Bocciata la trasparenza per la nomina degli scrutatori

Con il voto contrario della maggioranza e l’astensione delle opposizioni – con la sola eccezione della nostra consigliera Carla Cimoroni e dei consiglieri Mancini e Masciocco che hanno votato a favoreil Consiglio comunale ha bocciato la nostra mozione per chiedere che gli scrutatori di seggio vengano individuati  attraverso un sorteggio pubblico.
È infatti prassi da anni che ciascun consigliere indichi un certo numero di scrutatori tra coloro che risultano iscritti all’Albo comunale. Una pratica meschina cui non abbiamo mai aderito. Si tratta – sia chiaro – di una prassi legittima, dato che la norma non prevede criteri e modalità per la designazione che rimangono dunque  totalmente discrezionali, ma che solleva quantomeno perplessità, visto che evidentemente così vengono esclusi a priori i tanti che non conoscono qualcuno che possa intercedere per loro.

E non basta che, come dice il Sindaco, la Commissione elettorale comunale venga invitata a designare come scrutatrici e scrutatori tra gli iscritti all’Albo le persone più giovani e/o in difficoltà economica. Perché tale condizione, in assenza di modalità trasparenti e oggettive, non può che essere resa nota attraverso conoscenze personali: un’abitudine che finisce per creare le ennesime piccole clientele.
Per questo altri Comuni hanno già deliberato la pratica del sorteggio per garantire trasparenza, imparzialità e avvicendamento nella selezione degli scrutatori. Trasparenza e imparzialità che evidentemente non appartengono alla cultura politica di chi amministra la città che vede ogni occasione utile per elargire favori, anche piccoli, come in questo caso. I soliti meccanismi insomma, ma si sa, in vista delle prossime elezioni, tutto fa.

Il Centro Sperimentale di Cinematografia deve rimanere a L’Aquila, città della conoscenza

Chiediamo con forza che il Centro Sperimentale di Cinematografia rimanga a L’Aquila, il prossimo anno e in futuro.
Crediamo fermamente che la prospettiva di sviluppo del nostro territorio sia quella città della conoscenza di cui ci si riempie la bocca ma che poi, nei fatti, si stenta evidentemente a sostenere, coordinare ed integrare con il tessuto sociale e produttivo. La sede aquilana del CSC rappresenta un’eccellenza culturale e formativa che si inserisce perfettamente in questo quadro, così come altre importanti Istituzioni che già lavorano o si insedieranno nel nostro territorio, da quelle storicamente presenti e radicate ai più recenti GSSI e MAXXI.
Purtroppo, se non ci sarà un intervento in extremis da parte della Regione, il Centro sperimentale di Cinematografia a L’Aquila è
destinato a sparire già dal prossimo anno. Quella stessa Regione che, alla scadenza del 2016, non ha rinnovato la convenzione, e di
conseguenza il finanziamento annuo di circa 300.000 €, necessari al proseguimento dell’attività formative della Scuola. Quella stessa Regione che, come riferito in conferenza stampa dal Direttore del Centro Sperimentale, ha omesso di inviare il progetto formativo che la scuola aveva proposto per ottenere fondi CIPE dalla Struttura Tecnica di Missione. E che possa trattarsi “solo” di una dimenticanza non rende il fatto meno grave.
E’ appena il caso di ricordare che il CSC è una realtà sana, priva di debiti, che attrae studenti provenienti da tutte le regioni italiane e
non solo. E, soprattutto, che  le allieve e gli allievi, mentre sono impegnati a conseguire un titolo di studio unico nel suo genere,
producono  lavori di pregio proprio a partire dall’osservazione del nostro territorio, lavori che molto spesso hanno raggiunto ottimi
riconoscimenti in mostre e festival del settore. Si tratta, insomma, di un circolo virtuoso, esattamente quello che ci si aspetta da una moderna città della conoscenza, capace di cogliere come un’opportunità per il territorio e per lo sviluppo sociale, culturale e economico della città l’apporto di Istituzioni di qualità vecchie e nuove, capace di accogliere con servizi adeguati e coesivi cittadine e cittadini da generazioni o di adozione, capace soprattutto di (ri)costruire una comunità che sia in grado di “risuonare”, per dirla
con una felice espressione di Pierluigi Sacco, rispetto a cultura arte e innovazione. Perdere un pezzo di questo disegno solo per rispondere a logiche localistiche o settarie rappresenterebbe una sconfitta enorme.

Per i rappresentanti della maggioranza: “Ultimi gli aquilani, prima io!”

Il  ritiro delle deleghe, per ripicca, all’assessore Di Stefano, le lotte intestine dentro Forza Italia, le tensioni nello stesso partito del Sindaco che fanno mancare il numero legale in Consiglio, il botta e risposta al vetriolo tra il primo cittadino e il deputato-commissario Martino sono solo l’ultimo vergognoso esempio dei giochetti della maggioranza che continua a tenere in ostaggio la nostra città.

È da tempo, infatti, che L’Aquila è paralizzata dagli stessi che dovrebbero amministrarla e che pensano, invece, solo agli interessi di partito e alle personali ambizioni di carriera politica. Il risultato della perenne campagna elettorale degli esponenti della maggioranza sono l’immobilismo amministrativo e le operazioni di bassa clientela che abbiamo denunciato, ancora una volta, in occasione della recente approvazione della variazione al bilancio.

Da marzo la pianificazione (!) della città è in mano a un assessore part-time, approdato agli onori del Parlamento: un doppio incarico consentito, incomprensibilmente, per legge. Chiedemmo all’assessore-deputato leghista un atto di responsabilità, rinunciando al suo posto in Giunta. Non lo ha fatto: i non-risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La grande fuga verso più ricchi stipendi ha trovato l’apice, poi, nel maldestro tentativo del sindaco di farsi candidare alla presidenza della Regione dopo poco più di un anno di non-governo della città. Tentativo andato a vuoto e poi negato, in spregio all’intelligenza dei cittadini.

Seguono, oggi, schiere di assessori e consiglieri comunali, se ne contano almeno cinque, pronti ad abbandonare la città per una poltrona in Regione.

Uno spettacolo indecoroso, una lotta tra bande che ha portato dunque al defenestramento dell’assessore al bilancio, non per gli scarsi risultati – in realtà, ce ne sarebbero tutte le ragioni come per il resto della Giunta – ma esclusivamente per la faida tra i componenti della maggioranza in vista delle elezioni regionali. La rissa tra e interna ai partiti di maggioranza fa sì che tutte le energie siano spese per guerre e interessi strettamente personali, zero per risolvere i problemi del territorio.

Dopo le elezioni ci attendevamo solo il peggio ma, sinceramente, qui si è andati oltre le più pessimistiche previsioni: è un disastro oggettivo e le aquilane e gli aquilani se  ne accorgono.

Del resto senza un progetto, quando le alleanze sono solo frutto di convenienze personali, alla prima occasione c’è il “libera tutti”, ognun per sé e chi se ne frega delle cittadine e dei cittadini. Il sindaco è il primo responsabile dell’abbandono della città e la maggioranza pare aver coniato nei fatti un nuovo slogan elettorale: “ultimi gli aquilani, prima io!”

Scrutatori di seggio: si faccia sorteggio pubblico e trasparente, no alla lottizzazione tra consiglieri comunali

Torniamo a chiedere che la scelta degli scrutatori per le prossime elezioni sia pubblica e trasparente.

C’è tempo fino a venerdì prossimo 30 novembre per fare domanda di inserimento nell’Albo comunale delle persone idonee all’Ufficio di scrutatore di seggio elettorale. Come rendo noto l’Avviso a firma dell’Assessora Monica Petrella pubblicato sul sito del Comune, uno schema di domanda è compilabile direttamente presso l’Ufficio Elettorale, dove si può sottoscrivere e presentare personalmente l’istanza, in alternativa all’invio via pec o tramite raccomandata.

Con una mozione presentata a inizio ottobre abbiamo chiesto che tale Albo sia reso pubblico e soprattutto che gli scrutatori di seggio, in occasione di ogni tornata elettorale e a partire dalla prossima, vengano individuati attraverso un sorteggio pubblico, escludendo chi ha ricoperto l’incarico nella consultazione precedente. Crediamo infatti opportuno garantire trasparenza, imparzialità e avvicendamento nella selezione dei cittadini cui affidare il delicato incarico di scrutatore che prevede anche una piccola retribuzione economica.

La normativa nazionale prevede, infatti, che, tra il 25° e 20° giorno antecedente le elezioni, la Commissione elettorale comunale individui gli scrutatori secondo criteri e modalità che rimangono però totalmente discrezionali.

Si è così ingenerata la diffusa prassi, a cui non abbiamo aderito, che ciascun consigliere comunale indichi un certo numero di scrutatori tra coloro che risultano iscritti all’Albo, una prassi che solleva quantomeno perplessità. È evidente che così vengono esclusi a priori i tanti che non conoscono qualcuno che possa intercedere per loro, come pure che tale abitudine finisca per creare aspettative, piccole clientele e persino sospetti sulle procedure di spoglio.

Torniamo a chiedere al presidente Tinari di porre la mozione che abbiamo presentato all’ordine del giorno della prossima seduta, all’Assessora Petrella di appoggiare questa iniziativa e a tutte le forze presenti in Consiglio comunale di esprimersi favorevolmente.

“Casette” e PRG: solo una vergognosa melina!

C’è una sola parola per definire la risposta dell’onorevole-assessore D’Eramo alla nostra interrogazione sulle cosiddette “casette post sisma” ed è: vergognosa!

Finalmente dopo cinque mesi è stata portata in aula all’attenzione del Consiglio comunale la nostra iniziativa, il cui scopo era fare il punto sulla situazione dei manufatti provvisori realizzati a seguito del sisma 2009: quanti sono quelli edificati in ossequio alla D.C.C. 58/2009 e quelli totalmente abusivi? in quanti casi i proprietari hanno ripristinato la propria abitazione e rimosso il manufatto, come prevedeva la Delibera? quante sono, se ci sono, le richieste di regolarizzazione? E ancora, che attività di controllo hanno avviato gli uffici comunali, quante le ordinanze di demolizione e le denunce alla Procura della Repubblica? è stato fatto un calcolo del gettito TARI, TASI e IMU relativo ai manufatti provvisori? E, infine e soprattutto, qual è la volontà dell’Amministrazione in merito all’esistenza di questi manufatti, che si intreccia pesantemente con le attività di pianificazione del territorio, di tutela del paesaggio e di miglioramento dei servizi? Quesiti articolati, per cui l’onorevole-assessore D’Eramo, ben cinque mesi dopo, ha presentato in aula quattro righe evidenziando (sic) che si tratta di una risposta parziale che necessita di tempi lunghi!

Abbiamo ricordato al Consiglio e alla Giunta che già con la precedente Amministrazione era stato portato avanti un lavoro di ricognizione sui manufatti provvisori in particolare nell’ambito della II Commissione presieduta da Enrico Perilli, una ricognizione che fa parte anche dell’analisi alla base del documento preliminare al PRG, arenatosi in qualche cassetto. Tutti dati e informazioni, dunque, che sono in possesso dell’Amministrazione e che si chiedeva di riprendere ed aggiornare proprio per conoscere le intenzioni della nuova Giunta in ordine alla pianificazione del territorio, un argomento totalmente scomparso dal dibattito pubblico.

Qui non si tratta solo di sciatteria amministrativa nella risposta, ma di una vera e propria offesa all’intelligenza delle cittadine e dei cittadini. E ancora di più, nel continuare a fare melina sulla questione, è chiaro che si vuole attuare una strategia precisa che è la “strategia dell’inerzia”: intanto che non si dice e non si fa nulla, si ratifica in sostanza lo stato di fatto, senza neanche il coraggio di chiarire apertamente che si tratta di una scelta politica. Una scelta che non si interroga nemmeno davanti ai tragici fatti di cronaca: mentre è proprio dal nostro territorio che dovrebbe partire la battaglia e l’esempio per la messa in sicurezza dell’intero Paese! altrimenti qualsiasi richiamo alla memoria e alla prevenzione rimane solo un concetto vuoto da sbandierare negli anniversari.

Ma del resto cosa aspettarsi dai rappresentanti leghisti se Salvini al Governo dispensa condoni a Ischia e attacca chi da anni chiede di mettere in sicurezza un territorio sempre più devastato da eventi naturali aggressivi e soprattutto dall’incuria e dagli abusi dell’uomo?

Cosa aspettarsi da un assessore part-time in attesa che gli equilibri di Giunta si riassestino con le elezioni regionali, cosa da una maggioranza in perenne campagna elettorale? L’Aquila non può continuare a essere ostaggio di questi giochetti, abbiamo già perso troppo tempo.

Bertolaso all’Aquila è stato vile, pretestuoso e offensivo

Troviamo le parole di Guido Bertolaso sul memoriale del sisma, pronunciate in occasione della visita ieri all’Aquila nel corso di un evento intitolato proprio “Il rispetto e la memoria” presuntuose, vili e offensive per la città intera. Un incontro a cui era presente anche il Sindaco che non ci risulta si sia dissociato dalle dichiarazioni dell’ex capo della Protezione Civile.

Che la memoria riguardi solo le vittime e le loro famiglie è quanto di più riduttivo e meschino si possa insinuare per una popolazione che ha sofferto insieme alle famiglie delle vittime la morte e lo spaesamento e che nell’elaborazione di quanto è accaduto può e deve trovare motivo di costruire un futuro migliore per le figlie e i figli di questo territorio.

Il memoriale del sisma non è un “monumento” alle vittime, ma un luogo in cui chiunque, aquilano ma anche visitatore, possa esercitare il diritto-dovere alla memoria che ha lo scopo di generare dubbi, interrogativi e riflessioni su cosa è stato il prima, il durante e il dopo il 6 aprile 2009 per far crescere cittadine e cittadini migliori, più consapevoli della fragilità del nostro territorio e della possibilità di conviverci.

Spesso si è detto che dalla nostra tragedia può e deve nascere l’opportunità per il nostro territorio di ricostruire scuole e case migliori, più sicure e confortevoli. Ma non potremo mai pensare che sia un’opportunità se non servirà a fare in modo che simili tragedie non accadano mai più né qui né altrove. Questo è il senso più alto della memoria di tutte le tragedie che possono essere evitate: delle alluvioni, dei terremoti come delle guerre.

Contrapporre, dopo 10 anni, la realizzazione del memoriale alla ricostruzione degli edifici per ridimensionarne la priorità è vigliacco, irrispettoso e culturalmente inaccettabile. Vuol dire non aver capito che il memoriale è Casa della città in quanto luogo identitario, è Scuola in quanto occasione di riflessione anche per chi non c’era, è Futuro in quanto monito a fare in modo che non accada mai più.

La cittadinanza onoraria a Letta è inopportuna nel metodo e soprattutto nel merito

Siamo contrari al conferimento della cittadinanza onoraria a Gianni Letta – e lo diciamo senza giri di parole – nel metodo ma soprattutto nel merito.

Pensiamo che un tale riconoscimento dovrebbe testimoniare l’appartenenza ideale e unanime alla comunità cittadina. Proprio per questo la cittadinanza onoraria dovrebbe essere un provvedimento frutto di un processo di condivisione con tutte le forze che in consiglio rappresentano la città. Questo non è affatto accaduto, e tale conferimento dato da una sola parte politica equivarrebbe ad una cittadinanza dimezzata.

Una scelta divisiva quindi, che dimentica o peggio ignora quanto sia ancora più diversificato e controverso il giudizio sulla gestione dell’emergenza post-sisma, epoca in cui Letta ricopriva ruoli di alta responsabilità istituzionale, determinando e avallando scelte dei vertici della Protezione civile e del Governo contestate allora come oggi, spesso al centro di scandali e inchieste.

Parliamo, tra le altre cose, dell’operazione Protezione Civile SpA per limitare i controlli sull’organizzazione dei grandi eventi, degli appalti milionari senza gara affidati agli amici degli amici in nome dell’urgenza, della gestione mediatica persino dei funerali solenni, quando ci si preoccupò addirittura di piazzare Berlusconi irritualmente in prima fila tra i parenti delle vittime.

Siamo e vogliamo rappresentare, in Consiglio comunale, anche quella parte della cittadinanza che ritiene assolutamente inopportuno omaggiare chi all’epoca fu regista più o meno occulto, complice o garante di tali scelte e iniziative.

Siamo e vogliamo rappresentare anche chi in questi anni ha continuato a contestare e denunciare una gestione autoritaria dell’emergenza e della ricostruzione ritenendola troppo spesso opportunista, cinica e irrispettosa.

Anche alla luce di quanto avvenuto durante il voto in Commissione, nel rispetto delle legittime posizioni di tutti, vogliamo chiarire che la cittadinanza onoraria a Letta, se ci sarà, non sarà mai data dall’assise all’unanimità, perché non sarà mai a nostro nome.

Su Collemaggio il Sindaco sfugge ai confronti e perde tempo sui fondi

foto Silvia Santucci

La lettera [qui] che lo scorso 6 agosto la Asl dell’Aquila ha inviato all’amministrazione comunale, con la quale l’azienda conferma l’indisponibilità a concedere l’utilizzo dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio per fini diversi da quelli previsti dalla legge, è l’esplicita conferma di quanto affermiamo da sempre: l’area dell’ex manicomio deve avere una destinazione socio-sanitaria e culturale.

L’amministrazione Biondi voleva deviare i 10 milioni previsti dal Masterplan per il progetto del “Parco della Luna” [qui] verso altro: la Asl le ha semplicemente ricordato che non si può fare. Noi aggiungiamo che non è giusto farlo: l’area di Collemaggio rappresenta una vergogna della città oggi, è un buco nero e buio nel centro storico dell’Aquila, e il Parco della Luna, progetto elaborato e presentato da una ventina di associazioni tempo fa, rappresenta la prima luce in un’area vasta e bellissima, dove oggi persino i lampioni sono spenti.

Da mesi chiediamo la convocazione della Commissione Territorio per discutere di questa area strategica insieme agli attori coinvolti. Sarebbe anche l’occasione di confrontarsi anche sulla possibilità di realizzare lì il nuovo Cotugno, come saggiamente proposto da Preside, studenti e studentesse nei mesi scorsi. Il presidente continua a rinviare la convocazione della Commissione, stante l’indisponibilità continua del sindaco Pierluigi Biondi e del manager Asl Rinaldo Tordera ad essere presenti. Cosa si teme? Perché si rifiuta il confronto sulle carte?

La situazione è grave e necessita di una spinta decisiva: in ballo ci sono milioni di euro, soldi pubblici destinati alla tanto decantata ricostruzione sociale della città, che potrebbero essere persi o spesi altrove se l’amministrazione non sarà in grado di affidare i lavori entro il 2019. Una data non così lontana, considerando che dev’essere ancora indetto il bando per la progettazione, propedeutico al bando europeo per la riqualificazione degli edifici.

Da sempre ci battiamo per la riqualificazione del parco di Collemaggio, e non cederemo neanche di un millimetro di fronte all’inettitudine e all’incompetenza dell’amministrazione.

Comunicato congiunto di Coalizione Sociale L’Aquila e 3e32 / CaseMatte

La maggioranza di Biondi è in crisi e pensa solo a elezioni e poltrone

L’assessora al Bilancio Annalisa Di Stefano e Roberto Jr Silveri

A più di un anno dall’insediamento dell’amministrazione Biondi, la maggioranza continua a litigare. Non c’è stato un giorno, nell’ultimo anno, in cui la destra al governo della città abbia lavorato unitariamente per il bene della comunità aquilana.

Mesi e mesi per spartirsi le poltrone lottizzate delle società partecipate, settimane a discutere per le candidature alle elezioni politiche, e poi i litigi per il potere e l’egemonia tra Forza Italia e Lega, i cambi di casacca in Consiglio e le frecciatine continue, neanche tanto velate, a mezzo stampa, così come nelle commissioni. L’ultima patetica pantomima, in ordine di tempo, riguarda il Documento unico di programmazione (Dup), uno strumento che pianifica le attività e i finanziamenti in bilancio per i prossimi tre anni. L’assessora Annalisa Di Stefano l’ha presentato, e poi si sono svolte tre commissioni sull’argomento durante le quali non si è parlato di nulla. Il documento è arrivato in Consiglio lo scorso 23 luglio, ma la maggioranza ha deciso di rinviare il voto, per prendere tempo. Oggi il capogruppo di Forza Italia Roberto Silveri ha chiesto – ottenendolo – un ulteriore rinvio a settembre, dicendo che che il Dup necessita di una “discussione più approfondita” e chiedendo più tempo per un confronto.

La realtà è che siamo già in pre-campagna elettorale per le prossime elezioni regionali, dove diversi esponenti della maggioranza di Consiglio e Giunta concorrono per l’ennesima poltrona. In tutto questo la città è immobile, e tutte le iniziative intraprese sono in perfetta continuità con la precedente amministrazione. Inoltre, le tante promesse, fatte in Consiglio, alla stampa e sui social, non vengono mantenute. Un esempio su tutti riguarda la riapertura del Parco del Sole, che richiediamo da mesi e che continua a essere rinviata, prima a fine giugno, poi a metà luglio. Mentre la bella stagione scorre inesorabilmente e in città gli spazi pubblici latitano più che mai.

Noi continueremo con l’opposizione dura e costruttiva che ci ha contraddistinto in questi mesi, fuori e dentro il Consiglio comunale. Ma siamo certi che le grane al Sindaco arriveranno anche dalla sua maggioranza, disposta a farsi la guerra per un poco di voti e di potere in più, a discapito della nostra città, che viene ogni giorno offesa e oltraggiata.