Yanis Varoufakis a sostegno di Carla Cimoroni e della Coalizione Sociale!

Un sostegno sincero e prestigioso arriva alla Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila, in vista delle elezioni amministrative di domenica 11 giugno. E’ quello di Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze della Grecia e fondatore del “Movimento per la democrazia in Europa 2015”, Diem25.

“Crediamo nei movimenti, nelle associazioni e nelle realtà municipali che in questi anni si sono coalizzate dal basso, nel fruttuoso modello delle città ribelli – sull’esempio di Napoli con Luigi De Magistris e di Barcellona con Ada Colau – nel tentativo di trasformare le politiche locali, e di conseguenza nazionali ed europee”. Inizia così la lettera che Varoufakis ha scritto a sostegno della Coalizione Sociale all’Aquila.

Sono infatti convinto che qualsiasi politica volta a riformare l’Europa debba necessariamente partire dai municipi, per poter così influenzare le regioni, gli stati e l’intero continente”, continua l’esponente politico greco, che si dimise dal governo di cui era ministro nel 2015, in aperta opposizione alle politiche di bieca austerità dell’Unione Europea nei confronti del suo popolo.

“Ho deciso di appoggiare una serie di piattaforme progressiste, le cui politiche siano compatibili con il nostro movimento – continua – e in particolare all’Aquila Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono, consapevole del loro sostegno all’Agenda Progressista di DiEM25 e al New Deal Europeo che ho presentato proprio in Italia, a Roma, lo scorso 25 marzo”.

“Sono sicuro infatti che Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono lavoreranno a livello locale per migliorare le garanzie sociali dei loro cittadini”, è il sostegno prezioso di Varoufakis, che la Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila ringrazia per la fiducia riposta.

Cambiare realmente L’Aquila è necessario. Come cambiare realmente, ed in modo profondo, l’Europa. Iniziamo a farlo, insieme. In un cammino iniziato tempo fa, e che proseguirà anche dopo le elezioni dell’11 giugno.

 

La lettera di Yanis Varoufakis alla Coalizione Sociale

DiEM25 crede nei movimenti, nelle associazioni e nelle realtà municipali che in questi anni si sono coalizzate dal basso nel fruttuoso modello delle Città Ribelli – sull’esempio di Napoli con Luigi De Magistris e di Barcellona con Ada Colau – nel tentativo di trasformare le politiche locali, e di conseguenza nazionali ed europee. Sono infatti convinto che qualsiasi politica volta a riformare l’Europa debba necessariamente partire dai municipi, per poter così influenzare le regioni, gli stati e l’intero continente. E viceversa, ogni politica europea debba essere pensata in funzione del benessere delle realtà locali, dove la gente vive, lavora e reclama il diritto a una vita dignitosa.

Per questo, mentre a livello nazionale stiamo partecipando alla costruzione di una coalizione che rappresenti un terzo spazio progressista, ecologico e inclusivo, oltre la falsa dicotomia di una scelta obbligata tra le politiche di austerity e il ritorno a politiche buie improntate su protezionismo e xenofobia, in vista delle elezioni locali italiane ho deciso di appoggiare una serie di piattaforme progressiste, le cui politiche siano compatibili con il nostro movimento. E in particolare all’Aquila Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono, consapevole del loro sostegno all’Agenda Progressista di DiEM25 e al New Deal Europeo che ho presentato proprio in Italia, a Roma, lo scorso 25 marzo.

Sono sicuro infatti che Carla Cimoroni e liste della Coalizione Sociale che la sostengono lavoreranno a livello locale per migliorare le garanzie sociali dei loro cittadini, per promuovere politiche ecologiche di riduzione delle emissioni e dell’inquinamento, per accogliere migranti e rifugiati e, soprattutto, per riportare i cittadini a prendere in mano i loro destini attraverso la partecipazione politica e la condivisione trasparente dei processi democratici. E allora avanti insieme, per la costruzione di una coalizione progressista che parta dai municipi e dalle Città Ribelli fino all’Europa e viceversa, con un biglietto di andata e ritorno, per restituire la politica alla sua dimensione virtuosa di tutela del pianeta, dei suoi abitanti e dei loro diritti.

Yanis Varoufakis

Le nostre 5 proposte su lavoro ed economia

Oggi nell’economia del nostro territorio il settore pubblico è decisamente la principale componente della base economica, seguito dai redditi da pensione (oltre 19.000 persone), dall’Università e il suo indotto e dal settore manifatturiero. Ci sono inoltre le costruzioni, i servizi turistici e l’agricoltura, oltre naturalmente la parte molto rilevante dei servizi non turistici (professionali, commerciali, …).

Bisogna necessariamente partire da questi dati per comprendere quali settori possano essere decisivi per il presente e per il futuro della nostra economia, per la creazione di posti di lavori degni e stabili. Anche perché se non si interviene, finite le risorse per la ricostruzione, rischiamo seriamente di ritrovarci in un territorio ancora più depresso economicamente e di conseguenza socialmente.
Le altre coalizioni non ci sembra che abbiano idee in proposito.
ll candidato di centro Di Benedetto non ha alcuna visione e appare scarsamente interessato al problema, mentre quello della destra Biondi propone misure bizzarre quali la “moneta locale”, fiorino o doblone aquilano, scegliete voi.
Questa invece è la nostra analisi e queste le nostre proposte intersettorali per favorire la creazione di posti di lavoro. Prendetevi il tempo della lettura.

Il settore pubblico non ha grossi margini di crescita viste anche le politiche nazionali. Si può attuare in questo settore una strategia conservativa, non far andar via gli uffici. Ad esempio la difesa della qualità e della dimensione del nostro ospedale assume quindi, oltre naturalmente all’aspetto di salute pubblica, una battaglia fondamentale anche per la nostra economia e conseguenti posti di lavoro. Un aumento della qualità dei servizi sanitari genera anche ricadute positive per il resto dell’economia e la salute di comunità dovrebbe essere riorganizzata considerando l’estensione del territorio.
Ma con politiche intelligenti questo settore può anche essere incrementato.

L’Aquila Capitale della Prevenzione
Rientra anche in questo la nostra proposta di “L’Aquila Capitale della Prevenzione”.
Vogliamo fare del nostro territorio il centro di riferimento nazionale interdisciplinare e operativo di prevenzione del rischio sismico, gestione delle emergenze e delle ricostruzioni.
La recentissima formazione di un battaglione dell’esercito, 300 persone, specializzato in operazioni di soccorso nella catastrofi va proprio in questa direzione. Anche altri pezzi dello Stato, come ad esempio Vigili del fuoco, Protezione civile, Ingv, Cnr dovrebbero essere spinti ad investire con nuove strutture nel nostro territorio per fare tra di loro sinergia e sperimentare da noi, prevenzione, pronto intervento, gestione dell’emergenza e tecniche di ricostruzione.
L’Università  e il GSSI sarebbero parte fondamentale di questa strategia, come anche il nostro volontariato di protezione civile e naturalmente tecnici e imprese che in questi anni hanno acquisito un invidiabile know-how sull’adeguamento e miglioramento sismico di edifici anche antichi. Da parte di alcuni dei nostri costruttori è stata sollecita questa direzione che ci vede d’accordo in quanto parte di una strategia per noi complessiva.
Tutto questo ci garantirebbe prima di tutto sicurezza per tutti, cultura antisismica diffusa, posti di lavoro qualificati, centri studi a partire dal finanziato, annunciato e mai nato centro permanente di documentazione e studi della prevenzione, del terremoto e della ricostruzione. Un centro vivo dove poter organizzare convegni di livello nazionale ed internazionale.
Abbiamo come territorio tutte le le pre-condizioni per imporci su questo settore e far in modo ad esempio che i saperi dell’Università, di tecnici e imprese siano esportabili e centrali nel progetto di messa in sicurezza di tutto il Paese dai rischi sismici e idrogeologici.
E’ una battaglia politica che dobbiamo alla nostra memoria, deve essere culturalmente il nostro ruolo nel Paese, e che contemporaneamente può creare tante opportunità lavorative come detto in diversi settori: pubblico, Università in tutti i suoi saperi non solo tecnici ma anche umanistici (basti pensare agli studi sulla gestione delle emergenze e sulla resilienza), ricerca, professioni, imprese, costruzioni.

La città della formazione e della ricerca
L’Università è già un cardine per la nostra economia, dopo il settore pubblico è una delle voci che “pesa” di più per la formazione del nostro reddito.
Per costruire una città della formazione e della ricerca, le condizioni di base ci sono ma vanno sviluppate. Anche qui, la recente apertura del GSSI va proprio in questa direzione, come occorre rafforzare i rapporti anche con i Laboratori del Gran Sasso.
Serve però un patto chiaro e una strategia condivisa tra città e Università: da un lato il comune si impegna a fornire servizi eccellenti per gli studenti (e quindi per tutta la collettività) in termini di mobilità, diritto all’abitare, strutture, di servizi, di qualità della vita e di un contesto sociale e culturale effervescente, stimolante e dinamico proprio di una città universitaria. E’ qui che le parole inclusione e accoglienza trovano significato pratico. Dall’altro l’Università deve scegliere e perseguire un modello di residenzialità pura. Alla città non interessa infatti tanto il numero degli iscritti bensì quello degli studenti residenti che non può prescindere dalle capacità di accoglienza in termini di strutture e servizi sia dell’Ateneo che della città. Appare evidente quindi che anche le politiche sulle modalità di iscrizione, sul “numero chiuso”, su come si fruiscono le lezioni debbano tener nel conto la strategia condivisa tra città-Università.
L’obiettivo al termine potrebbe essere quello dei 15.000 studenti residenti. Sarebbe decisivo per il nostro territorio in molti sensi, anche per la creazione di posti di lavoro. Bisogna però crederci, puntarci con convinzione, lottare con il governo centrale e regione, investire risorse con un ferreo coordinamento tra comune e Ateneo.
Al di là dell’aspetto economico, che qui stiamo trattando, vorremmo diventare un modello per il diritto alla studio anche creando uno studentato diffuso, per gli studenti meritevoli e a basso reddito, mettendo a disposizione parte dei 600 appartamenti di proprietà comunali derivanti dagli “acquisti equivalenti”.
Appare questo il settore che potenzialmente e realisticamente potrà avere margini di maggiore crescita oltre che un fondamentale motore per la rinascita del centro, storicamente sempre abitato e vissuto da molti studenti.

Manifattura e industria
Una formazione di alto livello che insiste su un territorio presieduto da eccellenze tecnologiche dovrebbe innescare un circolo virtuoso in maniera praticamente spontanea.
E qui si innesca il settore manifatturiero. Strategico sia perché contribuisce già oggi con il 10% al valore aggiunto prodotto all’Aquila, ma anche perché fornisce alla città un carattere distintivo, compensando l’immagine di una città di pensionati e di addetti al settore pubblico. Nel caso di alcune aziende poi il termine “eccellenze” non è usato per una volta a sproposito. Già oggi molte garantiscono posti di lavoro qualificati e quindi ben retribuiti. Alcune hanno attivato collaborazioni con l’Università che vanno aumentate e facilitate.
Curiosamente questo settore non è mai stato percepito in tutto il suo valore dalla città. Un errore gravissimo visto che un’azienda coinvolta nel tessuto sociale investe anche sul territorio, tramite eventi, sponsorizzazioni, premi, ecc…
Il settore possiede anche potenzialità non indifferenti di crescita, ovvero di nuovi posti di lavoro, anche grazie alle risorse derivanti dal 4% della ricostruzione. Questo strumento, intelligentemente previsto dal legislatore, va però profondamente ripensato alla luce dei risultati ottenuti. Ad oggi infatti l’unica nuova azienda finanziata è di fatto mai partita e a fronte dei posti di lavoro previsti oggi si contano solo una decina di cassaintegrati. Chiaro che cosi non funziona. Occorre anche qui crederci, pensando una serie di azioni tra di loro integrate.
Il comune dovrebbe lavorare con la Regione per aprire nella nostra città uno sportello consulenziale per le aziende che vogliono investire: come si può accedere alla risorse del 4%, quali sono le opportunità offerte dai bandi europei, opportunità di collaborazioni con le istituzioni, fondi regionali, mappatura delle aziende operanti sul territorio con cui poter attivare delle sinergie, informazioni sulle procedure, snellimento delle stesse, opportunità di insediamento nelle zone industriali… Insomma preparare il terreno e facilitare la vita e le tempistiche a chi vuole creare seriamente posti di lavoro. Un sogno (possibile) viste le condizioni attuali.
Si potrebbe inoltre garantire la chiusura del circolo virtuoso aziende-alta formazione con la messa a disposizione di borse di studio, con l’indizione di concorsi per le scuole. Questo avrebbe una ricaduta potenzialmente enorme sulla città, perché se si arrivasse a regime ad avere un alto tasso di inserimento dei laureati del nostro ateneo nel territorio, l’Università diverrebbe più attrattiva con evidenti ricadute sul resto dell’economia locale. Qui ritorna il discorso precedentemente fatto della città della formazione e della ricerca.

Costruzioni
Del settore delle costruzioni abbiamo già parlato in precedenza. Gli ultimi dati del 2013 ne stimano nel 9% il peso sulla nostra economia. Sarebbe interessante conoscere la percentuale del 2017. In ogni caso appare chiaro che, finita la ricostruzione, il mercato sarà saturo, lo è già oggi e testimonianza ne è il vertiginoso calo dei prezzi degli immobili.
L’unica strada plausibile è quella di “esportare” i saperi e le specifiche conoscenze acquisite fuori dal nostro territorio. Anche di qui la già citata “Capitale della Prevenzione.”

Turismo e agricoltura
Gli ultimi dati sul turismo ci dicono che pesa un desolante 2,4% sul nostro valore aggiunto. Quello solo montano è stimato a meno dell’1%. Chiaro che con questi numeri di partenza questo settore ha dei margini di crescita elevati.
Valorizzare finalmente le nostre montagne, aumentare la qualità ambientale del nostro territorio oggi abbastanza scarsa, far rinascere l’interesse storico-artistico dei nostri centri con l’avanzare della ricostruzione, puntare su eventi culturali di ampia risonanza, costruire intelligenti e lungimiranti politiche che uniscano tutti i territori in un’offerta turistica complessiva che metta in relazione i vari attori, investire nella formazione della cultura dell’accoglienza e ricezione che non è propria del nostro territorio.
Sono azioni che si possono e si devono fare, e se saremo molto bravi, potrebbemmo più che raddoppiare i flussi arrivando a pesare il 7%, che significa che 7 persone su 100 vivranno di turismo (tanto per un confronto, a Pescara città sono oggi quasi 4, a Silvi 12 su 100).
“Vivremo di turismo” quindi è uno slogan affascinante e di sicura presa elettorale ma fuori dalla realtà. Dobbiamo valorizzare e investire nel turismo conoscendone le potenzialità reali.

L’agricoltura è un altro di quei settori marginali, ci vive ad oggi meno di una persona su cento. Ha quindi fattori di crescita importanti anche se in termini assoluti non potrà mai essere determinante per l’economia della città.
Negli ultimi anni si assiste ad un fenomeno di agricoltura biologica e di qualità soprattutto tra i giovani. Ci sono anche nel nostro territorio coraggiose e innovative iniziative. Vanno incoraggiate anche perché preservano i prodotti della nostra terra che sono parte importante della nostra cultura.
Il settore è strategico inoltre perché dà una possibilità di vita a frazioni e paesi, oltre ad essere determinante per la cura del territorio.
Il comune per primo dovrebbe utilizzare i nostri prodotti a km zero per le proprie mense e spingere Asl e Adsu, per le mense universitarie, a fare altrettanto oltre che a incentivare i gruppi di acquisto solidale.

“Lotto Giugno”: giovedì in festa con la Coalizione Sociale!

Sarà piazza San Basilio, di fronte il Dipartimento di scienze umane dell’Università degli studi dell’Aquila, la location di “Lotto Giugno”, una serata di musica, danza ed attivismo organizzata dalla Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila.

Si svolgerà, ovviamente, giovedì 8 giugno, a partire dalle ore 19. Sul palco saliranno alcune delle giovani band emergenti che negli ultimi anni hanno resa viva e frizzante la scena culturale aquilana, contribuendo per la loro parte anche alla difficile ricostruzione del tessuto sociale della comunità. A suonare saranno i Dabadub Sound System, la Zona Rossa Krew, i Margò, gli Sleeping Village e i Lithium Quartet. Ma ci saranno anche esibizioni di danza dei Vibin’Sista e New Kidz and the Block, mentre la chiusura sarà affidata alle magie del prestigiatore Lorenzo Scataglini. Alle ore 19:30, inoltre, ci sarà un’asta di alcune opere che diversi artisti del territorio hanno messo a disposizione a sostegno della Coalizione Sociale.

“Noi non torniamo in piazza, perché in piazza siamo sempre stati e sempre staremo – afferma Carla Cimoroni – l’appuntamento dell’8 giugno arriva a chiusura di una campagna elettorale tra le persone, e non tra i potentati. Una serata di convivialità come nel nostro stile, perché di cultura e socialità non parliamo, ma la pratichiamo quotidianamente”.

Il vergognoso scaricabarile sul disastro del Progetto Case

E’ vergognoso lo scaricabarile tra le coalizioni di destra e di centro sul disastro del Progetto Case. Un’operazione che all’epoca fu concordata con un patto tra le parti, con tanto di sorrisi e consegna delle chiavi, e che per molti suoi aspetti, a partire dalle localizzazioni, ha determinato il vero e proprio “urbificio” che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Una città esplosa, dilatata all’inverosimile, con scarsissima densità urbana in cui è complicatissimo offrire servizi pubblici, con un decadimento vertiginoso della nostra qualità della vita. Alcuni, tra cui molti di noi, già in quel lontano 2009 avevano avvertito con forza di questi rischi. Avevano proposto soluzioni alternative, più economiche, sostenibili e praticabili. Puntualmente ignorate.

Oggi, a pochi giorni dal voto, è francamente insopportabile sentire tutti i responsabili sparlare a proposito. Bertolaso addossa le responsabilità al Comune per la mancata manutenzione, quando quasi la metà degli isolatori installati non sono a norma, molte delle ditte costruttici sono incredibilmente fallite, ci sono processi in corso che coinvolgono personale della Protezione civile.

E’ semplicemente ridicolo pensare che dopo quattro anni siano crollati balconi per la mancata manutenzione. Molte di quelle case costosissime, molto di più delle definitive che si stanno ricostruendo, sono state costruite male, questa è la semplice verità. Ma in quale Paese dopo sette anni dalla costruzione oltre il 10% degli appartamenti risulta inagibile? E’ semplicemente scandaloso, la destra dovrebbe fare ammenda e assumersi le proprie responsabilità, altro che storie. Quei progetti erano nel cassetto da tempo, altrimenti nessuno avrebbe costruito all’Aquila, per esempio, condomini con le scale e tubature esterne che ovviamente ghiacciano l’inverno. Bertolaso dovrebbe chiedere scusa per tutto quello che è successo prima del terremoto e dopo, per aver utilizzato la nostra tragedia per coprire lo scandalo del G8, che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena.

L’amministrazione uscente, con in testa Cialente e il codazzo di tanti candidati nelle liste della coalizione di centro, poi ha inanellato una serie di contraddizioni uniche: dapprima indicò alla Protezione civile le aree sul quale costruire le Case, stando ben attenta a non calpestare i terreni dei potenti locali. Nel 2011 dichiarò che quella scelta fu fatta addirittura per “riqualificare le frazioni”, l’anno successivo acquisì al patrimonio comunale quegli appartamenti senza uno straccio di documentazione sullo stato, sulle polizze assicurative, sugli impianti. A scatola vuota, nonostante in consiglio comunale fummo durissimi nell’affermare che si stava compiendo un errore fatale. Poi sono stati inseriti nei preliminari del Piano Regolatore, per poi affermare recentemente che andranno tutte demolite, mentre nei nuovi quartieri-dormitorio non ci sono servizi. Un atteggiamento illogico e schizofrenico, che continuano a pagare gli aquilani.

Da tempo proponiamo uno studio serio sulle condizioni degli alloggi, piastra per piastra, appartamento per appartamento, per individuare dati alla mano quali edifici dovranno essere abbattuti e quali sono le aree che potranno essere fruite in futuro, mirando a ricucire le aree Case nella pianificazione urbanistica della città, ed in base a potenziali funzioni, ad esempio, come l’uso turistico, per gli studenti universitari a basso reddito, ed anche per la creazione di una rete diffusa di residenze per la disabilità (Durante e dopo di noi). Ammonta a 10 milioni di € la mobilità passiva sostenuta dalla nostra regione per servizi residenziali inesistenti e L’Aquila, con la sua cultura di attenzione alle fasce deboli, può divenire il punto di riferimento per le comunità limitrofe, anche provenienti dalle regioni confinanti.

Al gioco dello squallido scaricabarile non abbiamo mai giocato, e mai lo faremo. Gli aquilani e le aquilane, nell’urna, dovranno tenere conto di chi sono le responsabilità di questo disastro.

“Le frazioni al centro”: da est a ovest, tra le persone, per il cambiamento reale

Da est ad ovest, nelle frazioni della città, tra le persone per ascoltare, proporre, confrontarsi, consapevoli che un’alternativa reale è possibile. E’ il tour in camper che ha visto protagonisti i candidati e le candidate della Coalizione Sociale, in camper insieme alla candidata sindaca Carla Cimoroni, nel weekend scorso.

Il “grand tour” era un lungo viaggio per il continente europeo intrapreso dai giovani aristocratici, destinato ad approfondire e perfezionare il loro sapere. Una delle mete preferite era l’Italia, culla dell’arte, della cultura, delle antichità e anche densa di fervore politico. Al contrario, per la nostra coalizione civica oggi il “Grand tour” è stata occasione per dare voce alle frazioni, alle esperienze locali, spesso dimenticate dalla politica.

“Noi – affermano le candidate e i candidati della Coalizione Sociale – col nostro piccolo e breve ‘grand tour’, abbiamo voluto raggiungere tutte le persone che vivono nel nostro bellissimo comune, pieno di attrazioni architettoniche, paesaggistiche, ambientali, culturali, pieno di storia, di memoria e di possibilità di sviluppo economico e di cambiamento politico”.

Il 3 giugno il tour è partito in camper, insieme alla candidata sindaca, nelle frazioni a est e nord-est: Tempera, Camarda, Assergi, Paganica, San Gregorio e Onna, fra le persone per ascoltare, sentire e annotare le loro richieste, le loro proposte: “Renderle partecipi del nostro grande progetto di discontinuità e contaminazione”.

Ieri, 4 giugno, il tour è proseguito ad ovest e sud-ovest, facendo tappa a Coppito, Cansatessa, San Vittorino, Preturo, Sassa, Pagliare, Roio, Pianola e Bagno. Anche in questo caso Carla Cimoroni è stata accompagnata dai candidati e dalle candidate delle liste civiche autentiche, le uniche lontante dalle logiche del potere.

“Non facciamoci e non lasciatevi sfuggire l’occasione e l’opportunità di voltare pagina: cambia città! Resta qui”.

Servizi essenziali, la mobilità è un tema prioritario. Le sette proposte sui trasporti

Assessorato dedicato ai servizi pubblici essenziali, adeguate risposte ai cittadini e alle cittadine pendolari in entrata ed uscita ad est e ovest della città, introduzione del biglietto unico per il territorio, confronto inter-istituzionale permanente per il trasporto dedicato agli studenti, audizioni pubbliche per la nomina dei vertici delle aziende partecipate che gestiscono i servizi essenziali e servizio di trasporto collettivo “a chiamata” rafforzato per le frazioni. Sono le proposte della #CoalizioneSociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila sul tema della mobilità, considerato prioritario per la coalizione.

I PROBLEMI E LE OCCASIONI MANCATE. La città è esplosa, diffusa su un territorio enorme e scarsamente abitato, gli studenti fuori sede residenti in città sono diminuiti, non c’è “cultura del mezzo pubblico”. Quindi non si investe sulla mobilità pubblica. E così la causa diventa l’effetto, in un circolo vizioso che penalizza il diritto alla mobilità per tutte e tutti, a partire da chi di un mezzo proprio non può disporre per età, condizioni economiche o di salute, e da chi vive nelle frazioni più decentrate.

Emblema noto a tutti della generale “disattenzione”, locale e regionale, alla mobilità pubblica è senz’altro la fermata sulla Statale 80 in zona ovest: affollatissima, priva di pensiline, marciapiedi, biglietteria, parcheggi, lungo una statale di cui contribuisce a congestionare il traffico già al collasso. Un disagio di cui soffrono in particolare le centinaia di pendolari, già costretti a orari duri, che raggiungono Roma e altre località su autobus spesso vecchi, malandati e poco confortevoli.

Anche il sostegno e l’investimento di soldi pubblici a varianti, ponti e cavalcavia risponde alla logica dell’essere ineluttabilmente condannati a muoversi in macchina nella nostra città. Siamo già il capoluogo di provincia che conta il maggior numero di automobili pro capite, un record negativo che incide sulla qualità dell’aria che respiriamo come sulla qualità della nostra vita. Così come paradossale e sintomatico di scarsa attenzione e programmazione da parte della Regione è non aver previsto nel Contratto di Servizio con Trenitalia la messa in esercizio (mezzi e risorse) dell’infrastruttura ferroviaria in fase di ultimazione sul tracciato urbano dell’Aquila.

Su questo panorama sconfortante, si innesta la vicenda dell’Ama che deve confluire in Tua in tempi brevissimi in modo da realizzare le opportune economie di scala e il necessario efficientamento per affrontare le scadenze e le penalità previste dalla normativa nazionale, sempre più orientata verso le privatizzazioni. Noi crediamo che la tendenza al mezzo privato vada totalmente invertita, mettendo il diritto alla mobilità e il trasporto pubblico al centro delle politiche urbane.

LE PROPOSTE. Le nostre proposte sono: l’istituzione di un Assessorato ai servizi pubblici essenziali che metta al centro non la gestione aziendalistica delle partecipate, ma i servizi al territorio e al cittadino e governi, finalmente, in maniera organica l’affidamento del terminal di Collemaggio, la pedonalizzazione del centro storico, la regolazione della sosta, l’intermodalità con la metropolitana di superficie, la mobilità integrata (bike sharing, car sharing, infomobility).

La promozione di un tavolo di confronto tra Regione, Comune, rappresentanti dei lavoratori e degli utenti per rispondere alle esigenze dei lavoratori pendolari in merito a mezzi adeguati, biglietterie e rispetto degli orari e delle fasce di garanzia, tanto più che da tale servizio derivano importanti ricavi che consentono di sostenere anche le tratte meno frequentate e redditizie.

L’introduzione del biglietto unico a tempo come è già stato fatto, con successo, per l’area metropolitana Chieti/Pescara, che aumenterebbe anche in chiave turistica e ricettiva le relazioni della nostra città con il territorio che la circonda;

L’attivazione di un confronto costante con la “città universitaria” (istituzioni e studenti) per modulare l’offerta del trasporto pubblico in relazione alle esigenze di studio, ma anche di svago, e mettere a punto forme incentivanti quali tariffe minime forfettarie per l’intero anno accademico che costituiscano anche un introito fisso per l’azienda di trasporto pubblico.

La realizzazione di una fermata servita, sicura e confortevole in zona ovest, un “mini terminal”, dotato di stalli e di un parcheggio di scambio gestito dal Comune anche con convenzioni con Tua, che favoriscano gli utenti del servizio pubblico e in particolare i pendolari.

Le audizioni pubbliche per la nomina dei vertici delle aziende che gestiscono servizi essenziali, nel corso delle quali cittadini, lavoratori, giornalisti possano porre domande ai candidati per metterne in luce eventuali incompetenze, guai giudiziari e potenziali conflitti d’interesse.

Il rafforzamento del servizio di trasporto collettivo “a chiamata”, con mezzi elettrici, soprattutto per le aree e gli orari a domanda discontinua, pensiline accoglienti in cui siano indicati i tempi di attesa, con l’ausilio di applicazioni già presenti in numerose città.

Tutto questo non potrà prescindere, nel tempo, da un ripensamento profondo della pianificazione urbanistica che dovrà interrompere il processo di dispersione oggi in atto e tendere a una maggiore densità del tessuto urbano.

Per il momento, invece, il Piano regolatore generale (Prg) è nuovamente finito nel cassetto, e di politiche per la mobilità pubblica, anche da parte delle altre coalizioni, neppure l’ombra.

“Piani di recupero urbano”, un’occasione mancata. La nostra priorità è la pianificazione

Dopo più di otto anni dal terremoto del 2009 sui “Piani di recupero urbano” siamo all’anno zero. Ad oggi nessuno dei progetti, che dovrebbero riguardare la riqualificazione di aree periferiche del centro storico, ha ancora visto la luce.

Il primo a partire doveva essere quello di via XX Settembre, approvato nel 2014, che prevedeva demolizione e ricostruzione di alcuni edifici, aree verdi, insediamento di negozi e un affaccio su una piazza. Oggi in quell’area non c’è nulla, a parte una voragine. Il Piano di Santa Croce è stato approvato lo scorso anno ma ancora non vede l’avvio. Nel frattempo gli abitanti del quartiere rimangono sfollati a tempo indeterminato, e non conoscono il loro destino. Anche nell’ambito del “Piano di Porta Barete” il Comune non ha ancora risolto i problemi delle permute immobiliari (ferme al palo) né dei contratti per la ricostruzione dello stabile. Annunci, dietrofront, pasticci amministrativi stanno lasciando come eredità cittadini ancora sfollati, strascichi giudiziari e soprattutto un’area urbana nel completo degrado. Non ci dilunghiamo, poi, sul “Piano di viale della Croce Rossa“, sui piani ancora “in itinere” (nelle zone di Porta Leoni, via Sant’Andrea, etc.), dove “si sta discutendo senza discussione”.

E se per il centro storico ci sono enormi ritardi, l’occasione persa riguarda soprattutto le periferie in cui sono stati spesi milioni di euro con il risultato che quartieri dormitorio erano e tali sono rimasti: non una piazzetta, non un campetto, nessuna idea. Per non parlare delle frazioni.

D’altra parte l’acquisto equivalente che, opportunamente gestito, poteva essere uno strumento per favorire la riqualificazione di alcune zone, non ha impedito di ricostruire veri e propri scempi edilizi e urbanistici anche dentro le mura.

Non si è saputa cogliere l’opportunità generata dalla ricostruzione, ossia la riqualificazione per l’intera città, la visione d’insieme. L’attività dell’Assessorato, che doveva avere come priorità la definizione del nuovo PRG, è stata centrata quasi esclusivamente sulla Ricostruzione come se la rinascita di una città fosse la somma degli aggregati. Alla perenne ricerca del consenso, l’amministrazione uscente non è stata in grado di gestire l’inevitabile conflitto tra il sacrosanto diritto dei residenti di riavere una casa in tempi certi e la necessità di ridisegnare aree incongrue della città. Il fallimento degli strumenti partecipativi, che dovrebbero comporre e far emergere l’interesse collettivo e non la somma di interessi privati o di parte, è sotto gli occhi di tutti.

Siamo ancora in tempo per cambiare rotta, facendo della pianificazione una priorità per restituire bellezza al nostro territorio, non schiacciata sul tema dell’edificabilità, avendo il coraggio di demolire le tante brutture (“incongrui”) realizzate prima e dopo il sisma. Altrimenti come si può parlare di attrattività, come si può fare turismo?

Una pianificazione che metta al centro il bene comune che è il nostro paesaggio, attuata attraverso il confronto continuo con le cittadine e i cittadini, fondata su informazioni condivise, scandita da tempi certi, sensibile alle esigenze delle comunità. Metteteci alla prova.

Cambia città, resta qui!

Sottoservizi, Gsa e Di Benedetto: cos’altro deve accadere?

Conflitto di interessi di Americo Di Benedetto

Nella vicenda della riserva di 740mila euro riconosciuti dalla stazione appaltante Gran Sasso Acqua Spa (Gsa) alla Asse Centrale Scarl per i lavori dei sottoservizi in centro storico, è persino difficile individuare il fatto più scandaloso. Una riserva (soldi pubblici aggiuntivi assegnati alle imprese vincitrici dell’appalto) concessa in corso d’opera, caso più unico che raro, che alimenta il dubbio che sia solo la prima volta, ma non l’ultima, prima della conclusione dei lavori.

C’è ormai l’acclarato conflitto di interessi di Americo Di Benedetto, candidato sindaco con la coalizione di centro, presidente della Gran Sasso Acqua, l’azienda che riconosce la riserva alla consortile che si è aggiudicata l’appalto, di cui fa parte l’impresa di Gianni Frattale. Lo stesso che si protrae in queste settimane verso generosi sostegni per Di Benedetto in campagna elettorale.

Temevamo fin dall’inizio quello che si sta verificando: non c’è “armonizzazione” né coordinamento tra i lavori di ricostruzione in centro storico e il cantiere dei sottoservizi. Ma, aspetto ancor più eclatante, nelle ultime ore abbiamo assistito alla disinvolta ammissione del direttore tecnico di Gran Sasso Acqua, che dichiara alla stampa che “si sapeva dall’inizio che in 18 mesi sarebbe stato impossibile concludere”, che segnala l’assoluta incapacità programmatoria oltre che un atteggiamento prepotente – ma forse Di Benedetto preferirebbe dire “inelegante” – nei confronti dei destinatari ultimi dell’opera dei sottoservizi, ossia le cittadine e i cittadini, a cominciare dagli artigiani e dai commercianti che, nel frattempo, tentano di capire come “Fare centro”.

La nuova deadline che sposta la fine dei lavori alla fine del 2018 è attendibile, a questo punto? E’ così che Di Benedetto pensa di fare il sindaco, ossia sottraendo la propria amministrazione a qualsiasi controllo e verifica da parte della popolazione e del Consiglio comunale?

Questo atteggiamento è degno del miglior conflitto di interessi cui ci ha abituati nell’ultimo ventennio la destra berlusconiana, che presenzia in città a sostegno della coalizione di destra.

D’altronde nella lista di Di Benedetto (e non solo) trovano spazio candidati che cinque anni fa erano nelle liste di Forza Italia. Comprendiamo, d’altra parte, l’imbarazzo e il silenzio – colpevole e assordante – di chi, impegnato a sostenere Di Benedetto, si trova sempre più a dover difendere l’indifendibile. O è forse complicità?

De Magistris in piazza con Carla Cimoroni e la Coalizione Sociale: “Si può fare”

Si può fare”. E’ vitale l’iniezione di fiducia che Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha voluto infondere oggi sotto il sole dell’Aquila, in piazza, tra le persone, per strada e sul palco della Villa Comunale. Il primo cittadino di una delle città più importanti d’Italia, al suo secondo mandato, è stato accolto nel capoluogo da centinaia di persone che hanno affollato la manifestazione. Ad accompagnarlo è stato Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, che sostiene la Coalizione Sociale per le elezioni dell’11 giugno.

“Non sono in grado di portare nessun insegnamento ma una sola testimonianza: ci dobbiamo credere – ha sottolineato De Magistris – quando ci candidammo la prima volta nessuno credeva che avremmo vinto, senza apparati né potentati. Ma vedevo crescere quotidianamente l’entusiasmo”. Leggi tutto “De Magistris in piazza con Carla Cimoroni e la Coalizione Sociale: “Si può fare”aaa”

L’intervento integrale di Carla Cimoroni sul palco con De Magistris

Vogliamo cambiare totalmente L’Aquila, a partire dalle modalità stesse di fare e di intendere la politica. La nostra è una coalizione costruita da lontano, a partire dal lavoro fatto dentro e fuori il consiglio comunale, dando voce e a fianco di tante associazioni e gruppi di cittadine e cittadini che continuano a chiedere un’inversione di rotta a tutti i livelli – sicurezza sismica, occupazione, qualità della vita a partire da subito – per evitare il lento e progressivo spopolamento di questa città. Per questo abbiamo lanciato il messaggio: cambia città, resta qui!

Non si cambia costruendo una coalizione solo in vista delle elezioni. Non si cambia aggregando pacchetti di voti e finte-liste-civiche di personaggi buoni per tutte le stagioni e tutti gli schieramenti come hanno fatto i candidati delle coalizioni di centro e di destra. Non si cambia con le operazioni di marketing politico dettate da una società milanese. Si cambia solo se si è radicati nel territorio e nel sociale, si cambia se si portano nelle istituzioni le rivendicazioni e le lotte dal basso per la tutela del territorio, il diritto al lavoro e all’abitare, il riconoscimento dei beni comuni, la trasparenza amministrativa. Perché queste sono le cose vere che aumentano la qualità della vita, e sostanziano il diritto alla città di tutte e tutti. Per questo motivo, per noi oggi non è il momento delle promesse elettorali, ma il momento del raccolto di quanto abbiamo seminato in questi anni. Leggi tutto “L’intervento integrale di Carla Cimoroni sul palco con De Magistrisaaa”