Anno nuovo, ma la mobilità pubblica aquilana è del ‘900

Anno nuovo, vecchi problemi. Un nuovo decennio è iniziato e nel capoluogo d’Abruzzo la mobilità e i trasporti pubblici sembrano rimasti al Novecento.

Mentre il sindaco e l’amministratore di AMA giocano al poliziotto buono e poliziotto cattivo sulla pelle dei lavoratori, delle sorti della mobilità pubblica aquilana sembra non interessarsi nessuno. La cura per salvare l’AMA costerà cara ai lavoratori, come alle cittadine e ai cittadini alla luce dei 1,3 milioni versati dal Comune nelle casse della partecipata per evitare il fallimento a fine anno, che si aggiungono  alla revisione del contratto di servizio (1,2 milioni in più all’anno) approvata per “rilanciare” l’AMA appena 3 mesi fa.

In quali servizi di trasporto dovrebbe tradursi questo pesante esborso sembra tuttavia non interessare nessuno, nessuno si chiede in quali altri servizi avrebbe potuto tradursi.

Il progetto di fusione con TUA è stato definitivamente accantonato, non è stato nemmeno proposta un’analisi costi/benefici in base alla quale potersi formare un’opinione fondata. Detto questo, è impensabile provare a servire dignitosamente il territorio aquilano, inevitabilmente allargato oltre i confini amministrativi e notoriamente difficile stante l’estensione e la dispersione urbana, se non ci si confronta con TUA su sovrapposizione di percorsi e biglietto unico, tanto per fare qualche esempio concreto. 

E del resto continua ad essere totalmente assente una prospettiva di pianificazione che tenda finalmente a ridefinire il territorio, concentrando e soprattutto “addensando” funzioni e residenzialità, una trasformazione a cui il servizio di trasporto pubblico dovrebbe man mano adeguarsi.

Ma questi ragionamenti sono totalmente assenti dal dibattito politico tutto incentrato sulla guerra aperta tra Fratelli d’Italia e Lega, su AMA e non solo. 

E sono assenti persino dall’assuefatto dibattito cittadino, tanto la città è rassegnata a non poter contare su un trasporto pubblico degno di questo nome e a conservare il non invidiabile primato del capoluogo con più automobili per abitante.

Con buona pace di chi viene più penalizzato: i giovanissimi, gli anziani, i più poveri, quelli insomma che per varie condizioni non possono contare sul mezzo privato. Con buona pace della città della conoscenza, se è vero come è vero che sono soprattutto gli studenti a lamentare con forza l’assenza del trasporto pubblico, tra i principali motivi per non scegliere o abbandonare L’Aquila come sede di studi. Con buona pace della qualità della vita di tutte e tutti, considerato quanto consideriamo essenziale questo servizio appena mettiamo il naso fuori dalla nostra città: qui invece non s’ha da fare, per destino o per costituzione.

Una situazione che mortifica gli stessi lavoratori dell’AMA.

Chiediamo invece con forza di riportare il dibattito sulle proposte per il trasporto pubblico sempre se ce ne sono. 

Ci sentiamo anche di far nostra la preoccupazione espressa dai pendolari L’Aquila-Roma sui tagli delle corse in conseguenza della commercializzazione della tratta. A tal proposito, che fine ha fatto la risoluzione del Consiglio comunale del giugno 2018 sull’essenzialità della tratta, ora che ad amministrare la Regione e TUA c’è la destra?

Buon anno, aquilane e aquilani. L’augurio è di non trascorrerlo in attesa di un bus che non passerà mai.

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