Tutti e tutte in Consiglio per dire NO all’ennesimo centro commerciale!

Giovedì prossimo 18 giugno alle 10 saremo in Consiglio a Villa Gioia per dire NO all’ennesimo centro commerciale che dovrebbe sorgere in località Centi Colella.

Invece di preoccuparsi di portare a termine i lavori del cosiddetto PalaJapan, opera pubblica incompiuta e abbandonata proprio da quelle parti, l’Amministrazione pensa ad autorizzare un nuovo parco commerciale in zona ovest già abbondantemente servita da strutture simili.

Denunciamo da tempo che, alla base di questi progetti, non esiste alcuna programmazione e pianificazione delle attività commerciali, nessun indirizzo su come dovrebbero essere suddivise tra strutture piccole, medie e grandi in ragione della distribuzione della popolazione attuale e futura, nessuna visione complessiva sulla riqualificazione del territorio, con buona pace della sbandierata rivitalizzazione dei centri storici e dei luoghi della socialità.

È solo la resa all’urbanistica contrattata, nell’interesse privato di pochi, senza alcun riguardo per l’ulteriore cementificazione, la sofferenza dei mercati e del piccolo commercio, la mancanza di alternative alla “passeggiata” al centro commerciale per le ragazze e i ragazzi di questa città.

Del resto anche il Piano regolatore generale (Prg) – ormai è evidente – è rimasto chiuso in un cassetto.

La proposta del nuovo centro commerciale è passata mesi fa in Commissione con molte perplessità anche della maggioranza e viene il sospetto che si voglia approfittare dell’attuale modalità “a distanza” dei Consigli comunali per sopire i malumori e limitare il dibattito e le proteste. Anche per questo giovedì saremo presenti a Villa Gioia.

Invitiamo associazioni, cittadine e cittadini che vogliono opporsi a questo scempio a manifestare la propria contrarietà presenziando all’esterno dell’aula, nel rispetto delle regole imposte dall’emergenza sanitaria.

L’Aquila-Roma: subito ripristino delle corse e del contributo pubblico!

Per i pendolari L’Aquila-Roma la fase 2 non è mai iniziata. La TUA da sabato 21 marzo e fino ad oggi copre la tratta con tre corse A/R nei feriali e una sola di sabato e domenica. Già prima dell’emergenza coronavirus, alcune corse erano state tagliate in nome di una presunta razionalizzazione e in omaggio al nuovo (ma nemmeno tanto) corso regionale che a febbraio scorso ha definitivamente classificato la tratta L’Aquila-Roma come commerciale. Da allora l’unico, e per questo essenziale, servizio di collegamento tra la nostra città e la Capitale ha perso ogni forma di finanziamento pubblico e ha visto l’accorpamento di ben 14 corse in nome del “libero mercato” ossia del prevalere delle logiche di profitto sul diritto alla mobilità dei cittadini. Il coronavirus e le restrizioni imposte per limitarne la diffusione hanno fatto il resto.

E così mentre lavoratrici e lavoratori già da due settimane e ancora di più dal 18 maggio hanno ripreso a viaggiare in maggior numero verso Roma, per TUA non è cambiato nulla con l’aggravante che i posti fruibili a bordo sono limitati, solo 12, per mantenere il dovuto distanziamento. I vettori privati nell’emergenza sono scomparsi a riprova del fatto che il diritto alla mobilità può, e deve, essere garantito dal pubblico, opportunamente finanziato. Oggi chi non trova posto e/o non ha orari di lavoro compatibili con le uniche tre corse A/R di TUA è costretto a viaggiare con il mezzo privato, per non parlare di chi è soggetto a turni anche nei giorni festivi: una situazione inaccettabile che i pendolari denunciano da giorni, inascoltati da TUA e dalla Regione. Inaccettabile perché oltre a creare oggettive difficoltà organizzative ed economiche, finisce per mettere seriamente a rischio gli stessi posti di lavoro, nel bel mezzo di una crisi sociale ed economica senza precedenti.

E il problema del mancato ripristino delle corse pre-emergenza starebbe proprio nel fatto che la tratta è diventata commerciale e quindi priva di contributo pubblico. I collegamenti verso altre località, come Giulianova o Pescara sono stati almeno in parte ripristinati, mentre quello con Roma, vitale per la nostra città per il gran numero di pendolari e studenti, ma non solo, è ancora in lockdown!

Siamo sempre di più convinti che la scelta di rendere commerciale questa tratta fu scellerata: quello che sta accadendo in questi giorni con pendolari lasciati a piedi o impossibilitati a prenotare un posto pur avendo acquistato l’abbonamento, ne è la palese dimostrazione.

Cosa aspetta TUA a ripristinare le corse? e cosa aspetta la Regione a rivedere le sue decisioni e a riconoscere finalmente la tratta L’Aquila-Roma come servizio essenziale? Siamo certi che tutti i rappresentanti della città condividano le nostre richieste per essere a fianco dei pendolari, degli studenti, delle cittadine e dei cittadini tutti, senza se e senza ma. Se non ora, quando?

Meno droni, più tamponi

Il parere della Prefettura sull’ordinanza del Sindaco che imponeva l’esecuzione dei tamponi ai lavoratori dei cantieri alla ripresa dell’attività, ha definitivamente sancito l’incapacità politica e amministrativa di un Biondi ormai affetto da protagonismo a tutti i costi. Non ci stupisce, l’avevamo già evidenziato nella  vicenda dei buoni pasto alimentari.

Data comunque per acquisita la convenzione tra ANCE, ASL e Istituto Zooprofilattico di Teramo, la domanda sorge spontanea: questa enorme capacità diagnostica che il territorio scopre di avere in più da un giorno all’altro, come e quando verrà messa a disposizione dell’intera popolazione? 

Ricordiamo che la convenzione prevede l’effettuazione di 500 prelievi ogni giorno eseguiti da operatori sanitari con costi per personale e materiale a carico di ANCE e delle imprese. I tamponi verranno processati entro 36/48 ore presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, uno dei pochi laboratori regionali accreditati della Regione Abruzzo e attivo da subito. Gli altri come noto sono quelli dell’ospedale di Pescara, dell’Università di Chieti e finalmente da un paio di giorni del San Salvatore dell’Aquila, al momento dunque tutti laboratori pubblici. 

La ASL dell’Aquila avrà il ruolo di monitoraggio e di raccolta dei dati epidemiologici, in collaborazione con i medici competenti delle imprese.

Finora la capacità di analisi dell’intera rete laboratoristica abruzzese si è attestata su circa 1000 tamponi al giorno di media. Da quanto dichiarato dalla ASL il laboratorio aquilano potrà processare a regime circa 70 campioni ogni giorno.

Stante la convenzione ANCE, scopriamo che è evidentemente possibile incrementare facilmente tali quantità: 500 in più presso il solo Istituto Zooprofilattico. Le infrastrutture laboratoristiche, insomma, almeno quella di Teramo, sono tali da poter processare tamponi in quantità molto maggiore di quanto fatto finora.

Crediamo che si tratti di un’ottima notizia per la nostra Regione, soprattutto all’avvio della fase 2: lo hanno capito anche i sassi ormai che per tenere sotto controllo questo virus è necessario “Testare, Tracciare, Trattare”. Lo ha ribadito anche l’AIE, Associazione Italiana di Epidemiologia che proprio un paio di giorni fa, in una lettera inviata alle Istituzioni, raccomandava tra le attività prioritarie da mettere in campo per interrompere le catene dei contagi:

– l’incremento immediato della capacità di accertamento diagnostico dei casi

con  allargamento anche a soggetti asintomatici con alto rischio di infezione; 

– la capillarità del contact tracing e supporto tecnologico potenziando gli organici e gli strumenti tecnologici dei Dipartimenti di prevenzione; 

– l’adeguamento e potenziamento dei sistemi di sorveglianza nazionale attraverso un sistema informativo unico per il monitoraggio delle attività.

Non abbiamo dubbi quindi che l’incremento di capacità laboratoristica messo velocemente a punto per la convenzione ANCE sarà utilizzato dalla Regione per aumentare gli accertamenti diagnostici sulle lavoratrici e i lavoratori, a cominciare da quelli più esposti, e sulla popolazione in generale in base a condizioni di suscettibilità. Certo l’ANCE per la convenzione copre le spese in più per personale e materiali. Ma non potranno essere certo questi costi a bloccare un’opportunità così strategica per la salute collettiva con la possibilità di sfruttare un’infrastruttura pubblica, esistente e immediatamente operativa.

Anzi chiediamo a questo punto di conoscere con precisione quale capacità massima siano in grado di garantire le infrastrutture laboratoristiche regionali attualmente accreditate, se opportunamente ottimizzate, e che tali risorse preziose vengano utilizzate immediatamente per assicurare il massimo impegno nell’interruzione del contagio. Siamo certi che tali richieste siano condivise dall’intera Amministrazione cittadina.

Riprende la distribuzione dei buoni spesa, epilogo di una figura penosa

Ieri il Comune dell’Aquila ha finalmente ripreso la distribuzione dei buoni alimentari del Governo, destinati alle famiglie messe in difficoltà dall’emergenza economica derivante dal coronavirus.

Siamo lieti di darne notizia, perché la sospensione avvenuta la scorsa settimana era del tutto pretestuosa e ingiustificata, come ha sottolineato anche il TAR in una risposta all’Ente. Le famiglie che abitano a L’Aquila hanno bisogno dei buoni alimentari, ma ribadiamo ancora una volta che si tratta di pochi spicci, purtroppo, perché il sostegno del Governo alle fasce deboli della comunità è fortemente insoddisfacente.

Ci stupisce, ma neanche troppo, che l’avvenuta ripresa della distribuzione dei buoni non sia stata resa nota dal Comune, dopo che il Sindaco si era affrettato a comunicare, attraverso il punto stampa su Facebook, che la distribuzione era stata sospesa a causa della decisione del TAR. Oggi tutti hanno capito che quella dichiarazione era un tentativo mal riuscito di buttare addosso alla famiglia richiedente e alle opposizioni un capolavoro di incapacità politica e amministrativa.

Lo ribadiamo: se l’Amministrazione ha interrotto l’erogazione è per nascondere la responsabilità di scelte sconsiderate alla base dell’avviso pubblicato! E soprattutto per fare becera propaganda politica sulla pelle dei più poveri.

Abbiamo inoltrato richiesta di accesso agli atti su questa vicenda: se esiste un atto, ci piacerebbe leggere con quale motivazione l’amministrazione ha sospeso l’erogazione dei buoni a famiglie in difficoltà economiche. Ci piacerebbe leggere il famoso parere “tecnico-legale” con cui viene sospesa l’erogazione, evidentemente smentito neanche 24 ore dopo dal Tribunale. Abbiamo chiesto che le responsabilità politiche e amministrative vengano approfondite quanto prima in una seduta di V Commissione.

A oggi non abbiamo letto una parola di chiarimento sulla vicenda. Esiste solo una grande confusione tra comunicazione politica e comunicazione istituzionale. Esiste un punto stampa quotidiano dove il Sindaco attacca chiunque critica: chissà se lo ha guardato anche Giorgia Meloni, che ha gridato allo scandalo contro il premier Conte per lo stesso motivo. Esiste una newsletter “a cura dell’unità di crisi” che il 23 aprile apriva così “Buoni spesa: ricorsi al TAR sospendono consegna dei tagliandi” cioè con una menzogna.

C’è da chiedersi se si tratti di un canale di comunicazione istituzionale per dare notizie sull’emergenza come stabilito dall’ordinanza che istituiva l’unità di crisi, o di un organo di comunicazione politica personale del primo cittadino.

La verità è che in assenza, per fortuna, di focolai di contagio da Covid, l’Amministrazione e il Sindaco approfittano della situazione per fare propaganda politica, oltre che per alimentare la guerra tra poveri, così come si è tentato, senza successo, con la vicenda dei buoni spesa.

Siamo felici che la distribuzione dei buoni sia ripresa, perché le famiglie bisognose non devono essere ostaggio dei ricatti di Pierluigi Biondi.

Subito buoni spesa alimentare per tutte le persone in difficoltà

Se l’Amministrazione intende sospendere la distribuzione dei buoni alimentari messi a disposizione dal Governo è solo colpa delle scelte politiche e amministrative sconsiderate alla base dell’avviso pubblicato!

 Nonostante le richieste e le diffide formalizzate immediatamente, per scongiurare misure totalmente fuori contesto rispetto alla crisi generata dall’emergenza in corso, la destra al governo della città ha voluto utilizzare criteri basati sulla residenza e, per i cittadini stranieri, sui permessi di soggiorno di lunga durata. Criteri escludenti proprio delle fasce che più patiscono questa crisi e in contrasto non solo con il dovere etico di non lasciare indietro nessuno, ma persino con le norme nazionali, come hanno denunciato da subito tante realtà che si occupano di fragilità sociali nel nostro territorio.

Lo ha ribadito anche l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri: non solo è necessario estendere i buoni a tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, ma anche a tutti gli stranieri privi di titolo di soggiorno e a tutti coloro che, italiani o stranieri, non siano iscritti all’anagrafe, purché domiciliati di fatto nel comune, anche temporaneamente, in quanto costretti  sul territorio a causa del blocco della mobilità imposto dall’emergenza. E proprio sulle Linee guida dell’UNAR si fonda la sospensiva del TAR dopo il ricorso di una famiglia non residente esclusa dalla possibilità di partecipare al bando. 

Vergognoso che il Sindaco attacchi una famiglia in difficoltà che ha semplicemente ritenuto di far valere i propri diritti! Vergognoso che provi ad alimentare la “guerra tra poveri”! Vergognoso che si giustifichi snocciolando l’entità delle risorse erogate a favore di cittadine e cittadini di origine straniera che vivono nella nostra città! Semmai quei dati dimostrano proprio che una gran parte delle fasce più disagiate destinatarie di quelle sacrosante risorse è costituita da popolazione di origine straniera, un fatto che dovrebbe interrogare tutti su come si innescano le disuguaglianze sociali invece di essere utilizzato per soffiare sul fuoco dell’intolleranza! Che poi, è proprio il chiamare in causa le risorse erogate a cittadine e cittadini stranieri a denotare l’approccio discriminatorio. Come se le persone di origine straniera dovessero giustificarsi di meritare più degli italiani quelle risorse. Ne hanno diritto. Punto. Non è un favore né un’elargizione, né più né meno come per gli italiani da sette generazioni che versano in situazioni di difficoltà!

Ora il Comune dia immediatamente la possibilità di fare domanda per i buoni pasto a tutti gli aventi diritto, in linea con i criteri evidenziati dalle Linee guida attraverso autocertificazioni dello stato di necessità prodotto dall’emergenza, come suggeriva l’ANCI già il 30 marzo. E la smetta di cavalcare la crisi sociale ed economica per fare propaganda becera.

Non si permetta questa Amministrazione di sospendere l’erogazione dei buoni che è già iniziata con notevole ritardo, pensando di addossare la responsabilità proprio a chi fin da subito ha evidenziato criticità e discriminazioni. Pensi piuttosto a individuare responsabilità politiche e amministrative di chi ha combinato questo disastro e a chiederne conto. 

Contro l’isolamento dell’Aquila è necessaria una mobilitazione

L’Amministrazione del capoluogo si mobiliti con la città contro la scelta “scellerata” – la definizione è della stessa assessora Carla Mannetti – di tagliare e accorpare le corse della tratta L’Aquila-Roma! Altro che chiacchiere!

Ricordiamo che a giugno 2018, su iniziativa della Coalizione Sociale, il Consiglio comunale unito chiese alla Regione, allora governata dal centrosinistra di far rimanere la tratta L’Aquila-Roma un servizio essenziale e per questo finanziato dai contributi regionali.

Che fine ha fatto quella risoluzione, ora che ad amministrare la Regione e TUA c’è la destra come in Comune? E ancora, che fine ha fatto quella risoluzione, ora che in Regione, tra maggioranza e opposizione, c’è una rappresentanza aquilana come non c’era da anni?
Una domanda retorica, evidentemente.

La tratta è diventata commerciale e dal 10 febbraio si procederà ad abolire e accorpare 14 corse con conseguenze gravi sulla vita di tante cittadine e cittadini, pendolari e studenti in primis.

Insomma, come previsto, “razionalizzare” vuol dire solo far prevalere logiche di profitto che favoriscono solo i gestori privati, quando invece un collegamento vitale per l’intera nostra città che ha relazioni storiche con la Capitale, privo di un’alternativa su rotaia, dovrebbe rispondere prima di tutto a logiche di garanzia, universalità ed equità di accesso e fruizione da parte della popolazione.

Non eravamo tutti d’accordo, da anni, sul fatto che una delle direttrici per lo sviluppo del territorio fosse proprio il collegamento con la Capitale?

Noi crediamo ancora, a prescindere da chi governa, che sia una battaglia giusta per la città quella di mantenere in atto tutte le corse della L’Aquila-Roma, secondo la logica del servizio essenziale e per questo incomprimibile.

Per questo siamo a fianco dei pendolari e di chiunque vorrà mobilitarsi in questo senso. Chiediamo a tutti i rappresentanti della città, comprese le organizzazioni sindacali e di categoria, di fare altrettanto. Chiediamo che le per ora timide prese di posizione di alcuni esponenti della maggioranza cittadina si traducano in opposizione forte e concreta a una scelta “scellerata”.

Anno nuovo, ma la mobilità pubblica aquilana è del ‘900

Anno nuovo, vecchi problemi. Un nuovo decennio è iniziato e nel capoluogo d’Abruzzo la mobilità e i trasporti pubblici sembrano rimasti al Novecento.

Mentre il sindaco e l’amministratore di AMA giocano al poliziotto buono e poliziotto cattivo sulla pelle dei lavoratori, delle sorti della mobilità pubblica aquilana sembra non interessarsi nessuno. La cura per salvare l’AMA costerà cara ai lavoratori, come alle cittadine e ai cittadini alla luce dei 1,3 milioni versati dal Comune nelle casse della partecipata per evitare il fallimento a fine anno, che si aggiungono  alla revisione del contratto di servizio (1,2 milioni in più all’anno) approvata per “rilanciare” l’AMA appena 3 mesi fa.

In quali servizi di trasporto dovrebbe tradursi questo pesante esborso sembra tuttavia non interessare nessuno, nessuno si chiede in quali altri servizi avrebbe potuto tradursi.

Il progetto di fusione con TUA è stato definitivamente accantonato, non è stato nemmeno proposta un’analisi costi/benefici in base alla quale potersi formare un’opinione fondata. Detto questo, è impensabile provare a servire dignitosamente il territorio aquilano, inevitabilmente allargato oltre i confini amministrativi e notoriamente difficile stante l’estensione e la dispersione urbana, se non ci si confronta con TUA su sovrapposizione di percorsi e biglietto unico, tanto per fare qualche esempio concreto. 

E del resto continua ad essere totalmente assente una prospettiva di pianificazione che tenda finalmente a ridefinire il territorio, concentrando e soprattutto “addensando” funzioni e residenzialità, una trasformazione a cui il servizio di trasporto pubblico dovrebbe man mano adeguarsi.

Ma questi ragionamenti sono totalmente assenti dal dibattito politico tutto incentrato sulla guerra aperta tra Fratelli d’Italia e Lega, su AMA e non solo. 

E sono assenti persino dall’assuefatto dibattito cittadino, tanto la città è rassegnata a non poter contare su un trasporto pubblico degno di questo nome e a conservare il non invidiabile primato del capoluogo con più automobili per abitante.

Con buona pace di chi viene più penalizzato: i giovanissimi, gli anziani, i più poveri, quelli insomma che per varie condizioni non possono contare sul mezzo privato. Con buona pace della città della conoscenza, se è vero come è vero che sono soprattutto gli studenti a lamentare con forza l’assenza del trasporto pubblico, tra i principali motivi per non scegliere o abbandonare L’Aquila come sede di studi. Con buona pace della qualità della vita di tutte e tutti, considerato quanto consideriamo essenziale questo servizio appena mettiamo il naso fuori dalla nostra città: qui invece non s’ha da fare, per destino o per costituzione.

Una situazione che mortifica gli stessi lavoratori dell’AMA.

Chiediamo invece con forza di riportare il dibattito sulle proposte per il trasporto pubblico sempre se ce ne sono. 

Ci sentiamo anche di far nostra la preoccupazione espressa dai pendolari L’Aquila-Roma sui tagli delle corse in conseguenza della commercializzazione della tratta. A tal proposito, che fine ha fatto la risoluzione del Consiglio comunale del giugno 2018 sull’essenzialità della tratta, ora che ad amministrare la Regione e TUA c’è la destra?

Buon anno, aquilane e aquilani. L’augurio è di non trascorrerlo in attesa di un bus che non passerà mai.

BIONDI, ABBANDONATO DALLA LEGA, HA UNA NUOVA MAGGIORANZA CON DI BENEDETTO

Oggi è arrivato in Consiglio comunale l’atto più politico dell’anno, il bilancio di previsione, quello che sancisce le priorità su cui l’Amministrazione intende intervenire, mettendoci i soldi insomma.

È stata l’occasione per sancire, presenze alla mano, che il Sindaco non ha praticamente più i numeri per governare vista l’assenza di tutti gli assessori e consiglieri della Lega, forza determinante per la vittoria del sindaco e per la tenuta della maggioranza, e del consigliere Silveri, in rotta da tempo.

Di fatto la Lega ha tolto il sostegno al sindaco Biondi in occasione dell’atto più importante che ogni anno approda in Consiglio, il bilancio di previsione.

A salvare dall’impaccio politico Biondi ci hanno pensato i cinque consiglieri del gruppo del Passo possibile, con il leader Americo Di Benedetto, che restando in aula hanno garantito il necessario numero legale per l’avvio dei lavori sostituendo politicamente e nei numeri la Lega. Con tanto di applausi dai banchi della destra!

Un accordo politico vero e proprio quelle tra Biondi e Di Benedetto, di cui saremmo curiosi di conoscere le contropartite a livello locale e regionale, che, al di là delle chiacchiere, di fatto determina un cambio negli assetti della maggioranza che sostiene il sindaco.

E certo non basta la retorica della “responsabilità istituzionale”, del “bene per la città” profusa a piene mani dal sindaco e dal consigliere Di Benedetto: rendano espliciti piuttosto i termini del loro accordo politico, perché di questo, e solo di questo, si tratta.

Crediamo sia dovuto prima di tutto alle cittadine e ai cittadini che li hanno votati. Quello che è davvero inammissibile è che un cambio di maggioranza venga fatto nell’ombra senza spiegare alla città cosa sta succedendo, le motivazioni e gli obiettivi.

Maggioranza boccia diminuzione canone CASE

La maggioranza in Consiglio comunale stamattina ha di fatto votato per aumentare il canone di affitto degli alloggi del Progetto CASE e MAP. 

Il casus si è creato a seguito dell’entrata in vigore, il 1° ottobre scorso, dei nuovi Accordi territoriali (i precedenti risalivano al 2004) per la stipula di contratti di locazione a canone concordato, che individuano due fasce di oscillazione del canone, invece delle precedenti tre.

Succede però che i canoni di locazione per gli alloggi CASE/MAP siano fissati dalla D.C.C. 29/2015 che stabilisce agevolazioni per i redditi fino a 12.000 €, e  di prendere a riferimento il valore medio della prima fascia di oscillazione degli Accordi Territoriali per i redditi da 12.000 € in su.

La prima fascia dei nuovi Accordi ha inevitabilmente un’oscillazione più ampia rispetto alla precedente e di conseguenza un valore medio sensibilmente più alto rispetto a quello dei vecchi Accordi. Ne consegue l’automatico aumento del canone per gli alloggi CASE/MAP, almeno per i redditi superiori a 12.000 €.

Per questo avevamo presentato una mozione per modificare la D.C.C. 29/2015, in modo da scongiurare l’aumento. Chiedevamo anche di introdurre agevolazioni per i redditi ISEE fino a 20.000 €.

La mozione  è stata bocciata dai consiglieri della maggioranza che hanno di fatto sancito in questo modo l’aumento del canone. Imbarazzante la mancanza di indicazioni da parte della Giunta con l’assenza, ancorché giustificata, dell’Assessore al ramo e il silenzio dei rappresentanti presenti; imbarazzante il ricorso al Dirigente per spiegare l’ovvio e che cioè il canone aumenterà; ancora più imbarazzante l’assenza di dibattito nel merito in Consiglio rispetto a un tema, quello della gestione di questo enorme patrimonio abitativo pubblico che, come denunciato in più occasioni, rappresenta un vero e proprio macigno per l’Amministrazione e il territorio. La prospettiva, miope ma indicata in più occasioni, è quella di aumentare il canone degli alloggi anche per i redditi più bassi: l’importante insomma è fare cassa (obiettivo evidentemente mancato alla luce di 600 alloggi liberi!), senza distinzione tra condizioni socio-economiche e nella perdurante assenza di manutenzione e servizi e soprattutto di una strategia complessiva.

Coalizione Sociale: Scongiurare aumento affitti Case e Map e confronto sulla gestione

Abbiamo presentato una mozione, che chiediamo venga discussa con urgenza,  per modificare i canoni di locazione previsti per gli alloggi CASE/MAP dalla Delibera di Consiglio comunale 29/2015.

Il 1° ottobre scorso, infatti, sono entrati in vigore i nuovi Accordi territoriali (i precedenti risalivano al 2004) per la stipula di contratti di locazione a canone concordato, la cui applicazione rischia di avere sensibili ripercussioni sulla determinazione degli affitti per gli alloggi post sisma di proprietà del Comune.

Tra i punti salienti dei nuovi Accordi sono senz’altro apprezzabili la riduzione dei canoni nelle aree a maggiore richiesta abitativa e per le tipologie abitative ad uso familiare/coabitazione (dai 71mq in su) e la semplificazione dovuta all’individuazione di due fasce di oscillazione del canone, invece delle precedenti tre, sulla base delle caratteristiche oggettive delle abitazioni.

Quello che ci preoccupa, per quanto riguarda gli alloggi pubblici, è che la riduzione da tre a due fasce prevista dai nuovi Accordi potrebbe tradursi, impropriamente, in un generalizzato incremento dei canoni di locazione per gli alloggi CASE/MAP fissati dalla D.C.C. 29/2015.

In particolare, la D.C.C. 29/2015 stabilisce che il canone di locazione mensile è determinato in funzione della fascia di reddito ISEE con canoni fissi agevolati per i redditi fino a 12.000 €. Da 12.000 € in su, invece si prende a riferimento, appunto, il valore medio della prima fascia di oscillazione degli Accordi Territoriali. 

La “nuova” prima fascia, in sostanza, ha inevitabilmente un’oscillazione più ampia rispetto alla precedente e di conseguenza un valore medio sensibilmente più alto rispetto a quello dei vecchi Accordi. L’incremento, tra l’altro, sarebbe maggiore proprio per gli alloggi CASE/MAP più periferici e meno serviti rispetto a quelli più “centrali”. 

Continuare ad applicare canoni invariati senza intervenire sulla Delibera potrebbe d’altronde esporre il Comune a rischi di danno erariale e comunque creare ulteriore confusione e incertezza nel già piuttosto intricato ginepraio della gestione del progetto CASE.

Per questo, con la nostra mozione, chiediamo che si modifichi la DCC 29/2015 nel senso sopra detto e che sia pure l’occasione per  introdurre agevolazioni anche per i redditi medi e medio-bassi (fascia ISEE tra 12.000 e 20.000 €).

Chiediamo in generale che si apra un confronto nelle Commissioni consiliari competenti, sulla gestione di questo enorme patrimonio abitativo pubblico che, come denunciato in più occasioni, rappresenta un vero e proprio macigno per l’Amministrazione e il territorio in assenza di una strategia di gestione per l’oggi e di una prospettiva di demolizione in un futuro che speriamo sia sempre più prossimo.