Salvini non strumentalizzi pure la nostra Befana!


Ormai il ministro dei selfie non ci stupisce più: che dopo la Nutella e l’arancino, provi a cercare consenso in vista dell’imminente tornata elettorale con arrosticino e piadina d’ordinanza durante la nostra tradizionale fiera dell’Epifania, risulta persino stucchevole.
Se non fosse che, con 360 bancarelle annunciate ad animare le strade del nostro centro storico, migliaia di persone che come di consueto invaderanno gioiosamente la città, e le condizioni meteo che altrettanto tradizionalmente promettono gelo polare, chi è preposto a gestire l’ordine pubblico avrebbe senz’altro di meglio da fare che presidiare i selfie del ministro in stato di propaganda permanente.
Basterebbe questo per ritenere assolutamente inopportuna la passerella tra le bancarelle, che mentre ammicca al consenso sui social, strumentalizza un evento che da sempre costituisce un pezzetto dell’identità del capoluogo, con i suoi colori, rumori, musiche e odori carichi di aspettative per grandi e piccoli. Peggio di tutti gli sciacalli che sono accorsi dal 2009 e a cui la città si è fieramente opposta.
Peggio perché Salvini è il capo di un partito che fino a qualche anno fa ci chiamava terroni, uno dei cui esponenti di spicco, il (dis)onorevole Borghezio, giudicava l’Abruzzo un “peso morto”, peggio perché mentre la Lega votava in Parlamento contro i fondi da destinare alla ricostruzione, rubava di fatto 49 milioni di euro dei cittadini.
Lo sciacallaggio politico come tattica del consenso continua con la sbandierata chiusura dei porti, lasciando alla deriva donne e bambini, e più in generale con la guerra ai poveri, ai deboli e agli emarginati.
Se passerella sarà, ci saranno applausi ma anche tanti fischi e pretendiamo che sia garantito il diritto costituzionale al dissenso civile. Su questo non derogheremo mai.
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