E-Care, Coalizione Sociale: “No ad altri licenziamenti, innalzare la qualità del lavoro”

In un territorio dove “piovono” milioni di euro l’anno la crisi occupazionale è sempre più grave, come dimostrano numerosi rapporti anche di recente pubblicazione. Ne è un esempio lampante la crisi del call center E-Care di Monticchio, dove ben 200 persone sono giudicate dall’azienda in esubero e quindi rischiano di perdere a breve il lavoro, che in molti casi rappresenta l’unica entrata in famiglia.

Sindacati, Regione e anche il Sindaco (allora candidato in campagna elettorale) chiesero in estate l’apertura del tavolo ministeriale. Oggi questo è stato aperto ma finora è servito solo a prendere atto dello strappo dell’azienda, che senza colpo ferire sostiene neanche tanto velatamente la volontà di andare via da L’Aquila. Dalla stessa città, è doveroso ricordarlo, dove era arrivata all’indomani del terremoto nel 2009, attratta dal profumo degli incentivi pubblici.

Esprimiamo piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici di E-Care e ci mettiamo a disposizione per contribuire alla risoluzione del problema. Siamo inoltre consapevoli che, a differenza di quanto sostenuto da alcuni e annunciato dalla destra in campagna elettorale, è oggi velleitario considerare quello dei contact center “settore strategico per il futuro della città“. E la vicenda E-Care, come quella di altre aziende presenti a L’Aquila, ne è la dimostrazione: per ridurre sempre più il costo del lavoro, il settore continua ad essere caratterizzato da una folle corsa al “massimo ribasso”, provocando così continue delocalizzazioni. Inoltre, in assenza di concreti investimenti, in futuro sarà uno dei primi a subire gli effetti dell’automazione tecnologica.

Occorre invece impostare finalmente una visione d’insieme sul futuro dell’economia cittadina, basata innanzitutto sull’innalzamento della qualità e delle condizioni di lavoro, senza perdere di vista l’obiettivo prioritario: evitare di perdere da subito altri posti di lavoro. La città, già fortemente sofferente, non potrebbe reggerlo.

L’Aquila ha bisogno di investimenti occupazionali seri

Desta profondo sconforto e preoccupazione la vicenda della Intecs che vedrebbe i lavoratori utilizzati quasi come un’arma di ricatto da parte dell’impresa nei confronti della Regione. Per quanto la società abbia (tardivamente) smentito che le procedure di licenziamento siano state avviate per fare pressione sulla Regione Abruzzo in merito all’assegnazione dei fondi POR-FESR, non possiamo che condividere la richiesta dei lavoratori di “coinvolgimento di aziende serie in grado di elaborare veri piani industriali e capaci di valorizzare le competenze dei ricercatori”.

Una storia vista già troppe volte, infatti, per il polo elettronico: quella di aziende che in cambio di finanziamenti pubblici hanno di fatto solo alimentato la lenta agonia di laboratori di eccellenza, depauperandoli via via di risorse umane e strumentali. Del caso più clamoroso abbiamo parlato tante volte negli ultimi anni: milioni di euro regalati ad Accord Phoenix hanno prodotto finora pochissimi posti di lavoro, in una vicenda che ad oggi è tutt’altro che chiarita.

Dopo gli annunci di rito e l’apertura, oltre un anno fa, di un tavolo di trattative in Regione per promuovere progetti imprenditoriali che riassorbissero i lavoratori Intecs, non è successo nulla: un segnale preoccupante della scarsa attrattività del nostro territorio per le imprese, vuoi per la mancanza di servizi, vuoi per la lentezza dei bandi regionali, vuoi anche per un tessuto imprenditoriale troppo spesso asfittico se non nell’accaparramento dei fondi strutturali europei.

E non si può certo aspettare che progetti come la sperimentazione del 5G producano ricadute occupazionali importanti sul territorio. Ammesso e non concesso, infatti, che un’attività di sperimentazione – che a fronte di importanti contributi pubblici comporta un limitato numero di nuovi posti di lavoro altamente qualificati – produca automaticamente nel tempo una ricaduta occupazionale più ampia, questa città non può permettersi di aspettare così a lungo.

Il nostro territorio ha bisogno da subito di investimenti seri: la Regione vigili affinché tali investimenti valorizzino le nostre eccellenze e creino nuova occupazione di qualità. E ognuno si assuma le proprie responsabilità se le promesse e gli impegni non si traducono in risultati concreti.

L’ultimo saluto a Mauro Zaffiri

Stamattina abbiamo salutato per l’ultima volta Mauro Zaffiri. La sua famiglia mi ha chiesto di ricordare l’impegno politico condiviso negli anni del dopo terremoto. Ne sono stata onorata e ne sarò per sempre grata.

“Oh, ma te lo immagini a tenerne 100 come Zaffiri, a esserne 100 come lui! che cosa si potrebbe fare in campagna elettorale! o nell’organizzazione delle manifestazioni, degli eventi, delle lotte! La rivoluzione!” … è una delle prime cose che mi vengono in mente pensando a lui e ricordando gli ultimi otto anni, quelli del dopo terremoto, quelli in cui l’ho conosciuto bene.
Perché Mauro Zaffiri all’opera era stupefacente, un concentrato di intuizione, energia, generosità e cocciutaggine.

Nella stagione di lotta e di movimento del dopo terremoto, con Mauro e anche grazie a Mauro, in molti abbiamo creduto e dato vita a un nuovo progetto politico, una sfida persino alle esperienze da cui lui pure proveniva e che aveva sostenuto “prima”. Perché nella vita di tutti noi, come di questa città, diceva lui, “c’è un prima e c’è un dopo”, e in quel dopo lui aveva avuto la capacità e il coraggio di intuire e di puntare sul fermento, la potenzialità, la voglia di mettersi in gioco di quel momento doloroso e concitato, soprattutto da parte di tanti giovani.

Non rispondeva mai a una mail, ma le leggeva tutte; anche se mancava a qualche riunione, quando tornava sapeva tutto, aveva già parlato con chi doveva parlare e ti rifilava un’analisi politica di una lucidità impressionante e disarmante, ma sopratutto rendeva semplice e realizzabile quello che ci sembrava complicato: “Lo volemo fa’? E allora se fa’, se fa’“, si può fare tutto, diceva anche perché a volte, per non tradire se stessi, semplicemente si DEVE fare.

Siamo certi che chi come noi ha condiviso con lui un pezzo di strada, non lo dimenticherà mai, che sia nella politica, nello sport, nella cultura. Che poi la politica, lo sport e gli eventi culturali che organizzava facevano parte in fondo dello stesso progetto, che metteva al centro le ragazze e e i ragazzi di questa città, a partire dalle sue periferie geografiche e sociali.

Politica, sport, cultura: interessi della sua vita e del suo impegno strettamente legati tra loro, in cui investiva in maniera rivoluzionaria tutto il suo tempo e le sue risorse. Incredibilmente, tra il negozio e la squadra di rugby, riusciva a non mancare mai alle sedute decisive di Consiglio comunale; con l’agire concreto e quotidiano, ha segnato la differenza tra il vivere di politica e il vivere di passione per la politica.

Il 3 luglio, costretto al riposo dalla malattia, pubblicava facendola sua una citazione bellissima: “Io non perdo mai: o vinco, o imparo“. Una frase che si addice perfettamente alla forza della natura che era, al suo entusiasmo per la vita, al suo non arrendersi: è l’eredità più grande che lasci a tutti noi che ti abbiamo conosciuto: le cose in cui si crede, semplicemente si fanno, e non importa nemmeno che si vinca, ciò che conta davvero è dare tutto.

No, uno così non lo incontriamo più, ma Mauro ci ha fatto vedere cosa possiamo essere. Ed io conosco già meravigliosi giovani epigoni che hanno raccolto la palla che hai passato per l’ultima volta: generosi, tenaci, operativi, disponibili all’impegno dietro le quinte, nelle retrovie, a quello che precede, accompagna e segue l’evento principale, quell’impegno indispensabile per la riuscita della causa collettiva, e poco percepibile dai più: programmare, montare, smontare, allestire, organizzare, comunicare, ma soprattutto pensare prima degli altri a quello che può succedere di più o meno augurabile, prevederlo e prevenirlo.

Mauro nutriva un rispetto e un’ammirazione enormi per il contributo delle donne alla società e alla politica, così grandi da non fare sconti a nessuna quando pure sentiva l’incontenibile necessità e urgenza di rifilarti un’amichevole, disinteressata e furibonda cazziata. Per questo, mille volte grazie per le volte che mi hai fatto arrabbiare e piangere. Grazie per le discussioni, i silenzi sotto i baffi, le provocazioni, il sorriso che si apriva negli occhi, le sbuffate impazienti, le riflessioni lucide.

Quando ti ho visto l’altra sera, per l’ultima volta, ormai esanime, ho pensato: “Chissà se almeno adesso sei veramente in pace”. Ma, in fondo, io preferisco ricordarti e pensarti in eterna tensione verso una società più libera e aperta, più solidale e più giusta.
Grazie per la passione, l’amore e la ferocia. Avevamo ancora bisogno di te, ma faremo del nostro meglio.

Non lasciamo spazio alla demagogia fascista

Casapound L’Aquila organizzerà nelle prossime ore un incontro nella sede comunale di palazzo Fibbioni, nel centro storico della città. L’organizzazione è composta da persone che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio“, e fomenta esplicitamente l’odio razziale.

E’ intollerabile che un soggetto del genere “entri” nella casa comunale, con la presunzione di intavolare una discussione “culturale” che sa di squallido revisionismo. Il sindaco dell’Aquila, che ha giurato solo pochi giorni fa sulla Costituzione antifascista dell’Italia repubblicana, non si esprime sui valori che Casapound osteggia, addirittura dentro una sala del Comune?

Il clima nel Paese, e in parte anche in città, è inquietante, perché la crisi economica e sociale sta portando ad un’intolleranza diffusa nei confronti dell’altro. Per questo non bisogna lasciare margini a chi agisce in maniera strumentale e demagogica.

Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine dell’Aquila ad esprimersi e organizzarsi nella pratica antifascista, considerando anche il vuoto colpevolmente ereditato, negli ultimi anni, da parte della politica e dentro le istituzioni.

Alle elezioni provinciali dell’Aquila solo spartizioni

In occasione delle elezioni provinciali che si svolgeranno domenica 30 luglio, la Coalizione sociale con la consigliera del comune dell’Aquila Carla Cimoroni comunica l’astensione dal voto, ritenendo pretestuosa una tornata elettorale per un Presidente e un Consiglio Provinciale esautorati di rappresentanza democratica e di fondi, e utili solo alla gestione delle poltrone per i politici di turno.

Le Province, pur mantenendo funzioni e servizi essenziali per i cittadini, fra i quali la sicurezza degli edifici scolastici e la manutenzione delle strade provinciali, hanno subito una drastica riduzione delle risorse finanziarie. Con l’alibi della riduzione dei costi della politica, in realtà sono stati ancora una volta compressi i servizi per i cittadini, sopprimendo allo stesso tempo il loro diritto di eleggere democraticamente i propri rappresentanti.

Il risultato è un Presidente di fatto già “nominato” e un’elezione di secondo livello che sa solo di spartizioni, accordi e prove di forza in vista delle prossime tornate regionali e politiche.

Una modalità di fare politica lontana anni luce dalle esigenze e dalla percezione delle cittadine e dei cittadini a cui non intendiamo partecipare.

La Coalizione Sociale dentro e fuori il Consiglio comunale

L’Aquila ha un nuovo sindaco, espressione di una coalizione che incarna tutt’altro che il rinnovamento, come abbiamo ribadito più volte nel corso della campagna elettorale. Frutto, al contrario, di vecchie logiche che vedranno in Consiglio e in Giunta esponenti della destra “tempestiana”, quella che ha governato (male) L’Aquila per quasi un decennio. D’altro canto, la coalizione di centro, che è riuscita nell’ardua impresa di perdere il vantaggio acquisito al primo turno, è stata bocciata da una città che vi ha riconosciuto una stretta continuità con un sistema di potere iniquo e opprimente. Per molti inoltre è stato più che evidente l’ingombrante presenza di esponenti della destra cittadina magicamente passati con Di Benedetto.

La Coalizione Sociale, l’unica forza realmente civica e indipendente, ha iniziato fin da subito la costruzione reale di un’alternativa costruttiva alle due coalizioni, nella pratica politica quotidiana, nelle proposte per il bene della città e nei metodi. Eravamo opposizione prima del ballottaggio e saremo opposizione al nuovo governo della città, fuori e dentro il Consiglio comunale: un’opposizione autonoma, propositiva, costruttiva e determinata. Così come le nostre forze individuali e collettive sono state in prima fila in questi otto anni a combattere le politiche affaristiche dei governi nazionali e regionali di centrodestra e dei successivi governi dell’inciucio a trazione PD.

In questo senso intendiamo stigmatizzare quello che non può definirsi altro che santagnesismo 2.0. Nella città del pettegolezzo viene detto tutto, “postato” tutto, anche e soprattutto senza argomentazioni. Persino che Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale, l’unica fuori dagli schieramenti di centro e di destra e che siederà in Consiglio comunale per i prossimi anni, sarebbe stata vista ai festeggiamenti per la vittoria di Pierluigi Biondi. Tutto ciò è semplicemente falso.

Così come è privo di qualsiasi fondamento il riferimento all’eventualità di un secondo consigliere della Coalizione Sociale nell’assise comunale con la vittoria della destra: secondo quanto chiarito già dal Viminale nei giorni scorsi, Carla sarà la nostra unica consigliera.

In vista del ballottaggio abbiamo detto chiaramente che non avremmo fornito indicazioni di voto, né di non voto. Per tutta la nostra campagna elettorale, del resto, abbiamo fatto appello a un voto consapevole e libero.

Ora, inevitabilmente, inizia una nuova fase per la vita pubblica della città. L’obiettivo che ci proponiamo per i prossimi anni è ascoltare, recepire, dialogare con le cittadine e i cittadini, rappresentando anche e soprattutto le istanze di chi – quasi il 50% degli aquilani – al ballottaggio ha disertato le urne. Per noi la presenza nelle Istituzioni rappresenta da sempre un mezzo e non il fine di un percorso politico: un mezzo per dare voce a istanze e proposte nate dal confronto fuori dal Consiglio comunale, andando oltre il meccanismo della semplice delega.

Invitiamo tutte e tutti i cittadini che vogliano fare proposte ad unirsi ai nostri gruppi di lavoro e alle nostre assemblee, da sempre libere e orizzontali. Per noi non è un inizio ma una continuazione verso la costruzione di una reale alternativa amministrativa, in una delicata fase storica della città, che vogliamo sia la più partecipata possibile.

Le elezioni sono il punto di partenza, il “Cambia città, resta qui” continua

“Dobbiamo crescere, è indubbio, ma le elezioni di domenica scorsa hanno dimostrato che siamo l’unica vera alternativa reale al centro e alla destra in questa città”. A dichiararlo è Carla Cimoroni, candidata sindaca della Coalizione Sociale e neo consigliera al Comune dell’Aquila.

La Coalizione Sociale, che si presentava con tre liste e quasi cento persone candidate, libere e indipendenti, ha ottenuto il 6,3% al primo turno, affermandosi come terza forza della città: “Siamo stati in qualche modo gli unici ad aver ‘retto’, al di fuori degli schieramenti di centro e di destra”, ha sottolineato Cimoroni nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo alla quale hanno partecipato diversi esponenti, candidati e candidate della Coalizione.

Con una legge elettorale che penalizza fortemente i progetti politici, anteponendo le preferenze personali e la “quantità” dei candidati, il voto è stato nettamente polarizzato, in linea con quanto successo a livello nazionale. La somma dei due schieramenti che andranno al ballottaggio, infatti, è circa dell’85%, mentre delle coalizioni di centro e di destra facevano parte ben 16 liste sulle 24 totali. Ma il dato su cui riflettere è anche quello relativo alla disaffezione al voto: l’affluenza è scesa del 5% rispetto al 2012 quasi ventimila aquilani non sono andati a votare.

Il risultato della Coalizione è buono: “Rimane un po’ di amarezza per aver mancato il secondo consigliere, sarebbero bastati 339 voti in più”, ha sostenuto la consigliera in pectore. E’ necessario dunque rafforzare con maggiore incisività le relazioni, soprattutto nelle periferie e nei territori più isolati, per continuare con maggiore forza un processo “sano” di ascolto, confronto e risoluzione dei problemi con la popolazione.

Voglio ringraziare le quai 2.500 persone che hanno chiesto un cambiamento reale, e ringrazio profondamente tutte le candidate e i candidati che ci hanno messo la faccia, il cuore, le mani, le idee, e tutti quelli che ci hanno sostenuto, mettendo a disposizione competenze e tempo”, ha sottolineato Carla Cimoroni.

La campagna è costata circa 6mila euro, tutti autofinanziati con donazioni individuali di 150 € al massimo, in gran parte raccolti nel corso di iniziative pubbliche. Soldi spesi per la stampa di materiale promozionale, per l’acquisto di spazi, per l’affitto di locali per le iniziative e per l’evento di chiusura della campagna elettorale.

Ma c’è un fatto politico fondamentale: la Coalizione Sociale non è un cartello elettorale, ma un soggetto politico nuovo e ancora in fieri: “In questo senso, il momento elettorale ha rappresentato non l’obiettivo ultimo ma un necessario passaggio di un percorso che abbiamo iniziato a costruire alcuni mesi fa e che vogliamo continuare a rafforzare, migliorandoci, dentro e fuori l’aula del Consiglio”. “Dobbiamo migliorare, e lo faremo – ha affermato la candidata della Coalizione – costruendo un percorso radicato e radicale, alternativo allo svilimento della politica cui ci condannano il panorama nazionale, e ancora di più quello locale”.

Il passaggio elettorale, infatti, è stata la scintilla e l’occasione per aggregare gruppi, forze politiche, cittadine e cittadini intorno ad un progetto di cambiamento reale della città, con un orizzonte ed una visione a medio-lungo termine.

“In Consiglio – aggiunge Cimoroni – porterò l’esperienza preziosa di Enrico Perilli, Vincenzo Vittorini ed Ettore Di Cesare, che hanno lavorato molto bene nei cinque anni precedenti. Daremo tutte e tutti insieme voce alle istante di trasparenza, partecipazione vera, portando avanti le proposte concrete per migliorare la vivibilità di questo territorio e contrastare soprattutto le disuguaglianze sociali. D’altronde, siamo stati gli unici (purtroppo) a presentare proposte programmatiche chiare, disambigue e concrete”.

“Ai circa 2.500 elettori ed elettrici della Coalizione Sociale chiediamo di ‘utilizzarci’ per avere voce nella massima assemblea istituzionale della città, e di controllare il nostro operato, perché per noi non ha importanza il meccanismo della delega. Non vale il discorso che ci rivediamo tra 5 anni, come per la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali”.

Per quanto riguarda il ballottaggio, la posizione della Coalizione è semplicemente quella sostenuta da mesi: “Non ha senso per noi dare indicazioni di voto, perché non siamo complici ma alternativi ai due schieramenti – afferma Cimoroni – e anche perché il nostro elettorato è libero e proprio per questo non accetterebbe suggerimenti di convenienza. Non daremo indicazioni di voto, né di non voto”.

Infine, una precisazione: “Saremo presenti in Consiglio in ogni caso, che vinca la coalizione di centro, o quella di destra. E quindi in ogni caso rappresenteremo una reale alternativa alla conservazione, alla continuità e alla tutela dell’interesse di parte, tutte caratteristiche peculiari di entrambi gli schieramenti”.

Il cambia città, resta qui continua oggi.

Noi abbiamo un sogno: una città per tutti

Noi abbiamo un sogno: una città per tutti. E’ arrivato il momento di cambiare. Bisogna avere il coraggio di cambiare.

La nostra città è da sempre nelle mani sbagliate, di chi ha gestito il potere dall’alto verso il basso e trattato i cittadini come sudditi che devono ubbidire senza mai proporre.

La vera partecipazione è ben altro di quella proposta dall’amministrazione uscente. Noi siamo per la forza del gruppo e non per il personalismo dell’uomo solo al comando.

Siamo la Coalizione delle idee, che diventeranno fatti col vostro aiuto.

Noi, la Coalizione Sociale fatta di donne e uomini della società civile non invischiati con la “politichetta” collusa con le lobby di potere, proponiamo una amministrazione dal basso [vai al programma], che porti in Comune veramente i cittadini e le loro proposte, affinché la stessa L’Aquila – tutta – sia il vero bene comune.

Da forza di opposizione abbiamo proposto novità amministrative per il bene di tutti e osteggiato ciò che pensavamo fosse nocivo per il bene della città.

Ora serve il vostro appoggio, cittadine e cittadini aquilani: da forza di opposizione dobbiamo diventare forza di governo per una città nuova, vivibile, aperta, trasparente, che non tralasci l’oggi inseguendo una ricostruzione lontana dal finire.

Una città in cui sicurezza sismica, rispetto, onestà, opportunità per tutti siano le parole che accompagneranno l’amministrazione della città targata forze civiche e movimenti.

Crediamoci aquilane e aquilani! Ora è il momento di pensare al nostro presente e al futuro dei nostri figli. È il momento che il sogno diventi realtà. Cambia città, resta qui!

Ettore Di Cesare (L’Aquila Bene Comune – L’Aquila a Sinistra)
Vincenzo Vittorini (L’Aquila che Vogliamo)

[consiglieri comunali uscenti di Appello per L’Aquila che Vogliamo]

Le proposte su cultura, turismo e vivibilità per una città migliore

Idee e proposte su cultura, turismo e per migliore vivibilità di una città. Proposte di cambiamento reale e concreto di Giulia Tomassi su cultura e turismo, una “piccola rivoluzione per rendere vivibile la città” di Mauro Aternini. Entrambi sono candidati nella lista L’Aquila Chiama chi Ama L’Aquila, una delle tre a sostegno della Coalizione Sociale con Carla Cimoroni sindaca per L’Aquila! Cambia città, resta qui!

ALCUNE PROPOSTE CONCRETE SU CULTURA E TURISMO

> Riapertura dei Centri Informazioni Turistiche a gestione pubblica, per una migliore accoglienza sul territorio. Rifacimento della mappa turistica.
> Ristrutturazione e implementazione della segnaletica di monumenti, opere d’arte e interventi urbanisitici e di street art, in vista di una valorizzazione del patrimonio storico e contemporaneo del nostro territorio.
> Portale web comunale dedicato alla cultura e al turismo per la valorizzazione e diffusione delle iniziative degli attori culturali della città, insieme all’attività di coordinamento a iniziativa dell’Assessorato e degli Enti ad esso collegato. Creazione di un calendario comune visibile e efficace per le informazioni.
> Calendarizzazione di un cartellone culturale programmato su base annuale suddiviso in due stagioni: stagione estiva e invernale.
> “Bonus cultura”: un ticket spendibile nelle diverse attività culturali che ricadono nel territorio comunale come teatri, cinema, concerti, libri (non scolastici), per un reale accesso alla cultura e incentivo per quelle fasce di popolazione che più difficilmente si avvicinano all’offerta presente in città. Questo “bonus”, finanziato con i fondi per la cultura, verrà distribuito ai giovani delle scuole, ai disoccupati, e alle fasce di reddito più deboli, questa operazione è volta ad una ricaduta diretta nel consumo dell’offerta culturale e artistica.

ALCUNE PROPOSTE A MEDIO E LUNGO TERMINE
> Riassetto e riorganizzazione del settore Cultura e Turismo, considerati come articolazioni in sinergia; costituzione di un team di lavoro creativo a supporto degli eventi ordinari così come dei grandi eventi e festival.
> Trasparenza nella gestione dei fondi e delle cariche e figure principali delle Istituzioni culturali cittadine.
> Organizzazione della mobilità per favorire il raggiungimento dei luoghi della cultura.
Rigenerazione del dialogo istituzione / operatori turistici ai fini del potenziamento della filiera. L’idea: favorire il settore a impatto zero, slow, di piccola taglia, a circuito corto. Favorire la sinergia con altri settori economici del territorio come: prodotti locali e saperi artigianali, produzioni artistiche e letterarie. Favorire l’azione di scambio intergenerazionale e interculturale.
> Valorizzazione e messa a sistema di siti di turismo diversificato: turismo religioso, estivo, escursionistico, invernale, naturalistico, culturale, archeologico, enogastronomico.
> Riattivazione del percorso di Urban Center al fine di renderlo uno strumento reale di partecipazione e coinvolgimento sul lungo termine degli attori sociali, culturali e economici. Uno strumento per immmaginare e realizzare una città che, anche dal punto di vista urbanistico, rappresenti i valori della pluralità, dell’inclusione del bello.

 

UNA PICCOLA RIVOLUZIONE PER RENDERE VIVIBILE L’AQUILA

L’IDEA
> Applicare la sussidiarietà, sancita dalla nostra Costituzione, come mezzo per attivare processi virtuosi di cittadinanza e partecipazione.
> A partire dai bisogni concreti di ogni quartiere e dalla cura degli spazi e interstizi pubblici, i cittadini sono chiamati a farsi responsabili e promotori di cura virtuosa delle aree a loro prossime.

L’AZIONE
> “CittAttiva” sarà la nuova piattaforma online, condivisa e libera, tramite la quale saranno resi pubblici gli interventi virtuosi dei cittadini. Il Comune si farà promotore e sostenitore di tali azioni tramite molteplici forme.
> Istituzione di un premio cittadino alla migliore iniziativa realizzata.
> Cura “dal basso” del verde urbano e periurbano.
> Censimento e messa a disposizione di luoghi per le associazioni e per i quartieri (maison de quartier)
> Creazione di apposite aree per il passeggio dei cani nei parchi principali e in ogni quartiere. Creazione di uno specifico comunale regolamento di comportamento e regolamento per la tutela degli animali, creando un nuovo servizio di nettezza urbana tra Asm e Comune (esempi già esistenti a Torino, Milano, Padova, Perugia, Pavia e altre città italiane).

Liberiamo lo sport, liberiamo gli spazi pubblici!

Un’idea e tante proposte sullo sport, di Alessandro Tettamanti, candidato nella lista L’Aquila Chiama chi Ama L’Aquila, in supporto alla Coalizione Sociale con Carla sindaca per L’Aquila.

SPORT POPOLARE E SPORT DI PROSSIMITA’
Se si parla di sport è giusto porre l’attenzione prima di tutto sullo sport popolare e di prossimità, praticato ogni giorno da centinaia di giovani sul territorio cittadino e sul suo enorme valore sociale, formativo e culturale. Anche in rapporto a questo però, a L’Aquila, si pone un problema di spazi, ossia alla loro disponibilità per il pubblico utilizzo.

Non esiste per esempio un’area a verde pubblico che disponga di infrastrutture per lo sport di prossimità. A differenza di quello che succede in altri Paesi europei, qui il verde sembra venire progettato per finalità puramente estetiche e quasi mai funzionali allo sport, tantomeno a quello di squadra o meglio ancora ad una polifunzionalità. Qualcosa figlio di un pensiero sbagliato che limita l’accesso all’attività sportiva e alla possibilità di praticarlo senza budget di un certo tipo e che per questo va cambiato con una nuova progettazione.

PIAZZA D’ARMI, SOVVENZIONI PUBBLICHE = UTILIZZO PUBBLICO

Anche il campo di Piazza d’Armi, un giorno spazio pubblico e centro di aggregazione sportiva cittadino, è stato “chiuso” nella sua parte atletica.

Risultato? Bandi per la gestione che sono andati deserti, poi una gestione provvisoria tra tante difficoltà, infine il nuovo bando con cui infine il Comune, a differenza di quello precedente, da un contributo di 10mila euro al nuovo gestore.
Benissimo utilizzare fondi pubblici per lo sport, ma è altrettanto vero che poi l’utilizzo deve essere altrettanto pubblico allora. Invece lo spazio è sempre recintato e non sembrerebbe venir utilizzato al massimo delle sue potenzialità. Perché allora non inserire un campo di gioco al centro che permetta a prezzi popolari di far allenare anche lo sport di squadra come calcio e rugby?

Dove c’è una forma di sovvenzione pubblica, l’utilizzo che viene fatto di quello spazio non può essere di tipo privatistico e volto solamente al ricavo dell’utile, ma deve essere di tipo sociale e quindi aperto per lasciare alle piccole squadre e a chi fa con lo sport prevalentemente attività di volontariato, la possibilità di allenarsi a bassi costi.

Lo sport è infatti vettore unico di integrazione e prevenzione di problematiche socio-sanitarie e quindi la spesa pubblica in tal senso va considerata come un investimento.

SKATEPARK MAURANE FRATY COME ESEMPIO

Si veda, proprio vicino la pista d’atletica, lo skatepark a Piazza d’Armi. Costruito con soldi delle donazioni delle Curve d’Italia da un’idea dei Red Blue Eagles è, ad oggi, forse il migliore esempio di struttura pubblica, a tutti accessibile, per fare sport.

Qualcosa a cui si è giunti evidentemente attraverso il percorso con cui la struttura è stata costruita, ossia in modo partecipato e dal basso, qualcosa di unico purtroppo, da prendere quindi come esempio.

A denotare ulteriormente la mancanza di spazi pubblici per utilizzo sportivo, l’uso che anziani e giovani fanno del parcheggio asfaltato del mercato sempre di Piazza d’Armi dove nelle ore pomeridiane si cammina , corre e si fa sport di vario genere tra cui il cricket giocato dalla comunità indiana e bangladese locale.

Eppure a Piazza d’Armi manca ancora una visione d’insieme che permetta all’intero complesso, in virtù di una maggiore utenza ed efficientizzazione – e con il completamento delle opere previste – di essere sostenibile rispondendo ai bisogni sportivi reali della città.

CONCESSIONI TRA DEROGHE E CONTENZIOSI

Più in generale le concessioni dei campi da gioco pubblici vengono date a prezzi di canone d’affitto elevati. Concessioni per cui spesso si è andati in deroga e sulle quali in altri casi si creano dei contenziosi che paralizzano l’utilizzo delle strutture come nel caso del campo “Maracanà” di Coppito che sorge in posizione strategica ma che proprio per questo è da tempo abbandonato. Una situazione da risolvere subito.

LA VERGOGNOSA SITUAZIONE DEL CAMPO FEDERALE

Inspiegabilmente e colpevolmente fuori uso il campo federale, di proprietà della federazione e su cui pure erano stati spesi dei soldi per la riqualificazione e dove si è giocato dopo il terremoto.
La cosa migliore a questo punto è che il Comune intraprenda un’azione per rilevare l’area visto che la federazione non riesce o non vuole gestirla. Di campi di questo genere la città ha bisogno come il pane.
Tanto più che il Federale è contiguo al nuovo stadio di acquasanta “Gran Sasso d’Italia – Italo Acconcia” e può costituire – in relazione con esso – un importante polo sportivo cittadino.

NUOVO STADIO: PER UN UTILIZZO PIU’ DIFFUSO NELL’IMMEDIATO

A proposito dello stadio “Italo Acconcia – Gran Sasso d’Italia”, incompleto, senza SCIA e con una delle tre gradinate inagibile. Un impianto in cui si è parlato di una convenzione tra Comune e L’Aquila calcio che però non c’è e difficilmente ci sarà a breve visto le difficoltà da ambo le parti per portarla a termine.
Tuttavia L’Aquila calcio qui ha giocato l’attuale stagione in corso e si è allenata. Molti sono stati i problemi legati a questo anno d’avvio della struttura che in parte hanno contribuito alle difficoltà incontrate quest’anno dai rossoblù.

Sarebbe possibile dare la possibilità di utilizzare questo campo comunale da subito anche alle altre squadre agonistiche cittadine, andando semplicemente oltre gli orari in cui è utilizzato dalla prima squadra.

E’ vero, bisognerà accendere i riflettori ma si inizierà a creare un bacino di utenza attraverso il quale finalmente – con le dovute risorse – aprire anche le cosiddette torri, con un bar ed altri spazi d’aggregazione, anche rispondendo alla richiesta di associazioni interessate a veicolare la cultura sportiva come il Supporters’ Trust “L’Aquila me’”. Così si potrebbe iniziare a far diventare finalmente il Gran Sasso d’Italia un luogo d’aggregazione per sportivi.

E questo sarebbe possibile a partire da subito, iniziando così ad avviare un discorso di sviluppo e sostenibilità del polo calcistico in attesa di completare l’altro campo previsto nell’anti stadio e riaprire il Federale.
Una volta completato il tutto quello dell’Area di Acqua santa sarebbe così capace di soddisfare in buona parte la domanda di giovanili e società agonistiche minori cittadine.
SPORT CITTADINO BENE COMUNE

Anche per lo sport bisognerebbe iniziare a fare un discorso di rete che coinvolga tutte le discipline e le società presenti sul territorio con l’obiettivo primario di salvaguardare insieme il Bene Comune dello sport cittadino, dare a tutti le stesse opportunità, migliorare in funzionalità e coordinazione in rapporto con le istituzioni e i territori.

La prima squadra del calcio, ad esempio, non può e non deve considerarsi qualcosa di slegato dalle altre realtà minori espressione dello stesso territorio. Il discorso deve essere fortemente interdipendente per migliorare i risultati complessivi e la stessa sostenibilità generale secondo principi di cooperazione.

Così come il calcio non è slegato completamente dal rugby e viceversa.

Vanno – e questo è comune a tutte le discipline – valorizzati i talenti locali che possono venir fuori da un ambiente sano finalmente messo a sistema, come va tutelata con ogni mezzo da parte della municipalità la possibilità di far sport per chiunque al di là delle possibilità economiche.

Questo vuol dire anche risolvere le miopi conflittualità esistenti tra società promuovendo da subito un percorso di ascolto e partecipazione da parte dell’istituzione.