Distribuzione viveri e criteri buoni spesa vergognosi, come sempre sulla pelle degli ultimi

La mancanza di rispetto e di qualsiasi scrupolo con cui il governo cittadino, Sindaco in testa, sta cavalcando la crisi sociale ed economica conseguente all’emergenza Covid è semplicemente vergognosa. L’inseguimento del consenso politico attraverso misure discriminatorie è addirittura criminale.

È da primo giorno di questa crisi che le tante piccole e grandi realtà di volontariato del nostro territorio si adoperano per andare incontro alle esigenze delle persone più fragili. Sono le realtà che da sempre si confrontano col disagio e che da sempre sono in contatto con i Servizi sociali del Comune come della ASL per offrire sostegno e spesso anche per risolvere tempestivamente situazioni di grave privazione.

Queste realtà non solo non si sono mai fermate, modificando ovviamente le modalità per assicurare sostegno e garantire la sicurezza di operatori e utenti dei servizi, ma hanno visto drammaticamente aumentare la domanda.

Sia il Governo nazionale che regionale hanno riconosciuto tali interventi come indispensabili ancor più in questo momento che vede aumentare il disagio per le persone che già soffrono la marginalità: parliamo del mondo della salute mentale, dei disabili, dei bambini, delle donne vittime di violenza domestica, dei poveri di sempre a cui si sommano le nuove fragilità legate alla perdita di lavori precari e saltuari, già poco retribuiti e non tutelati, che non riescono già dai primi giorni di questa crisi ad acquistare nemmeno i beni di prima necessità. Si tratta spesso di cittadine e cittadini stranieri da cui la nostra società esige i lavori più umili.

Da subito abbiamo richiesto all’Amministrazione che queste attività di sostegno venissero riconosciute e organizzate nell’ambito di un tavolo di coordinamento pubblico per valorizzare al meglio tutte le risorse disponibili sul territorio e rafforzare la rete degli interventi a domicilio, cruciali in ragione della particolare emergenza che stiamo vivendo. Un coordinamento sollecitato ultimamente anche dalla Circolare della Direzione generale per la lotta alla povertà del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Oggi ci ritroviamo con un Sindaco che in veste istituzionale sponsorizza la legittima, ci mancherebbe, iniziativa di un’associazione solo perchè vicina politicamente, in assenza di qualsiasi atto che ratifichi una collaborazione con il Comune e soprattutto in spregio di tutte quelle realtà che da anni si adoperano per le varie fragilità del nostro territorio.

Di questa “sponsorizzazione” chiediamo al Sindaco di riferire in Consiglio comunale che riteniamo debba tornare a riunirsi subito con tutte le cautele che la situazione impone.

Nel frattempo l’Assessore alle Politiche sociali prova a riprendersi la scena annunciando finalmente un’intesa con il Centro Servizi Volontariato che dovrebbe, ma attendiamo di leggere la delibera, occuparsi di coordinare le varie realtà già operative.

E soprattutto finalmente escono i criteri con cui si pensa di assegnare i 368.000 euro messi a disposizione dal Governo, criteri basati sulla residenza in città e, per i cittadini stranieri, sui permessi di soggiorno di lunga durata. Criteri dunque escludenti proprio delle fasce che più patiscono questa crisi e in contrasto non solo con il dovere etico di non lasciare indietro nessuno, ma persino con le norme nazionali, come stanno già denunciando tante realtà che si occupano di persone straniere e migranti.

Per questo crediamo che la Giunta farebbe bene a ritirare immediatamente l’atto, definendo criteri basati sul domicilio che rispondano alla realtà del nostro territorio anche per scongiurare crisi sociali. Basterebbe stare a sentire le tante e i tanti che si occupano da sempre di marginalità, invece di pensare a fare propaganda.

Una gestione vergognosa di una crisi reale che si sta consumando, ancora una volta, sulla pelle degli ultimi.

Contro l’isolamento dell’Aquila è necessaria una mobilitazione

L’Amministrazione del capoluogo si mobiliti con la città contro la scelta “scellerata” – la definizione è della stessa assessora Carla Mannetti – di tagliare e accorpare le corse della tratta L’Aquila-Roma! Altro che chiacchiere!

Ricordiamo che a giugno 2018, su iniziativa della Coalizione Sociale, il Consiglio comunale unito chiese alla Regione, allora governata dal centrosinistra di far rimanere la tratta L’Aquila-Roma un servizio essenziale e per questo finanziato dai contributi regionali.

Che fine ha fatto quella risoluzione, ora che ad amministrare la Regione e TUA c’è la destra come in Comune? E ancora, che fine ha fatto quella risoluzione, ora che in Regione, tra maggioranza e opposizione, c’è una rappresentanza aquilana come non c’era da anni?
Una domanda retorica, evidentemente.

La tratta è diventata commerciale e dal 10 febbraio si procederà ad abolire e accorpare 14 corse con conseguenze gravi sulla vita di tante cittadine e cittadini, pendolari e studenti in primis.

Insomma, come previsto, “razionalizzare” vuol dire solo far prevalere logiche di profitto che favoriscono solo i gestori privati, quando invece un collegamento vitale per l’intera nostra città che ha relazioni storiche con la Capitale, privo di un’alternativa su rotaia, dovrebbe rispondere prima di tutto a logiche di garanzia, universalità ed equità di accesso e fruizione da parte della popolazione.

Non eravamo tutti d’accordo, da anni, sul fatto che una delle direttrici per lo sviluppo del territorio fosse proprio il collegamento con la Capitale?

Noi crediamo ancora, a prescindere da chi governa, che sia una battaglia giusta per la città quella di mantenere in atto tutte le corse della L’Aquila-Roma, secondo la logica del servizio essenziale e per questo incomprimibile.

Per questo siamo a fianco dei pendolari e di chiunque vorrà mobilitarsi in questo senso. Chiediamo a tutti i rappresentanti della città, comprese le organizzazioni sindacali e di categoria, di fare altrettanto. Chiediamo che le per ora timide prese di posizione di alcuni esponenti della maggioranza cittadina si traducano in opposizione forte e concreta a una scelta “scellerata”.

BIONDI, ABBANDONATO DALLA LEGA, HA UNA NUOVA MAGGIORANZA CON DI BENEDETTO

Oggi è arrivato in Consiglio comunale l’atto più politico dell’anno, il bilancio di previsione, quello che sancisce le priorità su cui l’Amministrazione intende intervenire, mettendoci i soldi insomma.

È stata l’occasione per sancire, presenze alla mano, che il Sindaco non ha praticamente più i numeri per governare vista l’assenza di tutti gli assessori e consiglieri della Lega, forza determinante per la vittoria del sindaco e per la tenuta della maggioranza, e del consigliere Silveri, in rotta da tempo.

Di fatto la Lega ha tolto il sostegno al sindaco Biondi in occasione dell’atto più importante che ogni anno approda in Consiglio, il bilancio di previsione.

A salvare dall’impaccio politico Biondi ci hanno pensato i cinque consiglieri del gruppo del Passo possibile, con il leader Americo Di Benedetto, che restando in aula hanno garantito il necessario numero legale per l’avvio dei lavori sostituendo politicamente e nei numeri la Lega. Con tanto di applausi dai banchi della destra!

Un accordo politico vero e proprio quelle tra Biondi e Di Benedetto, di cui saremmo curiosi di conoscere le contropartite a livello locale e regionale, che, al di là delle chiacchiere, di fatto determina un cambio negli assetti della maggioranza che sostiene il sindaco.

E certo non basta la retorica della “responsabilità istituzionale”, del “bene per la città” profusa a piene mani dal sindaco e dal consigliere Di Benedetto: rendano espliciti piuttosto i termini del loro accordo politico, perché di questo, e solo di questo, si tratta.

Crediamo sia dovuto prima di tutto alle cittadine e ai cittadini che li hanno votati. Quello che è davvero inammissibile è che un cambio di maggioranza venga fatto nell’ombra senza spiegare alla città cosa sta succedendo, le motivazioni e gli obiettivi.

Altro che politiche culturali: Biondi usa il decennale a fini politici

“Non ce li voglio a L’Aquila!” ha detto Biondi con piglio muscolare al raduno romano del suo partito, con l’obiettivo di accreditarsi sempre di più a livello nazionale per la propria carriera politica. Si riferiva, come noto, a Saviano e Zerocalcare, a cui va tutta la nostra complice stima e solidarietà, e alla loro presenza al (fu? futuro?) Festival degli Incontri.

La faccenda stavolta ha avuto notevole risalto, sia per la notorietà dei personaggi sia per la posta in gioco (700.000 €), ma il Sindaco non è affatto nuovo a ingerenze di questo tipo e all’utilizzo della cultura – e dei cospicui fondi di cui il Comune dispone – al fine unico di acquisire consenso personale e rafforzare relazioni utili alla propria scalata politica.

Sono mesi che denunciamo questi atteggiamenti: come catalogare, infatti, il “comunicato di elogio” di febbraio sottoscritto dai rappresentanti di alcune istituzioni e associazioni culturali se non come una pesantissima operazione di pressione da parte del Sindaco al momento della cacciata dell’ex assessora alla cultura?

Il risultato? Spazi chiusi, in attesa di manutenzione o di (ri)costruzione, un regolamento per il riconoscimento di contributi che avrebbe bisogno di una revisione e pure attuato con colpevole ritardo, e soprattutto la totale assenza di una strategia complessiva che favorisca le imprese culturali meritevoli e lo sviluppo sociale del territorio.

Da tempo denunciamo che l’impegno del Sindaco-Assessore alla Cultura è tutto concentrato ad utilizzare la succosa torta dei fondi Restart – 13,2 milioni di euro in 5 anni – a fare del centro storico solo un estemporaneo eventificio, palcoscenico della retorica della “città tornata a volare”, con buona pace di un territorio devastato in nome dell’emergenza post sisma e delle scuole mai ricostruite.

Abbiamo più volte chiesto che i fondi Restart, invece, siano impiegati soprattutto per favorire e implementare la solidità delle imprese culturali, attraverso servizi e risorse messi a disposizione degli operatori (spazi, strumenti, risorse umane, formazione, ecc.) per creare sinergie, economie di scala, opportunità.

La “politica dell’eventificio” ha visto l’apice nella gestione del bando del decennale con cui sono stati finanziati una serie di eventi grandi e piccoli, messi insieme senza un filo conduttore, ma utili a conseguire facile consenso e a distribuire prebende a piacimento. Si sarà senz’altro seguito un criterio di “pluralismo” e “bilanciamento” nella ripartizione di 416.000 € tra ANCE, piccole iniziative locali e una gara podistica organizzata da una società romana per 48.000 €: dal bilanciamento sono rimasti fuori, come noto, progetti strettamente attinenti al sisma e alla memoria, come SismAq (archivio multimediale del post-terremoto) e Dècade (spettacolo itinerante sul sisma, nel centro città), ma non l’iniziativa proposta da Magna Carta, la fondazione del senatore Quagliariello, eletto nelle fila del centrodestra nella circoscrizione Abruzzo, ospite d’onore pure alla Festa della montagna, a cui ha dato una “grande mano”, giusto mentre era di passaggio a L’Aquila per presentare con Toti un nuovo partito di centrodestra.

Sulla faccenda del Festival della montagna, esperienza virtuosa ridotta a una sagra nostalgica si è già visto il risultato. Del resto da chi fa comizi sotto al Parlamento circondato da saluti romani ci si può aspettare di tutto ma non certo il rispetto della libertà delle scelte culturali e del diritto di critica: questione di indole.

Per le iniziative legate al decennale si è partiti tardi, anzi tardissimo e, circa un anno fa, abbiamo denunciato anche questo. Invece di recuperare tempo e lavorare a testa bassa, il Sindaco ha preferito la politica degli annunci: Comitato di garanti, Manifesto partecipato e condiviso, Organismo di consultazione. Ovviamente non è stato fatto niente di tutto questo.
D’intesa con il MIBAC, il Comune ha costituito e nominato il solo Comitato operativo, coordinato da Giampiero Marchesi, ex responsabile della Struttura tecnica di missione presso Palazzo Chigi, e formato dalla Presidente del TSA, dalla Direttrice del Polo museale, dalla Rettrice dell’Università, nonché da un dipendente comunale designato dal Sindaco.
Il Comitato operativo era preposto al coordinamento di tutti i progetti previsti per il decennale, alla verifica della fattibilità, al monitoraggio dell’attuazione: operativo, insomma, come dice il nome.

Come risulta dai verbali che abbiamo acquisito e che mettiamo a disposizione qui in modo che tutti possano farsi un’idea di eventuali negligenze o responsabilità, il comitato operativo si è riunito in tutto tre volte, a distanza di due mesi l’una dall’altra. Come possa essere operativa una modalità di questo tipo ci sfugge, soprattutto quando da parte di tutti i componenti era stato riconosciuto un notevole ritardo nell’organizzazione.

Molte iniziative, tra l’altro, sono rimaste solo annunci e il Festival degli Incontri è l’esempio più eclatante.

D’altro canto, non c’è stata nessuna discussione e confronto sulla portata simbolica e strategica di questo appuntamento, nessuna riflessione sull’identità di un luogo e delle persone che lo abitano, a seguito di un disastro, né sulla responsabilità verso le generazioni future. L’Amministrazione, che avrebbe dovuto dare stimolo e indirizzo in tal senso, ha ridotto il decennale a un “cartellone” di eventi slegati: lo riteniamo vergognoso e offensivo per la città.

Ma del resto cosa aspettarsi se persino dal sito del Comune dedicato a L’Aquila 2019 è scomparsa la parola “memoria”?

E già perché la “memoria” implica la necessità di aprirsi al confronto anche aspro tra posizioni a volte conflittuali. Perché la memoria vuol dire richiamare il passato che ha la forza di interrogare ancora il presente, mettendolo in discussione, chiamando in causa le responsabilità per preservare e costruire il futuro.

Crediamo che i più efficaci antidoti ai tentativi di censura o di rimozione da parte di chi ha paura del confronto e del conflitto che la memoria comporta, siano la cultura e la conoscenza collettiva: ci si apra al confronto con il territorio per dare un senso all’esperienza dolorosa del sisma e alla consapevolezza acquisita in termini di prevenzione e sicurezza, perché “fare decennale” oggi e sempre voglia dire soprattutto per tutto il Paese “Mai più come a L’Aquila”.

E’ la responsabilità che la storia ha assegnato al nostro territorio.

SPRAR senza fondi: si agisca immediatamente e si verifichino le responsabilità

Il Comune dell’Aquila sta facendo morire il progetto SPRAR.

Con una nota accorata, inviata ieri a tutto il Consiglio comunale, il comitato territoriale ARCI che gestisce il progetto di accoglienza, ha comunicato le enormi difficoltà che attraversa ormai da tempo e che, se non risolte tempestivamente, provocheranno la chiusura del progetto stesso.

È assolutamente urgente che il Comune assicuri i fondi necessari per andare avanti nell’immediato: il comitato ARCI è ancora in attesa del saldo per l’annualità 2018 e fa sapere di aver anticipato finora 280.000 €; gli operatori hanno ricevuto l’ultimo stipendio a febbraio. Questo perché il Comune non procede ancora a depositare presso il Ministero dell’Interno la rendicontazione del 2017, presentata dall’ARCI a gennaio 2018; né del resto ha ancora provveduto alla nomina, obbligatoria per legge, del revisore indipendente per la rendicontazione 2018.

Inoltre, le proroghe tecniche che, per oltre 2 anni e mezzo, hanno di fatto sostituito la procedura di gara di affidamento del servizio per il triennio 2017/2019 sono già finite mesi fa sotto la lente di ingrandimento dell’ANAC che ha ritenuto di interessare la Corte dei Conti, giudicandole “non in linea” con l’attuale normativa, in quanto i ritardi nell’espletamento della gara derivano da cause imputabili all’Amministrazione comunale.

Ad aprile scorso, la gara per il periodo 1 luglio  – 31 dicembre 2019 è stata finalmente bandita, ha partecipato ed è stato ammesso un unico soggetto: il comitato ARCI dell’Aquila, l’attuale gestore del progetto. Nonostante questo e nonostante l’ennesima proroga sia in scadenza il prossimo 31 agosto, il Comune ancora non procede all’affidamento del progetto almeno per i residui 4 mesi del triennio.

Il sindaco si defila rinviando all’’assessore Bignotti, che si nasconde dietro le spalle grosse della burocrazia, in un gioco delle parti opaco, stucchevole e vile.

Si vuole davvero dare seguito a un progetto che sia la Giunta che il Consiglio unanimemente hanno in più occasioni definito virtuoso? Tanto da ritenere di voler proseguire l’esperienza anche per il prossimo triennio e intraprendere un percorso analogo per l’accoglienza dei minori! Bene! Allora si ponga fine ai rimandi di competenza e si agisca immediatamente, rimuovendo tutti gli ostacoli, per lo più pretestuosi.

Chiediamo quindi che venga immediatamente assegnata la gara, anche per evitare ulteriori azioni dell’ANAC o del Ministero.

Ma soprattutto, chiediamo che, visti i ritardi accumulati, il Comune versi subito l’importo richiesto dall’ARCI per portare a termine il progetto, anticipando il saldo che riceverà dal Ministero una volta completato l’iter della rendicontazione.

Chiediamo, insomma, che l’Amministrazione tutta si faccia carico del ritardo accumulato, per dare seguito a un progetto di valore riconosciuto, e che si verifichino anche le responsabilità politiche a amministrative di una gestione così sciatta e inefficiente di questa vicenda.

Regolamento per spazi culturali: approvata la nostra proposta. Ora si sblocchino i contributi

Entro la fine dell’anno, grazie a una nostra proposta approvata in Consiglio stamattina all’unanimità, il Comune dell’Aquila si doterà finalmente di un regolamento per l’utilizzo degli spazi destinati ad attività socio-culturali, finora caratterizzati da una gestione a dir poco caotica.

Ad oggi, infatti, gli spazi disponibili vengono gestiti da Servizi diversi della struttura organizzativa comunale e non solo, che spesso non dialogano nemmeno tra loro, come sanno bene le tante realtà del territorio che producono e promuovono iniziative in ambito sociale e culturale, che spesso si sono trovate ad affrontare una sorta di percorso ad ostacoli. Soprattutto se sei un’associazione alle prime armi, solo al terzo giro di telefonate capisci che l’utilizzo dell’Auditorium del Parco, per esempio, è in capo al Servizio Patrimonio, previa però verifica dell’utilizzo da parte della Società Barattelli che è concessionaria in pectore dello spazio, anche se l’atto definitivo non è mai stato formalizzato. Per il Palazzetto dei Nobili, invece, bisogna rivolgersi all’Ufficio Cultura, per le sale di Palazzo Fibbioni direttamente al Gabinetto del Sindaco. Il Ridotto del Teatro comunale è assegnato da decenni all’Istituzione Sinfonica, mentre altri spazi soprattutto nelle frazioni sono gestiti da associazioni del posto.

Per l’uso di Auditorium e Ridotto, poi, sono previste tariffe giornaliere consistenti, mentre Palazzetto dei nobili e Palazzo Fibbioni vengono ancora concessi gratuitamente. Se poi un’associazione intende richiedere anche il patrocinio dell’Amministrazione all’iniziativa ed eventuali agevolazioni economiche, finisce per dover moltiplicare la stessa istanza ai vari uffici coinvolti, con il rischio di non ricevere nemmeno risposte coerenti.

Per questo abbiamo proposto, e il Consiglio tutto ha approvato, che venga individuato un unico riferimento all’interno della struttura organizzativa comunale per la gestione degli spazi destinati ad iniziative socio-culturali e realizzato un regolamento generale in cui siano indicati tutti gli spazi nelle disponibilità dell’Amministrazione destinati a tali attività e, per ogni spazio: collocazione, dimensione, capienza, dotazione, tariffe, tipo di attività previste, nonché le modalità di presentazione delle richieste attraverso moduli predisposti chiari ed esaustivi.

E ancora: che tali informazioni vengano riportate su una pagina web del sito del Comune dell’Aquila e che vengano verificati, aggiornati ed eventualmente uniformati gli atti di affidamento degli spazi destinati ad attività socio-culturali.

Entro l’anno dovrà essere tutto predisposto e vigileremo in questo senso.

Crediamo, infatti, sia compito dell’Amministrazione favorire e implementare lo sviluppo dell’esercizio e delle imprese culturali, attraverso servizi e risorse messi a disposizione degli operatori (spazi, strumenti, risorse umane, ecc.) per creare sinergie, economie di scala, opportunità.

Per questo è importante far conoscere, incentivare e agevolare l’uso di tutti gli spazi attualmente individuati a fini socio-culturali; così come crediamo sia imprescindibile recuperarne altri, a cominciare dai progetti del Parco della Luna presso l’ex O.P. e dell’ex Asilo occupato lungo il Viale, già finanziati ma caduti colpevolmente nel dimenticatoio con il rischio concreto di perdere addirittura i fondi.

Altrettanto importante è garantire continuità in termini di servizi e risorse a chi produce cultura: non possiamo che stigmatizzare il ritardo che si è accumulato nella concessione dei contributi alle attività culturali, fermi al 2017, e di cui abbiamo già chiesto conto all’Amministrazione.

TARI: approvate le nostre proposte, un anno dopo

Abbiamo assistito con interesse nelle settimane scorse e fino all’approvazione in Consiglio comunale avvenuta ieri, alle rivendicazioni di assessori vecchi e nuovi in merito al regolamento che disciplina le imposte comunali e soprattutto alle riduzioni previste per la TARI, la tariffa per il servizio di gestione dei rifiuti, quella che incide un po’ sulle tasche di tutti.

Alcune delle novità introdotte sono infatti richieste e proposte che facemmo l’anno scorso in occasione della discussione del bilancio 2018: emendamenti che furono allora bocciati dalla maggioranza con argomenti piuttosto pretestuosi.

Ci riferiamo, per esempio, all’estensione ai centri storici delle frazioni, per i prossimi tre anni, di uno sgravio già previsto per gli esercenti del centro storico del capoluogo, nell’auspicio che parta finalmente anche lì la ricostruzione.

E ancora, ad un piccolo incentivo per favorire le attività che dismettono le slot machine in un territorio dove è noto che il problema della ludopatia è particolarmente diffuso. Tanto è noto che un ordine del giorno approvato all’unanimità già a fine 2017 prevedeva la definizione (entro 90 giorni) di un regolamento comunale ad hoc che non ha mai visto la luce: l’ennesimo annuncio, insomma, di una maggioranza incapace di atti concreti. Per questo auspichiamo che, oltre allo sconto TARI, il Consiglio discuta e approvi al più presto una nostra proposta presentata da mesi per limitare l’orario di funzionamento delle slot machines, come avviene già in tante città.

In particolare, poi, nel nuovo Regolamento per le imposte comunali è stata inserito un articolo, da noi proposto un anno fa, che riconosce una riduzione alle utenze domestiche che conferiscono all’unico Centro di raccolta per il momento esistente, quello di Bazzano, alcune tipologie di rifiuto in forma differenziata. Al di là del piccolo sconto in bolletta, che chiediamo venga esteso nei prossimi anni anche ad altre tipologie di rifiuto, questa misura dovrebbe servire a far conoscere ed utilizzare il centro di raccolta soprattutto per quei rifiuti che non è possibile, per tipo, quantità e volume, conferire nei normali bidoni della raccolta differenziata, e limitare così il fenomeno dell’abbandono. Una misura che servirà a poco se non verrà realizzato al più presto, come annunciato, un secondo centro in zona ovest e soprattutto se non verrà accompagnata da una campagna di informazione e sensibilizzazione e da orari di accesso ai centri che vadano incontro alle esigenze dell’utenza. Chiediamo quindi che l’Amministrazione, in accordo con l’ASM si impegni in questo senso.

Chiariamo che  queste iniziative servono ad accrescere la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini nei riguardi della gestione dei rifiuti e a premiare i comportamenti più virtuosi. Come avviene già per chi fa compostaggio domestico, in base a una nostra proposta di qualche anno fa. Ma la responsabilità dei singoli non basta evidentemente a migliorare le percentuali di raccolta differenziata e in generale la qualità del servizio che rimane purtroppo a livelli deprimenti.

Da tempo siamo fermi al 36% di raccolta differenziata, lontanissimi dal 65% previsto dalla norma nonché obiettivo puntualmente disatteso di ogni amministrazione che si insedia. Bisognerebbe parlare di piano degli investimenti, organizzazione del lavoro, eventuali necessità dell’azienda per offrire un servizio migliore. Niente di tutto questo nel piano finanziario dell’ASM approvato ieri, come accaduto l’anno scorso e con l’amministrazione passata.

Del resto, fino a quando le società partecipate verranno utilizzate unicamente per distribuire poltrone a politici, parenti e candidati non eletti, senza alcuna considerazione sulle competenze specifiche, la qualità dei servizi non potrà che rimanere scarsa.

Bando decennale: quale idea per lo sviluppo culturale?

Dopo aver acquisito copia di tutti i progetti ammessi al bando del decennale “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, torniamo sulla vicenda per provare a capire come l’Amministrazione comunale sta promuovendo “lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio”.

Abbiamo già denunciato quanto riteniamo inopportuno – e persino provocatorio – che siano stati presentati, ammessi e risultati pure vincitori i progetti elaborati dall’ANCE come pure dall’Ordine degli architetti. Si tratta di quasi 32.000 € all’ANCE per l’organizzazione di un convegno e la realizzazione di una pubblicazione in 420 copie che verrà regalata prossimamente ai sindaci del cratere, assessori, consiglieri e dirigenti; e di 22.000 € all’Ordine degli architetti per illuminare nel periodo estivo alcuni vicoli bui del centro storico. Al di là della totale inopportunità di sovvenzionare due categorie già ampiamente beneficiate dai proventi della ricostruzione, come queste iniziative possano servire a sviluppare le potenzialità culturali, ci risulta francamente oscuro.
Quanto al progetto che ha ricevuto il maggior finanziamento, ben 48.000 €, consiste invece in una giornata di gara podistica tra stand internazionali, proposta da due società romane, riconducibili alla stessa proprietà. Una delle due, tra l’altro, si è costituita meno di due anni fa, giusto venti giorni prima di presentare domanda per il bando “Fare Centro” da cui è stata finanziata l’anno scorso con 64.000 €. Non per niente, immaginiamo, si chiama Docenter. Curioso, poi, che la sede legale si trovi in un palazzo riconsegnato a ottobre 2018, il cui portone è a tutt’oggi sbarrato con assi di legno.

Ma al di là di questi aspetti che siamo certi saranno oggetto di controlli e verifiche scrupolose in sede di rendicontazione, chiediamo quale sia l’idea della “città della memoria e della conoscenza” che ha questa Amministrazione se il maggior contributo del bando dedicato al decennale del terremoto spetta a una gara podistica, mentre, per dirne una, il progetto di archivio del sisma della Deputazione di Storia patria, come noto, non raggiunge nemmeno la sufficienza nei punteggi.

Anche volendo restare in ambito sportivo, qual è il senso di privilegiare un’iniziativa una tantum ed escludere dai finanziamenti proposte di realtà locali riconosciute che lavorano costantemente sul territorio coinvolgendo, educando e aggregando da anni tante persone? Non si tratta di campanilismo, evidentemente, ma di capirsi su cosa significa “sviluppo”.

L’opportunità di beneficiare in 5 anni di 13,2 milioni di euro “per lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio” non può essere sprecata senza avere una strategia complessiva di sviluppo, appunto, socio-culturale. Altrimenti saranno serviti solo a far galleggiare un altro po’ qualche realtà ormai asfittica o addirittura a sovvenzionare qualche incursione “mordi e fuggi”.
Anche ammesso e non concesso che lo sviluppo culturale debba essere finalizzato all’attrattività turistica – e non, proritariamente, alla rigenerazione sociale del territorio – ci sarebbe comunque da chiedersi quale respiro e prospettiva sul medio-lungo termine abbiano delle scelte che riducono il centro storico solo a un estemporaneo eventificio, privo di servizi e abbandonato dai residenti.

Infine, chiediamo che i progetti che partecipano a bandi pubblici siano, a loro volta, totalmente pubblici, in modo da consentire alla collettività di conoscere, e controllare a chi (e a chi no) e con quali finalità vengono destinati fondi che sono di tutti e servono (dovrebbero servire) ad accompagnare le iniziative di sviluppo e rilancio del territorio  in un percorso di progressiva autonomia dai finanziamenti che termineranno nel 2020, in modo da valutare poi con cognizione di causa l’effetto di tali scelte.

Gran Sasso: no ai Commissari e alla chiusura del traforo, subito un confronto

La vicenda con cui si è arrivati all’annuncio della chiusura del traforo del Gran Sasso a partire dal prossimo 19 maggio sine die, segna l’ennesimo fallimento di una gestione inadeguata e superficiale da sempre: sia da parte della politica nazionale che nel gestire e affidare le concessioni delle infrastrutture strategiche si preoccupa più di garantire il profitto privato che la salvaguardia del bene pubblico; sia da parte della politica locale incapace negli anni di promuovere confronti e soluzioni condivise tra gli attori coinvolti per una gestione inevitabilmente complessa e nota da sempre, salvo invocare, al momento dell’emersione delle criticità, il ricorso al salvatore della patria di turno con il commissariamento.

Giova ricordare che quello a cui stiamo assistendo è un copione già visto per la questione della messa in sicurezza del sistema Gran Sasso (acquifero + autostrada + laboratori): dopo l’incidente dell’agosto 2002, fu dichiarato lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio delle province di L’Aquila e Teramo con la nomina di Angelo Balducci come Commissario straordinario, poi prorogata per anni. Com’è andata a finire è noto: oltre 80 milioni di euro spesi senza trasparenza né controllo da parte degli enti locali, in deroga alle normative vigenti, agevolando quella «cricca degli appalti»  che sarebbe emersa pochi anni dopo con arresti e condanne per corruzione e, soprattutto, senza che il problema fosse risolto!

La necessità di mettere in sicurezza il Gran Sasso, a cominciare dalla salvaguardia del bene comune acqua, non può essere l’ennesima occasione per Strada dei Parchi per alzare la posta sul piatto, minacciando la chiusura del traforo con danni incalcolabili a danno delle cittadine e dei cittadini, pendolari e studenti in primis, del tessuto sociale ed economico dei territori interessati, e di un’eccellenza quale i LNGS che di fatto dovranno sospendere gli esperimenti in corso.

Così come sul presente e sul futuro dei nostri territori e sulla salute di cittadine e cittadini non devono pesare i giochi di potere, gli equilibrismi tattici, le tensioni con e dentro il Governo in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. E ancora di più non deve essere, questa occasione, il terreno di scontro tra e dentro la politica locale e nazionale, a colpi di rimandi di responsabilità per giustificare, ancora una volta, il ricorso a un Commissario plenipotenziario in nome di un’”emergenza” nota da almeno vent’anni, che, esperienza insegna, non sarà certo la soluzione dei problemi.

Auspichiamo quindi un confronto urgente sulla questione con le parti in causa che coinvolga la città e tutti i territori interessati.

Bando decennale: fondi per l’ANCE, ma non per la Deputazione di Storia Patria

Rispetto alla vicenda dei fondi assegnati per il bando “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, che ha causato tra l’altro l’annuncio delle dimissioni del Presidente della Deputazione abruzzese di Storia Patria Walter Capezzali, avevamo inoltrato già pochi giorni dopo la pubblicazione dei progetti vincitori, una richiesta di accesso agli atti. Abbiamo acquisito al momento copia del verbale e delle schede di valutazione di ogni progetto esaminato, siamo in attesa delle copie dei progetti stessi.
Qualche considerazione, però, è possibile farla già da ora, quantomeno di metodo.
Troviamo, per esempio, un po’ troppo facile e sbrigativo da parte del Sindaco, nella risposta a Capezzali, nascondersi dietro le valutazioni di una commissione costituita da persone di cui ovviamente non discutiamo la professionalità nei rispettivi ambiti di occupazione, ma che non sembrano avere esperienza alcuna in campo socio-culturale; tale eventuale esperienza non appare, infatti, alla base della nomina. Una nomina, effettuata in maniera singolare dalla Segretaria Generale, ma di cui il Sindaco porta quantomeno la responsabilità politica.
A leggere i verbali delle sedute, poi, la commissione, stante la mancata adozione del cosiddetto “Manifesto per il decennale”, annunciato a più riprese da ottobre e mai definito, si è trovata a doversi dare degli ulteriori criteri di valutazione che non erano appunto esplicitati nel bando ma che potevano valere fino a 25 punti su un massimo di 70.
Fino a ulteriori 5 punti, per esempio, sono stati assegnati in base alla sostenibiltà temporale come capacità di autofinanziamento futuro, una capacità che però non si era chiamati a descrivere nella presentazione del progetto. Fino a ulteriori 10 punti sono stati assegnati, poi, in nome della coerenza del progetto con non meglio esplicitate “finalità del decennale”. Insomma, di parametri discrezionali come quello sulla “memoria” riconosciuto tale dallo stesso Sindaco, ce ne sono parecchi ed è persino inevitabile che un certo grado di discrezionalità faccia parte delle valutazioni in ambito culturale: è per questo motivo che ci si dovrebbe affidare alla sensibilità e all’esperienza di commissari competenti in  materia, magari scelti per comparazione.
Avrebbe aiutato, secondo noi, anche fissare dei range per l’ammontare delle richieste di finanziamento in ragione dei fondi disponibili: pensiamo infatti sia estremamente complicato e abbia anche poco senso confrontare progetti che vanno da 1.000 a 150.000 €.
È sicuramente un caso, poi, che anche stavolta il Festival della Partecipazione, già estromesso dal Sindaco dall’accesso ai fondi Restart, sia rimasto fuori: con 3 punti su 10 per la capacità di “attrarre turismo ‘di settore'” – nonostante le precedenti edizioni abbiano avuto risonanza nazionale – il FdP è arrivato a 33 punti in totale.
Per capire se si tratta dell’ennesima miscellanea di progetti vari (mostre, convegni, prodotti editoriali, eventi più o meno lunghi e ripetibili nel tempo) messi insieme senza un filo rosso, bisognerà aspettare di poterli valutare nel merito.
Certo che scaricare la responsabilità di alcune evidenti storture su un’estemporanea commissione non lascia presagire nulla di buono né sperare di fare meglio la prossima volta. 
Intanto da parte dell’Amministrazione, le dichiarazioni e gli annunci sugli eventi “ufficiali” del decennale, quelli per cui è stata impegnata la cifra astronomica di oltre 1 milione  di euro, continuano ad essere avvolti dalla vaghezza più assoluta: ad oggi, 20 giorni dopo il 6 aprile, non esiste nemmeno un programma. L’unica cosa certa è che dal sito dedicato è sparita la parola “memoria”.
Infine, ma più notevole di ogni altra considerazione: sono stati riconosciuti finanziamenti per quasi 32.000 € all’ANCE e 22.000 € all’Ordine degli Architetti. 
La cosa strabiliante non è solo o tanto che siano risultati vincitori: non conosciamo infatti ad oggi i progetti presentati di cui non vogliamo qui discutere il livello del valore artistico e culturale. La cosa strabiliante è proprio la presentazione stessa dei progetti, cioè che non sia stata ritenuta sconveniente e inopportuna sia da parte delle suddette categorie che da parte dell’Amministrazione la partecipazione stessa al bando.
Si tratta, lo diciamo ancora una volta, di alcune delle categorie che hanno già ampiamente beneficiato, in ragione del sacrosanto quanto moltiplicato lavoro di professionisti e operatori del settore, dei finanziamenti pubblici per la ricostruzione, da cui deriva lo stesso 4% dedicato allo sviluppo delle potenzialità culturali.
Ci si aspetterebbe, quindi, che da tali organizzazioni venissero sì proposte in campo sportivo, sociale, culturale ma soprattutto quale forma di contributo economico per ridistribuire alla comunità quanto intercettato in questi anni, scopo del resto pomposamente annunciato e mai realizzato Fondo etico dell’ANCE. Mai invece ci saremmo aspettati che, anche per i fondi destinati alla ricostruzione socio-culturale, potessero passare a riscuotere.