Non lasciamo spazio alla demagogia fascista

Casapound L’Aquila organizzerà nelle prossime ore un incontro nella sede comunale di palazzo Fibbioni, nel centro storico della città. L’organizzazione è composta da persone che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio“, e fomenta esplicitamente l’odio razziale.

E’ intollerabile che un soggetto del genere “entri” nella casa comunale, con la presunzione di intavolare una discussione “culturale” che sa di squallido revisionismo. Il sindaco dell’Aquila, che ha giurato solo pochi giorni fa sulla Costituzione antifascista dell’Italia repubblicana, non si esprime sui valori che Casapound osteggia, addirittura dentro una sala del Comune?

Il clima nel Paese, e in parte anche in città, è inquietante, perché la crisi economica e sociale sta portando ad un’intolleranza diffusa nei confronti dell’altro. Per questo non bisogna lasciare margini a chi agisce in maniera strumentale e demagogica.

Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine dell’Aquila ad esprimersi e organizzarsi nella pratica antifascista, considerando anche il vuoto colpevolmente ereditato, negli ultimi anni, da parte della politica e dentro le istituzioni.

Alle elezioni provinciali dell’Aquila solo spartizioni

In occasione delle elezioni provinciali che si svolgeranno domenica 30 luglio, la Coalizione sociale con la consigliera del comune dell’Aquila Carla Cimoroni comunica l’astensione dal voto, ritenendo pretestuosa una tornata elettorale per un Presidente e un Consiglio Provinciale esautorati di rappresentanza democratica e di fondi, e utili solo alla gestione delle poltrone per i politici di turno.

Le Province, pur mantenendo funzioni e servizi essenziali per i cittadini, fra i quali la sicurezza degli edifici scolastici e la manutenzione delle strade provinciali, hanno subito una drastica riduzione delle risorse finanziarie. Con l’alibi della riduzione dei costi della politica, in realtà sono stati ancora una volta compressi i servizi per i cittadini, sopprimendo allo stesso tempo il loro diritto di eleggere democraticamente i propri rappresentanti.

Il risultato è un Presidente di fatto già “nominato” e un’elezione di secondo livello che sa solo di spartizioni, accordi e prove di forza in vista delle prossime tornate regionali e politiche.

Una modalità di fare politica lontana anni luce dalle esigenze e dalla percezione delle cittadine e dei cittadini a cui non intendiamo partecipare.

La Coalizione Sociale dentro e fuori il Consiglio comunale

L’Aquila ha un nuovo sindaco, espressione di una coalizione che incarna tutt’altro che il rinnovamento, come abbiamo ribadito più volte nel corso della campagna elettorale. Frutto, al contrario, di vecchie logiche che vedranno in Consiglio e in Giunta esponenti della destra “tempestiana”, quella che ha governato (male) L’Aquila per quasi un decennio. D’altro canto, la coalizione di centro, che è riuscita nell’ardua impresa di perdere il vantaggio acquisito al primo turno, è stata bocciata da una città che vi ha riconosciuto una stretta continuità con un sistema di potere iniquo e opprimente. Per molti inoltre è stato più che evidente l’ingombrante presenza di esponenti della destra cittadina magicamente passati con Di Benedetto.

La Coalizione Sociale, l’unica forza realmente civica e indipendente, ha iniziato fin da subito la costruzione reale di un’alternativa costruttiva alle due coalizioni, nella pratica politica quotidiana, nelle proposte per il bene della città e nei metodi. Eravamo opposizione prima del ballottaggio e saremo opposizione al nuovo governo della città, fuori e dentro il Consiglio comunale: un’opposizione autonoma, propositiva, costruttiva e determinata. Così come le nostre forze individuali e collettive sono state in prima fila in questi otto anni a combattere le politiche affaristiche dei governi nazionali e regionali di centrodestra e dei successivi governi dell’inciucio a trazione PD.

In questo senso intendiamo stigmatizzare quello che non può definirsi altro che santagnesismo 2.0. Nella città del pettegolezzo viene detto tutto, “postato” tutto, anche e soprattutto senza argomentazioni. Persino che Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale, l’unica fuori dagli schieramenti di centro e di destra e che siederà in Consiglio comunale per i prossimi anni, sarebbe stata vista ai festeggiamenti per la vittoria di Pierluigi Biondi. Tutto ciò è semplicemente falso.

Così come è privo di qualsiasi fondamento il riferimento all’eventualità di un secondo consigliere della Coalizione Sociale nell’assise comunale con la vittoria della destra: secondo quanto chiarito già dal Viminale nei giorni scorsi, Carla sarà la nostra unica consigliera.

In vista del ballottaggio abbiamo detto chiaramente che non avremmo fornito indicazioni di voto, né di non voto. Per tutta la nostra campagna elettorale, del resto, abbiamo fatto appello a un voto consapevole e libero.

Ora, inevitabilmente, inizia una nuova fase per la vita pubblica della città. L’obiettivo che ci proponiamo per i prossimi anni è ascoltare, recepire, dialogare con le cittadine e i cittadini, rappresentando anche e soprattutto le istanze di chi – quasi il 50% degli aquilani – al ballottaggio ha disertato le urne. Per noi la presenza nelle Istituzioni rappresenta da sempre un mezzo e non il fine di un percorso politico: un mezzo per dare voce a istanze e proposte nate dal confronto fuori dal Consiglio comunale, andando oltre il meccanismo della semplice delega.

Invitiamo tutte e tutti i cittadini che vogliano fare proposte ad unirsi ai nostri gruppi di lavoro e alle nostre assemblee, da sempre libere e orizzontali. Per noi non è un inizio ma una continuazione verso la costruzione di una reale alternativa amministrativa, in una delicata fase storica della città, che vogliamo sia la più partecipata possibile.

Le elezioni sono il punto di partenza, il “Cambia città, resta qui” continua

“Dobbiamo crescere, è indubbio, ma le elezioni di domenica scorsa hanno dimostrato che siamo l’unica vera alternativa reale al centro e alla destra in questa città”. A dichiararlo è Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale e neo consigliera al Comune dell’Aquila.

La Coalizione Sociale, che si presentava con tre liste e quasi cento persone candidate, libere e indipendenti, ha ottenuto il 6,3% al primo turno, affermandosi come terza forza della città: “Siamo stati in qualche modo gli unici ad aver ‘retto’, al di fuori degli schieramenti di centro e di destra”, ha sottolineato Cimoroni nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo alla quale hanno partecipato diversi esponenti, candidati e candidate della Coalizione.

Con una legge elettorale che penalizza fortemente i progetti politici, anteponendo le preferenze personali e la “quantità” dei candidati, il voto è stato nettamente polarizzato, in linea con quanto successo a livello nazionale. La somma dei due schieramenti che andranno al ballottaggio, infatti, è circa dell’85%, mentre delle coalizioni di centro e di destra facevano parte ben 16 liste sulle 24 totali. Ma il dato su cui riflettere è anche quello relativo alla disaffezione al voto: l’affluenza è scesa del 5% rispetto al 2012 quasi ventimila aquilani non sono andati a votare.

Il risultato della Coalizione è buono: “Rimane un po’ di amarezza per aver mancato il secondo consigliere, sarebbero bastati 339 voti in più”, ha sostenuto la consigliera in pectore. E’ necessario dunque rafforzare con maggiore incisività le relazioni, soprattutto nelle periferie e nei territori più isolati, per continuare con maggiore forza un processo “sano” di ascolto, confronto e risoluzione dei problemi con la popolazione.

Voglio ringraziare le quai 2.500 persone che hanno chiesto un cambiamento reale, e ringrazio profondamente tutte le candidate e i candidati che ci hanno messo la faccia, il cuore, le mani, le idee, e tutti quelli che ci hanno sostenuto, mettendo a disposizione competenze e tempo”, ha sottolineato Carla Cimoroni.

La campagna è costata circa 6mila euro, tutti autofinanziati con donazioni individuali di 150 € al massimo, in gran parte raccolti nel corso di iniziative pubbliche. Soldi spesi per la stampa di materiale promozionale, per l’acquisto di spazi, per l’affitto di locali per le iniziative e per l’evento di chiusura della campagna elettorale.

Ma c’è un fatto politico fondamentale: la Coalizione Sociale non è un cartello elettorale, ma un soggetto politico nuovo e ancora in fieri: “In questo senso, il momento elettorale ha rappresentato non l’obiettivo ultimo ma un necessario passaggio di un percorso che abbiamo iniziato a costruire alcuni mesi fa e che vogliamo continuare a rafforzare, migliorandoci, dentro e fuori l’aula del Consiglio”. “Dobbiamo migliorare, e lo faremo – ha affermato la candidata della Coalizione – costruendo un percorso radicato e radicale, alternativo allo svilimento della politica cui ci condannano il panorama nazionale, e ancora di più quello locale”.

Il passaggio elettorale, infatti, è stata la scintilla e l’occasione per aggregare gruppi, forze politiche, cittadine e cittadini intorno ad un progetto di cambiamento reale della città, con un orizzonte ed una visione a medio-lungo termine.

“In Consiglio – aggiunge Cimoroni – porterò l’esperienza preziosa di Enrico Perilli, Vincenzo Vittorini ed Ettore Di Cesare, che hanno lavorato molto bene nei cinque anni precedenti. Daremo tutte e tutti insieme voce alle istante di trasparenza, partecipazione vera, portando avanti le proposte concrete per migliorare la vivibilità di questo territorio e contrastare soprattutto le disuguaglianze sociali. D’altronde, siamo stati gli unici (purtroppo) a presentare proposte programmatiche chiare, disambigue e concrete”.

“Ai circa 2.500 elettori ed elettrici della Coalizione Sociale chiediamo di ‘utilizzarci’ per avere voce nella massima assemblea istituzionale della città, e di controllare il nostro operato, perché per noi non ha importanza il meccanismo della delega. Non vale il discorso che ci rivediamo tra 5 anni, come per la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali”.

Per quanto riguarda il ballottaggio, la posizione della Coalizione è semplicemente quella sostenuta da mesi: “Non ha senso per noi dare indicazioni di voto, perché non siamo complici ma alternativi ai due schieramenti – afferma Cimoroni – e anche perché il nostro elettorato è libero e proprio per questo non accetterebbe suggerimenti di convenienza. Non daremo indicazioni di voto, né di non voto”.

Infine, una precisazione: “Saremo presenti in Consiglio in ogni caso, che vinca la coalizione di centro, o quella di destra. E quindi in ogni caso rappresenteremo una reale alternativa alla conservazione, alla continuità e alla tutela dell’interesse di parte, tutte caratteristiche peculiari di entrambi gli schieramenti”.

Il cambia città, resta qui continua oggi.

Noi abbiamo un sogno: una città per tutti

Noi abbiamo un sogno: una città per tutti. E’ arrivato il momento di cambiare. Bisogna avere il coraggio di cambiare.

La nostra città è da sempre nelle mani sbagliate, di chi ha gestito il potere dall’alto verso il basso e trattato i cittadini come sudditi che devono ubbidire senza mai proporre.

La vera partecipazione è ben altro di quella proposta dall’amministrazione uscente. Noi siamo per la forza del gruppo e non per il personalismo dell’uomo solo al comando.

Siamo la Coalizione delle idee, che diventeranno fatti col vostro aiuto.

Noi, la Coalizione Sociale fatta di donne e uomini della società civile non invischiati con la “politichetta” collusa con le lobby di potere, proponiamo una amministrazione dal basso [vai al programma], che porti in Comune veramente i cittadini e le loro proposte, affinché la stessa L’Aquila – tutta – sia il vero bene comune.

Da forza di opposizione abbiamo proposto novità amministrative per il bene di tutti e osteggiato ciò che pensavamo fosse nocivo per il bene della città.

Ora serve il vostro appoggio, cittadine e cittadini aquilani: da forza di opposizione dobbiamo diventare forza di governo per una città nuova, vivibile, aperta, trasparente, che non tralasci l’oggi inseguendo una ricostruzione lontana dal finire.

Una città in cui sicurezza sismica, rispetto, onestà, opportunità per tutti siano le parole che accompagneranno l’amministrazione della città targata forze civiche e movimenti.

Crediamoci aquilane e aquilani! Ora è il momento di pensare al nostro presente e al futuro dei nostri figli. È il momento che il sogno diventi realtà. Cambia città, resta qui!

Ettore Di Cesare (L’Aquila Bene Comune – L’Aquila a Sinistra)
Vincenzo Vittorini (L’Aquila che Vogliamo)

[consiglieri comunali uscenti di Appello per L’Aquila che Vogliamo]

Le proposte su cultura, turismo e vivibilità per una città migliore

Idee e proposte su cultura, turismo e per migliore vivibilità di una città. Proposte di cambiamento reale e concreto di Giulia Tomassi su cultura e turismo, una “piccola rivoluzione per rendere vivibile la città” di Mauro Aternini. Entrambi sono candidati nella lista L’Aquila Chiama chi Ama L’Aquila, una delle tre a sostegno della Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila! Cambia città, resta qui!

ALCUNE PROPOSTE CONCRETE SU CULTURA E TURISMO

> Riapertura dei Centri Informazioni Turistiche a gestione pubblica, per una migliore accoglienza sul territorio. Rifacimento della mappa turistica.
> Ristrutturazione e implementazione della segnaletica di monumenti, opere d’arte e interventi urbanisitici e di street art, in vista di una valorizzazione del patrimonio storico e contemporaneo del nostro territorio.
> Portale web comunale dedicato alla cultura e al turismo per la valorizzazione e diffusione delle iniziative degli attori culturali della città, insieme all’attività di coordinamento a iniziativa dell’Assessorato e degli Enti ad esso collegato. Creazione di un calendario comune visibile e efficace per le informazioni.
> Calendarizzazione di un cartellone culturale programmato su base annuale suddiviso in due stagioni: stagione estiva e invernale.
> “Bonus cultura”: un ticket spendibile nelle diverse attività culturali che ricadono nel territorio comunale come teatri, cinema, concerti, libri (non scolastici), per un reale accesso alla cultura e incentivo per quelle fasce di popolazione che più difficilmente si avvicinano all’offerta presente in città. Questo “bonus”, finanziato con i fondi per la cultura, verrà distribuito ai giovani delle scuole, ai disoccupati, e alle fasce di reddito più deboli, questa operazione è volta ad una ricaduta diretta nel consumo dell’offerta culturale e artistica.

ALCUNE PROPOSTE A MEDIO E LUNGO TERMINE
> Riassetto e riorganizzazione del settore Cultura e Turismo, considerati come articolazioni in sinergia; costituzione di un team di lavoro creativo a supporto degli eventi ordinari così come dei grandi eventi e festival.
> Trasparenza nella gestione dei fondi e delle cariche e figure principali delle Istituzioni culturali cittadine.
> Organizzazione della mobilità per favorire il raggiungimento dei luoghi della cultura.
Rigenerazione del dialogo istituzione / operatori turistici ai fini del potenziamento della filiera. L’idea: favorire il settore a impatto zero, slow, di piccola taglia, a circuito corto. Favorire la sinergia con altri settori economici del territorio come: prodotti locali e saperi artigianali, produzioni artistiche e letterarie. Favorire l’azione di scambio intergenerazionale e interculturale.
> Valorizzazione e messa a sistema di siti di turismo diversificato: turismo religioso, estivo, escursionistico, invernale, naturalistico, culturale, archeologico, enogastronomico.
> Riattivazione del percorso di Urban Center al fine di renderlo uno strumento reale di partecipazione e coinvolgimento sul lungo termine degli attori sociali, culturali e economici. Uno strumento per immmaginare e realizzare una città che, anche dal punto di vista urbanistico, rappresenti i valori della pluralità, dell’inclusione del bello.

 

UNA PICCOLA RIVOLUZIONE PER RENDERE VIVIBILE L’AQUILA

L’IDEA
> Applicare la sussidiarietà, sancita dalla nostra Costituzione, come mezzo per attivare processi virtuosi di cittadinanza e partecipazione.
> A partire dai bisogni concreti di ogni quartiere e dalla cura degli spazi e interstizi pubblici, i cittadini sono chiamati a farsi responsabili e promotori di cura virtuosa delle aree a loro prossime.

L’AZIONE
> “CittAttiva” sarà la nuova piattaforma online, condivisa e libera, tramite la quale saranno resi pubblici gli interventi virtuosi dei cittadini. Il Comune si farà promotore e sostenitore di tali azioni tramite molteplici forme.
> Istituzione di un premio cittadino alla migliore iniziativa realizzata.
> Cura “dal basso” del verde urbano e periurbano.
> Censimento e messa a disposizione di luoghi per le associazioni e per i quartieri (maison de quartier)
> Creazione di apposite aree per il passeggio dei cani nei parchi principali e in ogni quartiere. Creazione di uno specifico comunale regolamento di comportamento e regolamento per la tutela degli animali, creando un nuovo servizio di nettezza urbana tra Asm e Comune (esempi già esistenti a Torino, Milano, Padova, Perugia, Pavia e altre città italiane).

Liberiamo lo sport, liberiamo gli spazi pubblici!

Un’idea e tante proposte sullo sport, di Alessandro Tettamanti, candidato nella lista L’Aquila Chiama chi Ama L’Aquila, in supporto alla Coalizione Sociale con Carla sindaca per L’Aquila.

SPORT POPOLARE E SPORT DI PROSSIMITA’
Se si parla di sport è giusto porre l’attenzione prima di tutto sullo sport popolare e di prossimità, praticato ogni giorno da centinaia di giovani sul territorio cittadino e sul suo enorme valore sociale, formativo e culturale. Anche in rapporto a questo però, a L’Aquila, si pone un problema di spazi, ossia alla loro disponibilità per il pubblico utilizzo.

Non esiste per esempio un’area a verde pubblico che disponga di infrastrutture per lo sport di prossimità. A differenza di quello che succede in altri Paesi europei, qui il verde sembra venire progettato per finalità puramente estetiche e quasi mai funzionali allo sport, tantomeno a quello di squadra o meglio ancora ad una polifunzionalità. Qualcosa figlio di un pensiero sbagliato che limita l’accesso all’attività sportiva e alla possibilità di praticarlo senza budget di un certo tipo e che per questo va cambiato con una nuova progettazione.

PIAZZA D’ARMI, SOVVENZIONI PUBBLICHE = UTILIZZO PUBBLICO

Anche il campo di Piazza d’Armi, un giorno spazio pubblico e centro di aggregazione sportiva cittadino, è stato “chiuso” nella sua parte atletica.

Risultato? Bandi per la gestione che sono andati deserti, poi una gestione provvisoria tra tante difficoltà, infine il nuovo bando con cui infine il Comune, a differenza di quello precedente, da un contributo di 10mila euro al nuovo gestore.
Benissimo utilizzare fondi pubblici per lo sport, ma è altrettanto vero che poi l’utilizzo deve essere altrettanto pubblico allora. Invece lo spazio è sempre recintato e non sembrerebbe venir utilizzato al massimo delle sue potenzialità. Perché allora non inserire un campo di gioco al centro che permetta a prezzi popolari di far allenare anche lo sport di squadra come calcio e rugby?

Dove c’è una forma di sovvenzione pubblica, l’utilizzo che viene fatto di quello spazio non può essere di tipo privatistico e volto solamente al ricavo dell’utile, ma deve essere di tipo sociale e quindi aperto per lasciare alle piccole squadre e a chi fa con lo sport prevalentemente attività di volontariato, la possibilità di allenarsi a bassi costi.

Lo sport è infatti vettore unico di integrazione e prevenzione di problematiche socio-sanitarie e quindi la spesa pubblica in tal senso va considerata come un investimento.

SKATEPARK MAURANE FRATY COME ESEMPIO

Si veda, proprio vicino la pista d’atletica, lo skatepark a Piazza d’Armi. Costruito con soldi delle donazioni delle Curve d’Italia da un’idea dei Red Blue Eagles è, ad oggi, forse il migliore esempio di struttura pubblica, a tutti accessibile, per fare sport.

Qualcosa a cui si è giunti evidentemente attraverso il percorso con cui la struttura è stata costruita, ossia in modo partecipato e dal basso, qualcosa di unico purtroppo, da prendere quindi come esempio.

A denotare ulteriormente la mancanza di spazi pubblici per utilizzo sportivo, l’uso che anziani e giovani fanno del parcheggio asfaltato del mercato sempre di Piazza d’Armi dove nelle ore pomeridiane si cammina , corre e si fa sport di vario genere tra cui il cricket giocato dalla comunità indiana e bangladese locale.

Eppure a Piazza d’Armi manca ancora una visione d’insieme che permetta all’intero complesso, in virtù di una maggiore utenza ed efficientizzazione – e con il completamento delle opere previste – di essere sostenibile rispondendo ai bisogni sportivi reali della città.

CONCESSIONI TRA DEROGHE E CONTENZIOSI

Più in generale le concessioni dei campi da gioco pubblici vengono date a prezzi di canone d’affitto elevati. Concessioni per cui spesso si è andati in deroga e sulle quali in altri casi si creano dei contenziosi che paralizzano l’utilizzo delle strutture come nel caso del campo “Maracanà” di Coppito che sorge in posizione strategica ma che proprio per questo è da tempo abbandonato. Una situazione da risolvere subito.

LA VERGOGNOSA SITUAZIONE DEL CAMPO FEDERALE

Inspiegabilmente e colpevolmente fuori uso il campo federale, di proprietà della federazione e su cui pure erano stati spesi dei soldi per la riqualificazione e dove si è giocato dopo il terremoto.
La cosa migliore a questo punto è che il Comune intraprenda un’azione per rilevare l’area visto che la federazione non riesce o non vuole gestirla. Di campi di questo genere la città ha bisogno come il pane.
Tanto più che il Federale è contiguo al nuovo stadio di acquasanta “Gran Sasso d’Italia – Italo Acconcia” e può costituire – in relazione con esso – un importante polo sportivo cittadino.

NUOVO STADIO: PER UN UTILIZZO PIU’ DIFFUSO NELL’IMMEDIATO

A proposito dello stadio “Italo Acconcia – Gran Sasso d’Italia”, incompleto, senza SCIA e con una delle tre gradinate inagibile. Un impianto in cui si è parlato di una convenzione tra Comune e L’Aquila calcio che però non c’è e difficilmente ci sarà a breve visto le difficoltà da ambo le parti per portarla a termine.
Tuttavia L’Aquila calcio qui ha giocato l’attuale stagione in corso e si è allenata. Molti sono stati i problemi legati a questo anno d’avvio della struttura che in parte hanno contribuito alle difficoltà incontrate quest’anno dai rossoblù.

Sarebbe possibile dare la possibilità di utilizzare questo campo comunale da subito anche alle altre squadre agonistiche cittadine, andando semplicemente oltre gli orari in cui è utilizzato dalla prima squadra.

E’ vero, bisognerà accendere i riflettori ma si inizierà a creare un bacino di utenza attraverso il quale finalmente – con le dovute risorse – aprire anche le cosiddette torri, con un bar ed altri spazi d’aggregazione, anche rispondendo alla richiesta di associazioni interessate a veicolare la cultura sportiva come il Supporters’ Trust “L’Aquila me’”. Così si potrebbe iniziare a far diventare finalmente il Gran Sasso d’Italia un luogo d’aggregazione per sportivi.

E questo sarebbe possibile a partire da subito, iniziando così ad avviare un discorso di sviluppo e sostenibilità del polo calcistico in attesa di completare l’altro campo previsto nell’anti stadio e riaprire il Federale.
Una volta completato il tutto quello dell’Area di Acqua santa sarebbe così capace di soddisfare in buona parte la domanda di giovanili e società agonistiche minori cittadine.
SPORT CITTADINO BENE COMUNE

Anche per lo sport bisognerebbe iniziare a fare un discorso di rete che coinvolga tutte le discipline e le società presenti sul territorio con l’obiettivo primario di salvaguardare insieme il Bene Comune dello sport cittadino, dare a tutti le stesse opportunità, migliorare in funzionalità e coordinazione in rapporto con le istituzioni e i territori.

La prima squadra del calcio, ad esempio, non può e non deve considerarsi qualcosa di slegato dalle altre realtà minori espressione dello stesso territorio. Il discorso deve essere fortemente interdipendente per migliorare i risultati complessivi e la stessa sostenibilità generale secondo principi di cooperazione.

Così come il calcio non è slegato completamente dal rugby e viceversa.

Vanno – e questo è comune a tutte le discipline – valorizzati i talenti locali che possono venir fuori da un ambiente sano finalmente messo a sistema, come va tutelata con ogni mezzo da parte della municipalità la possibilità di far sport per chiunque al di là delle possibilità economiche.

Questo vuol dire anche risolvere le miopi conflittualità esistenti tra società promuovendo da subito un percorso di ascolto e partecipazione da parte dell’istituzione.

Cambia montagna, resta qui! Le proposte sul Gran Sasso

LA GRANDE MONTAGNA – Durante gli incontri per la costruzione del programma e quelli scaturiti dal confronto con GranSasso AnnoZero, molti e diversi sono stati gli argomenti discussi e gli aspetti affrontati, ma ciò che è emerso sistematicamente è stata l’esigenza di considerare innanzitutto la dimensione culturale di questa grande montagna. La necessità di non ridurla soltanto a risorsa turistica, ma bensì valoriale, identitaria, territoriale nel senso più ampio. Così come non consideriamo il turismo soltanto un’industria o un’attività economica, ma un universale culturale, una modalità per fare esperienza del mondo, per sviluppare l’umanità degli esseri umani, che in questo accomuna residenti e visitatori. È stato importante interrogarsi su come questa risorsa sia andata definendosi nel tempo, interrogarsi sull’invenzione del Gran Sasso, sulla sua costruzione culturale, fondamentale anche per poter meglio comprendere l’importanza assunta dal suo mancato sviluppo nel dibattito politico cittadino. Importanza che sfugge –inevitabilmente- ad analisi meramente quantitative, siano esse economiche o statistiche, che siano quelle di Invitalia o di qualche ghiotto capitolato d’appalto, con buona pace di chi cerca solo nei numeri un modello interpretativo della realtà. Siamo altresì convinti che occorra analizzare storicamente i tentativi di valorizzazione e le ripetute criticità che hanno portato alla situazione attuale, per poter meglio orientare progettualità e agire futuro. Siamo convinti che sia necessario aprire nuovi tavoli di confronto sul Gran Sasso, ribadendo il primato della politica come progetto di governo partecipato che possa costruire spazi di compatibilità tra visioni e interessi concorrenti.

IL PUBBLICO / OVVERO LA CULTURA (POLITICA) DI UN TERRITORIO – Cosa espone Campo Imperatore più alle intemperie della politica che a quelle del clima? Sicuramente lo statuto pubblico della stazione turistica e il valore simbolico di questa montagna, dove le ragioni del primo sono storicamente legate al secondo. Ma se lo statuto pubblico di Campo Imperatore si è trasformato in un limite al suo sviluppo, le responsabilità sono eminentemente politiche, poiché da “campo di sport invernali” la politica lo ha trasformato in un vero e proprio campo di battaglia, strumentalizzando ogni evento e ogni accadimento al fine di guadagnare o costruire consensi politici da spendere su altri tavoli e in altri settori.  Tutto questo sulla pelle delle persone che su quella montagna ci vivono o vorrebbero viverci. A nessuno sembra interessare il vero destino di questa montagna. I risultati ai quali attendono hanno a che fare con il conflitto, non con la soluzione del conflitto.

COMUNICAZIONE DI GUERRA – Che ci piaccia o meno la comunicazione è sempre più importante per costruire l’attrattività e la reputazione dei servizi offerti da una stazione turistica e le conseguenze di questa conflittualità diffusa sono diversamente gravi anche in questo senso. Nessuna stazione turistica alpina sopravvivrebbe al fuoco di fila che tutti i contendenti politici, istituzionali e sociali aprono ogni qualvolta salta la luce, la stazione chiude per il forte vento, si accavallano le funi, alla biglietteria c’è la fila. Per non parlare delle croniche incertezze che ogni anno riguardano l’apertura della stazione che quest’anno si nutrono della mancata sostituzione delle Fontari. All’aleatorietà delle condizioni meteorologiche si aggiunge quella della gestione. L’immagine della stazione ne esce ogni qual volta distrutta. Nessuna società o impresa avrebbe la capacità o la forza di stare sul mercato in simili condizioni.

L’AQUILA CHIAMA CHI AMA IL GRAN SASSO – A noi della Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila invece sta a cuore il destino del Gran Sasso e il futuro dei suoi abitanti. Vogliamo sottrarre il Gran Sasso da questo turpe spettacolo, rinunciando alla polemica fine a sé stessa e dimostrando di avere idee costruttive e innovative, che tengano conto delle grandi forze che agiscono sulle dinamiche turistiche e che valorizzino le energie e le iniziative presenti sul territorio. Abbiamo idee per vivere e soprattutto per cavalcare il cambiamento, da quello climatico a quello della rivoluzione digitale che stanno alterando ogni aspetto dell’economia turistica di montagna.

OLTRE IL PUBBLICO (E IL PRIVATO) – Uno dei guai maggiori del Gran Sasso è il non essere considerato tanto come una montagna, quanto come un mezzo di costante strumentalizzazione politica in Consiglio Comunale, essendo di proprietà pubblica. Ma la soluzione non è il privato che arriva dal cielo: la partecipazione dei privati nel pacchetto azionario del Centro Turistico del Gran Sasso e nella gestione della stazione di Campo Imperatore deve essere compatibile con le finalità sociali, economiche ed ambientali del nostro territorio. La proprietà degli impianti e della funivia devono rimanere pubblici attraverso la detenzione di un pacchetto di maggioranza della società CTGS. Diversamente la gestione degli impianti e delle strutture ricettive possono essere date in concessione a privati, non scorporando la ricettività dall’impiantistica. Ogni decisione, inclusa una riconfigurazione gestionale del CTGS, va discussa e condivisa con le maestranze ed i professionisti che da anni lavorano e lottano per il miglioramento della società di gestione degli impianti.

LE PROPOSTE 

360×365Il Gran Sasso, a livello turistico e sociale, è importante tutto l’anno, d’estate come d’inverno. È impensabile continuare a pianificare i soli servizi della stazione invernale in funzione dello sci alpino, abbandonando di fatto allo squallore Campo Imperatore durante il resto dell’anno e lasciando all’improvvisazione i servizi turistici legati a tutte le altre attività. D’inverno ci sono le racchette da neve, lo scialpinismo e mille altre attività a torto declassate a minori che andrebbero sostenute. D’estate occorre fornire servizi di miglior qualità agli escursionisti, ai turisti naturalistici, a tutti –tanti- quelli che cercano sulle nostre montagne esperienze di qualità, in un territorio e montagne uniche. È importante lavorare per la sentieristica, le vie di alta montagna, le ippovie ed i rifugi, per garantire una loro migliore funzionalità in risposta ad una domanda crescente, a cui i pochi rifugi gestiti delle nostre montagne ad esempio non riescono a più a far fronte. Montagna e servizi a 360° per 365 giorni all’anno, rifiutando la logica della grande opera autoconsistente, slegata dal contesto e non accompagnata da mille altre piccole iniziative che ne garantiscano la sostenibilità e l’inserimento territoriale. Di cattedrali nel deserto sulle nostre montagne non ne vogliamo più.

PIANO D’AREA E PRIORITA’ – L’iter di approvazione del Piano d’Area inizia nel 1983 ed arriva ad approvazione della Giunta Regionale soltanto nel 2004 (18 maggio). Pensato 34 anni fa questo piano nasce già vecchio e i recenti tentativi di riesumazione da parte del Piano di Invitalia sono manifestamente incongrui e insostenibili. I cambiamenti climatici stanno imponendo sulle Alpi e su tutte le montagne del mondo l’applicazione di strategie di adattamento per l’esistente e di ripensamento per i progetti futuri. Un piano d’area che prevede di riesumare una stazione sciistica in gran parte tra i 1400 e i 1900 metri di quota, senza peraltro prevedere impianti d’innevamento artificiale, dimostra di non essere più eseguibile senza un profondo ripensamento.  Cosa fare del Piano d’Area allora? Si ritiene che andrebbe attuato procedendo per blocchi, ciascuno rivalutato singolarmente alla luce di una nuova strategia d’azione, partendo da quelli che l’attuale quadro normativo consente di realizzare, in attesa che gli eventuali iter di declassificazione o riperimetrazione arrivino a compimento. In questo quadro siamo per un ripensamento della funivia, realizzando una sua riconversione in cabinovia, aumentando la portata oraria di passeggeri, portandola dalle poche centinaia attuali a 2400, e soprattutto ripristinando la Stazione Intermedia. Questo consentirebbe di ripristinare anche la vera vocazione della Stazione: quella del fuori pista nei Valloni, messi in sicurezza con moderni sistemi antivalanga a basso impatto ambientale (gasex) e facendola diventare così la stazione di riferimento per la cultura del free ride in Appennino. Il ripristino della Stazione Intermedia permetterebbe inoltre di migliorare e diversificare di molto l’offerta turistica di Fonte Cerreto, ad oggi poco sfruttata, sia d’estate che d’inverno, con attività anche per i non sciatori, grazie ad escursioni, racchette da neve, circuiti in mountain bike, educazione ambientale per campi scuola, favorendo una maggiore residenzialità turistica. Ora si deve intervenire per far funzionare l’esistente, con sostituzione immediata della seggiovia Fontari, il restauro dell’Albergo, il ripristino della funzionalità dell’Ostello e del Rifugio Fontari per garantire i servizi minimi della stazione per la prossima stagione turistica.

PIANO D’AREA A MONTECRISTO E FOSSA DI PAGANICA – L’abbandono in cui versano gli impianti e le strutture di Montecristo è inaccettabile, mantenendone da un ventennio l’impatto ambientale e paesaggistico, senza trarne alcun beneficio. Noi siamo per il recupero e la valorizzazione dell’esistente e in questo senso il Piano d’Area offre una grande opportunità per il recupero di Montecristo. Opportunamente ripensato e adattato alle mutate condizioni climatiche si propone di attuarlo procedendo alla sostituzione dei residui dei vecchi impianti rimasti a Monte Cristo con dei nuovi impianti, riqualificando l’area, riducendo l’impatto ambientale e offrendo nuove opportunità anche alla pratica di sport estivi come il downhill e il volo libero. Il recupero di Montecristo comporterebbe diversi vantaggi, diversificando l’offerta sciistica della stazione, rendendola più accessibile a famiglie e principianti e durante le giornate di brutto tempo. Inoltre i vantaggi di un nuovo accesso alla Piana di Campo Imperatore d’inverno sarebbero notevoli, con nuove possibilità per il fondo e le racchette, che collegandosi agli altri circuiti del Lago Racollo e di Fonte Vetica, favorirebbe una prima forma d’integrazione con le strutture turistiche di S.Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte, da troppi anni solo agognata. Procedendo per blocchi e sempre a seguito delle opportune analisi e valutazioni al fine di valutare impatto e sostenibilità delle opere, si propone di realizzare il collegamento Scindarella – Fossa di Paganica che consentirebbe il doppio arroccamento a Campo Imperatore, creando un circuito sciistico di medie dimensioni e un bacino d’utenza che renderebbe sicuramente più sostenibile la stazione.

TRA CONQUISTA DI CIVILTA’ E OCCASIONI MANCATE (?) – Il Gran Sasso è tutelato da un Parco Nazionale e sottoposto a ulteriori e sovraordinati livelli di conservazione europei. Il riconoscimento del suo valore internazionale a livello paesaggistico e ambientale lo consideriamo una conquista di civiltà che ci rende orgogliosi di abitare e vivere in questi luoghi. Tuttavia dovendo fare un bilancio di questi primi venti anni di Parco, dobbiamo anche registrare le occasioni mancate, i limiti delle istituzioni e, ancora una volta, quelli della politica. Le procedure di classificazione dell’area protetta sono state infatti connotate troppo spesso dalla mancanza di una effettiva partecipazione delle comunità residenti e di tutti gli attori sociali interessati. Gli stessi strumenti di partecipazione delle comunità locali previste dalla legge quadro sulle aree protette (394/91) sono stati sottoutilizzati, quando disattesi. Il principale strumento di governo dell’area protetta, il Piano del Parco, che prevede dispositivi partecipativi per le comunità locali è arrivato alla sua fase di approvazione solo in questi mesi, dopo una gestazione di ben 22 anni, durante i quali sono valse le famose clausole di salvaguardia, le quali, in attesa di sapere cosa si potesse fare e cosa no, hanno di fatto congelato il territorio del Parco come in un’istantanea, inasprendo i rapporti con le popolazioni e generando sfiducia nella politica e nelle istituzioni. Anche se il Piano rischia di nascere già vecchio sarà importante arrivare alla sua approvazione prima possibile, per poter agire in un quadro normativo stabile e soprattutto assumendo l’onere del governo di questo territorio. Infatti il Piano del Parco includerà periodiche procedure di revisione e aggiornamento che lo renderanno emendabile e modificabile nel tempo, facendone uno strumento di governo dinamico e adattabile alle mutevoli condizioni del nostro territorio. Fondamentale in questa fase sarà la partecipazione attiva dell’amministrazione comunale nell’accompagnare le battute finali dell’iter di approvazione del Piano. Infine auspichiamo un miglioramento della comunicazione dell’Ente Parco con i cittadini, favorendone inclusione e partecipazione.

SIC (ET SIMPLICITER) / OVVERO, LA NORMA – Giovanni Falcone sosteneva che se si pone una questione di sostanza senza dare troppa importanza alla forma, si viene battuti nella sostanza e nella forma. È quanto accaduto all’amministrazione Cialente nella vicenda della mancata sostituzione della seggiovia delle Fontari, dove si è preferito accendere l’ennesimo conflitto sulle norme, invece di avviare percorsi procedurali che con l’attuale assetto normativo avrebbero permesso la realizzazione dei lavori. Occorre procedere a realizzare quanto possibile con le regole attuali nel mentre si valuti la possibilità di rivedere la perimetrazione del SIC (Sito di Interesse Comunitario) che include la stazione di Campo Imperatore. Tuttavia si dovrà valutare quanto realmente ostativo possa essere il SIC per gli interventi previsti per la riqualificazione di Campo Imperatore, così come per quella di Montecristo. Riteniamo altresì che ricondurre il cosiddetto sviluppo del Gran Sasso alla sola rimozione del vincolo non porti a nessuna soluzione concreta: la procedura impiegherebbe anni e senza una proposta nell’immediato ci sarebbe, come sta già accadendo, una totale paralisi del comprensorio. Occorre dunque agire, definendo una strategia seria, proceduralmente corretta ed adeguata per le procedure VIA e VINCA, strumenti di valutazione fondamentali per i quali occorre privilegiare sinergie istituzionali a tutti i livelli.

POLIGONI NEL PARCO, L’ALTRA GUERRA DEL GRAN SASSO – Registriamo come nulla si stia facendo e si è fatto per risolvere la manifesta incompatibilità tra la presenza del poligono militare ai piedi del monte Stabiata e le finalità di gestione e valorizzazione del patrimonio ambientale perseguite dal Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Un poligono all’interno del Parco Nazionale nel quale quotidianamente vengo effettuate esercitazioni con mezzi militari pesanti e cingolati che stanno irrimediabilmente compromettendo i pascoli e con un costante e cospicuo impiego di armi da fuoco, mortai e granate. Riteniamo che l’Amministrazione comunale debba impegnarsi per la chiusura dell’attuale poligono di Monte Stabiata e per il ripristino delle condizioni di tutela e valorizzazione delle risorse naturali previste dal nuovo Piano di gestione del Parco.

UN ASSESSORATO ALLA MONTAGNA – L’Aquila capitale degli Appennini ha bisogno di un assessorato alla montagna che si occupi di costruire quotidianamente nuova qualità territoriale e nuove ragioni per restare. Un assessorato che non si abbandoni alla logica delle grandi opere, ma che coltivi la cura della montagna e del territorio offrendo servizi innovativi, ripristinando la qualità ambientale, il decoro delle infrastrutture, creando nuove opportunità di lavoro e nuova attrattività. Un assessorato alla montagna che garantisca la messa in coerenza di tutti gli interventi con una politica efficace, inclusiva e che sappia governare il cambiamento, restando qui.

Il segno dell’amministrazione di centrosinistra: la presa in giro sul Parco della Memoria

Correva l’anno 2013 quando, alla vigilia del quarto anniversario del terremoto, il Comune dell’Aquila pubblica un bando per un concorso di idee per la realizzazione del Parco della Memoria a piazzale Paoli. “Abbiamo dato seguito a una precisa volontà del Consiglio comunale, ribadita dal sindaco Cialente e della giunta – aveva spiegato l’allora assessore Moroni, oggi candidato nella coalizione di centro – la municipalità allestirà questo Parco, quale simbolo dell’eterno ricordo della tragedia rappresentata dal terremoto del 6 aprile 2009. Il luogo scelto non è casuale: piazzale Paoli, infatti, è ricompreso nell’area delimitata da via XX settembre, via Campo di Fossa, via Luigi Sturzo e dalle altre strade in cui è stato registrato il più alto numero di vittime per quanto riguarda la città capoluogo. I progetti, inoltre, dovranno contemplare anche un’accurata riqualificazione del piazzale in questione”. “A caratterizzare il progetto – proseguì Moroni – dovrà essere una fontana, che sarà chiusa a dicembre di ogni anno, cioè nel mese in cui, nel 2008, iniziò la sequenza sismica, e sarà riattivata il 6 aprile, quale segno di rinascita”.

1 aprile 2014, dopo un anno, la commissione scelta per valutare i progetti nomiò primo classificato, a fronte di 45 partecipanti al bando: Manfredo Gaeta e Annalisa Di Luzio di Chieti. A dicembre 2015 il rendering del parco in trasferta al supermercato di Roma: una delegazione del Comune dell’Aquila, capitanata da Cialente, si recò nella capitale, al centro congressi Eataly per esporre i pannelli con i rendering del Parco e ricevere in dono 87.500 euro. L’opera costerà tuttavia 700 mila euro che saranno reperiti anche attraverso una colletta fra i cittadini aquilani all’insegna di una sorta di “memoria pride”. L’annuncio del sindaco fu: “I lavori del Parco potrebbero partire già entro la fine dell’anno”.

Il 28 maggio 2016 Cialente affermò che i soldi, già accantonati dall’anno precedente, non erano utilizzabili senza progetto, sollecitando Gaeta. Sottolineò poi che erano presenti nelle casse già 100mila euro, tra quelli versati dalla Guardia di Finanza e da Eataly. L’ingegner Gaeta, invece, disse di voler aspettare l’ammontare totale dei fondi, prima di concludere il progetto definitivo.

Insomma, l’ennesimo cortocircuito generato da un’amministrazione che – è evidente – non vuole realizzare l’opera. Il tempo passa e arriviamo ad oggi, più di un anno dopo. Del Parco della Memoria, al termine della giunta Cialente, neanche l’ombra. Però in compenso il parco giochi di piazza Paoli è rimasto abbandonato, e si è anzi trasformato in una giungla adibita a parcheggio di auto e camion.

Questa giunta, e la coalizione di centro nella quale sono numerosissimi i candidati espressione dell’amministrazione, porteranno il segno di non aver voluto rendere rispetto e memoria alle vittime del terremoto: 309 cittadini ignorati. L’intera città dovrebbe indignarsi. Per L’Aquila avrebbe dovuto essere una priorità assoluta: un luogo non solo per conservare il ricordo, ma simbolo dell’impegno e della responsabilità di tramandare alle future generazioni la cultura della prevenzione, per far si che una tragedia così grande non accada mai più.

La storia è importante e noi, a differenza loro, abbiamo memoria. Se lo ricorderanno anche gli aquilani.

Yanis Varoufakis a sostegno di Carla Cimoroni e della Coalizione Sociale!

Un sostegno sincero e prestigioso arriva alla Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila, in vista delle elezioni amministrative di domenica 11 giugno. E’ quello di Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze della Grecia e fondatore del “Movimento per la democrazia in Europa 2015”, Diem25.

“Crediamo nei movimenti, nelle associazioni e nelle realtà municipali che in questi anni si sono coalizzate dal basso, nel fruttuoso modello delle città ribelli – sull’esempio di Napoli con Luigi De Magistris e di Barcellona con Ada Colau – nel tentativo di trasformare le politiche locali, e di conseguenza nazionali ed europee”. Inizia così la lettera che Varoufakis ha scritto a sostegno della Coalizione Sociale all’Aquila.

Sono infatti convinto che qualsiasi politica volta a riformare l’Europa debba necessariamente partire dai municipi, per poter così influenzare le regioni, gli stati e l’intero continente”, continua l’esponente politico greco, che si dimise dal governo di cui era ministro nel 2015, in aperta opposizione alle politiche di bieca austerità dell’Unione Europea nei confronti del suo popolo.

“Ho deciso di appoggiare una serie di piattaforme progressiste, le cui politiche siano compatibili con il nostro movimento – continua – e in particolare all’Aquila Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono, consapevole del loro sostegno all’Agenda Progressista di DiEM25 e al New Deal Europeo che ho presentato proprio in Italia, a Roma, lo scorso 25 marzo”.

“Sono sicuro infatti che Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono lavoreranno a livello locale per migliorare le garanzie sociali dei loro cittadini”, è il sostegno prezioso di Varoufakis, che la Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila ringrazia per la fiducia riposta.

Cambiare realmente L’Aquila è necessario. Come cambiare realmente, ed in modo profondo, l’Europa. Iniziamo a farlo, insieme. In un cammino iniziato tempo fa, e che proseguirà anche dopo le elezioni dell’11 giugno.

 

La lettera di Yanis Varoufakis alla Coalizione Sociale

DiEM25 crede nei movimenti, nelle associazioni e nelle realtà municipali che in questi anni si sono coalizzate dal basso nel fruttuoso modello delle Città Ribelli – sull’esempio di Napoli con Luigi De Magistris e di Barcellona con Ada Colau – nel tentativo di trasformare le politiche locali, e di conseguenza nazionali ed europee. Sono infatti convinto che qualsiasi politica volta a riformare l’Europa debba necessariamente partire dai municipi, per poter così influenzare le regioni, gli stati e l’intero continente. E viceversa, ogni politica europea debba essere pensata in funzione del benessere delle realtà locali, dove la gente vive, lavora e reclama il diritto a una vita dignitosa.

Per questo, mentre a livello nazionale stiamo partecipando alla costruzione di una coalizione che rappresenti un terzo spazio progressista, ecologico e inclusivo, oltre la falsa dicotomia di una scelta obbligata tra le politiche di austerity e il ritorno a politiche buie improntate su protezionismo e xenofobia, in vista delle elezioni locali italiane ho deciso di appoggiare una serie di piattaforme progressiste, le cui politiche siano compatibili con il nostro movimento. E in particolare all’Aquila Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono, consapevole del loro sostegno all’Agenda Progressista di DiEM25 e al New Deal Europeo che ho presentato proprio in Italia, a Roma, lo scorso 25 marzo.

Sono sicuro infatti che Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono lavoreranno a livello locale per migliorare le garanzie sociali dei loro cittadini, per promuovere politiche ecologiche di riduzione delle emissioni e dell’inquinamento, per accogliere migranti e rifugiati e, soprattutto, per riportare i cittadini a prendere in mano i loro destini attraverso la partecipazione politica e la condivisione trasparente dei processi democratici. E allora avanti insieme, per la costruzione di una coalizione progressista che parta dai municipi e dalle Città Ribelli fino all’Europa e viceversa, con un biglietto di andata e ritorno, per restituire la politica alla sua dimensione virtuosa di tutela del pianeta, dei suoi abitanti e dei loro diritti.

Yanis Varoufakis