“Piani di recupero urbano”, un’occasione mancata. La nostra priorità è la pianificazione


Dopo più di otto anni dal terremoto del 2009 sui “Piani di recupero urbano” siamo all’anno zero. Ad oggi nessuno dei progetti, che dovrebbero riguardare la riqualificazione di aree periferiche del centro storico, ha ancora visto la luce.

Il primo a partire doveva essere quello di via XX Settembre, approvato nel 2014, che prevedeva demolizione e ricostruzione di alcuni edifici, aree verdi, insediamento di negozi e un affaccio su una piazza. Oggi in quell’area non c’è nulla, a parte una voragine. Il Piano di Santa Croce è stato approvato lo scorso anno ma ancora non vede l’avvio. Nel frattempo gli abitanti del quartiere rimangono sfollati a tempo indeterminato, e non conoscono il loro destino. Anche nell’ambito del “Piano di Porta Barete” il Comune non ha ancora risolto i problemi delle permute immobiliari (ferme al palo) né dei contratti per la ricostruzione dello stabile. Annunci, dietrofront, pasticci amministrativi stanno lasciando come eredità cittadini ancora sfollati, strascichi giudiziari e soprattutto un’area urbana nel completo degrado. Non ci dilunghiamo, poi, sul “Piano di viale della Croce Rossa“, sui piani ancora “in itinere” (nelle zone di Porta Leoni, via Sant’Andrea, etc.), dove “si sta discutendo senza discussione”.

E se per il centro storico ci sono enormi ritardi, l’occasione persa riguarda soprattutto le periferie in cui sono stati spesi milioni di euro con il risultato che quartieri dormitorio erano e tali sono rimasti: non una piazzetta, non un campetto, nessuna idea. Per non parlare delle frazioni.

D’altra parte l’acquisto equivalente che, opportunamente gestito, poteva essere uno strumento per favorire la riqualificazione di alcune zone, non ha impedito di ricostruire veri e propri scempi edilizi e urbanistici anche dentro le mura.

Non si è saputa cogliere l’opportunità generata dalla ricostruzione, ossia la riqualificazione per l’intera città, la visione d’insieme. L’attività dell’Assessorato, che doveva avere come priorità la definizione del nuovo PRG, è stata centrata quasi esclusivamente sulla Ricostruzione come se la rinascita di una città fosse la somma degli aggregati. Alla perenne ricerca del consenso, l’amministrazione uscente non è stata in grado di gestire l’inevitabile conflitto tra il sacrosanto diritto dei residenti di riavere una casa in tempi certi e la necessità di ridisegnare aree incongrue della città. Il fallimento degli strumenti partecipativi, che dovrebbero comporre e far emergere l’interesse collettivo e non la somma di interessi privati o di parte, è sotto gli occhi di tutti.

Siamo ancora in tempo per cambiare rotta, facendo della pianificazione una priorità per restituire bellezza al nostro territorio, non schiacciata sul tema dell’edificabilità, avendo il coraggio di demolire le tante brutture (“incongrui”) realizzate prima e dopo il sisma. Altrimenti come si può parlare di attrattività, come si può fare turismo?

Una pianificazione che metta al centro il bene comune che è il nostro paesaggio, attuata attraverso il confronto continuo con le cittadine e i cittadini, fondata su informazioni condivise, scandita da tempi certi, sensibile alle esigenze delle comunità. Metteteci alla prova.

Cambia città, resta qui!

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