizione Sociale, approvata dal Consiglio comunale alla fine dello scorso anno. Ma a nove mesi dall’insediamento della nuova giunta, non ci basta assistere a un’estenuante ricognizione dello stato dell’arte, senza che venga fatta – e tantomeno comunicata – una pianificazione strategica, edificio per edificio, plesso per plesso.

Continueremo a vigilare affinché venga decisamente accelerato il processo di ricostruzione delle scuole dell’Aquila. Per il presente e il futuro della comunità, dei nostri figli e delle nostre figlie.

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No al gasdotto Snam: continua la mobilitazione sul territorio aquilano

Riportiamo di seguito un comunicato congiunto e condiviso da Coordinamento No Snam L’Aquila; Asbuc Paganica e San Gregorio; 3e32 / CaseMatte; Comitati No Snam Sulmona; Asbuc Arischia; Coalizione Sociale L’Aquila

Centinaia di persone hanno partecipato ieri all’assemblea convocata a Paganica per ribadire il no della popolazione al progetto del gasdotto Snam.

Come spieghiamo da anni, sono numerose le ragioni economiche, ambientali, di opportunità energetica e sicurezza sismica, sulla quale basare un’opposizione popolare forte e decisa al passaggio del gasdotto, che attraverserà anche il territorio comunale aquilano per ben 20 km, e che è parte di un’opera ancora più grande e dannosa che si collega fino al Tap pugliese.

La sveltina pre-natalizia, con la quale il Consiglio dei Ministri ha autorizzato la scellerata costruzione della centrale di compressione di Sulmona è l’ennesimo sfregio a un territorio già provato dai disastri naturali, abitato da popolazioni che non vogliono essere colonizzate, spopolate, sacrificate.

Apprezziamo il sostegno alla mobilitazione da parte della Regione, dei sindaci del territorio e delle istituzioni intervenute ieri. Chiediamo tuttavia prese di posizione forti e azioni concrete anche nei confronti delle forze politiche protagoniste nei governi nazionali che negli ultimi venti anni hanno fatto la loro parte nell’iter autorizzativo del progetto.

Daremo nelle prossime settimane seguito a quanto da noi proposto e deciso nel corso dell’incontro di ieri. E’ infatti necessario percorrere due strade parallele e complementari: una che persegua il sabotaggio giuridico, attraverso i ricorsi e l’utilizzo prezioso degli usi civici, bene della collettività; l’altra che costruisca sul territorio un’ampia mobilitazione popolare. Una voce così forte da essere udita a Roma. Per questo anche da L’Aquila sarà importante partecipare anche alla grande assemblea regionale che si terrà a breve a Sulmona.

Per questo nei prossimi giorni organizzeremo altre assemblee No Snam nelle frazioni aquilane interessate dal tracciato del gasdotto, con lo scopo di amplificare e rafforzare la mobilitazione, attraverso un coordinamento di comitati, usi civici, associazioni, forze politiche e singoli cittadini, aperto a chiunque voglia fattivamente opporsi al progetto.

Il territorio aquilano, la valle dell’Aterno, l’Abruzzo interno e l’intero Appennino centrale sono ostili al gasdotto Snam.

 

La sicurezza e il futuro del centro storico dell’Aquila

Da anni denunciamo l’assoluta inadeguatezza nella gestione del centro storico dell’Aquila. Il crollo di via Paganica, avvenuto due notti fa, è solo l’ennesimo in un luogo che, a otto anni e mezzo dal terremoto del 2009, è per lo più lasciato all’abbandono. Un altro episodio che dimostra quanto il problema “sicurezza” nel centro storico non riguardi i migranti, i bar o le scritte sui muri, ma l’incolumità quotidiana delle persone in relazione agli edifici pericolanti, generata dalla confusione incredibile perpetrata negli anni di non-gestione post-terremoto.

Oggi ancora quasi metà del centro risulta ancora in zona rossa, anche se molte sono le vie percorse quotidianamente a piedi o in auto, da migliaia di aquilani e aquilane, stufi ormai di vivere la città come eterni terremotati. Centinaia sono i cittadini che abitano o lavorano in edifici rientranti in zona rossa: una situazione inaccettabile, ancora di più se si pensa che abitanti, operatori e professionisti sono costretti a sottoscrivere una liberatoria che solleva l’amministrazione comunale da ogni responsabilità civile e penale “derivante da danni a persone o cose occorsi durante la permanenza nelle aree”. Una linea, quest’ultima, che anche il Sindaco Biondi ha ritenuto di dover seguire, in totale e perfetta continuità con la (non)gestione del centro storico della passata amministrazione.

La condizione attuale è il frutto di una pianificazione della ricostruzione a macchia di leopardo, dove non si è scelto di chiudere, ricostruire e riaprire intere zone progressivamente, ma tutto è stato lasciato, nella migliore delle ipotesi, al caso. Una situazione che non sembra saper raddrizzare la nuova amministrazione, del resto un controllo capillare degli accessi è evidentemente inattuabile.

Ma sarà giunto finalmente il momento di programmare verifiche costanti, chiudere le strade a rischio ancora disabitate, e nel contempo mettere in sicurezza quelle ormai popolate, come chiediamo da tempo? Giusto un anno fa il Consiglio comunale approvò all’unanimità un ordine del giorno per impegnare l’Amministrazione in questo senso.

Continuiamo, anche con l’amministrazione di destra, a ribadire le nostre proposte: messa in sicurezza delle aree a rischio per garantire massima fruibilità e vivibilità possibili; fondi per verifiche e operazioni di manutenzione nei centri storici dell’Aquila e delle sue frazioni; informazioni continue e aggiornate a cittadini, operatori della ricostruzione e visitatori.

Affinché tutto ciò possa finalmente avvenire ribadiamo come sia necessario porsi il problema di come governare, nel presente, la transitorietà complessa in cui vive il centro storico della città. Per farlo non resta che dar vita ad un’amministrazione diretta e diffusa che coinvolga, mettendoli su uno stesso tavolo, residenti, imprese, commercianti, associazioni e polizia municipale, in modo da poter dare una risposta immediata, dinamica e flessibile alla situazione in continuo mutamento, tra pericoli di nuovi crolli e altri mille problemi che sorgono ogni giorno, tra cantieri che aprono e chiudono, e interdizioni temporanee che iniziano o cessano.

Un (auto) governo del centro storico possibile solo attraverso un ritrovato protagonismo delle cittadine e dei cittadini. L’Aquila deve riprendere in mano le sorti del suo centro e cioè della sua anima, in caso contrario rimarremo in pericolo costante, dispersi e terremotati a vita. E non ci sarà “sicurezza” che tenga.

La Coalizione Sociale aderisce alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Sabato 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, saremo a Roma alla manifestazione nazionale per dire ancora una volta NO alla violenza maschile e di genere in tutte le sue forme.

E saremo anche con la Biblioteca delle donne che compie 30 anni di attività e con il Centro Antiviolenza che ne compie 10, nella nostra città.

Ci saremo perché la violenza a cui ci opponiamo ce l’ha un genere, eccome se ce l’ha: è quella che colpisce a partire dall’identità o scelta sessuale, è quella che viviamo nei posti di lavoro, quando subiamo molestie, discriminazioni o abusi di potere, è quella dei social media e dei giornali per cui o siamo colpevoli o siamo bisognose di protezione altrui, è quella degli stupri e dei femminicidi ed è quella che strumentalizza persino stupri e femminicidi per giustificare derive razziste e xenofobe.

La violenza maschile sulle donne è fatta da forme e modalità diverse, anche se la violenza fisica è quella più riconoscibile. Non esiste un profilo standard della donna che subisce violenza e questo perché la violenza coinvolge tutte. E, soprattutto, la questione non è numerica ma culturale.

Le donne non hanno bisogno di protezione, ma innanzitutto di rispetto per le esperienze e le determinazioni che, autonomamente, agiscono.

Anche per questo ci uniamo alla rabbia per la rimozione del manifesto recante una poesia di Anna Maria Giancarli contro i femminicidi, dalla facciata della sede municipale e chiediamo che venga esposto nuovamente a Palazzo Fibbioni. A questo proposito vorremmo anche sapere cosa ne pensa la detentrice della delega alle Pari opportunità, e ancora cosa pensa dell’iniziativa “negazionista” andata in scena qualche giorno fa ad opera di partiti che sostengono l’attuale Giunta. Confidiamo che possa chiarire alla sua maggioranza che la distinzione tra le vittime c’è eccome, e non si tratta di dati “più sfavorevoli per le vittime di genere femminile”, non si tratta cioè di soli numeri. Altrimenti che senso avrebbe il convegno organizzato per oggi dall’Assessorato dall’eloquente titolo “Viva la Differenza. Abbasso l’Indifferenza”?

Dal canto nostro, torneremo da Roma con il Piano messo a punto da migliaia di donne contro la violenza di genere, pieno di proposte da declinare anche a livello comunale. Chiediamo all’Assessora la convocazione di un tavolo che coinvolga realtà e associazioni femministe per discutere delle misure da attuare nella nostra città nella convinzione che “le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”.

Avviso direttore Tsa: le richieste della Coalizione Sociale

È scaduto ieri, 15 novembre, dopo soli 12 giorni di pubblicazione l’avviso per la selezione del direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo.

Le domande saranno esaminate dal Consiglio d’Amministrazione del Tsa tramite procedura comparativa dei curricula. Nessun riferimento nel bando a progetti di direzione artistica, come lamentato anche da alcuni operatori. Vorremmo poter dare per scontato che saranno valutati in una fase successiva, se davvero si intende segnare un cambio di passo rispetto a nomine che da decenni sono esclusivamente appannaggio della politica.

Speriamo intanto che, come si conviene a un’Istituzione culturale regionale, siano arrivate candidature qualificate da tutta Italia.

Come primo e imprescindibile segnale di svolta chiediamo che tali candidature e relativi curricula siano pubblicati sul sito web del Tsa nel giro di pochi giorni e comunque prima che venga effettuata la selezione.

Chiediamo inoltre di rendere pubbliche le motivazioni alla base delle scelte operate dal CdA per consentire a cittadini, operatori e candidati stessi di conoscere i criteri utilizzati. In questo modo ognuno potrà farsi un’idea sulle motivazioni che hanno portato alla scelta del direttore conoscendo i partecipanti e potendo comparare i curricula.

E’ necessario infatti dissipare ogni dubbio che si tratti dell’ennesima ratifica di scelte già fatte a monte in base a pressioni politiche o di potere che hanno portato all’unico risultato di una crisi progettuale che va avanti ormai da anni.

La trasparenza premia: lo dimostrano i tanti Enti culturali che hanno adottato questa modalità da tempo, ottenendo riconoscimenti sia in termini di pubblico che di finanziamenti.

E-Care, Coalizione Sociale: “No ad altri licenziamenti, innalzare la qualità del lavoro”

In un territorio dove “piovono” milioni di euro l’anno la crisi occupazionale è sempre più grave, come dimostrano numerosi rapporti anche di recente pubblicazione. Ne è un esempio lampante la crisi del call center E-Care di Monticchio, dove ben 200 persone sono giudicate dall’azienda in esubero e quindi rischiano di perdere a breve il lavoro, che in molti casi rappresenta l’unica entrata in famiglia.

Sindacati, Regione e anche il Sindaco (allora candidato in campagna elettorale) chiesero in estate l’apertura del tavolo ministeriale. Oggi questo è stato aperto ma finora è servito solo a prendere atto dello strappo dell’azienda, che senza colpo ferire sostiene neanche tanto velatamente la volontà di andare via da L’Aquila. Dalla stessa città, è doveroso ricordarlo, dove era arrivata all’indomani del terremoto nel 2009, attratta dal profumo degli incentivi pubblici.

Esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici di E-Care e ci mettiamo a disposizione per contribuire alla risoluzione del problema. Siamo inoltre consapevoli che, a differenza di quanto sostenuto da alcuni e annunciato dalla destra in campagna elettorale, è oggi velleitario considerare quello dei contact center “settore strategico per il futuro della città“. E la vicenda E-Care, come quella di altre aziende presenti a L’Aquila, ne è la dimostrazione: per ridurre sempre più il costo del lavoro, il settore continua ad essere caratterizzato da una folle corsa al “massimo ribasso”, provocando così continue delocalizzazioni. Inoltre, in assenza di concreti investimenti, in futuro sarà uno dei primi a subire gli effetti dell’automazione tecnologica.

Occorre invece impostare finalmente una visione d’insieme sul futuro dell’economia cittadina, basata innanzitutto sull’innalzamento della qualità e delle condizioni di lavoro, senza perdere di vista l’obiettivo prioritario: evitare di perdere da subito altri posti di lavoro. La città, già fortemente sofferente, non potrebbe reggerlo.

L’Aquila ha bisogno di investimenti occupazionali seri

Desta profondo sconforto e preoccupazione la vicenda della Intecs che vedrebbe i lavoratori utilizzati quasi come un’arma di ricatto da parte dell’impresa nei confronti della Regione. Per quanto la società abbia (tardivamente) smentito che le procedure di licenziamento siano state avviate per fare pressione sulla Regione Abruzzo in merito all’assegnazione dei fondi POR-FESR, non possiamo che condividere la richiesta dei lavoratori di “coinvolgimento di aziende serie in grado di elaborare veri piani industriali e capaci di valorizzare le competenze dei ricercatori”.

Una storia vista già troppe volte, infatti, per il polo elettronico: quella di aziende che in cambio di finanziamenti pubblici hanno di fatto solo alimentato la lenta agonia di laboratori di eccellenza, depauperandoli via via di risorse umane e strumentali. Del caso più clamoroso abbiamo parlato tante volte negli ultimi anni: milioni di euro regalati ad Accord Phoenix hanno prodotto finora pochissimi posti di lavoro, in una vicenda che ad oggi è tutt’altro che chiarita.

Dopo gli annunci di rito e l’apertura, oltre un anno fa, di un tavolo di trattative in Regione per promuovere progetti imprenditoriali che riassorbissero i lavoratori Intecs, non è successo nulla: un segnale preoccupante della scarsa attrattività del nostro territorio per le imprese, vuoi per la mancanza di servizi, vuoi per la lentezza dei bandi regionali, vuoi anche per un tessuto imprenditoriale troppo spesso asfittico se non nell’accaparramento dei fondi strutturali europei.

E non si può certo aspettare che progetti come la sperimentazione del 5G producano ricadute occupazionali importanti sul territorio. Ammesso e non concesso, infatti, che un’attività di sperimentazione – che a fronte di importanti contributi pubblici comporta un limitato numero di nuovi posti di lavoro altamente qualificati – produca automaticamente nel tempo una ricaduta occupazionale più ampia, questa città non può permettersi di aspettare così a lungo.

Il nostro territorio ha bisogno da subito di investimenti seri: la Regione vigili affinché tali investimenti valorizzino le nostre eccellenze e creino nuova occupazione di qualità. E ognuno si assuma le proprie responsabilità se le promesse e gli impegni non si traducono in risultati concreti.

L’ultimo saluto a Mauro Zaffiri

Stamattina abbiamo salutato per l’ultima volta Mauro Zaffiri. La sua famiglia mi ha chiesto di ricordare l’impegno politico condiviso negli anni del dopo terremoto. Ne sono stata onorata e ne sarò per sempre grata.

“Oh, ma te lo immagini a tenerne 100 come Zaffiri, a esserne 100 come lui! che cosa si potrebbe fare in campagna elettorale! o nell’organizzazione delle manifestazioni, degli eventi, delle lotte! La rivoluzione!” … è una delle prime cose che mi vengono in mente pensando a lui e ricordando gli ultimi otto anni, quelli del dopo terremoto, quelli in cui l’ho conosciuto bene.
Perché Mauro Zaffiri all’opera era stupefacente, un concentrato di intuizione, energia, generosità e cocciutaggine.

Nella stagione di lotta e di movimento del dopo terremoto, con Mauro e anche grazie a Mauro, in molti abbiamo creduto e dato vita a un nuovo progetto politico, una sfida persino alle esperienze da cui lui pure proveniva e che aveva sostenuto “prima”. Perché nella vita di tutti noi, come di questa città, diceva lui, “c’è un prima e c’è un dopo”, e in quel dopo lui aveva avuto la capacità e il coraggio di intuire e di puntare sul fermento, la potenzialità, la voglia di mettersi in gioco di quel momento doloroso e concitato, soprattutto da parte di tanti giovani.

Non rispondeva mai a una mail, ma le leggeva tutte; anche se mancava a qualche riunione, quando tornava sapeva tutto, aveva già parlato con chi doveva parlare e ti rifilava un’analisi politica di una lucidità impressionante e disarmante, ma sopratutto rendeva semplice e realizzabile quello che ci sembrava complicato: “Lo volemo fa’? E allora se fa’, se fa’“, si può fare tutto, diceva anche perché a volte, per non tradire se stessi, semplicemente si DEVE fare.

Siamo certi che chi come noi ha condiviso con lui un pezzo di strada, non lo dimenticherà mai, che sia nella politica, nello sport, nella cultura. Che poi la politica, lo sport e gli eventi culturali che organizzava facevano parte in fondo dello stesso progetto, che metteva al centro le ragazze e e i ragazzi di questa città, a partire dalle sue periferie geografiche e sociali.

Politica, sport, cultura: interessi della sua vita e del suo impegno strettamente legati tra loro, in cui investiva in maniera rivoluzionaria tutto il suo tempo e le sue risorse. Incredibilmente, tra il negozio e la squadra di rugby, riusciva a non mancare mai alle sedute decisive di Consiglio comunale; con l’agire concreto e quotidiano, ha segnato la differenza tra il vivere di politica e il vivere di passione per la politica.

Il 3 luglio, costretto al riposo dalla malattia, pubblicava facendola sua una citazione bellissima: “Io non perdo mai: o vinco, o imparo“. Una frase che si addice perfettamente alla forza della natura che era, al suo entusiasmo per la vita, al suo non arrendersi: è l’eredità più grande che lasci a tutti noi che ti abbiamo conosciuto: le cose in cui si crede, semplicemente si fanno, e non importa nemmeno che si vinca, ciò che conta davvero è dare tutto.

No, uno così non lo incontriamo più, ma Mauro ci ha fatto vedere cosa possiamo essere. Ed io conosco già meravigliosi giovani epigoni che hanno raccolto la palla che hai passato per l’ultima volta: generosi, tenaci, operativi, disponibili all’impegno dietro le quinte, nelle retrovie, a quello che precede, accompagna e segue l’evento principale, quell’impegno indispensabile per la riuscita della causa collettiva, e poco percepibile dai più: programmare, montare, smontare, allestire, organizzare, comunicare, ma soprattutto pensare prima degli altri a quello che può succedere di più o meno augurabile, prevederlo e prevenirlo.

Mauro nutriva un rispetto e un’ammirazione enormi per il contributo delle donne alla società e alla politica, così grandi da non fare sconti a nessuna quando pure sentiva l’incontenibile necessità e urgenza di rifilarti un’amichevole, disinteressata e furibonda cazziata. Per questo, mille volte grazie per le volte che mi hai fatto arrabbiare e piangere. Grazie per le discussioni, i silenzi sotto i baffi, le provocazioni, il sorriso che si apriva negli occhi, le sbuffate impazienti, le riflessioni lucide.

Quando ti ho visto l’altra sera, per l’ultima volta, ormai esanime, ho pensato: “Chissà se almeno adesso sei veramente in pace”. Ma, in fondo, io preferisco ricordarti e pensarti in eterna tensione verso una società più libera e aperta, più solidale e più giusta.
Grazie per la passione, l’amore e la ferocia. Avevamo ancora bisogno di te, ma faremo del nostro meglio.

Non lasciamo spazio alla demagogia fascista

Casapound L’Aquila organizzerà nelle prossime ore un incontro nella sede comunale di palazzo Fibbioni, nel centro storico della città. L’organizzazione è composta da persone che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio“, e fomenta esplicitamente l’odio razziale.

E’ intollerabile che un soggetto del genere “entri” nella casa comunale, con la presunzione di intavolare una discussione “culturale” che sa di squallido revisionismo. Il sindaco dell’Aquila, che ha giurato solo pochi giorni fa sulla Costituzione antifascista dell’Italia repubblicana, non si esprime sui valori che Casapound osteggia, addirittura dentro una sala del Comune?

Il clima nel Paese, e in parte anche in città, è inquietante, perché la crisi economica e sociale sta portando ad un’intolleranza diffusa nei confronti dell’altro. Per questo non bisogna lasciare margini a chi agisce in maniera strumentale e demagogica.

Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine dell’Aquila ad esprimersi e organizzarsi nella pratica antifascista, considerando anche il vuoto colpevolmente ereditato, negli ultimi anni, da parte della politica e dentro le istituzioni.

Alle elezioni provinciali dell’Aquila solo spartizioni

In occasione delle elezioni provinciali che si svolgeranno domenica 30 luglio, la Coalizione sociale con la consigliera del comune dell’Aquila Carla Cimoroni comunica l’astensione dal voto, ritenendo pretestuosa una tornata elettorale per un Presidente e un Consiglio Provinciale esautorati di rappresentanza democratica e di fondi, e utili solo alla gestione delle poltrone per i politici di turno.

Le Province, pur mantenendo funzioni e servizi essenziali per i cittadini, fra i quali la sicurezza degli edifici scolastici e la manutenzione delle strade provinciali, hanno subito una drastica riduzione delle risorse finanziarie. Con l’alibi della riduzione dei costi della politica, in realtà sono stati ancora una volta compressi i servizi per i cittadini, sopprimendo allo stesso tempo il loro diritto di eleggere democraticamente i propri rappresentanti.

Il risultato è un Presidente di fatto già “nominato” e un’elezione di secondo livello che sa solo di spartizioni, accordi e prove di forza in vista delle prossime tornate regionali e politiche.

Una modalità di fare politica lontana anni luce dalle esigenze e dalla percezione delle cittadine e dei cittadini a cui non intendiamo partecipare.