Coalizione sociale indice assemblea su “Politiche Culturali del Comune dell’Aquila: stato dell’arte e sviluppo” 

Mercoledì 27 giugno alle 16,30 a Palazzo Fibbioni, la Coalizione Sociale organizza l’incontro pubblico “Politiche Culturali del Comune dell’Aquila: stato dell’arte e sviluppo”, dedicato a due particolari temi:


– gli Spazi comunali per attività culturali, sociali e politiche: censimento e normativa per l’utilizzo

Regolamento per l’attribuzione di finanziamenti per le attività culturali: stato dell’arte e possibili modifiche

Mentre si registra la carenza di spazi dedicati a particolari attività ed esigenze, anche per quelli esistenti è complicato capire a chi rivolgersi per l’utilizzo e conoscere a quali costi e condizioni è possibile fruirne per organizzare eventi e iniziative.


I ritardi nel riconoscimento dei contributi così come i possibili conflitti d’interesse, le attribuzioni dirette e quelle a pioggia, i “cartelloni” messi insieme all’ultimo momento contando esclusivamente sul volontariato, la totale assenza di programmazione, la mancanza in generale di un “manifesto per la cultura” che non sia solo un elenco indistinto di eventi sono, a nostro avviso, le criticità più evidenti.

Per questo vogliamo aprire un confronto con e tra gli operatori del mondo dello spettacolo – Istituzioni e Associazioni culturali, Aziende fornitrici di servizi per attività culturali, Lavoratori e Volontari dello spettacolo, professionisti e non – sull’attuale situazione nel Comune dell’Aquila, vogliamo ascoltare esperienze ed esigenze e scambiare sugerimenti e proposte da portare all’attenzione dell’Amministrazione per superare criticità e incongruenze.

Per adesioni e interventi si può contattare la Coalizione Sociale all’indirizzo coalizionesocialeaq@gmail.com

La Giunta non rispetta gli impegni per scongiurare lo ‘scippo’ della tratta L’Aquila-Roma come servizio pubblico essenziale

Nel Consiglio straordinario di 15 giorni fa, su nostra iniziativa, è stato approvato un ordine del giorno che impegnava la Giunta Comunale ad attivarsi presso la Regione per scongiurare l’esclusione della tratta autobus Roma -L Aquila dalla definizione dei servizi minimi del trasporto pubblico locale.

Ad oggi, però, la Giunta non si è mossa, diversamente da sindacati e comitati dei pendolari che sono stati auditi su richiesta presso la competente commissione regionale. La Giunta sta dimostrando nei fatti disinteresse per la questione, a dispetto dei proclami sugli “scippi” ai danni del nostro territorio, oltre che una grave mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio e del suo Regolamento, non dando attuazione a una precisa indicazione. E sì che i tempi per affrontare la questione – è noto – sono strettissimi!

Si tratta di un partita vitale per il nostro territorio legato alla Capitale da relazioni storiche, sia perché non esiste alternativa su rotaia al collegamento sia perché in centinaia si muovono quotidianamente da e verso Roma per ragioni di lavoro e di studio. Non solo, crediamo che questo collegamento sia da preservare e incrementare proprio in chiave attrattiva di investimenti economici, ma anche di scelte di vita o di studio verso la nostra città.

Pensavamo del resto che si trattasse di una visione condivisa visto che fino a un anno fa si faceva un gran parlare della realizzazione di una tratta ferroviaria, mentre oggi si tagliano addirittura le corse dei bus! Qual è la logica?
Possibile che debba arrivare da un consigliere regionale di centrodestra l’esortazione ad ascoltare il Sindaco dell’Aquila in Commissione territorio? È una questione tra partiti o nell’interesse superiore del nostro territorio?
La Giunta si attivi immediatamente per attuare la volontà espressa dal Consiglio all’unanimità portando avanti le ragioni della città presso la Regione su questa fondamentale vicenda.

Uffici regionali a Pescara, il nostro intervento: “Non campanilismo, ma necessità di offrire ad aziende del nostro territorio servizi accessibili”

Oggi si è tenuto il Consiglio straordinario sulla riorganizzazione degli uffici regionali che trasferirebbe l’area delle Opere Pubbliche (Genio Civile) da un Dipartimento storicamente aquilano a quello delle Infrastrutture con sede a Pescara. Assenti ingiustificati, ancora una volta, Lolli e Pietrucci. Assenza ancora più irrispettosa del Consiglio comunale e quindi della città se è vero come è vero che la delibera è stata approvata ieri sera passando anche sopra al dovuto confronto con le parti sindacali.

Nel corso del Consiglio abbiamo evidenziato un aspetto meno macroscopico rispetto alla vicenda delle strutture del Genio civile ma, a nostro avviso, anche più impattante in termini di spostamento e soprattutto di accentramento a Pescara di centri decisionali, fino ad oggi presenti nel nostro territorio.
Si tratta delle Autorizzazioni Uniche Ambientali (AUA) per piccole e medie aziende (PMI) e – lo chiariamo subito – non si tratta di campanilismo, ma di fornire al tessuto produttivo del nostro territorio composto da aziende piccole – spesso anche piccolissime – ma vitali, servizi accessibili e funzionali.
Una piccola premessa:

l’AUA è stata introdotta con un D.P.R. nel 2013 coerentemente con tutto l’impianto normativo in materia ambientale che va sempre più verso provvedimenti unici ossia che contengono autorizzazioni relative a diversi aspetti; prima, infatti, l’autorizzazione agli scarichi idrici e l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera erano rilasciati separatamente con due distinti atti per due distinte istanze, da due diversi uffici. Dal 2013, invece, una PMI che per mettere in esercizio la propria attività abbia bisogno di autorizzazione agli scarichi oppure di autorizzazione alle emissioni oppure di entrambe le autorizzazioni fa solo istanza di AUA. Dalle piccole carpenterie metalliche alle farmaceutiche, passando per gli allevamenti, sono tantissime le tipologie di aziende che chiedono l’AUA. Le istanze di AUA d’altro canto, sono in buona parte istanze per sole autorizzazioni agli scarichi. Le domande di AUA passano per i SUAP, ossia gli sportelli per le attività produttive presso i singoli Comuni e da lì all’Autorità competente al rilascio dell’AUA e a tutti gli enti coinvolti (ASL, ARTA,…). Prima della famigerata riforma erano le quattro Province le Autorità competenti, dopo lo è diventata la Regione avvalendosi del personale trasferito dalle Province.

Fino a ieri, il rilascio dell’AUA aveva continuato comunque a seguire un criterio “abbastanza” territoriale nel senso che esistevano due Uffici di due distinti Servizi – leggi Dirigenti – , uno a Pescara per i procedimenti relativi alle province di Pescara e Chieti, l’altro a L’Aquila per quelli delle province di L’Aquila e Teramo.
Da domani ci sarà un solo Ufficio per tutta la Regione: Ufficio, Responsabile e Servizio con relativo Dirigente di riferimento saranno tutti nella sede di Pescara.

La Regione ha anche conservato quattro Uffici per l’autorizzazione agli scarichi, uno per ogni provincia, e curiosamente uno solo per l’autorizzazione alle emissioni, con sede, va da sè, a Pescara, tutti eredità piuttosto anacronistica ormai della vecchia organizzazione delle Province, pensata quando l’Autorizzazione Unica era di là da venire.

Tutto questo rimane invariato nel nuovo assetto: sarà proprio l’Ufficio Emissioni a rilasciare le AUA per le piccole aziende di tutta la regione coinvolgendo, di volta in volta, l’Ufficio scarichi competente per ciascuna provincia per avere l’autorizzazione specifica.

Considerata la quantità e la diffusione sul territorio di queste imprese, crediamo che l’accentramento e il conseguente allontanamento da alcuni territori di queste funzioni possa costituire un problema sia per l’organizzazione del lavoro, visto che è stato assicurato che non ci sarà alcun trasferimento di personale, ma soprattutto per l’utenza: le conferenze di servizi si terrebbero solo a Pescara, e solo a Pescara avrebbero luogo tutti quei confronti preliminari con i rappresentanti delle PMI e/o loro consulenti, tanto frequenti quanto utili per snellire il procedimento.

Insomma, invece di superare l’anacronistica divisione per “autorizzazioni di settore” (emissioni e scarichi) e di pensare a “Uffici AUA” multidisciplinari e decentrati più aderenti all’evoluzione normativa e alle esigenze di prossimità del nostro tessuto produttivo, si perpetua un’organizzazione obsoleta, sempre più distante proprio dai territori più complessi e assolutamente poco funzionale! Cui prodest? Non rimane che sperare, per una volta, nella proverbiale inerzia della Pubblica Amministrazione!

Sulle partecipate spartizione politica e parenti, altro che rottura dei meccanismi!

A un anno dall’insediamento dell’amministrazione Biondi, alcune delle società partecipate del Comune dell’Aquila, organi fondamentali per i servizi essenziali ai cittadini e alle cittadine, non hanno ancora una guida. Le nomine ratificate in queste ore dal Sindaco sono preda della lottizzazione partitica della maggioranza di destra alla guida della città. Nomi che giravano da tempo, espressione esclusivamente della spartizione tra le liste che hanno sostenuto Biondi alle elezioni dello scorso anno.

La poltrona all’Azienda farmaceutica municipalizzata Spa è stata “assegnata” alla lista L’Aquila Futura, coordinata di fatto dall’ex consigliere comunale, politico e già vice presidente della Gran Sasso Acqua, Salvatore Santangelo. Sua sorella, Alessandra, è infatti la nuova amministratrice dell’azienda. Mentre suo fratello, Roberto, siede in Consiglio comunale.

E proprio Roberto Santangelo, quando si è trattato di votare in Consiglio il nostro emendamento che estendeva anche ai parenti stretti dei consiglieri comunali l’impossibilità di essere nominati ai vertici delle aziende partecipate dal Comune, è uscito dall’aula. Un emendamento che è stato bocciato dalla maggioranza, senza una sola motivazione. Oggi è chiaro alle aquilane e agli aquilani il perché.

Ricordiamo che il Consiglio comunale, in quanto “proprietario” delle Società partecipate, esercita attività di controllo sulle stesse attraverso, per esempio, il confronto nelle Commissioni. Cosa farà il consigliere Santangelo quando l’amministratrice Santangelo verrà a riferire in Consiglio o nelle Commissioni? Sarà obiettivo nelle proprie valutazioni? Continuerà ad assentarsi, confermando di fatto l’imbarazzo e l’inopportunità di tale nomina?

Invitiamo tutte e tutti a verificare le competenze dei nuovi nominati, a confrontarle con quelle degli altri candidati [i cui curriculum sono pubblicati qui], a valutare se per guidare per esempio il SED potrebbe essere opportuno avere qualche esperienza o competenza nel settore dei big data o magari del cosiddetto “diritto digitale alla città”, cioè in sostanza il diritto di accesso ai dati e al loro utilizzo, per garantire alle cittadine a ai cittadini di prendere parte attiva alle trasformazioni in atto e non semplicemente subirle. Oppure se l’importante sia nominare chi, alla fine dell’esercizio faccia solamente quadrare i conti della partecipata di turno, anche a discapito del servizio offerto alla città.

Chi ha vinto le elezioni facendo facile demagogia sui “meccanismi da rompere”, sta perpetrando esattamente gli stessi malati comportamenti del passato: lottizzazione partitica delle poltrone e favoreggiamento di amici e parenti – anziché il giudizio prioritario in base alle competenze – a discapito dei servizi pubblici essenziali per i cittadini e le cittadine.

Stato dell’arte e prosecuzione del Progetto Sprar, Coalizione Sociale chiede chiarezza

Abbiamo chiesto, insieme a tutte le consigliere e i consiglieri di opposizione e alla consigliera straniera Edlira Banushaj, la convocazione urgente della Commissione Politiche Sociali sulla vicenda relativa allo stato dell’arte e alla prosecuzione del Progetto del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) nel Comune dell’Aquila.

A fine 2016, infatti, l’amministrazione aveva deliberato la volontà di proseguire le attività del Progetto Sprar anche per il triennio 2017-2019, impegnandosi a indire il bando pubblico, di cui però ad oggi non c’è traccia. In attesa quindi dell’avviso e del successivo affidamento, sia la giunta Cialente che la giunta Biondi hanno dato seguito alle attività ricorrendo a proroghe tecniche. Di sei mesi in sei mesi, la terza proroga scadrà il prossimo 30 giugno, a cui dovrà seguire necessariamente una quarta. Il Sindaco Biondi come l’Assessore Bignotti, del resto, hanno in più occasioni affermato che intende continuare a “fare SPRAR”. Ci si ritrova così, ad oggi, con un bando inesistente e che una volta indetto dovrà riguardare meno della metà del triennio del progetto approvato (2017-2019). Questa modalità di azione, quantomeno anomala, potrebbe peraltro essere osservata anche dal Ministero, che gestisce ed eroga i fondi.

Per questo abbiamo richiesto alla presidente Elisabetta De Blasis, di convocare a breve la Commissione Politiche Sociali, anche prima dei dieci giorni previsti dal Regolamento del Consiglio, considerando le imminenti scadenze. In quella occasione chiederemo anche di capire come la Giunta intenda dare seguito all’ordine del giorno approvato in Consiglio comunale, volto ad avviare un Progetto Sprar per minori nel territorio comunale.

Pur ritenendo da sempre che il sistema nazionale dell’accoglienza debba essere riformato, al fine di migliorare l’accoglienza nel principio dell’inclusione e dell’integrazione, siamo convinti che lo Sprar rappresenti ad oggi lo strumento migliore esistente, sotto diversi punti di vista

Incasellare correttamente i meccanismi amministrativi che lo garantiscono aiuta a gestire un sistema – che peraltro garantisce cospicue entrate annuali nelle casse comunali – con maggiore equità, trasparenza e tutela per migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

L’Aquila-Roma deve rimanere servizio essenziale, Lolli non pervenuto nel dibattito sui trasporti

Nel Consiglio comunale di ieri su nostra iniziativa e con il sostegno di altri consiglieri si è tenuta un’adunanza straordinaria per chiedere alla Regione di far rimanere la tratta L’Aquila-Roma un servizio essenziale e quindi finanziato dai contributi regionali, come è sempre stato, rivedendo e modificando la Delibera che a breve dovrebbe passare al vaglio del Consiglio regionale per diventare operativa.

Per la Regione è intervenuto solo il Consigliere delegato (da poco) ai Trasporti a tentare di difendere la scelta – tutta politica – di escludere la L’Aquila – Roma dai cosiddetti “servizi minimi”, per farla diventare “commerciale”, ossia da affidare tramite gara sul libero mercato. Assente (giustificato) il consigliere Pietrucci che pure nei giorni scorsi aveva minacciato le barricate. Non pervenuto sul tema il vicepresidente della Giunta Lolli.

Nascosti dietro tecnicismi e timore di ricorsi, peraltro già avviati, i rappresentanti di Regione e TUA hanno tentato di rassicurare pendolari, lavoratori e cittadini dicendo che non cambierà niente, anzi il servizio migliorerà, ma sanno benissimo che per essere competitivi con i privati e stare sul mercato sarà necessario tagliare le corse.

Insomma prevarranno logiche di profitto, quando invece un collegamento vitale per tante e tanti pendolari e studenti e per l’intera nostra città che ha relazioni storiche con la Capitale, privo di un’alternativa su rotaia, dovrebbe rispondere prima di tutto a logiche di garanzia, universalità ed equità di accesso e fruizione da parte della popolazione.

Una tratta che ha anche corse redditizie, tanto è vero che in decenni di vuoto normativo hanno scatenato appetiti e rivendicazioni da parte dei privati, ma che a maggior ragione non possono essere cedute perché devono contribuire a sostenere e migliorare i collegamenti più deboli quelli delle nostre “aree interne”, bellissime, complesse, vitali per l’intera Regione e sempre più a rischio di spopolamento.

Chiediamo ai rappresentanti regionali e soprattutto a coloro che sono espressione di questo territorio se c’è la volontà politica di modificare la Delibera, chiediamo di dimostrare con i fatti che ritengono il collegamento tra Roma e L’Aquila strategico per questa città e per il suo sviluppo.

Non eravamo tutti d’accordo, da anni, sul fatto che una delle direttrici per lo sviluppo del territorio fosse proprio il collegamento con la Capitale? Non si immaginava di investire in quest’ottica addirittura su un collegamento ferroviario? E invece si passa addirittura al taglio dei finanziamenti per l’unico collegamento ad oggi esistente, cioè quello su gomma.

Una scelta politica inaccettabile. C’è ancora tempo per cambiare linea, la Delibera regionale deve essere ancora approvata in Commissione e poi in Consiglio regionale. Noi saremo lì a presidiare e a fare in modo che ciascuno si assuma davanti alla città le proprie responsabilità. Rappresentati aquilani in Regione in primis.

Che fine ha fatto il contributo di sostegno al reddito annunciato a marzo?

Oggi abbiamo presentato un’interrogazione per sapere a che punto si trova l’iter volto alla concessione del contributo economico una tantum destinato a famiglie in condizioni disagiate, avviato con Deliberazione di Giunta comunale n. 83 del 19/03/2018.

Oltre 2 mesi fa, infatti, l’Assessore Bignotti annunciava il varo della Delibera da parte della Giunta
e l’imminente pubblicazione dell’avviso per accedere al contributo di sostegno al reddito previsto dal Piano sociale distrettuale 2017/2018. Annuncio che ha generato chiaramente aspettative presso persone e famiglie che vivono situazioni di forte disagio quando non di povertà estrema.

Il contributo era stato già erogato nel 2015 e 2016 e il Piano sociale vigente prevede di dare continuità a questa misura anche per il biennio 2017/2018. Fatto sta che il 2017 è passato senza realizzare alcun intervento in tal senso, e a metà 2018 dell’avviso non c’è traccia. Di questo passo, tenuto conto dei tempi necessari sia per la scadenza dell’avviso che per la valutazione delle domande, si rischia di arrivare all’anno nuovo!

Tra l’altro non essendo cumulabile con il neonato reddito di inclusione (ReI), gli aspiranti al contributo una tantum sono quei soggetti che per vari motivi non hanno i requisiti accedere a un beneficio durevole come il ReI, neanche alla luce dell’estensione prevista a partire dal 1° giugno 2018.

Anche per questo è importante che si dia seguito con celerità a quanto annunciato e soprattutto che si dica chiaramente se e quando l’avviso verrà pubblicato. In chi arriva con estrema difficoltà a fine mese, frequenta le mense e conta sui pacchi viveri delle Istituzioni di solidarietà, la speranza generata da questi annunci è tanta e merita rispetto e tempestività.

Manifesti in città per la ricostruzione delle scuole: “Un anno di mancate promesse”

In una terra che continua periodicamente a tremare, e a quasi dieci anni dal sisma, la questione sulla sicurezza delle scuole è ancora lontanissima dall’essere risolta. Per questo la Coalizione Sociale ha avviato una campagna di sensibilizzazione e protesta con manifesti apparsi nei giorni scorsi in città e volantinaggi fuori le scuole.

Nessuna scuola di competenza comunale è stata ad oggi ricostruita, nonostante i 42 milioni in cassa da tempo. Più di 3.600 bambini e bambine (il 60% del totale) stanno crescendo nei Musp, strutture la cui provvisorietà è fonte ormai di numerosi problemi, mentre la maggior parte degli altri frequentano edifici di cui non si conoscono i livelli di sicurezza, non essendo state completate le verifiche di vulnerabilità.

Totalmente disattesi gli impegni di campagna elettorale del sindaco Pierluigi Biondi in materia, come la la tanto sbandierata “task force”, una consistente unità di personale che in cento giorni avviasse le pratiche.

Stando al cronoprogramma del Comune, rimasto fermo all’era Cialente (già fortemente deficitaria), ad oggi dovremmo avere già cinque scuole ricostruite: Paganica, Pettino, Arischia, Coppito e Santa Barbara, e in fase di ultimazione i lavori del polo di Sassa. Di tutte le altre non ci è dato sapere nulla. La realtà dei fatti è che invece di riaprire in sicurezza, le scuole continuano ad essere chiuse perché insicure, come è accaduto nello scorso novembre a Preturo e Arischia, dove le verifiche di vulnerabilità sismica hanno dato risultati prossimi allo zero.

Non va meglio per gli Istituti superiori, di competenza della Provincia, che hanno tutti bassi indici di vulnerabilità, ossia alti indici di rischio sismico. In una città che ha visto morire giovani in strutture scolastiche, circa 4 mila studenti e studentesse entrano ogni giorno in scuole non sicure. Caso emblematico ed eclatante è quello del Cotugno, uno dei licei più frequentati della città: dopo le scosse del gennaio 2017, studenti e personale hanno dovuto subire trasferimenti, doppi turni, chiusure e infine uno smembramento in ben 5 plessi diversi, a causa delle accertate condizioni di non sicurezza della sede.

Né il Comune né la Provincia hanno ancora chiarito dove gli oltre mille frequentanti dell’Istituto potranno svolgere le lezioni nel prossimo anno scolastico, durante il quale l’edificio di Pettino sarà sottoposto a lavori della Provincia, che comunque riguarderanno l’adeguamento statico e non il miglioramento sismico. Né è dato sapere dove e quando sarà costruita la nuova sede per la quale la Regione ha predisposto uno stanziamento di 13 milioni.

Il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, nel settembre scorso aveva annunciato la volontà di “ricostruire ex-novo” tutte le sedi di competenza provinciale, promettendo inoltre un tavolo interistituzionale tra gli enti, volto a pianificare una programmazione pluriennale. Superfluo sottolineare come questi proclami siano ad oggi rimasti tali.

All’immobilismo delle precedenti amministrazioni provinciale e comunale, si aggiungono le promesse mancate e i ritardi delle attuali amministrazioni.

La Coalizione sociale chiede: una puntuale informazione sullo stato dell’arte e sulla sicurezza degli edifici comunali e provinciali e l’attivazione reale di una task force adeguata agli impegni, che avvii immediatamente un cronoprogramma di lavori attendibile e verificabile.

L’avvio di una campagna mediatica è solo l’inizio di una più vasta mobilitazione sul tema della sicurezza delle scuole, punto ineludibile per una città che voglia dirsi sicura e offrire un futuro alle nuove generazioni.

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Fondo immobiliare: no agli sfratti, sì ad affitti equi

E’ di questi giorni la notizia che ai cittadini che abitano negli alloggi del “Fondo immobiliare” è stato intimato lo sfratto.
Uno “sfratto etico” magari, visto che dopo il sisma tutta l’operazione di acquisto delle abitazioni da parte del Fondo Etico fu propagandata come un’operazione di solidariatà per dare un tetto ai terremotati.

Le cose sono andate diversamente e vale la pena rammentare brevemente la storia. Pochi mesi prima del sisma l’Ance lanciò l’allarme dei costruttori che si ritrovavano con 3.000 appartamenti invenduti. Subito dopo il 6 aprile questa situazione rischiava di mandare a gambe all’area parecchi costruttori e le banche di cui erano debitori.
Cosi per salvare il tutto intervenne lo Stato: il Fondo comprava gli appartamenti, ai costruttori arrivavano soldi per ripianare i debiti con le banche.

L’operazione fu pagata profumatamente dallo Stato, visto che quegli appartamenti sono stati successivamente affittati con risorse pubbliche a prezzi davvero elevati e fuori mercato.
Ma c’è di più. Il direttore generale e il consigliere delegato del Fondo immobiliare di Europa risorse sono sotto processo per falso e truffa ai danni dello Stato, in quanto avrebbero dichiarato un numero di vani superiori al reale intascando quindi affitti più alti del dovuto. Il processo si celebrerà il prossimo 27 giugno. Insomma, un caso unico di truffa “etica”.

Stiamo effettuando ulteriori verifiche poiché, oltre ai casi già sotto la lente della Procura, potrebbero essercene anche altri, nel qual caso, saremo pronti a denunciare.
In questi anni gli inquilini oggi sotto sfratto hanno proposto alla proprietà di pagare un affitto in linea con i patti territoriali e con i prezzi di mercato, ma hanno trovato un muro. Si preferisce lasciare vuoti gli appartamenti piuttosto che affittarli. E qui il discorso diventa più ampio perché non si capisce quali operazioni si celino dietro questo comportamento scandaloso e irresponsabile. Forse qualche ente pubblico sta pensando di togliere le castagne dal fuoco al Fondo comprando decine di appartamenti vuoti? Sarebbe davvero inaccettabile e su questo vigileremo.

Oggi a 9 anni di distanza dal terremoto, grazie anche all’inerzia della precedente amministrazione, il risultato del regalo di decine di milioni di euro a banche e costruttori non può essere lo sfratto di famiglie pronte a pagare per intero un giusto fitto!
Il Sindaco, finora silente, si muova in fretta per fermare questo massacro sociale, non c’è più tempo da perdere.

L’Amministrazione si deve far carico di questa situazione facendo da tramite tra cittadini e Fondo immobiliare per concordare la loro permanenza negli appartamenti con fitto equo.
Noi per nostra parte faremo di tutto per scongiurare questa situazione di ingiustizia ed eviteremo quegli sfratti con ogni mezzo necessario.