Bando decennale: quale idea per lo sviluppo culturale?

Dopo aver acquisito copia di tutti i progetti ammessi al bando del decennale “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, torniamo sulla vicenda per provare a capire come l’Amministrazione comunale sta promuovendo “lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio”.

Abbiamo già denunciato quanto riteniamo inopportuno – e persino provocatorio – che siano stati presentati, ammessi e risultati pure vincitori i progetti elaborati dall’ANCE come pure dall’Ordine degli architetti. Si tratta di quasi 32.000 € all’ANCE per l’organizzazione di un convegno e la realizzazione di una pubblicazione in 420 copie che verrà regalata prossimamente ai sindaci del cratere, assessori, consiglieri e dirigenti; e di 22.000 € all’Ordine degli architetti per illuminare nel periodo estivo alcuni vicoli bui del centro storico. Al di là della totale inopportunità di sovvenzionare due categorie già ampiamente beneficiate dai proventi della ricostruzione, come queste iniziative possano servire a sviluppare le potenzialità culturali, ci risulta francamente oscuro.
Quanto al progetto che ha ricevuto il maggior finanziamento, ben 48.000 €, consiste invece in una giornata di gara podistica tra stand internazionali, proposta da due società romane, riconducibili alla stessa proprietà. Una delle due, tra l’altro, si è costituita meno di due anni fa, giusto venti giorni prima di presentare domanda per il bando “Fare Centro” da cui è stata finanziata l’anno scorso con 64.000 €. Non per niente, immaginiamo, si chiama Docenter. Curioso, poi, che la sede legale si trovi in un palazzo riconsegnato a ottobre 2018, il cui portone è a tutt’oggi sbarrato con assi di legno.

Ma al di là di questi aspetti che siamo certi saranno oggetto di controlli e verifiche scrupolose in sede di rendicontazione, chiediamo quale sia l’idea della “città della memoria e della conoscenza” che ha questa Amministrazione se il maggior contributo del bando dedicato al decennale del terremoto spetta a una gara podistica, mentre, per dirne una, il progetto di archivio del sisma della Deputazione di Storia patria, come noto, non raggiunge nemmeno la sufficienza nei punteggi.

Anche volendo restare in ambito sportivo, qual è il senso di privilegiare un’iniziativa una tantum ed escludere dai finanziamenti proposte di realtà locali riconosciute che lavorano costantemente sul territorio coinvolgendo, educando e aggregando da anni tante persone? Non si tratta di campanilismo, evidentemente, ma di capirsi su cosa significa “sviluppo”.

L’opportunità di beneficiare in 5 anni di 13,2 milioni di euro “per lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio” non può essere sprecata senza avere una strategia complessiva di sviluppo, appunto, socio-culturale. Altrimenti saranno serviti solo a far galleggiare un altro po’ qualche realtà ormai asfittica o addirittura a sovvenzionare qualche incursione “mordi e fuggi”.
Anche ammesso e non concesso che lo sviluppo culturale debba essere finalizzato all’attrattività turistica – e non, proritariamente, alla rigenerazione sociale del territorio – ci sarebbe comunque da chiedersi quale respiro e prospettiva sul medio-lungo termine abbiano delle scelte che riducono il centro storico solo a un estemporaneo eventificio, privo di servizi e abbandonato dai residenti.

Infine, chiediamo che i progetti che partecipano a bandi pubblici siano, a loro volta, totalmente pubblici, in modo da consentire alla collettività di conoscere, e controllare a chi (e a chi no) e con quali finalità vengono destinati fondi che sono di tutti e servono (dovrebbero servire) ad accompagnare le iniziative di sviluppo e rilancio del territorio  in un percorso di progressiva autonomia dai finanziamenti che termineranno nel 2020, in modo da valutare poi con cognizione di causa l’effetto di tali scelte.

Bando decennale: fondi per l’ANCE, ma non per la Deputazione di Storia Patria

Rispetto alla vicenda dei fondi assegnati per il bando “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, che ha causato tra l’altro l’annuncio delle dimissioni del Presidente della Deputazione abruzzese di Storia Patria Walter Capezzali, avevamo inoltrato già pochi giorni dopo la pubblicazione dei progetti vincitori, una richiesta di accesso agli atti. Abbiamo acquisito al momento copia del verbale e delle schede di valutazione di ogni progetto esaminato, siamo in attesa delle copie dei progetti stessi.
Qualche considerazione, però, è possibile farla già da ora, quantomeno di metodo.
Troviamo, per esempio, un po’ troppo facile e sbrigativo da parte del Sindaco, nella risposta a Capezzali, nascondersi dietro le valutazioni di una commissione costituita da persone di cui ovviamente non discutiamo la professionalità nei rispettivi ambiti di occupazione, ma che non sembrano avere esperienza alcuna in campo socio-culturale; tale eventuale esperienza non appare, infatti, alla base della nomina. Una nomina, effettuata in maniera singolare dalla Segretaria Generale, ma di cui il Sindaco porta quantomeno la responsabilità politica.
A leggere i verbali delle sedute, poi, la commissione, stante la mancata adozione del cosiddetto “Manifesto per il decennale”, annunciato a più riprese da ottobre e mai definito, si è trovata a doversi dare degli ulteriori criteri di valutazione che non erano appunto esplicitati nel bando ma che potevano valere fino a 25 punti su un massimo di 70.
Fino a ulteriori 5 punti, per esempio, sono stati assegnati in base alla sostenibiltà temporale come capacità di autofinanziamento futuro, una capacità che però non si era chiamati a descrivere nella presentazione del progetto. Fino a ulteriori 10 punti sono stati assegnati, poi, in nome della coerenza del progetto con non meglio esplicitate “finalità del decennale”. Insomma, di parametri discrezionali come quello sulla “memoria” riconosciuto tale dallo stesso Sindaco, ce ne sono parecchi ed è persino inevitabile che un certo grado di discrezionalità faccia parte delle valutazioni in ambito culturale: è per questo motivo che ci si dovrebbe affidare alla sensibilità e all’esperienza di commissari competenti in  materia, magari scelti per comparazione.
Avrebbe aiutato, secondo noi, anche fissare dei range per l’ammontare delle richieste di finanziamento in ragione dei fondi disponibili: pensiamo infatti sia estremamente complicato e abbia anche poco senso confrontare progetti che vanno da 1.000 a 150.000 €.
È sicuramente un caso, poi, che anche stavolta il Festival della Partecipazione, già estromesso dal Sindaco dall’accesso ai fondi Restart, sia rimasto fuori: con 3 punti su 10 per la capacità di “attrarre turismo ‘di settore'” – nonostante le precedenti edizioni abbiano avuto risonanza nazionale – il FdP è arrivato a 33 punti in totale.
Per capire se si tratta dell’ennesima miscellanea di progetti vari (mostre, convegni, prodotti editoriali, eventi più o meno lunghi e ripetibili nel tempo) messi insieme senza un filo rosso, bisognerà aspettare di poterli valutare nel merito.
Certo che scaricare la responsabilità di alcune evidenti storture su un’estemporanea commissione non lascia presagire nulla di buono né sperare di fare meglio la prossima volta. 
Intanto da parte dell’Amministrazione, le dichiarazioni e gli annunci sugli eventi “ufficiali” del decennale, quelli per cui è stata impegnata la cifra astronomica di oltre 1 milione  di euro, continuano ad essere avvolti dalla vaghezza più assoluta: ad oggi, 20 giorni dopo il 6 aprile, non esiste nemmeno un programma. L’unica cosa certa è che dal sito dedicato è sparita la parola “memoria”.
Infine, ma più notevole di ogni altra considerazione: sono stati riconosciuti finanziamenti per quasi 32.000 € all’ANCE e 22.000 € all’Ordine degli Architetti. 
La cosa strabiliante non è solo o tanto che siano risultati vincitori: non conosciamo infatti ad oggi i progetti presentati di cui non vogliamo qui discutere il livello del valore artistico e culturale. La cosa strabiliante è proprio la presentazione stessa dei progetti, cioè che non sia stata ritenuta sconveniente e inopportuna sia da parte delle suddette categorie che da parte dell’Amministrazione la partecipazione stessa al bando.
Si tratta, lo diciamo ancora una volta, di alcune delle categorie che hanno già ampiamente beneficiato, in ragione del sacrosanto quanto moltiplicato lavoro di professionisti e operatori del settore, dei finanziamenti pubblici per la ricostruzione, da cui deriva lo stesso 4% dedicato allo sviluppo delle potenzialità culturali.
Ci si aspetterebbe, quindi, che da tali organizzazioni venissero sì proposte in campo sportivo, sociale, culturale ma soprattutto quale forma di contributo economico per ridistribuire alla comunità quanto intercettato in questi anni, scopo del resto pomposamente annunciato e mai realizzato Fondo etico dell’ANCE. Mai invece ci saremmo aspettati che, anche per i fondi destinati alla ricostruzione socio-culturale, potessero passare a riscuotere.

Altro che rinascita culturale: una vicenda vergognosa e grottesca!

Mai si erano viste istituzioni culturali ridotte a svolgere il lavoro di ufficio stampa di un sindaco.
Non che ci stupiscano, purtroppo, le incursioni e le pressioni della politica sugli enti e le associazioni culturali grandi e piccole, ma qui siamo praticamente al tentativo di irreggimentazione.
Il comunicato firmato da alcune delle istituzioni cittadine destinatarie di fondi FUS di appoggio al sindaco è chiaramente stato ispirato e richiesto dallo stesso, se non vergato direttamente, per rafforzarne la posizione nelle beghe interne alla maggioranza dopo la cacciata dell’indifendibile assessora Di Cosimo.
Un’iniziativa che ha portato a spiacevoli quanto inevitabili distinguo tra quelle istituzioni che, per convinzione, partigianeria, blandizie o magari timore di ritorsione hanno firmato il comunicato e le altre che, per quanto sollecitate, hanno ritenuto, per vari motivi, di non prestarsi a tali giochetti ricattatori e non sottoscriverlo. Per non parlare della falla emersa nel TSA con la ferma  presa di distanza della presidente De Simone da un’“iniziativa privata di alcuni componenti del consiglio di amministrazione” in quota centrodestra; il sindaco, in nome dello spoil system, caro a vecchi e nuovi governanti, ha già chiesto la testa della dissidente.
Non si capisce se rimanere maggiormente sconfortati dal fatto che un sindaco chieda a delle istituzioni di piegarsi al suo volere ed entrare di fatto nella bassa lotta politica,  o che il Teatro Stabile e gli altri sottoscrittori si prestino alcuni più altri meno consapevolmente, ma comunque supinamente, a tale logica. Una vicenda che fa comunque emergere quanto siano imprescindibili e fondamentali le richieste di indipendenza, trasparenza e qualità nelle nomine come nell’attribuzione di fondi e riconoscimenti.
Una società e una comunità vitale conosce bene il valore del rispetto 
dei ruoli e sa che una produzione culturale feconda spesso ha anche il compito di fungere da pungolo per il potere.
Qui siamo invece al piegare le istituzioni al più totale e squallido asservimento al potente di turno, con un sindaco incapace persino di capire che tali comportamenti, non solo non rafforzano, ma tolgono ogni definitiva credibilità e dignità agli enti culturali a danno di tutto un territorio, perché quelle realtà sono patrimonio di tutta la città: hai voglia ad accusare di clientelismo le precedenti amministrazioni e rivendicare grandi cambiamenti se il tutto si traduce solo nell’avvicendamento di ineffabili yes men!
La spasmodica occupazione e spartizione del potere di questa amministrazione, unica attività dopo quasi due anni di governo, trova in questa vicenda la lampante cartina di tornasole toccando il suo apice e sfociando nel grottesco. Fino alla clamorosa invettiva di ieri in Consiglio comunale con il Sindaco che si autoincensava per l’interlocuzione con Roma per i fondi FUS, proprio mentre il sottosegretario Mibac Vacca diramava una nota di smentita del “comunicato di elogio”, intestandosi tutto il merito dell’operazione.
Un eterno clima di campagna elettorale e rincorsa al consenso, insomma, mentre tanti dipendenti di istituzioni culturali sono senza stipendio da mesi, latitano politiche culturali che valorizzino e creino sinergia tra le tante realtà piccole e grandi, destinatarie o meno di FUS, che animano il nostro territorio, per le iniziative del decennale si farà il solito collage di attività già da tempo autonomamente programmate e pianificate dalle singole istituzioni e continuano drammaticamente a mancare spazi per grandi eventi culturali, degni di una solo sbandierata capitale della cultura.

Decennale sisma, Coalizione Sociale chiede un percorso trasparente

In merito alle indiscrezioni che, per voce del Sindaco, continuano a uscire a mezzo stampa sull’organizzazione del decennale del sisma 2009, peraltro in assenza di qualsiasi atto formale in merito, chiediamo che si proceda con un confronto trasparente sulle iniziative da realizzare.

A fine agosto, lo stesso Sindaco, con un’iniziativa apprezzabile e apprezzata, aveva invitato chi tra i membri della Giunta e del Consiglio fosse stato interessato, a seguire l’iter per la realizzazione del decennale.

Per quanto ne sappiamo, però, c’è stato un solo incontro, il 3 ottobre scorso, a cui abbiamo partecipato con la nostra consigliera Carla Cimoroni. In quella occasione, è stato praticamente annunciato quanto sta trapelando in questi giorni: il “manifesto” del decennale, l’idea di una serie di comitati con ruoli ancora molto vaghi (tra i quali ci sarebbe un “comitato d’onore” con Fabrizio Barca e Gianni Letta), la proposta di eventi “istituzionali” da arricchire con gli eventi realizzati dalle varie realtà, la disponibilità di circa 400 mila euro di fondi Restart individuati dall’Amministrazione.

Oltre che un verbale dell’incontro, mai inviato, ci saremmo aspettati nuove convocazioni a stretto giro che abbiamo pure sollecitato, per portare avanti un confronto tra tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni cittadine, alle associazioni dei familiari delle vittime, fino a raggiungere il maggior livello possibile di rappresentatività dell’intera comunità.

Ma da oltre un mese, invece, il percorso di condivisione sul decennale si è interrotto, il Sindaco si lascia sfuggire “anticipazioni”, mentre è ormai il tempo di entrare nel merito di ruoli, criteri e modalità con cui si vuole procedere nell’organizzazione del decennale, per non rischiare di agire in condizioni di urgenza.

Il decennale ha una portata simbolica e strategica per tutta la città e il suo territorio. Sarà l’occasione in cui riflettere sul senso della memoria in termini di responsabilità verso le generazioni future, in cui fare il punto su ciò che è stato e non è stato fatto per la ricostruzione materiale e sociale, in cui confrontarsi sulle prospettive che potranno concretizzarsi fondate sull’esperienza vissuta. Riflettere profondamente anche su cos’è L’Aquila oggi, e come vorremmo che fosse domani.

Per questo chiediamo di riprendere un percorso condiviso e trasparente sull’organizzazione del decennale, sull’utilizzo dei fondi disponibili e sui provvedimenti e le iniziative da realizzare.

Bertolaso all’Aquila è stato vile, pretestuoso e offensivo

Troviamo le parole di Guido Bertolaso sul memoriale del sisma, pronunciate in occasione della visita ieri all’Aquila nel corso di un evento intitolato proprio “Il rispetto e la memoria” presuntuose, vili e offensive per la città intera. Un incontro a cui era presente anche il Sindaco che non ci risulta si sia dissociato dalle dichiarazioni dell’ex capo della Protezione Civile.

Che la memoria riguardi solo le vittime e le loro famiglie è quanto di più riduttivo e meschino si possa insinuare per una popolazione che ha sofferto insieme alle famiglie delle vittime la morte e lo spaesamento e che nell’elaborazione di quanto è accaduto può e deve trovare motivo di costruire un futuro migliore per le figlie e i figli di questo territorio.

Il memoriale del sisma non è un “monumento” alle vittime, ma un luogo in cui chiunque, aquilano ma anche visitatore, possa esercitare il diritto-dovere alla memoria che ha lo scopo di generare dubbi, interrogativi e riflessioni su cosa è stato il prima, il durante e il dopo il 6 aprile 2009 per far crescere cittadine e cittadini migliori, più consapevoli della fragilità del nostro territorio e della possibilità di conviverci.

Spesso si è detto che dalla nostra tragedia può e deve nascere l’opportunità per il nostro territorio di ricostruire scuole e case migliori, più sicure e confortevoli. Ma non potremo mai pensare che sia un’opportunità se non servirà a fare in modo che simili tragedie non accadano mai più né qui né altrove. Questo è il senso più alto della memoria di tutte le tragedie che possono essere evitate: delle alluvioni, dei terremoti come delle guerre.

Contrapporre, dopo 10 anni, la realizzazione del memoriale alla ricostruzione degli edifici per ridimensionarne la priorità è vigliacco, irrispettoso e culturalmente inaccettabile. Vuol dire non aver capito che il memoriale è Casa della città in quanto luogo identitario, è Scuola in quanto occasione di riflessione anche per chi non c’era, è Futuro in quanto monito a fare in modo che non accada mai più.