Bando decennale: fondi per l’ANCE, ma non per la Deputazione di Storia Patria

Rispetto alla vicenda dei fondi assegnati per il bando “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, che ha causato tra l’altro l’annuncio delle dimissioni del Presidente della Deputazione abruzzese di Storia Patria Walter Capezzali, avevamo inoltrato già pochi giorni dopo la pubblicazione dei progetti vincitori, una richiesta di accesso agli atti. Abbiamo acquisito al momento copia del verbale e delle schede di valutazione di ogni progetto esaminato, siamo in attesa delle copie dei progetti stessi.
Qualche considerazione, però, è possibile farla già da ora, quantomeno di metodo.
Troviamo, per esempio, un po’ troppo facile e sbrigativo da parte del Sindaco, nella risposta a Capezzali, nascondersi dietro le valutazioni di una commissione costituita da persone di cui ovviamente non discutiamo la professionalità nei rispettivi ambiti di occupazione, ma che non sembrano avere esperienza alcuna in campo socio-culturale; tale eventuale esperienza non appare, infatti, alla base della nomina. Una nomina, effettuata in maniera singolare dalla Segretaria Generale, ma di cui il Sindaco porta quantomeno la responsabilità politica.
A leggere i verbali delle sedute, poi, la commissione, stante la mancata adozione del cosiddetto “Manifesto per il decennale”, annunciato a più riprese da ottobre e mai definito, si è trovata a doversi dare degli ulteriori criteri di valutazione che non erano appunto esplicitati nel bando ma che potevano valere fino a 25 punti su un massimo di 70.
Fino a ulteriori 5 punti, per esempio, sono stati assegnati in base alla sostenibiltà temporale come capacità di autofinanziamento futuro, una capacità che però non si era chiamati a descrivere nella presentazione del progetto. Fino a ulteriori 10 punti sono stati assegnati, poi, in nome della coerenza del progetto con non meglio esplicitate “finalità del decennale”. Insomma, di parametri discrezionali come quello sulla “memoria” riconosciuto tale dallo stesso Sindaco, ce ne sono parecchi ed è persino inevitabile che un certo grado di discrezionalità faccia parte delle valutazioni in ambito culturale: è per questo motivo che ci si dovrebbe affidare alla sensibilità e all’esperienza di commissari competenti in  materia, magari scelti per comparazione.
Avrebbe aiutato, secondo noi, anche fissare dei range per l’ammontare delle richieste di finanziamento in ragione dei fondi disponibili: pensiamo infatti sia estremamente complicato e abbia anche poco senso confrontare progetti che vanno da 1.000 a 150.000 €.
È sicuramente un caso, poi, che anche stavolta il Festival della Partecipazione, già estromesso dal Sindaco dall’accesso ai fondi Restart, sia rimasto fuori: con 3 punti su 10 per la capacità di “attrarre turismo ‘di settore'” – nonostante le precedenti edizioni abbiano avuto risonanza nazionale – il FdP è arrivato a 33 punti in totale.
Per capire se si tratta dell’ennesima miscellanea di progetti vari (mostre, convegni, prodotti editoriali, eventi più o meno lunghi e ripetibili nel tempo) messi insieme senza un filo rosso, bisognerà aspettare di poterli valutare nel merito.
Certo che scaricare la responsabilità di alcune evidenti storture su un’estemporanea commissione non lascia presagire nulla di buono né sperare di fare meglio la prossima volta. 
Intanto da parte dell’Amministrazione, le dichiarazioni e gli annunci sugli eventi “ufficiali” del decennale, quelli per cui è stata impegnata la cifra astronomica di oltre 1 milione  di euro, continuano ad essere avvolti dalla vaghezza più assoluta: ad oggi, 20 giorni dopo il 6 aprile, non esiste nemmeno un programma. L’unica cosa certa è che dal sito dedicato è sparita la parola “memoria”.
Infine, ma più notevole di ogni altra considerazione: sono stati riconosciuti finanziamenti per quasi 32.000 € all’ANCE e 22.000 € all’Ordine degli Architetti. 
La cosa strabiliante non è solo o tanto che siano risultati vincitori: non conosciamo infatti ad oggi i progetti presentati di cui non vogliamo qui discutere il livello del valore artistico e culturale. La cosa strabiliante è proprio la presentazione stessa dei progetti, cioè che non sia stata ritenuta sconveniente e inopportuna sia da parte delle suddette categorie che da parte dell’Amministrazione la partecipazione stessa al bando.
Si tratta, lo diciamo ancora una volta, di alcune delle categorie che hanno già ampiamente beneficiato, in ragione del sacrosanto quanto moltiplicato lavoro di professionisti e operatori del settore, dei finanziamenti pubblici per la ricostruzione, da cui deriva lo stesso 4% dedicato allo sviluppo delle potenzialità culturali.
Ci si aspetterebbe, quindi, che da tali organizzazioni venissero sì proposte in campo sportivo, sociale, culturale ma soprattutto quale forma di contributo economico per ridistribuire alla comunità quanto intercettato in questi anni, scopo del resto pomposamente annunciato e mai realizzato Fondo etico dell’ANCE. Mai invece ci saremmo aspettati che, anche per i fondi destinati alla ricostruzione socio-culturale, potessero passare a riscuotere.

“L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei a L’Aquila il 30 gennaio

Mercoledì 30 gennaio alle ore 17.00 presso la Sala Rivera della sede comunale di Palazzo Fibbioni, ai Quattro Canoni, ospiteremo la presentazione del libro “L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei, con l’intervento di Enzo Di Salvatore, professore di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, curatore del libro.
È il 1945 quando Piero Calamandrei –  giurista, antifascista, membro dell’Assemblea Costituente – decide di interrogarsi sul significato delle libertà. E lo fa con uno scritto destinato a introdurre la ripubblicazione di un libro dello storico Francesco Ruffini, dato alle stampe e circolato clandestinamente vent’anni prima. In quelle pagine, Calamandrei afferma che il liberalismo economico del XIX secolo fu uno strumento di cui la borghesia si servì per escludere tutti gli altri dal godimento delle libertà politiche. Non fu, dunque, garanzia di progresso sociale, ma privilegio, sfruttamento dei più poveri da parte dei più ricchi, in quanto era l’appartenenza a una determinata classe sociale ad assicurare la partecipazione attiva alla vita dello Stato. Poi sopraggiunse il fascismo e i diritti vissero il loro momento più buio. Solo quando nuove forze sociali riuscirono a emergere, si riconquistò anche la libertà perduta. E fu subito chiaro che la proclamazione delle libertà implicasse anche un’azione dello Stato volta a rimuovere gli «ostacoli di ordine economico e sociale» come recita l’art. 3 della Costituzione, per garantire davvero libertà e uguaglianza.
Un processo, quello dell’attuazione dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Costituzione, a cui nessun cittadino deve rimanere indifferente perché, come Calamandrei ebbe a ricordare in un celebre discorso agli studenti milanesi il 26 gennaio 1955, “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Un’esortazione quanto mai attuale.
Enzo Di Salvatore, curatore dell’opera, insegna Diritto costituzionale italiano e comparato presso l’Università degli Studi di Teramo. Ha pubblicato i volumi: L’identità costituzionale dell’Unione europea e degli Stati membri. Il decentramento politico-istituzionale nel processo di integrazione (2008); Abruzzo color petrolio. Breve viaggio nel caos giuridico degli idrocarburi (2010); Ambiente fragile (2013); Introduzione al federalismo (2013); Germania. Scritti di diritto costituzionale (2013); L’Europa e noi. Scritti di diritto costituzionale europeo (2015); La tradizione costituzionale. Cultura giuridica e giurisprudenza (2017).

Salvini non strumentalizzi pure la nostra Befana!

Ormai il ministro dei selfie non ci stupisce più: che dopo la Nutella e l’arancino, provi a cercare consenso in vista dell’imminente tornata elettorale con arrosticino e piadina d’ordinanza durante la nostra tradizionale fiera dell’Epifania, risulta persino stucchevole.
Se non fosse che, con 360 bancarelle annunciate ad animare le strade del nostro centro storico, migliaia di persone che come di consueto invaderanno gioiosamente la città, e le condizioni meteo che altrettanto tradizionalmente promettono gelo polare, chi è preposto a gestire l’ordine pubblico avrebbe senz’altro di meglio da fare che presidiare i selfie del ministro in stato di propaganda permanente.
Basterebbe questo per ritenere assolutamente inopportuna la passerella tra le bancarelle, che mentre ammicca al consenso sui social, strumentalizza un evento che da sempre costituisce un pezzetto dell’identità del capoluogo, con i suoi colori, rumori, musiche e odori carichi di aspettative per grandi e piccoli. Peggio di tutti gli sciacalli che sono accorsi dal 2009 e a cui la città si è fieramente opposta.
Peggio perché Salvini è il capo di un partito che fino a qualche anno fa ci chiamava terroni, uno dei cui esponenti di spicco, il (dis)onorevole Borghezio, giudicava l’Abruzzo un “peso morto”, peggio perché mentre la Lega votava in Parlamento contro i fondi da destinare alla ricostruzione, rubava di fatto 49 milioni di euro dei cittadini.
Lo sciacallaggio politico come tattica del consenso continua con la sbandierata chiusura dei porti, lasciando alla deriva donne e bambini, e più in generale con la guerra ai poveri, ai deboli e agli emarginati.
Se passerella sarà, ci saranno applausi ma anche tanti fischi e pretendiamo che sia garantito il diritto costituzionale al dissenso civile. Su questo non derogheremo mai.

Bocciata la trasparenza per la nomina degli scrutatori

Con il voto contrario della maggioranza e l’astensione delle opposizioni – con la sola eccezione della nostra consigliera Carla Cimoroni e dei consiglieri Mancini e Masciocco che hanno votato a favoreil Consiglio comunale ha bocciato la nostra mozione per chiedere che gli scrutatori di seggio vengano individuati  attraverso un sorteggio pubblico.
È infatti prassi da anni che ciascun consigliere indichi un certo numero di scrutatori tra coloro che risultano iscritti all’Albo comunale. Una pratica meschina cui non abbiamo mai aderito. Si tratta – sia chiaro – di una prassi legittima, dato che la norma non prevede criteri e modalità per la designazione che rimangono dunque  totalmente discrezionali, ma che solleva quantomeno perplessità, visto che evidentemente così vengono esclusi a priori i tanti che non conoscono qualcuno che possa intercedere per loro.

E non basta che, come dice il Sindaco, la Commissione elettorale comunale venga invitata a designare come scrutatrici e scrutatori tra gli iscritti all’Albo le persone più giovani e/o in difficoltà economica. Perché tale condizione, in assenza di modalità trasparenti e oggettive, non può che essere resa nota attraverso conoscenze personali: un’abitudine che finisce per creare le ennesime piccole clientele.
Per questo altri Comuni hanno già deliberato la pratica del sorteggio per garantire trasparenza, imparzialità e avvicendamento nella selezione degli scrutatori. Trasparenza e imparzialità che evidentemente non appartengono alla cultura politica di chi amministra la città che vede ogni occasione utile per elargire favori, anche piccoli, come in questo caso. I soliti meccanismi insomma, ma si sa, in vista delle prossime elezioni, tutto fa.

Biondi apre le porte agli speculatori immobiliari: FERMIAMOLI!

Ieri in Consiglio  la maggioranza  ha approvato il piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio disponibile: si tratta degli immobili che il comune decide di mettere a reddito (vendita, permute, concessioni d’uso,….)
La novità di quest’anno è l’immissione al patrimonio di centinaia di appartamenti acquisiti dal Comune in conseguenza della pratica dell’acquisto equivalente. Proprio perché rappresentano un patrimonio immobiliare ingente e di pregio, già qualche settimana fa abbiamo presentato un’interrogazione di cui sollecitiamo l’immediata discussione per conoscere dati esatti (quante sono le procedure, quanti gli appartamenti acquisiti a pieno titolo, quanti quelli ricostruiti e utilizzati, a quanto ammontano le spese sostenute dal Comune – condominiali, di utenze e quant’altro).
Parliamo comunque di quasi 600 appartamenti di cui circa 250 immessi al patrimonio che l’Amministrazione ha deciso di inserire nel piano delle alienazioni destinandoli per il primo anno (2018) alla permuta in favore di chi rinuncia a ricostruire nel proprio sito, come da legge, e successivamente  al libero mercato, auspicando addirittura l’acquisizione da parte di fondi immobiliari.
Una scelta deleteria a nostro avviso per due motivi.
Il primo: la cessione di tanti immobili di pregio determinerebbe un ulteriore tracollo dei prezzi di vendita, già in picchiata a differenza degli affitti, e, soprattutto se intervenissero fondi immobiliari, che possono permettersi di investire oggi per trarre profitto magari tra 10 anni, avremmo un patrimonio “immobilizzato” e quindi dannoso per la città, insomma l’ennesima speculazione. Vogliamo che il futuro della nostra città sia determinato da chi ha, legittimamente, come unico scopo il proprio profitto?
Un patrimonio che invece deve essere utilizzato – e siamo al secondo motivo – il prima possibile per avviare politiche urbane di ripopolamento eterogeneo e non escludente, attrattive per la residenzialità studentesca perché una città universitaria è tale se gli studenti vivono nel territorio, ne frequentano gli spazi ricreativi e aggregativi e ne utilizzano i servizi (mobilità). 
E visto che l’Università, da qualche anno insieme al GSSI, ha sempre rappresentato una fetta importante dell’economia del territorio, quella che oggi ha maggiori prospettive di crescita come indicato da molti autorevoli studi, è fondamentale attuare strategie attrattive: corsi accessibili e città accogliente.
Dove accogliente dovrebbe dire, per esempio, mettere a disposizione di studenti con basso reddito familiare abitazioni inserite nel tessuto cittadino, nuove, sicure sismicamente e efficienti energeticamente come quelle derivanti dall’acquisto equivalente: una sorta di casa dello studente diffusa.
Insomma proponiamo che il valore economico e sociale degli immobili pubblici sia utilizzato per innescare politiche di rigenerazione urbana, per far crescere la nostra economia e non per avviare l’ennesima speculazione a favore di qualche fondo di investimento! Questa città dispone di un enorme patrimonio abitativo che deve essere utilizzato per garantire il diritto all’abitare a tutte e tutti e favorire uno sviluppo compatibile con il territorio: invece questa Amministrazione o lo svende o lo tiene vuoto!
Già qualche mese fa fonti stampa riferivano di possibili accordi con la locale Università e il Gran Sasso Science Istituite per l’utilizzo di parte degli appartamenti ad affitto agevolato per studenti fuori sede. Che sviluppo hanno avuto quelle interlocuzioni? E ancora cosa ne pensano di questa vicenda Università e GSSI?

L’ultimo saluto a Mauro Zaffiri

Stamattina abbiamo salutato per l’ultima volta Mauro Zaffiri. La sua famiglia mi ha chiesto di ricordare l’impegno politico condiviso negli anni del dopo terremoto. Ne sono stata onorata e ne sarò per sempre grata.

“Oh, ma te lo immagini a tenerne 100 come Zaffiri, a esserne 100 come lui! che cosa si potrebbe fare in campagna elettorale! o nell’organizzazione delle manifestazioni, degli eventi, delle lotte! La rivoluzione!” … è una delle prime cose che mi vengono in mente pensando a lui e ricordando gli ultimi otto anni, quelli del dopo terremoto, quelli in cui l’ho conosciuto bene.
Perché Mauro Zaffiri all’opera era stupefacente, un concentrato di intuizione, energia, generosità e cocciutaggine.

Nella stagione di lotta e di movimento del dopo terremoto, con Mauro e anche grazie a Mauro, in molti abbiamo creduto e dato vita a un nuovo progetto politico, una sfida persino alle esperienze da cui lui pure proveniva e che aveva sostenuto “prima”. Perché nella vita di tutti noi, come di questa città, diceva lui, “c’è un prima e c’è un dopo”, e in quel dopo lui aveva avuto la capacità e il coraggio di intuire e di puntare sul fermento, la potenzialità, la voglia di mettersi in gioco di quel momento doloroso e concitato, soprattutto da parte di tanti giovani.

Non rispondeva mai a una mail, ma le leggeva tutte; anche se mancava a qualche riunione, quando tornava sapeva tutto, aveva già parlato con chi doveva parlare e ti rifilava un’analisi politica di una lucidità impressionante e disarmante, ma sopratutto rendeva semplice e realizzabile quello che ci sembrava complicato: “Lo volemo fa’? E allora se fa’, se fa’“, si può fare tutto, diceva anche perché a volte, per non tradire se stessi, semplicemente si DEVE fare.

Siamo certi che chi come noi ha condiviso con lui un pezzo di strada, non lo dimenticherà mai, che sia nella politica, nello sport, nella cultura. Che poi la politica, lo sport e gli eventi culturali che organizzava facevano parte in fondo dello stesso progetto, che metteva al centro le ragazze e e i ragazzi di questa città, a partire dalle sue periferie geografiche e sociali.

Politica, sport, cultura: interessi della sua vita e del suo impegno strettamente legati tra loro, in cui investiva in maniera rivoluzionaria tutto il suo tempo e le sue risorse. Incredibilmente, tra il negozio e la squadra di rugby, riusciva a non mancare mai alle sedute decisive di Consiglio comunale; con l’agire concreto e quotidiano, ha segnato la differenza tra il vivere di politica e il vivere di passione per la politica.

Il 3 luglio, costretto al riposo dalla malattia, pubblicava facendola sua una citazione bellissima: “Io non perdo mai: o vinco, o imparo“. Una frase che si addice perfettamente alla forza della natura che era, al suo entusiasmo per la vita, al suo non arrendersi: è l’eredità più grande che lasci a tutti noi che ti abbiamo conosciuto: le cose in cui si crede, semplicemente si fanno, e non importa nemmeno che si vinca, ciò che conta davvero è dare tutto.

No, uno così non lo incontriamo più, ma Mauro ci ha fatto vedere cosa possiamo essere. Ed io conosco già meravigliosi giovani epigoni che hanno raccolto la palla che hai passato per l’ultima volta: generosi, tenaci, operativi, disponibili all’impegno dietro le quinte, nelle retrovie, a quello che precede, accompagna e segue l’evento principale, quell’impegno indispensabile per la riuscita della causa collettiva, e poco percepibile dai più: programmare, montare, smontare, allestire, organizzare, comunicare, ma soprattutto pensare prima degli altri a quello che può succedere di più o meno augurabile, prevederlo e prevenirlo.

Mauro nutriva un rispetto e un’ammirazione enormi per il contributo delle donne alla società e alla politica, così grandi da non fare sconti a nessuna quando pure sentiva l’incontenibile necessità e urgenza di rifilarti un’amichevole, disinteressata e furibonda cazziata. Per questo, mille volte grazie per le volte che mi hai fatto arrabbiare e piangere. Grazie per le discussioni, i silenzi sotto i baffi, le provocazioni, il sorriso che si apriva negli occhi, le sbuffate impazienti, le riflessioni lucide.

Quando ti ho visto l’altra sera, per l’ultima volta, ormai esanime, ho pensato: “Chissà se almeno adesso sei veramente in pace”. Ma, in fondo, io preferisco ricordarti e pensarti in eterna tensione verso una società più libera e aperta, più solidale e più giusta.
Grazie per la passione, l’amore e la ferocia. Avevamo ancora bisogno di te, ma faremo del nostro meglio.

La Coalizione Sociale dentro e fuori il Consiglio comunale

L’Aquila ha un nuovo sindaco, espressione di una coalizione che incarna tutt’altro che il rinnovamento, come abbiamo ribadito più volte nel corso della campagna elettorale. Frutto, al contrario, di vecchie logiche che vedranno in Consiglio e in Giunta esponenti della destra “tempestiana”, quella che ha governato (male) L’Aquila per quasi un decennio. D’altro canto, la coalizione di centro, che è riuscita nell’ardua impresa di perdere il vantaggio acquisito al primo turno, è stata bocciata da una città che vi ha riconosciuto una stretta continuità con un sistema di potere iniquo e opprimente. Per molti inoltre è stato più che evidente l’ingombrante presenza di esponenti della destra cittadina magicamente passati con Di Benedetto.

La Coalizione Sociale, l’unica forza realmente civica e indipendente, ha iniziato fin da subito la costruzione reale di un’alternativa costruttiva alle due coalizioni, nella pratica politica quotidiana, nelle proposte per il bene della città e nei metodi. Eravamo opposizione prima del ballottaggio e saremo opposizione al nuovo governo della città, fuori e dentro il Consiglio comunale: un’opposizione autonoma, propositiva, costruttiva e determinata. Così come le nostre forze individuali e collettive sono state in prima fila in questi otto anni a combattere le politiche affaristiche dei governi nazionali e regionali di centrodestra e dei successivi governi dell’inciucio a trazione PD.

In questo senso intendiamo stigmatizzare quello che non può definirsi altro che santagnesismo 2.0. Nella città del pettegolezzo viene detto tutto, “postato” tutto, anche e soprattutto senza argomentazioni. Persino che Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale, l’unica fuori dagli schieramenti di centro e di destra e che siederà in Consiglio comunale per i prossimi anni, sarebbe stata vista ai festeggiamenti per la vittoria di Pierluigi Biondi. Tutto ciò è semplicemente falso.

Così come è privo di qualsiasi fondamento il riferimento all’eventualità di un secondo consigliere della Coalizione Sociale nell’assise comunale con la vittoria della destra: secondo quanto chiarito già dal Viminale nei giorni scorsi, Carla sarà la nostra unica consigliera.

In vista del ballottaggio abbiamo detto chiaramente che non avremmo fornito indicazioni di voto, né di non voto. Per tutta la nostra campagna elettorale, del resto, abbiamo fatto appello a un voto consapevole e libero.

Ora, inevitabilmente, inizia una nuova fase per la vita pubblica della città. L’obiettivo che ci proponiamo per i prossimi anni è ascoltare, recepire, dialogare con le cittadine e i cittadini, rappresentando anche e soprattutto le istanze di chi – quasi il 50% degli aquilani – al ballottaggio ha disertato le urne. Per noi la presenza nelle Istituzioni rappresenta da sempre un mezzo e non il fine di un percorso politico: un mezzo per dare voce a istanze e proposte nate dal confronto fuori dal Consiglio comunale, andando oltre il meccanismo della semplice delega.

Invitiamo tutte e tutti i cittadini che vogliano fare proposte ad unirsi ai nostri gruppi di lavoro e alle nostre assemblee, da sempre libere e orizzontali. Per noi non è un inizio ma una continuazione verso la costruzione di una reale alternativa amministrativa, in una delicata fase storica della città, che vogliamo sia la più partecipata possibile.

Le elezioni sono il punto di partenza, il “Cambia città, resta qui” continua

“Dobbiamo crescere, è indubbio, ma le elezioni di domenica scorsa hanno dimostrato che siamo l’unica vera alternativa reale al centro e alla destra in questa città”. A dichiararlo è Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale e neo consigliera al Comune dell’Aquila.

La Coalizione Sociale, che si presentava con tre liste e quasi cento persone candidate, libere e indipendenti, ha ottenuto il 6,3% al primo turno, affermandosi come terza forza della città: “Siamo stati in qualche modo gli unici ad aver ‘retto’, al di fuori degli schieramenti di centro e di destra”, ha sottolineato Cimoroni nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo alla quale hanno partecipato diversi esponenti, candidati e candidate della Coalizione.

Con una legge elettorale che penalizza fortemente i progetti politici, anteponendo le preferenze personali e la “quantità” dei candidati, il voto è stato nettamente polarizzato, in linea con quanto successo a livello nazionale. La somma dei due schieramenti che andranno al ballottaggio, infatti, è circa dell’85%, mentre delle coalizioni di centro e di destra facevano parte ben 16 liste sulle 24 totali. Ma il dato su cui riflettere è anche quello relativo alla disaffezione al voto: l’affluenza è scesa del 5% rispetto al 2012 quasi ventimila aquilani non sono andati a votare.

Il risultato della Coalizione è buono: “Rimane un po’ di amarezza per aver mancato il secondo consigliere, sarebbero bastati 339 voti in più”, ha sostenuto la consigliera in pectore. E’ necessario dunque rafforzare con maggiore incisività le relazioni, soprattutto nelle periferie e nei territori più isolati, per continuare con maggiore forza un processo “sano” di ascolto, confronto e risoluzione dei problemi con la popolazione.

Voglio ringraziare le quai 2.500 persone che hanno chiesto un cambiamento reale, e ringrazio profondamente tutte le candidate e i candidati che ci hanno messo la faccia, il cuore, le mani, le idee, e tutti quelli che ci hanno sostenuto, mettendo a disposizione competenze e tempo”, ha sottolineato Carla Cimoroni.

La campagna è costata circa 6mila euro, tutti autofinanziati con donazioni individuali di 150 € al massimo, in gran parte raccolti nel corso di iniziative pubbliche. Soldi spesi per la stampa di materiale promozionale, per l’acquisto di spazi, per l’affitto di locali per le iniziative e per l’evento di chiusura della campagna elettorale.

Ma c’è un fatto politico fondamentale: la Coalizione Sociale non è un cartello elettorale, ma un soggetto politico nuovo e ancora in fieri: “In questo senso, il momento elettorale ha rappresentato non l’obiettivo ultimo ma un necessario passaggio di un percorso che abbiamo iniziato a costruire alcuni mesi fa e che vogliamo continuare a rafforzare, migliorandoci, dentro e fuori l’aula del Consiglio”. “Dobbiamo migliorare, e lo faremo – ha affermato la candidata della Coalizione – costruendo un percorso radicato e radicale, alternativo allo svilimento della politica cui ci condannano il panorama nazionale, e ancora di più quello locale”.

Il passaggio elettorale, infatti, è stata la scintilla e l’occasione per aggregare gruppi, forze politiche, cittadine e cittadini intorno ad un progetto di cambiamento reale della città, con un orizzonte ed una visione a medio-lungo termine.

“In Consiglio – aggiunge Cimoroni – porterò l’esperienza preziosa di Enrico Perilli, Vincenzo Vittorini ed Ettore Di Cesare, che hanno lavorato molto bene nei cinque anni precedenti. Daremo tutte e tutti insieme voce alle istante di trasparenza, partecipazione vera, portando avanti le proposte concrete per migliorare la vivibilità di questo territorio e contrastare soprattutto le disuguaglianze sociali. D’altronde, siamo stati gli unici (purtroppo) a presentare proposte programmatiche chiare, disambigue e concrete”.

“Ai circa 2.500 elettori ed elettrici della Coalizione Sociale chiediamo di ‘utilizzarci’ per avere voce nella massima assemblea istituzionale della città, e di controllare il nostro operato, perché per noi non ha importanza il meccanismo della delega. Non vale il discorso che ci rivediamo tra 5 anni, come per la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali”.

Per quanto riguarda il ballottaggio, la posizione della Coalizione è semplicemente quella sostenuta da mesi: “Non ha senso per noi dare indicazioni di voto, perché non siamo complici ma alternativi ai due schieramenti – afferma Cimoroni – e anche perché il nostro elettorato è libero e proprio per questo non accetterebbe suggerimenti di convenienza. Non daremo indicazioni di voto, né di non voto”.

Infine, una precisazione: “Saremo presenti in Consiglio in ogni caso, che vinca la coalizione di centro, o quella di destra. E quindi in ogni caso rappresenteremo una reale alternativa alla conservazione, alla continuità e alla tutela dell’interesse di parte, tutte caratteristiche peculiari di entrambi gli schieramenti”.

Il cambia città, resta qui continua oggi.

“Lotto Giugno”: giovedì in festa con la Coalizione Sociale!

Sarà piazza San Basilio, di fronte il Dipartimento di scienze umane dell’Università degli studi dell’Aquila, la location di “Lotto Giugno”, una serata di musica, danza ed attivismo organizzata dalla Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila.

Si svolgerà, ovviamente, giovedì 8 giugno, a partire dalle ore 19. Sul palco saliranno alcune delle giovani band emergenti che negli ultimi anni hanno resa viva e frizzante la scena culturale aquilana, contribuendo per la loro parte anche alla difficile ricostruzione del tessuto sociale della comunità. A suonare saranno i Dabadub Sound System, la Zona Rossa Krew, i Margò, gli Sleeping Village e i Lithium Quartet. Ma ci saranno anche esibizioni di danza dei Vibin’Sista e New Kidz and the Block, mentre la chiusura sarà affidata alle magie del prestigiatore Lorenzo Scataglini. Alle ore 19:30, inoltre, ci sarà un’asta di alcune opere che diversi artisti del territorio hanno messo a disposizione a sostegno della Coalizione Sociale.

“Noi non torniamo in piazza, perché in piazza siamo sempre stati e sempre staremo – afferma Carla Cimoroni – l’appuntamento dell’8 giugno arriva a chiusura di una campagna elettorale tra le persone, e non tra i potentati. Una serata di convivialità come nel nostro stile, perché di cultura e socialità non parliamo, ma la pratichiamo quotidianamente”.

Caro Brunetta, le carriole segnarono la fine del regime mediatico. Biondi finto anti-sistema

Brunetta, le carriole segnarono la fine del regime mediatico. Biondi finto anti-sistema

La rivolta della carriole ed il suo popolo che in quei mesi si riappropriò finalmente della sua città e della sua ricostruzione, sino a quel momento nemmeno iniziata, sono un patrimonio comune della città dell’Aquila, ed il fatto che Brunetta lo offenda rivela solamente quanto sia un soggetto distante e del tutto estraneo a questo territorio.

Di certo Brunetta, come afferma, ricorda benissimo delle carriole, perché quei giorni – paragonabili per intensità solo ai moti del 1971 – segnarono la fine del regime mediatico secondo cui L’Aquila era già stata ricostruita e gli aquilani delle semplici comparse di cui servirsi a scopo personale per un’operazione di consenso politico nazionale.

Brunetta ricordi che gli aquilani sono forti e gentili sì, ma fessi no però, e sono fieri della forza e dell’unione con cui hanno saputo far comprendere – con le carriole e le altre imponenti manifestazioni – all’allora Governo, i bisogni ed i diritti dei terremotati al di là delle appartenenze partitiche e dei giochi della Politica. Si ricordi anche, Brunetta, che la ricostruzione di un territorio a seguito di un evento catastrofico è un dovere preciso del governo, non una generosa elargizione per cui ringraziare.

Lo rifaremmo oggi senza indugio.

Gli aquilani sono avvertiti: dietro l’immagine di anti-sistema che si sta dando il candidato Biondi in questa campagna non ci sono nient’altro che vecchi interessi e vecchi personaggi. Con lui come Sindaco significherebbe solo passare da un gruppo di imprenditori ad un altro.

Il punto invece è che in questa città il potere politico deve diventare finalmente indipendente da quello economico per assicurare una ricostruzione giusta, lavoro per tutti ed una maggiore redistribuzione delle ricchezze.