L’Aquila-Roma: subito ripristino delle corse e del contributo pubblico!

Per i pendolari L’Aquila-Roma la fase 2 non è mai iniziata. La TUA da sabato 21 marzo e fino ad oggi copre la tratta con tre corse A/R nei feriali e una sola di sabato e domenica. Già prima dell’emergenza coronavirus, alcune corse erano state tagliate in nome di una presunta razionalizzazione e in omaggio al nuovo (ma nemmeno tanto) corso regionale che a febbraio scorso ha definitivamente classificato la tratta L’Aquila-Roma come commerciale. Da allora l’unico, e per questo essenziale, servizio di collegamento tra la nostra città e la Capitale ha perso ogni forma di finanziamento pubblico e ha visto l’accorpamento di ben 14 corse in nome del “libero mercato” ossia del prevalere delle logiche di profitto sul diritto alla mobilità dei cittadini. Il coronavirus e le restrizioni imposte per limitarne la diffusione hanno fatto il resto.

E così mentre lavoratrici e lavoratori già da due settimane e ancora di più dal 18 maggio hanno ripreso a viaggiare in maggior numero verso Roma, per TUA non è cambiato nulla con l’aggravante che i posti fruibili a bordo sono limitati, solo 12, per mantenere il dovuto distanziamento. I vettori privati nell’emergenza sono scomparsi a riprova del fatto che il diritto alla mobilità può, e deve, essere garantito dal pubblico, opportunamente finanziato. Oggi chi non trova posto e/o non ha orari di lavoro compatibili con le uniche tre corse A/R di TUA è costretto a viaggiare con il mezzo privato, per non parlare di chi è soggetto a turni anche nei giorni festivi: una situazione inaccettabile che i pendolari denunciano da giorni, inascoltati da TUA e dalla Regione. Inaccettabile perché oltre a creare oggettive difficoltà organizzative ed economiche, finisce per mettere seriamente a rischio gli stessi posti di lavoro, nel bel mezzo di una crisi sociale ed economica senza precedenti.

E il problema del mancato ripristino delle corse pre-emergenza starebbe proprio nel fatto che la tratta è diventata commerciale e quindi priva di contributo pubblico. I collegamenti verso altre località, come Giulianova o Pescara sono stati almeno in parte ripristinati, mentre quello con Roma, vitale per la nostra città per il gran numero di pendolari e studenti, ma non solo, è ancora in lockdown!

Siamo sempre di più convinti che la scelta di rendere commerciale questa tratta fu scellerata: quello che sta accadendo in questi giorni con pendolari lasciati a piedi o impossibilitati a prenotare un posto pur avendo acquistato l’abbonamento, ne è la palese dimostrazione.

Cosa aspetta TUA a ripristinare le corse? e cosa aspetta la Regione a rivedere le sue decisioni e a riconoscere finalmente la tratta L’Aquila-Roma come servizio essenziale? Siamo certi che tutti i rappresentanti della città condividano le nostre richieste per essere a fianco dei pendolari, degli studenti, delle cittadine e dei cittadini tutti, senza se e senza ma. Se non ora, quando?

Meno droni, più tamponi

Il parere della Prefettura sull’ordinanza del Sindaco che imponeva l’esecuzione dei tamponi ai lavoratori dei cantieri alla ripresa dell’attività, ha definitivamente sancito l’incapacità politica e amministrativa di un Biondi ormai affetto da protagonismo a tutti i costi. Non ci stupisce, l’avevamo già evidenziato nella  vicenda dei buoni pasto alimentari.

Data comunque per acquisita la convenzione tra ANCE, ASL e Istituto Zooprofilattico di Teramo, la domanda sorge spontanea: questa enorme capacità diagnostica che il territorio scopre di avere in più da un giorno all’altro, come e quando verrà messa a disposizione dell’intera popolazione? 

Ricordiamo che la convenzione prevede l’effettuazione di 500 prelievi ogni giorno eseguiti da operatori sanitari con costi per personale e materiale a carico di ANCE e delle imprese. I tamponi verranno processati entro 36/48 ore presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, uno dei pochi laboratori regionali accreditati della Regione Abruzzo e attivo da subito. Gli altri come noto sono quelli dell’ospedale di Pescara, dell’Università di Chieti e finalmente da un paio di giorni del San Salvatore dell’Aquila, al momento dunque tutti laboratori pubblici. 

La ASL dell’Aquila avrà il ruolo di monitoraggio e di raccolta dei dati epidemiologici, in collaborazione con i medici competenti delle imprese.

Finora la capacità di analisi dell’intera rete laboratoristica abruzzese si è attestata su circa 1000 tamponi al giorno di media. Da quanto dichiarato dalla ASL il laboratorio aquilano potrà processare a regime circa 70 campioni ogni giorno.

Stante la convenzione ANCE, scopriamo che è evidentemente possibile incrementare facilmente tali quantità: 500 in più presso il solo Istituto Zooprofilattico. Le infrastrutture laboratoristiche, insomma, almeno quella di Teramo, sono tali da poter processare tamponi in quantità molto maggiore di quanto fatto finora.

Crediamo che si tratti di un’ottima notizia per la nostra Regione, soprattutto all’avvio della fase 2: lo hanno capito anche i sassi ormai che per tenere sotto controllo questo virus è necessario “Testare, Tracciare, Trattare”. Lo ha ribadito anche l’AIE, Associazione Italiana di Epidemiologia che proprio un paio di giorni fa, in una lettera inviata alle Istituzioni, raccomandava tra le attività prioritarie da mettere in campo per interrompere le catene dei contagi:

– l’incremento immediato della capacità di accertamento diagnostico dei casi

con  allargamento anche a soggetti asintomatici con alto rischio di infezione; 

– la capillarità del contact tracing e supporto tecnologico potenziando gli organici e gli strumenti tecnologici dei Dipartimenti di prevenzione; 

– l’adeguamento e potenziamento dei sistemi di sorveglianza nazionale attraverso un sistema informativo unico per il monitoraggio delle attività.

Non abbiamo dubbi quindi che l’incremento di capacità laboratoristica messo velocemente a punto per la convenzione ANCE sarà utilizzato dalla Regione per aumentare gli accertamenti diagnostici sulle lavoratrici e i lavoratori, a cominciare da quelli più esposti, e sulla popolazione in generale in base a condizioni di suscettibilità. Certo l’ANCE per la convenzione copre le spese in più per personale e materiali. Ma non potranno essere certo questi costi a bloccare un’opportunità così strategica per la salute collettiva con la possibilità di sfruttare un’infrastruttura pubblica, esistente e immediatamente operativa.

Anzi chiediamo a questo punto di conoscere con precisione quale capacità massima siano in grado di garantire le infrastrutture laboratoristiche regionali attualmente accreditate, se opportunamente ottimizzate, e che tali risorse preziose vengano utilizzate immediatamente per assicurare il massimo impegno nell’interruzione del contagio. Siamo certi che tali richieste siano condivise dall’intera Amministrazione cittadina.

Contro l’isolamento dell’Aquila è necessaria una mobilitazione

L’Amministrazione del capoluogo si mobiliti con la città contro la scelta “scellerata” – la definizione è della stessa assessora Carla Mannetti – di tagliare e accorpare le corse della tratta L’Aquila-Roma! Altro che chiacchiere!

Ricordiamo che a giugno 2018, su iniziativa della Coalizione Sociale, il Consiglio comunale unito chiese alla Regione, allora governata dal centrosinistra di far rimanere la tratta L’Aquila-Roma un servizio essenziale e per questo finanziato dai contributi regionali.

Che fine ha fatto quella risoluzione, ora che ad amministrare la Regione e TUA c’è la destra come in Comune? E ancora, che fine ha fatto quella risoluzione, ora che in Regione, tra maggioranza e opposizione, c’è una rappresentanza aquilana come non c’era da anni?
Una domanda retorica, evidentemente.

La tratta è diventata commerciale e dal 10 febbraio si procederà ad abolire e accorpare 14 corse con conseguenze gravi sulla vita di tante cittadine e cittadini, pendolari e studenti in primis.

Insomma, come previsto, “razionalizzare” vuol dire solo far prevalere logiche di profitto che favoriscono solo i gestori privati, quando invece un collegamento vitale per l’intera nostra città che ha relazioni storiche con la Capitale, privo di un’alternativa su rotaia, dovrebbe rispondere prima di tutto a logiche di garanzia, universalità ed equità di accesso e fruizione da parte della popolazione.

Non eravamo tutti d’accordo, da anni, sul fatto che una delle direttrici per lo sviluppo del territorio fosse proprio il collegamento con la Capitale?

Noi crediamo ancora, a prescindere da chi governa, che sia una battaglia giusta per la città quella di mantenere in atto tutte le corse della L’Aquila-Roma, secondo la logica del servizio essenziale e per questo incomprimibile.

Per questo siamo a fianco dei pendolari e di chiunque vorrà mobilitarsi in questo senso. Chiediamo a tutti i rappresentanti della città, comprese le organizzazioni sindacali e di categoria, di fare altrettanto. Chiediamo che le per ora timide prese di posizione di alcuni esponenti della maggioranza cittadina si traducano in opposizione forte e concreta a una scelta “scellerata”.

Altro che politiche culturali: Biondi usa il decennale a fini politici

“Non ce li voglio a L’Aquila!” ha detto Biondi con piglio muscolare al raduno romano del suo partito, con l’obiettivo di accreditarsi sempre di più a livello nazionale per la propria carriera politica. Si riferiva, come noto, a Saviano e Zerocalcare, a cui va tutta la nostra complice stima e solidarietà, e alla loro presenza al (fu? futuro?) Festival degli Incontri.

La faccenda stavolta ha avuto notevole risalto, sia per la notorietà dei personaggi sia per la posta in gioco (700.000 €), ma il Sindaco non è affatto nuovo a ingerenze di questo tipo e all’utilizzo della cultura – e dei cospicui fondi di cui il Comune dispone – al fine unico di acquisire consenso personale e rafforzare relazioni utili alla propria scalata politica.

Sono mesi che denunciamo questi atteggiamenti: come catalogare, infatti, il “comunicato di elogio” di febbraio sottoscritto dai rappresentanti di alcune istituzioni e associazioni culturali se non come una pesantissima operazione di pressione da parte del Sindaco al momento della cacciata dell’ex assessora alla cultura?

Il risultato? Spazi chiusi, in attesa di manutenzione o di (ri)costruzione, un regolamento per il riconoscimento di contributi che avrebbe bisogno di una revisione e pure attuato con colpevole ritardo, e soprattutto la totale assenza di una strategia complessiva che favorisca le imprese culturali meritevoli e lo sviluppo sociale del territorio.

Da tempo denunciamo che l’impegno del Sindaco-Assessore alla Cultura è tutto concentrato ad utilizzare la succosa torta dei fondi Restart – 13,2 milioni di euro in 5 anni – a fare del centro storico solo un estemporaneo eventificio, palcoscenico della retorica della “città tornata a volare”, con buona pace di un territorio devastato in nome dell’emergenza post sisma e delle scuole mai ricostruite.

Abbiamo più volte chiesto che i fondi Restart, invece, siano impiegati soprattutto per favorire e implementare la solidità delle imprese culturali, attraverso servizi e risorse messi a disposizione degli operatori (spazi, strumenti, risorse umane, formazione, ecc.) per creare sinergie, economie di scala, opportunità.

La “politica dell’eventificio” ha visto l’apice nella gestione del bando del decennale con cui sono stati finanziati una serie di eventi grandi e piccoli, messi insieme senza un filo conduttore, ma utili a conseguire facile consenso e a distribuire prebende a piacimento. Si sarà senz’altro seguito un criterio di “pluralismo” e “bilanciamento” nella ripartizione di 416.000 € tra ANCE, piccole iniziative locali e una gara podistica organizzata da una società romana per 48.000 €: dal bilanciamento sono rimasti fuori, come noto, progetti strettamente attinenti al sisma e alla memoria, come SismAq (archivio multimediale del post-terremoto) e Dècade (spettacolo itinerante sul sisma, nel centro città), ma non l’iniziativa proposta da Magna Carta, la fondazione del senatore Quagliariello, eletto nelle fila del centrodestra nella circoscrizione Abruzzo, ospite d’onore pure alla Festa della montagna, a cui ha dato una “grande mano”, giusto mentre era di passaggio a L’Aquila per presentare con Toti un nuovo partito di centrodestra.

Sulla faccenda del Festival della montagna, esperienza virtuosa ridotta a una sagra nostalgica si è già visto il risultato. Del resto da chi fa comizi sotto al Parlamento circondato da saluti romani ci si può aspettare di tutto ma non certo il rispetto della libertà delle scelte culturali e del diritto di critica: questione di indole.

Per le iniziative legate al decennale si è partiti tardi, anzi tardissimo e, circa un anno fa, abbiamo denunciato anche questo. Invece di recuperare tempo e lavorare a testa bassa, il Sindaco ha preferito la politica degli annunci: Comitato di garanti, Manifesto partecipato e condiviso, Organismo di consultazione. Ovviamente non è stato fatto niente di tutto questo.
D’intesa con il MIBAC, il Comune ha costituito e nominato il solo Comitato operativo, coordinato da Giampiero Marchesi, ex responsabile della Struttura tecnica di missione presso Palazzo Chigi, e formato dalla Presidente del TSA, dalla Direttrice del Polo museale, dalla Rettrice dell’Università, nonché da un dipendente comunale designato dal Sindaco.
Il Comitato operativo era preposto al coordinamento di tutti i progetti previsti per il decennale, alla verifica della fattibilità, al monitoraggio dell’attuazione: operativo, insomma, come dice il nome.

Come risulta dai verbali che abbiamo acquisito e che mettiamo a disposizione qui in modo che tutti possano farsi un’idea di eventuali negligenze o responsabilità, il comitato operativo si è riunito in tutto tre volte, a distanza di due mesi l’una dall’altra. Come possa essere operativa una modalità di questo tipo ci sfugge, soprattutto quando da parte di tutti i componenti era stato riconosciuto un notevole ritardo nell’organizzazione.

Molte iniziative, tra l’altro, sono rimaste solo annunci e il Festival degli Incontri è l’esempio più eclatante.

D’altro canto, non c’è stata nessuna discussione e confronto sulla portata simbolica e strategica di questo appuntamento, nessuna riflessione sull’identità di un luogo e delle persone che lo abitano, a seguito di un disastro, né sulla responsabilità verso le generazioni future. L’Amministrazione, che avrebbe dovuto dare stimolo e indirizzo in tal senso, ha ridotto il decennale a un “cartellone” di eventi slegati: lo riteniamo vergognoso e offensivo per la città.

Ma del resto cosa aspettarsi se persino dal sito del Comune dedicato a L’Aquila 2019 è scomparsa la parola “memoria”?

E già perché la “memoria” implica la necessità di aprirsi al confronto anche aspro tra posizioni a volte conflittuali. Perché la memoria vuol dire richiamare il passato che ha la forza di interrogare ancora il presente, mettendolo in discussione, chiamando in causa le responsabilità per preservare e costruire il futuro.

Crediamo che i più efficaci antidoti ai tentativi di censura o di rimozione da parte di chi ha paura del confronto e del conflitto che la memoria comporta, siano la cultura e la conoscenza collettiva: ci si apra al confronto con il territorio per dare un senso all’esperienza dolorosa del sisma e alla consapevolezza acquisita in termini di prevenzione e sicurezza, perché “fare decennale” oggi e sempre voglia dire soprattutto per tutto il Paese “Mai più come a L’Aquila”.

E’ la responsabilità che la storia ha assegnato al nostro territorio.

Scrutatori di seggio: si faccia sorteggio pubblico e trasparente, no alla lottizzazione tra consiglieri comunali

Torniamo a chiedere che la scelta degli scrutatori per le prossime elezioni sia pubblica e trasparente.

C’è tempo fino a venerdì prossimo 30 novembre per fare domanda di inserimento nell’Albo comunale delle persone idonee all’Ufficio di scrutatore di seggio elettorale. Come rendo noto l’Avviso a firma dell’Assessora Monica Petrella pubblicato sul sito del Comune, uno schema di domanda è compilabile direttamente presso l’Ufficio Elettorale, dove si può sottoscrivere e presentare personalmente l’istanza, in alternativa all’invio via pec o tramite raccomandata.

Con una mozione presentata a inizio ottobre abbiamo chiesto che tale Albo sia reso pubblico e soprattutto che gli scrutatori di seggio, in occasione di ogni tornata elettorale e a partire dalla prossima, vengano individuati attraverso un sorteggio pubblico, escludendo chi ha ricoperto l’incarico nella consultazione precedente. Crediamo infatti opportuno garantire trasparenza, imparzialità e avvicendamento nella selezione dei cittadini cui affidare il delicato incarico di scrutatore che prevede anche una piccola retribuzione economica.

La normativa nazionale prevede, infatti, che, tra il 25° e 20° giorno antecedente le elezioni, la Commissione elettorale comunale individui gli scrutatori secondo criteri e modalità che rimangono però totalmente discrezionali.

Si è così ingenerata la diffusa prassi, a cui non abbiamo aderito, che ciascun consigliere comunale indichi un certo numero di scrutatori tra coloro che risultano iscritti all’Albo, una prassi che solleva quantomeno perplessità. È evidente che così vengono esclusi a priori i tanti che non conoscono qualcuno che possa intercedere per loro, come pure che tale abitudine finisca per creare aspettative, piccole clientele e persino sospetti sulle procedure di spoglio.

Torniamo a chiedere al presidente Tinari di porre la mozione che abbiamo presentato all’ordine del giorno della prossima seduta, all’Assessora Petrella di appoggiare questa iniziativa e a tutte le forze presenti in Consiglio comunale di esprimersi favorevolmente.

Bertolaso all’Aquila è stato vile, pretestuoso e offensivo

Troviamo le parole di Guido Bertolaso sul memoriale del sisma, pronunciate in occasione della visita ieri all’Aquila nel corso di un evento intitolato proprio “Il rispetto e la memoria” presuntuose, vili e offensive per la città intera. Un incontro a cui era presente anche il Sindaco che non ci risulta si sia dissociato dalle dichiarazioni dell’ex capo della Protezione Civile.

Che la memoria riguardi solo le vittime e le loro famiglie è quanto di più riduttivo e meschino si possa insinuare per una popolazione che ha sofferto insieme alle famiglie delle vittime la morte e lo spaesamento e che nell’elaborazione di quanto è accaduto può e deve trovare motivo di costruire un futuro migliore per le figlie e i figli di questo territorio.

Il memoriale del sisma non è un “monumento” alle vittime, ma un luogo in cui chiunque, aquilano ma anche visitatore, possa esercitare il diritto-dovere alla memoria che ha lo scopo di generare dubbi, interrogativi e riflessioni su cosa è stato il prima, il durante e il dopo il 6 aprile 2009 per far crescere cittadine e cittadini migliori, più consapevoli della fragilità del nostro territorio e della possibilità di conviverci.

Spesso si è detto che dalla nostra tragedia può e deve nascere l’opportunità per il nostro territorio di ricostruire scuole e case migliori, più sicure e confortevoli. Ma non potremo mai pensare che sia un’opportunità se non servirà a fare in modo che simili tragedie non accadano mai più né qui né altrove. Questo è il senso più alto della memoria di tutte le tragedie che possono essere evitate: delle alluvioni, dei terremoti come delle guerre.

Contrapporre, dopo 10 anni, la realizzazione del memoriale alla ricostruzione degli edifici per ridimensionarne la priorità è vigliacco, irrispettoso e culturalmente inaccettabile. Vuol dire non aver capito che il memoriale è Casa della città in quanto luogo identitario, è Scuola in quanto occasione di riflessione anche per chi non c’era, è Futuro in quanto monito a fare in modo che non accada mai più.

Servizi minimi trasporto pubblico locale: bene la risoluzione, ma aspettiamo la modifica della Delibera entro fine consiliatura

È anche grazie alla nostra iniziativa, che ha portato il Consiglio comunale a esprimersi all’unanimità sulla necessità di far rimanere la tratta L’Aquila-Roma un servizio pubblico essenziale, insieme al pressing portato avanti da tempo da sindacati, pendolari e altri Comuni, se la Commissione Territorio della Regione Abruzzo ha approvato ieri una risoluzione che impegna la Giunta in questa direzione.

Certo – e lo diciamo chiaramente – non è il risultato che avremmo voluto: la Delibera di definizione dei servizi minimi del trasporto pubblico locale è infatti passata senza modifiche e quindi escludendo la tratta L’Aquila-Roma dalla contribuzione regionale.

Con l’approvazione della risoluzione si impegna d’altro canto la Giunta a mantenere all’interno del programma di esercizio di TUA le tratte “mancanti di alternative trasportistiche” come la L’Aquila-Roma appunto, nelle more che venga ricalibrata la definizione dei servizi minimi essenziali e modificata di conseguenza la Delibera. Sventata l’ipotesi di affidamento della tratta a Sangritana, ci aspettiamo quindi che l’attuale offerta venga mantenuta e anche migliorata in termini di frequenza delle corse per pendolari e viaggiatori in genere.

I consiglieri regionali hanno insomma quanto meno riconosciuto il principio che le tratte che non dispongono di un’alternativa su rotaia non possono e non devono soggiacere alle logiche commerciali, e la necessità di rimettere mano alla Delibera in questo senso.
Notiamo con molta preoccupazione e disappunto, però, che la risoluzione non prevede un termine entro il quale modificare la definizione dei servizi minimi.

Per questo chiediamo che, considerato che molti comitati di pendolari e parti sociali si sono già espressi, si concludano velocemente le eventuali ulteriori consultazioni per poi passare immediatamente alla modifica della delibera, attraverso un ripensamento generale dei criteri che sottragga definitivamente alcuni collegamenti essenziali a appetiti, rivendicazioni e ricatti da parte dei privati.

Ci aspettiamo che la modifica venga realizzata nel corso di questa consiliatura. Se così non fosse, la risoluzione sarà servita soprattutto a sollevare dalle responsabilità la classe politica che, ad oggi, ha deciso di escludere dai finanziamenti regionali la tratta L’Aquila-Roma e le altre tratte in questione.

Le parole vergognose di De Santis su aborto e immigrazione

Una mamma con suo figlio nel periodo della segregazione razziale in USA

“Facciamo figli, facciamolo per l’Italia e difendiamo chi ha il coraggio di non abortire, perché questa nazione non ha bisogno di altri immigrati. Questa nazione ha bisogno di difendere i propri figli”. Con queste parole un consigliere del Comune dell’Aquila, Francesco De Santis, ha ammonito il pubblico della Lega Nord e di Matteo Salvini a Silvi Marina.

Ma difendere da cosa? Certamente dall’invasione di migranti neri! Che poi i dati e i numeri siano tali da sconfessare qualsiasi ipotesi di “invasione” che importa?! Che siano uno o un milione, sempre pericolosi invasori neri sono, no?! E se annegano nel Mediterraneo sotto gli occhi delle nostre equipaggiate navi, non siamo certo noi a lasciarli morire, ma è colpa loro che, temprati dagli stenti, osano arrembare le nostre coste a bordo di agili e minacciosi gommoni.

Ma, ovviamente, tocca difendersi anche e soprattutto dentro i confini, da chi promuove da decenni una maternità consapevole, libera da stereotipi culturali e scelte doverose – secondo il consigliere De Santis – addirittura nel nome della Nazione, senza avere alcun riguardo per le dinamiche demografiche della razza italica, e di conseguenza per gli equilibri previdenziali. Sono le donne che hanno conquistato con sofferenza e determinazione il diritto di decidere, le pericolose alleate di questo disegno criminoso ai danni dell’identità nazionale. Che poi il concetto di identità sia tutt’altro che statico e cristallizzato, che importa?! Al popolo vanno impartiti concetti semplici, slogan ad affetto, nemici deboli e facili da attaccare.

Il punto è che quando si mette in discussione il diritto e la libertà di scegliere una vita migliore per se stessi – e sì, anche per i propri figli – si comincia dall’uomo nero di turno, quello diverso e che fa più paura, e si arriva a chiedere da un palco alle donne “il coraggio di non abortire e fare figli” a prescindere, indipendentemente da condizioni e aspirazioni personali e familiari, nel solo supremo interesse dell’identità nazionale.

Ci sono, poi, figlie e figli di questo Paese che aspettano solo di essere riconosciuti cittadini italiani per poter contraccambiare con impegno ed entusiasmo l’investimento in termini culturali e sociali che ogni Paese civile deve alle giovani generazioni che scelgono di crescere in quel territorio. Continuare ad ignorarli, invocando un ricambio generazionale rigorosamente autoctono, oltre che una riedizione allarmante della “difesa della razza”, è sintomo di una profonda ignoranza e ipocrisia e di una totale mancanza di rispetto per i diritti civili, per i quali le donne e gli uomini continuano a lottare in ogni parte del mondo.

Su Cotugno e Collemaggio si convochi Commissione Territorio, amministrazione inetta

A prescindere dall’esito della sentenza del TAR sul Liceo Cotugno, che ovviamente complica la vicenda, il punto vero è che il piano B per settembre 2018 non è diverso da quello di un anno fa, a dispetto delle promesse elettorali: studentesse e studenti sparpagliati in più siti, nessun lavoro avviato sull’attuale sede, nessuna iniziativa dell’Amministrazione comunale per pianificarne una nuova. Nel silenzio delle istituzioni del territorio, la preside del Cotugno Serenella Ottaviano ha proposto l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio per localizzare la nuova scuola.

Da tempo abbiamo richiesto la convocazione della Commissione Territorio, alla presenza del Sindaco e della ASL, per discutere della destinazione di quella bellissima area, strategica e colpevolmente abbandonata, su una parte della quale insiste anche il progetto del Parco della Luna, già finanziato con 10 milioni nell’ambito del Masterplan Abruzzo. Crediamo che la Commissione Territorio possa essere un’ottima occasione per verificare in concreto la possibilità di realizzare lì il nuovo Cotugno.

Torniamo a sollecitare la convocazione della Commissione con il coinvolgimento di tutti gli attori interessati, per conoscere le intenzioni dell’Amministrazione sull’area, a cominciare dal progetto già finanziato, e confrontarci su proposte di riqualificazione compatibili con le finalità previste dalla normativa per la riconversione degli ex ospedali psichiatrici. Chiediamo da tempo, pertanto, un confronto sul quartiere di Collemaggio che riteniamo urgente anche perché entro il 2019 dovranno partire i lavori finanziati dal Masterplan. Non vorremmo mai, infatti, che le inettitudini e il lassismo dell’amministrazione portassero a perdere ben 10 milioni di euro per il territorio aquilano e per il suo tessuto sociale.

A prescindere dalla ristrutturazione degli immobili, che implicherà tempi più lunghi, chiediamo che si intervenga da subito per riqualificare e rendere fruibile il parco, curando le aree verdi, mantenendo l’igiene dei luoghi e ripristinando l’illuminazione pubblica. Lo stato di abbandono in cui versa la zona, infatti, non è diverso dal degrado denunciato per il contiguo terminal di Collemaggio, oggetto della visita dell’assessora Mannetti e della sua reprimenda nei confronti della Società di gestione. La differenza è che nel caso dell’ex ospedale lo stato di abbandono è tutta responsabilità delle istituzioni. Per non parlare dei continui rinvii della passata come dell’attuale Amministrazione sulla riapertura del Parco del Sole.

La possibilità di localizzare una scuola – e magari anche altre – in un’area che va assolutamente recuperata per la collettività a ridosso delle mura cittadine, non congestionata e già servita dal trasporto pubblico deve essere vagliata al più presto. Sulla ricostruzione delle scuole cittadine denunciamo del resto da tempo ritardi inaccettabili.

Per tutto questo sollecitiamo la convocazione della Commissione Territorio e l’avvio di un percorso di confronto reale per il ripristino di tutta la zona di Collemaggio.