Bando decennale: fondi per l’ANCE, ma non per la Deputazione di Storia Patria

Rispetto alla vicenda dei fondi assegnati per il bando “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, che ha causato tra l’altro l’annuncio delle dimissioni del Presidente della Deputazione abruzzese di Storia Patria Walter Capezzali, avevamo inoltrato già pochi giorni dopo la pubblicazione dei progetti vincitori, una richiesta di accesso agli atti. Abbiamo acquisito al momento copia del verbale e delle schede di valutazione di ogni progetto esaminato, siamo in attesa delle copie dei progetti stessi.
Qualche considerazione, però, è possibile farla già da ora, quantomeno di metodo.
Troviamo, per esempio, un po’ troppo facile e sbrigativo da parte del Sindaco, nella risposta a Capezzali, nascondersi dietro le valutazioni di una commissione costituita da persone di cui ovviamente non discutiamo la professionalità nei rispettivi ambiti di occupazione, ma che non sembrano avere esperienza alcuna in campo socio-culturale; tale eventuale esperienza non appare, infatti, alla base della nomina. Una nomina, effettuata in maniera singolare dalla Segretaria Generale, ma di cui il Sindaco porta quantomeno la responsabilità politica.
A leggere i verbali delle sedute, poi, la commissione, stante la mancata adozione del cosiddetto “Manifesto per il decennale”, annunciato a più riprese da ottobre e mai definito, si è trovata a doversi dare degli ulteriori criteri di valutazione che non erano appunto esplicitati nel bando ma che potevano valere fino a 25 punti su un massimo di 70.
Fino a ulteriori 5 punti, per esempio, sono stati assegnati in base alla sostenibiltà temporale come capacità di autofinanziamento futuro, una capacità che però non si era chiamati a descrivere nella presentazione del progetto. Fino a ulteriori 10 punti sono stati assegnati, poi, in nome della coerenza del progetto con non meglio esplicitate “finalità del decennale”. Insomma, di parametri discrezionali come quello sulla “memoria” riconosciuto tale dallo stesso Sindaco, ce ne sono parecchi ed è persino inevitabile che un certo grado di discrezionalità faccia parte delle valutazioni in ambito culturale: è per questo motivo che ci si dovrebbe affidare alla sensibilità e all’esperienza di commissari competenti in  materia, magari scelti per comparazione.
Avrebbe aiutato, secondo noi, anche fissare dei range per l’ammontare delle richieste di finanziamento in ragione dei fondi disponibili: pensiamo infatti sia estremamente complicato e abbia anche poco senso confrontare progetti che vanno da 1.000 a 150.000 €.
È sicuramente un caso, poi, che anche stavolta il Festival della Partecipazione, già estromesso dal Sindaco dall’accesso ai fondi Restart, sia rimasto fuori: con 3 punti su 10 per la capacità di “attrarre turismo ‘di settore'” – nonostante le precedenti edizioni abbiano avuto risonanza nazionale – il FdP è arrivato a 33 punti in totale.
Per capire se si tratta dell’ennesima miscellanea di progetti vari (mostre, convegni, prodotti editoriali, eventi più o meno lunghi e ripetibili nel tempo) messi insieme senza un filo rosso, bisognerà aspettare di poterli valutare nel merito.
Certo che scaricare la responsabilità di alcune evidenti storture su un’estemporanea commissione non lascia presagire nulla di buono né sperare di fare meglio la prossima volta. 
Intanto da parte dell’Amministrazione, le dichiarazioni e gli annunci sugli eventi “ufficiali” del decennale, quelli per cui è stata impegnata la cifra astronomica di oltre 1 milione  di euro, continuano ad essere avvolti dalla vaghezza più assoluta: ad oggi, 20 giorni dopo il 6 aprile, non esiste nemmeno un programma. L’unica cosa certa è che dal sito dedicato è sparita la parola “memoria”.
Infine, ma più notevole di ogni altra considerazione: sono stati riconosciuti finanziamenti per quasi 32.000 € all’ANCE e 22.000 € all’Ordine degli Architetti. 
La cosa strabiliante non è solo o tanto che siano risultati vincitori: non conosciamo infatti ad oggi i progetti presentati di cui non vogliamo qui discutere il livello del valore artistico e culturale. La cosa strabiliante è proprio la presentazione stessa dei progetti, cioè che non sia stata ritenuta sconveniente e inopportuna sia da parte delle suddette categorie che da parte dell’Amministrazione la partecipazione stessa al bando.
Si tratta, lo diciamo ancora una volta, di alcune delle categorie che hanno già ampiamente beneficiato, in ragione del sacrosanto quanto moltiplicato lavoro di professionisti e operatori del settore, dei finanziamenti pubblici per la ricostruzione, da cui deriva lo stesso 4% dedicato allo sviluppo delle potenzialità culturali.
Ci si aspetterebbe, quindi, che da tali organizzazioni venissero sì proposte in campo sportivo, sociale, culturale ma soprattutto quale forma di contributo economico per ridistribuire alla comunità quanto intercettato in questi anni, scopo del resto pomposamente annunciato e mai realizzato Fondo etico dell’ANCE. Mai invece ci saremmo aspettati che, anche per i fondi destinati alla ricostruzione socio-culturale, potessero passare a riscuotere.

Biondi apre le porte agli speculatori immobiliari: FERMIAMOLI!

Ieri in Consiglio  la maggioranza  ha approvato il piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio disponibile: si tratta degli immobili che il comune decide di mettere a reddito (vendita, permute, concessioni d’uso,….)
La novità di quest’anno è l’immissione al patrimonio di centinaia di appartamenti acquisiti dal Comune in conseguenza della pratica dell’acquisto equivalente. Proprio perché rappresentano un patrimonio immobiliare ingente e di pregio, già qualche settimana fa abbiamo presentato un’interrogazione di cui sollecitiamo l’immediata discussione per conoscere dati esatti (quante sono le procedure, quanti gli appartamenti acquisiti a pieno titolo, quanti quelli ricostruiti e utilizzati, a quanto ammontano le spese sostenute dal Comune – condominiali, di utenze e quant’altro).
Parliamo comunque di quasi 600 appartamenti di cui circa 250 immessi al patrimonio che l’Amministrazione ha deciso di inserire nel piano delle alienazioni destinandoli per il primo anno (2018) alla permuta in favore di chi rinuncia a ricostruire nel proprio sito, come da legge, e successivamente  al libero mercato, auspicando addirittura l’acquisizione da parte di fondi immobiliari.
Una scelta deleteria a nostro avviso per due motivi.
Il primo: la cessione di tanti immobili di pregio determinerebbe un ulteriore tracollo dei prezzi di vendita, già in picchiata a differenza degli affitti, e, soprattutto se intervenissero fondi immobiliari, che possono permettersi di investire oggi per trarre profitto magari tra 10 anni, avremmo un patrimonio “immobilizzato” e quindi dannoso per la città, insomma l’ennesima speculazione. Vogliamo che il futuro della nostra città sia determinato da chi ha, legittimamente, come unico scopo il proprio profitto?
Un patrimonio che invece deve essere utilizzato – e siamo al secondo motivo – il prima possibile per avviare politiche urbane di ripopolamento eterogeneo e non escludente, attrattive per la residenzialità studentesca perché una città universitaria è tale se gli studenti vivono nel territorio, ne frequentano gli spazi ricreativi e aggregativi e ne utilizzano i servizi (mobilità). 
E visto che l’Università, da qualche anno insieme al GSSI, ha sempre rappresentato una fetta importante dell’economia del territorio, quella che oggi ha maggiori prospettive di crescita come indicato da molti autorevoli studi, è fondamentale attuare strategie attrattive: corsi accessibili e città accogliente.
Dove accogliente dovrebbe dire, per esempio, mettere a disposizione di studenti con basso reddito familiare abitazioni inserite nel tessuto cittadino, nuove, sicure sismicamente e efficienti energeticamente come quelle derivanti dall’acquisto equivalente: una sorta di casa dello studente diffusa.
Insomma proponiamo che il valore economico e sociale degli immobili pubblici sia utilizzato per innescare politiche di rigenerazione urbana, per far crescere la nostra economia e non per avviare l’ennesima speculazione a favore di qualche fondo di investimento! Questa città dispone di un enorme patrimonio abitativo che deve essere utilizzato per garantire il diritto all’abitare a tutte e tutti e favorire uno sviluppo compatibile con il territorio: invece questa Amministrazione o lo svende o lo tiene vuoto!
Già qualche mese fa fonti stampa riferivano di possibili accordi con la locale Università e il Gran Sasso Science Istituite per l’utilizzo di parte degli appartamenti ad affitto agevolato per studenti fuori sede. Che sviluppo hanno avuto quelle interlocuzioni? E ancora cosa ne pensano di questa vicenda Università e GSSI?

Caro Brunetta, le carriole segnarono la fine del regime mediatico. Biondi finto anti-sistema

Brunetta, le carriole segnarono la fine del regime mediatico. Biondi finto anti-sistema

La rivolta della carriole ed il suo popolo che in quei mesi si riappropriò finalmente della sua città e della sua ricostruzione, sino a quel momento nemmeno iniziata, sono un patrimonio comune della città dell’Aquila, ed il fatto che Brunetta lo offenda rivela solamente quanto sia un soggetto distante e del tutto estraneo a questo territorio.

Di certo Brunetta, come afferma, ricorda benissimo delle carriole, perché quei giorni – paragonabili per intensità solo ai moti del 1971 – segnarono la fine del regime mediatico secondo cui L’Aquila era già stata ricostruita e gli aquilani delle semplici comparse di cui servirsi a scopo personale per un’operazione di consenso politico nazionale.

Brunetta ricordi che gli aquilani sono forti e gentili sì, ma fessi no però, e sono fieri della forza e dell’unione con cui hanno saputo far comprendere – con le carriole e le altre imponenti manifestazioni – all’allora Governo, i bisogni ed i diritti dei terremotati al di là delle appartenenze partitiche e dei giochi della Politica. Si ricordi anche, Brunetta, che la ricostruzione di un territorio a seguito di un evento catastrofico è un dovere preciso del governo, non una generosa elargizione per cui ringraziare.

Lo rifaremmo oggi senza indugio.

Gli aquilani sono avvertiti: dietro l’immagine di anti-sistema che si sta dando il candidato Biondi in questa campagna non ci sono nient’altro che vecchi interessi e vecchi personaggi. Con lui come Sindaco significherebbe solo passare da un gruppo di imprenditori ad un altro.

Il punto invece è che in questa città il potere politico deve diventare finalmente indipendente da quello economico per assicurare una ricostruzione giusta, lavoro per tutti ed una maggiore redistribuzione delle ricchezze.