L’Aquila ha bisogno di investimenti occupazionali seri

Desta profondo sconforto e preoccupazione la vicenda della Intecs che vedrebbe i lavoratori utilizzati quasi come un’arma di ricatto da parte dell’impresa nei confronti della Regione. Per quanto la società abbia (tardivamente) smentito che le procedure di licenziamento siano state avviate per fare pressione sulla Regione Abruzzo in merito all’assegnazione dei fondi POR-FESR, non possiamo che condividere la richiesta dei lavoratori di “coinvolgimento di aziende serie in grado di elaborare veri piani industriali e capaci di valorizzare le competenze dei ricercatori”.

Una storia vista già troppe volte, infatti, per il polo elettronico: quella di aziende che in cambio di finanziamenti pubblici hanno di fatto solo alimentato la lenta agonia di laboratori di eccellenza, depauperandoli via via di risorse umane e strumentali. Del caso più clamoroso abbiamo parlato tante volte negli ultimi anni: milioni di euro regalati ad Accord Phoenix hanno prodotto finora pochissimi posti di lavoro, in una vicenda che ad oggi è tutt’altro che chiarita.

Dopo gli annunci di rito e l’apertura, oltre un anno fa, di un tavolo di trattative in Regione per promuovere progetti imprenditoriali che riassorbissero i lavoratori Intecs, non è successo nulla: un segnale preoccupante della scarsa attrattività del nostro territorio per le imprese, vuoi per la mancanza di servizi, vuoi per la lentezza dei bandi regionali, vuoi anche per un tessuto imprenditoriale troppo spesso asfittico se non nell’accaparramento dei fondi strutturali europei.

E non si può certo aspettare che progetti come la sperimentazione del 5G producano ricadute occupazionali importanti sul territorio. Ammesso e non concesso, infatti, che un’attività di sperimentazione – che a fronte di importanti contributi pubblici comporta un limitato numero di nuovi posti di lavoro altamente qualificati – produca automaticamente nel tempo una ricaduta occupazionale più ampia, questa città non può permettersi di aspettare così a lungo.

Il nostro territorio ha bisogno da subito di investimenti seri: la Regione vigili affinché tali investimenti valorizzino le nostre eccellenze e creino nuova occupazione di qualità. E ognuno si assuma le proprie responsabilità se le promesse e gli impegni non si traducono in risultati concreti.

Impugnazione della Legge su scantinati abitabili: subito la nostra proposta in Consiglio!

Il Governo ha finalmente impugnato la Legge 40/2017 della Regione Abruzzo, quella che renderebbe abitabili garage, scantinati e sottotetti, scavalcando qualsiasi pianificazione urbanistica.

Una ragione di più per portare immediatamente la nostra proposta di delibera – che prevede l’esclusione di tutto il territorio comunale dall’applicazione della legge – all’attenzione del Consiglio comunale e approvarla.

In attesa che si pronunci la Corte costituzionale, è infatti fondamentale scongiurare da subito l’applicazione di questo condono mascherato nel nostro territorio, interessato già da un carico urbanistico eccessivo tra abitazioni non occupate per 30.000 abitanti e un consistente residuo non attuato del vigente PRG, mentre peraltro il nuovo piano regolatore è in fase formativa.

Per questo è necessario approvare la nostra proposta di delibera entro il 7 novembre, termine ultimo dettato dalla stessa Legge Regionale entro cui i comuni possono deliberare la non attuazione della legge sul proprio territorio. Altrimenti vale il silenzio-assenso.

La Giunta si è già detta favorevole alla nostra delibera in Commissione, ma si continua a fare melina per non inserire all’ordine del giorno del Consiglio comunale la nostra proposta.

Il centrodestra non ha l’onestà di riconoscere una buona proposta venuta dalla nostra opposizione? Oppure i consiglieri tutti sono in imbarazzo con i loro partiti che, in Consiglio regionale, in grande sintonia bipartisan (centro-sinistra e centro-destra) hanno approvato un dispositivo così vergognoso da suscitare persino l’impugnazione governativa?

Se il sindaco e la sua maggioranza vogliono, come affermano, il bene della città, inseriscano all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale la nostra proposta di delibera. Altrimenti saremo costretti a prendere atto, per l’ennesima volta, dell’inconcludenza e dell’incoerenza del centrodestra al governo della città.

No a Legge regionale su scantinati abitabili: condivisa la proposta di Coalizione Sociale

Stamane la Commissione Territorio del Comune dell’Aquila ha discusso della legge regionale 40/2017, una proposta folle che vorrebbe rendere abitabili scantinati, vani accessori e seminterrati, mascherando dietro il falso scopo del minor consumo di suolo un condono di fatto.

Noi della Coalizione Sociale esprimiamo la massima soddisfazione per le parole riportate in Commissione dalla giunta comunale, per bocca dell’assessore all’Urbanistica Luigi D’Eramo. La giunta ha condiviso le nostre perplessità, nel merito e nelle motivazioni, circa l’applicazione della legge nel nostro territorio: per questo, 15 giorni fa, abbiamo presentato una proposta di deliberazione [qui] per escludere dall’applicazione della legge 40/2017 tutto il territorio comunale, una possibilità prevista dalla legge stessa da esercitare tassativamente entro 90 giorni dalla pubblicazione. Altrimenti vale il tacito recepimento.

Riteniamo infatti che sia il piano regolatore generale, attualmente in fase di revisione, lo strumento per la pianificazione urbanistica della città del domani. Sanare ambienti insalubri a L’Aquila, con tutto il patrimonio edilizio inutilizzato presente in città oggi, sarebbe irresponsabile. Per non parlare, poi, del problema della sicurezza in caso di alluvioni.

Di tutto questo si è accorta anche la giunta comunale e non possiamo che prenderne positivamente atto. La nostra proposta è depositata, non resta che portarla velocemente in Consiglio comunale: sarebbe un atto d’amore e di responsabilità nei confronti della città e del suo territorio.

Dispiace quindi che, a fronte della condivisione espressa da parte dell’assessore D’Eramo, i consiglieri di maggioranza abbiano lasciato l’aula nel corso della Commissione (nella foto), per paura che venisse messa ai voti la nostra proposta di deliberazione. E’ l’ennesima dimostrazione di come la maggioranza al governo della città continui a non rispettare le proposte costruttive delle opposizioni, e soprattutto del disinteresse ai veri problemi in tema di pianificazione della città.

Società partecipate: le nomine siano trasparenti e in base alle competenze

Nel mese di luglio abbiamo depositato una delibera per rendere trasparente il processo decisionale sulle nomine dei vertici delle società partecipate dal comune.
Fermo restando la prerogativa che la legge assegna al sindaco sulle nomine, la nostra proposta intende rendere chiaro il processo che porta alle nomine stesse: curricula dei candidati pubblicati sul sito e metodo delle “udienze pubbliche” già adottato in alcuni comuni.

L’udienza pubblica prevede che i candidati rispondano a domande poste da consiglieri comunali, giornalisti e rappresentati di associazioni sulle esperienze maturate nel settore e nella gestione aziendale, nonché su programmi, proposte, intenzioni, riguardanti l’adempimento del mandato. In questo modo i cittadini tutti potranno valutare al meglio le scelte del sindaco e i criteri utilizzati per le nomine dei vertici delle partecipate, che rimangono ovviamente di competenza del sindaco stesso.
Ognuno, dati alla mano, potrà rispondere alla domanda: è stata scelta la persona migliore e più preparata per dirigere quell’azienda oppure nella nomina sono prevalsi tutt’altri fattori?

Vorremmo con questo processo favorire la nomina di persone competenti nei vari settori, visto che quelle aziende forniscono servizi essenziali (trasporti, farmacie, gestione dei rifiuti,…), i cui costi vengono coperti anche attraverso tariffe pagate dagli utenti con una ricaduta diretta sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini.

Alcune indiscrezioni stampa, al contrario, ci allarmano in quanto riferiscono che la giunta starebbe procedendo con il metodo spartitorio che tanto ha contribuito alle inefficienze delle società in questione. L’esatto contrario di quello che chiediamo.
Non vorremmo, ma temiamo che sia così, che le nomine siano fatte sulla base di interessi partitici, per accontentare qualche candidato consigliere non eletto e nel segreto delle stanze. Ovvio che in questo modo le società partecipate non potranno mai offrire servizi all’altezza delle aspettative dei cittadini e delle tasse che paghiamo.

CHIEDIAMO che la nostra delibera venga finalmente posta in discussione, come da regolamento, al prossimo consiglio comunale e che il sindaco non proceda prima con le nomine. Sarebbe veramente troppo anche per questa amministrazione.

L’Aquila non recepisca la folle legge regionale su scantinati e seminterrati

In piena estate, nell’agosto scorso il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato la legge 40/2017, avente ad oggetto “Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Destinazioni d’uso e contenimento dell’uso del suolo, modifiche alla L.R. 96/2000 ed ulteriori disposizioni“. Si tratta della legge che di fatto vuol rendere abitabili seminterrati e scantinati in tutto Abruzzo, votata bipartisan da tutti i consiglieri regionali di centrosinistra e di centrodestra, con l’eccezione dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

Della importante questione abbiamo parlato ieri nel corso di una conferenza stampa a L’Aquila [qui il servizio di LaqTv]. Abbiamo presentato una proposta di deliberazione che porteremo martedì 26 settembre in Consiglio comunale, con la quale chiediamo all’amministrazione di non recepire la decisione regionale. Si tratta della seconda proposta di deliberazione presentata in soli 3 mesi, rispetto a una sola proposta (su un totale di 32 consiglieri) presentata nell’arco di ben 5 anni della precedente consiliatura.

Con il falso intento del minore consumo di suolo, si vuole mettere in campo un ampio condono del patrimonio edilizio comunale.

Infatti la trasformazione di vani accessori e vani seminterrati in superfici utili avviene in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, anche nel caso di piani attuativi, senza alcuna preoccupazione dell’esorbitante aumento di carico urbanistico che l’applicazione della legge porterà con sé, ovviamente senza l’obbligo del rispetto degli standard urbanistici per i quali si può ricorrere alla monetizzazione sostitutiva prevedendo che siano i Comuni a realizzare spazi e servizi con i quattro soldi incassati, cosa che i fatti hanno dimostrato di difficile ed improbabile attuazione.

Inoltre, rendendo abitabili scantinati e seminterrati si aumenta il rischio per la sicurezza stessa dei cittadini esponendoli alla possibilità di inondazioni e alluvioni, come recentemente accaduto a Livorno.

Questa legge regala cubature a pioggia in un territorio devastato dagli effetti del sisma e contraddistinto dalla presenza di abitazioni non occupate per 30.000 abitanti, da un consistente residuo non attuato del vigente PRG, da un fenomeno di spopolamento e recessione che necessita di una ferma politica urbanistica di riqualificazione urbana, di riconnessione spaziale e sociale, di valorizzazione delle risorse naturali e col nuovo piano regolatore in fase formativa.

SCARICA qui la proposta della Coalizione Sociale

SCARICA qui la relazione illustrativa con cui spieghiamo le motivazioni della proposta

L’ultimo saluto a Mauro Zaffiri

Stamattina abbiamo salutato per l’ultima volta Mauro Zaffiri. La sua famiglia mi ha chiesto di ricordare l’impegno politico condiviso negli anni del dopo terremoto. Ne sono stata onorata e ne sarò per sempre grata.

“Oh, ma te lo immagini a tenerne 100 come Zaffiri, a esserne 100 come lui! che cosa si potrebbe fare in campagna elettorale! o nell’organizzazione delle manifestazioni, degli eventi, delle lotte! La rivoluzione!” … è una delle prime cose che mi vengono in mente pensando a lui e ricordando gli ultimi otto anni, quelli del dopo terremoto, quelli in cui l’ho conosciuto bene.
Perché Mauro Zaffiri all’opera era stupefacente, un concentrato di intuizione, energia, generosità e cocciutaggine.

Nella stagione di lotta e di movimento del dopo terremoto, con Mauro e anche grazie a Mauro, in molti abbiamo creduto e dato vita a un nuovo progetto politico, una sfida persino alle esperienze da cui lui pure proveniva e che aveva sostenuto “prima”. Perché nella vita di tutti noi, come di questa città, diceva lui, “c’è un prima e c’è un dopo”, e in quel dopo lui aveva avuto la capacità e il coraggio di intuire e di puntare sul fermento, la potenzialità, la voglia di mettersi in gioco di quel momento doloroso e concitato, soprattutto da parte di tanti giovani.

Non rispondeva mai a una mail, ma le leggeva tutte; anche se mancava a qualche riunione, quando tornava sapeva tutto, aveva già parlato con chi doveva parlare e ti rifilava un’analisi politica di una lucidità impressionante e disarmante, ma sopratutto rendeva semplice e realizzabile quello che ci sembrava complicato: “Lo volemo fa’? E allora se fa’, se fa’“, si può fare tutto, diceva anche perché a volte, per non tradire se stessi, semplicemente si DEVE fare.

Siamo certi che chi come noi ha condiviso con lui un pezzo di strada, non lo dimenticherà mai, che sia nella politica, nello sport, nella cultura. Che poi la politica, lo sport e gli eventi culturali che organizzava facevano parte in fondo dello stesso progetto, che metteva al centro le ragazze e e i ragazzi di questa città, a partire dalle sue periferie geografiche e sociali.

Politica, sport, cultura: interessi della sua vita e del suo impegno strettamente legati tra loro, in cui investiva in maniera rivoluzionaria tutto il suo tempo e le sue risorse. Incredibilmente, tra il negozio e la squadra di rugby, riusciva a non mancare mai alle sedute decisive di Consiglio comunale; con l’agire concreto e quotidiano, ha segnato la differenza tra il vivere di politica e il vivere di passione per la politica.

Il 3 luglio, costretto al riposo dalla malattia, pubblicava facendola sua una citazione bellissima: “Io non perdo mai: o vinco, o imparo“. Una frase che si addice perfettamente alla forza della natura che era, al suo entusiasmo per la vita, al suo non arrendersi: è l’eredità più grande che lasci a tutti noi che ti abbiamo conosciuto: le cose in cui si crede, semplicemente si fanno, e non importa nemmeno che si vinca, ciò che conta davvero è dare tutto.

No, uno così non lo incontriamo più, ma Mauro ci ha fatto vedere cosa possiamo essere. Ed io conosco già meravigliosi giovani epigoni che hanno raccolto la palla che hai passato per l’ultima volta: generosi, tenaci, operativi, disponibili all’impegno dietro le quinte, nelle retrovie, a quello che precede, accompagna e segue l’evento principale, quell’impegno indispensabile per la riuscita della causa collettiva, e poco percepibile dai più: programmare, montare, smontare, allestire, organizzare, comunicare, ma soprattutto pensare prima degli altri a quello che può succedere di più o meno augurabile, prevederlo e prevenirlo.

Mauro nutriva un rispetto e un’ammirazione enormi per il contributo delle donne alla società e alla politica, così grandi da non fare sconti a nessuna quando pure sentiva l’incontenibile necessità e urgenza di rifilarti un’amichevole, disinteressata e furibonda cazziata. Per questo, mille volte grazie per le volte che mi hai fatto arrabbiare e piangere. Grazie per le discussioni, i silenzi sotto i baffi, le provocazioni, il sorriso che si apriva negli occhi, le sbuffate impazienti, le riflessioni lucide.

Quando ti ho visto l’altra sera, per l’ultima volta, ormai esanime, ho pensato: “Chissà se almeno adesso sei veramente in pace”. Ma, in fondo, io preferisco ricordarti e pensarti in eterna tensione verso una società più libera e aperta, più solidale e più giusta.
Grazie per la passione, l’amore e la ferocia. Avevamo ancora bisogno di te, ma faremo del nostro meglio.

Non lasciamo spazio alla demagogia fascista

Casapound L’Aquila organizzerà nelle prossime ore un incontro nella sede comunale di palazzo Fibbioni, nel centro storico della città. L’organizzazione è composta da persone che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio“, e fomenta esplicitamente l’odio razziale.

E’ intollerabile che un soggetto del genere “entri” nella casa comunale, con la presunzione di intavolare una discussione “culturale” che sa di squallido revisionismo. Il sindaco dell’Aquila, che ha giurato solo pochi giorni fa sulla Costituzione antifascista dell’Italia repubblicana, non si esprime sui valori che Casapound osteggia, addirittura dentro una sala del Comune?

Il clima nel Paese, e in parte anche in città, è inquietante, perché la crisi economica e sociale sta portando ad un’intolleranza diffusa nei confronti dell’altro. Per questo non bisogna lasciare margini a chi agisce in maniera strumentale e demagogica.

Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine dell’Aquila ad esprimersi e organizzarsi nella pratica antifascista, considerando anche il vuoto colpevolmente ereditato, negli ultimi anni, da parte della politica e dentro le istituzioni.

Alle elezioni provinciali dell’Aquila solo spartizioni

In occasione delle elezioni provinciali che si svolgeranno domenica 30 luglio, la Coalizione sociale con la consigliera del comune dell’Aquila Carla Cimoroni comunica l’astensione dal voto, ritenendo pretestuosa una tornata elettorale per un Presidente e un Consiglio Provinciale esautorati di rappresentanza democratica e di fondi, e utili solo alla gestione delle poltrone per i politici di turno.

Le Province, pur mantenendo funzioni e servizi essenziali per i cittadini, fra i quali la sicurezza degli edifici scolastici e la manutenzione delle strade provinciali, hanno subito una drastica riduzione delle risorse finanziarie. Con l’alibi della riduzione dei costi della politica, in realtà sono stati ancora una volta compressi i servizi per i cittadini, sopprimendo allo stesso tempo il loro diritto di eleggere democraticamente i propri rappresentanti.

Il risultato è un Presidente di fatto già “nominato” e un’elezione di secondo livello che sa solo di spartizioni, accordi e prove di forza in vista delle prossime tornate regionali e politiche.

Una modalità di fare politica lontana anni luce dalle esigenze e dalla percezione delle cittadine e dei cittadini a cui non intendiamo partecipare.

La Coalizione Sociale dentro e fuori il Consiglio comunale

L’Aquila ha un nuovo sindaco, espressione di una coalizione che incarna tutt’altro che il rinnovamento, come abbiamo ribadito più volte nel corso della campagna elettorale. Frutto, al contrario, di vecchie logiche che vedranno in Consiglio e in Giunta esponenti della destra “tempestiana”, quella che ha governato (male) L’Aquila per quasi un decennio. D’altro canto, la coalizione di centro, che è riuscita nell’ardua impresa di perdere il vantaggio acquisito al primo turno, è stata bocciata da una città che vi ha riconosciuto una stretta continuità con un sistema di potere iniquo e opprimente. Per molti inoltre è stato più che evidente l’ingombrante presenza di esponenti della destra cittadina magicamente passati con Di Benedetto.

La Coalizione Sociale, l’unica forza realmente civica e indipendente, ha iniziato fin da subito la costruzione reale di un’alternativa costruttiva alle due coalizioni, nella pratica politica quotidiana, nelle proposte per il bene della città e nei metodi. Eravamo opposizione prima del ballottaggio e saremo opposizione al nuovo governo della città, fuori e dentro il Consiglio comunale: un’opposizione autonoma, propositiva, costruttiva e determinata. Così come le nostre forze individuali e collettive sono state in prima fila in questi otto anni a combattere le politiche affaristiche dei governi nazionali e regionali di centrodestra e dei successivi governi dell’inciucio a trazione PD.

In questo senso intendiamo stigmatizzare quello che non può definirsi altro che santagnesismo 2.0. Nella città del pettegolezzo viene detto tutto, “postato” tutto, anche e soprattutto senza argomentazioni. Persino che Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale, l’unica fuori dagli schieramenti di centro e di destra e che siederà in Consiglio comunale per i prossimi anni, sarebbe stata vista ai festeggiamenti per la vittoria di Pierluigi Biondi. Tutto ciò è semplicemente falso.

Così come è privo di qualsiasi fondamento il riferimento all’eventualità di un secondo consigliere della Coalizione Sociale nell’assise comunale con la vittoria della destra: secondo quanto chiarito già dal Viminale nei giorni scorsi, Carla sarà la nostra unica consigliera.

In vista del ballottaggio abbiamo detto chiaramente che non avremmo fornito indicazioni di voto, né di non voto. Per tutta la nostra campagna elettorale, del resto, abbiamo fatto appello a un voto consapevole e libero.

Ora, inevitabilmente, inizia una nuova fase per la vita pubblica della città. L’obiettivo che ci proponiamo per i prossimi anni è ascoltare, recepire, dialogare con le cittadine e i cittadini, rappresentando anche e soprattutto le istanze di chi – quasi il 50% degli aquilani – al ballottaggio ha disertato le urne. Per noi la presenza nelle Istituzioni rappresenta da sempre un mezzo e non il fine di un percorso politico: un mezzo per dare voce a istanze e proposte nate dal confronto fuori dal Consiglio comunale, andando oltre il meccanismo della semplice delega.

Invitiamo tutte e tutti i cittadini che vogliano fare proposte ad unirsi ai nostri gruppi di lavoro e alle nostre assemblee, da sempre libere e orizzontali. Per noi non è un inizio ma una continuazione verso la costruzione di una reale alternativa amministrativa, in una delicata fase storica della città, che vogliamo sia la più partecipata possibile.

Le elezioni sono il punto di partenza, il “Cambia città, resta qui” continua

“Dobbiamo crescere, è indubbio, ma le elezioni di domenica scorsa hanno dimostrato che siamo l’unica vera alternativa reale al centro e alla destra in questa città”. A dichiararlo è Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale e neo consigliera al Comune dell’Aquila.

La Coalizione Sociale, che si presentava con tre liste e quasi cento persone candidate, libere e indipendenti, ha ottenuto il 6,3% al primo turno, affermandosi come terza forza della città: “Siamo stati in qualche modo gli unici ad aver ‘retto’, al di fuori degli schieramenti di centro e di destra”, ha sottolineato Cimoroni nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo alla quale hanno partecipato diversi esponenti, candidati e candidate della Coalizione.

Con una legge elettorale che penalizza fortemente i progetti politici, anteponendo le preferenze personali e la “quantità” dei candidati, il voto è stato nettamente polarizzato, in linea con quanto successo a livello nazionale. La somma dei due schieramenti che andranno al ballottaggio, infatti, è circa dell’85%, mentre delle coalizioni di centro e di destra facevano parte ben 16 liste sulle 24 totali. Ma il dato su cui riflettere è anche quello relativo alla disaffezione al voto: l’affluenza è scesa del 5% rispetto al 2012 quasi ventimila aquilani non sono andati a votare.

Il risultato della Coalizione è buono: “Rimane un po’ di amarezza per aver mancato il secondo consigliere, sarebbero bastati 339 voti in più”, ha sostenuto la consigliera in pectore. E’ necessario dunque rafforzare con maggiore incisività le relazioni, soprattutto nelle periferie e nei territori più isolati, per continuare con maggiore forza un processo “sano” di ascolto, confronto e risoluzione dei problemi con la popolazione.

Voglio ringraziare le quai 2.500 persone che hanno chiesto un cambiamento reale, e ringrazio profondamente tutte le candidate e i candidati che ci hanno messo la faccia, il cuore, le mani, le idee, e tutti quelli che ci hanno sostenuto, mettendo a disposizione competenze e tempo”, ha sottolineato Carla Cimoroni.

La campagna è costata circa 6mila euro, tutti autofinanziati con donazioni individuali di 150 € al massimo, in gran parte raccolti nel corso di iniziative pubbliche. Soldi spesi per la stampa di materiale promozionale, per l’acquisto di spazi, per l’affitto di locali per le iniziative e per l’evento di chiusura della campagna elettorale.

Ma c’è un fatto politico fondamentale: la Coalizione Sociale non è un cartello elettorale, ma un soggetto politico nuovo e ancora in fieri: “In questo senso, il momento elettorale ha rappresentato non l’obiettivo ultimo ma un necessario passaggio di un percorso che abbiamo iniziato a costruire alcuni mesi fa e che vogliamo continuare a rafforzare, migliorandoci, dentro e fuori l’aula del Consiglio”. “Dobbiamo migliorare, e lo faremo – ha affermato la candidata della Coalizione – costruendo un percorso radicato e radicale, alternativo allo svilimento della politica cui ci condannano il panorama nazionale, e ancora di più quello locale”.

Il passaggio elettorale, infatti, è stata la scintilla e l’occasione per aggregare gruppi, forze politiche, cittadine e cittadini intorno ad un progetto di cambiamento reale della città, con un orizzonte ed una visione a medio-lungo termine.

“In Consiglio – aggiunge Cimoroni – porterò l’esperienza preziosa di Enrico Perilli, Vincenzo Vittorini ed Ettore Di Cesare, che hanno lavorato molto bene nei cinque anni precedenti. Daremo tutte e tutti insieme voce alle istante di trasparenza, partecipazione vera, portando avanti le proposte concrete per migliorare la vivibilità di questo territorio e contrastare soprattutto le disuguaglianze sociali. D’altronde, siamo stati gli unici (purtroppo) a presentare proposte programmatiche chiare, disambigue e concrete”.

“Ai circa 2.500 elettori ed elettrici della Coalizione Sociale chiediamo di ‘utilizzarci’ per avere voce nella massima assemblea istituzionale della città, e di controllare il nostro operato, perché per noi non ha importanza il meccanismo della delega. Non vale il discorso che ci rivediamo tra 5 anni, come per la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali”.

Per quanto riguarda il ballottaggio, la posizione della Coalizione è semplicemente quella sostenuta da mesi: “Non ha senso per noi dare indicazioni di voto, perché non siamo complici ma alternativi ai due schieramenti – afferma Cimoroni – e anche perché il nostro elettorato è libero e proprio per questo non accetterebbe suggerimenti di convenienza. Non daremo indicazioni di voto, né di non voto”.

Infine, una precisazione: “Saremo presenti in Consiglio in ogni caso, che vinca la coalizione di centro, o quella di destra. E quindi in ogni caso rappresenteremo una reale alternativa alla conservazione, alla continuità e alla tutela dell’interesse di parte, tutte caratteristiche peculiari di entrambi gli schieramenti”.

Il cambia città, resta qui continua oggi.