Biondi si dimetta davvero!

“E’ ora che questa città venga amministrata come si deve e il primo cittadino deve impegnarsi a farlo rapidamente, è stato votato per questo obiettivo e non per altro.” “Non ci sono più alibi né giustificazioni: la città va finalmente governata in modo adeguato.” “Gli anni che abbiamo davanti richiedono un grande sforzo ed una maggiore serietà.”
Queste frasi non sono nostre, ma di alcuni esponenti della maggioranza che sosteneva l'(ex) sindaco Biondi. Il disastro di questi quasi due anni è sotto gli occhi di tutti ed è riconosciuto dagli stessi componenti della destra che governa la città. Chiaro che dietro questo dichiarazioni c’è, al solito, il solo obiettivo di rivendicare più posti nella spartizione dei posti di potere. Come è chiaro che, in evidente difficoltà per mancanza progettuale e inadeguatezza a ricoprire il ruolo, Biondi ricorra alle finte dimissioni per far quadrare i conti della sua maggioranza letteralmente assetata di potere e prebende.
Sacrosanta la richiesta dei fondi  per il bilancio, ma che l'(ex) sindaco si nasconda dietro il loro mancato trasferimento, da parte del Governo, è evidentemente solo una vergognosa sceneggiata, tanto è vero che per il sottosegretario Crimi, principale responsabile di questa situazione, ha speso persino parole di stima e fiducia.
Del resto che abbia poca voglia di governare la nostra città è stato lampante già con il maldestro tentativo di candidatura a presidente della regione.
Ci servirebbe invece un sindaco che della ricostruzione fisica, sociale ed economica della città ne faccia una ragione di vita e non utilizzi la carica ricoperta solo ed esclusivamente come trampolino delle sue ambizioni personali.
Così facendo si paralizza la ricostruzione e non si risolvono i grandi e piccoli problemi che attanagliano il territorio. E’ quello che sta accadendo dal primo giorno di questa amministrazione di destra.
La situazione è ormai insostenibile, ci permettiamo quindi un consiglio non richiesto al sindaco: inizi a fare sul serio, si dimetta davvero, liberi la città dalla cappa di clientelismo, familismo, incapacità e immobilismo a cui la sua amministrazione l’ha costretta.
Il nostro territorio non merita questo indecente spettacolo di guerra tra bande!

Altro che rinascita culturale: una vicenda vergognosa e grottesca!

Mai si erano viste istituzioni culturali ridotte a svolgere il lavoro di ufficio stampa di un sindaco.
Non che ci stupiscano, purtroppo, le incursioni e le pressioni della politica sugli enti e le associazioni culturali grandi e piccole, ma qui siamo praticamente al tentativo di irreggimentazione.
Il comunicato firmato da alcune delle istituzioni cittadine destinatarie di fondi FUS di appoggio al sindaco è chiaramente stato ispirato e richiesto dallo stesso, se non vergato direttamente, per rafforzarne la posizione nelle beghe interne alla maggioranza dopo la cacciata dell’indifendibile assessora Di Cosimo.
Un’iniziativa che ha portato a spiacevoli quanto inevitabili distinguo tra quelle istituzioni che, per convinzione, partigianeria, blandizie o magari timore di ritorsione hanno firmato il comunicato e le altre che, per quanto sollecitate, hanno ritenuto, per vari motivi, di non prestarsi a tali giochetti ricattatori e non sottoscriverlo. Per non parlare della falla emersa nel TSA con la ferma  presa di distanza della presidente De Simone da un’“iniziativa privata di alcuni componenti del consiglio di amministrazione” in quota centrodestra; il sindaco, in nome dello spoil system, caro a vecchi e nuovi governanti, ha già chiesto la testa della dissidente.
Non si capisce se rimanere maggiormente sconfortati dal fatto che un sindaco chieda a delle istituzioni di piegarsi al suo volere ed entrare di fatto nella bassa lotta politica,  o che il Teatro Stabile e gli altri sottoscrittori si prestino alcuni più altri meno consapevolmente, ma comunque supinamente, a tale logica. Una vicenda che fa comunque emergere quanto siano imprescindibili e fondamentali le richieste di indipendenza, trasparenza e qualità nelle nomine come nell’attribuzione di fondi e riconoscimenti.
Una società e una comunità vitale conosce bene il valore del rispetto 
dei ruoli e sa che una produzione culturale feconda spesso ha anche il compito di fungere da pungolo per il potere.
Qui siamo invece al piegare le istituzioni al più totale e squallido asservimento al potente di turno, con un sindaco incapace persino di capire che tali comportamenti, non solo non rafforzano, ma tolgono ogni definitiva credibilità e dignità agli enti culturali a danno di tutto un territorio, perché quelle realtà sono patrimonio di tutta la città: hai voglia ad accusare di clientelismo le precedenti amministrazioni e rivendicare grandi cambiamenti se il tutto si traduce solo nell’avvicendamento di ineffabili yes men!
La spasmodica occupazione e spartizione del potere di questa amministrazione, unica attività dopo quasi due anni di governo, trova in questa vicenda la lampante cartina di tornasole toccando il suo apice e sfociando nel grottesco. Fino alla clamorosa invettiva di ieri in Consiglio comunale con il Sindaco che si autoincensava per l’interlocuzione con Roma per i fondi FUS, proprio mentre il sottosegretario Mibac Vacca diramava una nota di smentita del “comunicato di elogio”, intestandosi tutto il merito dell’operazione.
Un eterno clima di campagna elettorale e rincorsa al consenso, insomma, mentre tanti dipendenti di istituzioni culturali sono senza stipendio da mesi, latitano politiche culturali che valorizzino e creino sinergia tra le tante realtà piccole e grandi, destinatarie o meno di FUS, che animano il nostro territorio, per le iniziative del decennale si farà il solito collage di attività già da tempo autonomamente programmate e pianificate dalle singole istituzioni e continuano drammaticamente a mancare spazi per grandi eventi culturali, degni di una solo sbandierata capitale della cultura.

“L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei a L’Aquila il 30 gennaio

Mercoledì 30 gennaio alle ore 17.00 presso la Sala Rivera della sede comunale di Palazzo Fibbioni, ai Quattro Canoni, ospiteremo la presentazione del libro “L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei, con l’intervento di Enzo Di Salvatore, professore di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, curatore del libro.
È il 1945 quando Piero Calamandrei –  giurista, antifascista, membro dell’Assemblea Costituente – decide di interrogarsi sul significato delle libertà. E lo fa con uno scritto destinato a introdurre la ripubblicazione di un libro dello storico Francesco Ruffini, dato alle stampe e circolato clandestinamente vent’anni prima. In quelle pagine, Calamandrei afferma che il liberalismo economico del XIX secolo fu uno strumento di cui la borghesia si servì per escludere tutti gli altri dal godimento delle libertà politiche. Non fu, dunque, garanzia di progresso sociale, ma privilegio, sfruttamento dei più poveri da parte dei più ricchi, in quanto era l’appartenenza a una determinata classe sociale ad assicurare la partecipazione attiva alla vita dello Stato. Poi sopraggiunse il fascismo e i diritti vissero il loro momento più buio. Solo quando nuove forze sociali riuscirono a emergere, si riconquistò anche la libertà perduta. E fu subito chiaro che la proclamazione delle libertà implicasse anche un’azione dello Stato volta a rimuovere gli «ostacoli di ordine economico e sociale» come recita l’art. 3 della Costituzione, per garantire davvero libertà e uguaglianza.
Un processo, quello dell’attuazione dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Costituzione, a cui nessun cittadino deve rimanere indifferente perché, come Calamandrei ebbe a ricordare in un celebre discorso agli studenti milanesi il 26 gennaio 1955, “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Un’esortazione quanto mai attuale.
Enzo Di Salvatore, curatore dell’opera, insegna Diritto costituzionale italiano e comparato presso l’Università degli Studi di Teramo. Ha pubblicato i volumi: L’identità costituzionale dell’Unione europea e degli Stati membri. Il decentramento politico-istituzionale nel processo di integrazione (2008); Abruzzo color petrolio. Breve viaggio nel caos giuridico degli idrocarburi (2010); Ambiente fragile (2013); Introduzione al federalismo (2013); Germania. Scritti di diritto costituzionale (2013); L’Europa e noi. Scritti di diritto costituzionale europeo (2015); La tradizione costituzionale. Cultura giuridica e giurisprudenza (2017).

Salvini non strumentalizzi pure la nostra Befana!

Ormai il ministro dei selfie non ci stupisce più: che dopo la Nutella e l’arancino, provi a cercare consenso in vista dell’imminente tornata elettorale con arrosticino e piadina d’ordinanza durante la nostra tradizionale fiera dell’Epifania, risulta persino stucchevole.
Se non fosse che, con 360 bancarelle annunciate ad animare le strade del nostro centro storico, migliaia di persone che come di consueto invaderanno gioiosamente la città, e le condizioni meteo che altrettanto tradizionalmente promettono gelo polare, chi è preposto a gestire l’ordine pubblico avrebbe senz’altro di meglio da fare che presidiare i selfie del ministro in stato di propaganda permanente.
Basterebbe questo per ritenere assolutamente inopportuna la passerella tra le bancarelle, che mentre ammicca al consenso sui social, strumentalizza un evento che da sempre costituisce un pezzetto dell’identità del capoluogo, con i suoi colori, rumori, musiche e odori carichi di aspettative per grandi e piccoli. Peggio di tutti gli sciacalli che sono accorsi dal 2009 e a cui la città si è fieramente opposta.
Peggio perché Salvini è il capo di un partito che fino a qualche anno fa ci chiamava terroni, uno dei cui esponenti di spicco, il (dis)onorevole Borghezio, giudicava l’Abruzzo un “peso morto”, peggio perché mentre la Lega votava in Parlamento contro i fondi da destinare alla ricostruzione, rubava di fatto 49 milioni di euro dei cittadini.
Lo sciacallaggio politico come tattica del consenso continua con la sbandierata chiusura dei porti, lasciando alla deriva donne e bambini, e più in generale con la guerra ai poveri, ai deboli e agli emarginati.
Se passerella sarà, ci saranno applausi ma anche tanti fischi e pretendiamo che sia garantito il diritto costituzionale al dissenso civile. Su questo non derogheremo mai.

Bocciata la trasparenza per la nomina degli scrutatori

Con il voto contrario della maggioranza e l’astensione delle opposizioni – con la sola eccezione della nostra consigliera Carla Cimoroni e dei consiglieri Mancini e Masciocco che hanno votato a favoreil Consiglio comunale ha bocciato la nostra mozione per chiedere che gli scrutatori di seggio vengano individuati  attraverso un sorteggio pubblico.
È infatti prassi da anni che ciascun consigliere indichi un certo numero di scrutatori tra coloro che risultano iscritti all’Albo comunale. Una pratica meschina cui non abbiamo mai aderito. Si tratta – sia chiaro – di una prassi legittima, dato che la norma non prevede criteri e modalità per la designazione che rimangono dunque  totalmente discrezionali, ma che solleva quantomeno perplessità, visto che evidentemente così vengono esclusi a priori i tanti che non conoscono qualcuno che possa intercedere per loro.

E non basta che, come dice il Sindaco, la Commissione elettorale comunale venga invitata a designare come scrutatrici e scrutatori tra gli iscritti all’Albo le persone più giovani e/o in difficoltà economica. Perché tale condizione, in assenza di modalità trasparenti e oggettive, non può che essere resa nota attraverso conoscenze personali: un’abitudine che finisce per creare le ennesime piccole clientele.
Per questo altri Comuni hanno già deliberato la pratica del sorteggio per garantire trasparenza, imparzialità e avvicendamento nella selezione degli scrutatori. Trasparenza e imparzialità che evidentemente non appartengono alla cultura politica di chi amministra la città che vede ogni occasione utile per elargire favori, anche piccoli, come in questo caso. I soliti meccanismi insomma, ma si sa, in vista delle prossime elezioni, tutto fa.

Il Centro Sperimentale di Cinematografia deve rimanere a L’Aquila, città della conoscenza

Chiediamo con forza che il Centro Sperimentale di Cinematografia rimanga a L’Aquila, il prossimo anno e in futuro.
Crediamo fermamente che la prospettiva di sviluppo del nostro territorio sia quella città della conoscenza di cui ci si riempie la bocca ma che poi, nei fatti, si stenta evidentemente a sostenere, coordinare ed integrare con il tessuto sociale e produttivo. La sede aquilana del CSC rappresenta un’eccellenza culturale e formativa che si inserisce perfettamente in questo quadro, così come altre importanti Istituzioni che già lavorano o si insedieranno nel nostro territorio, da quelle storicamente presenti e radicate ai più recenti GSSI e MAXXI.
Purtroppo, se non ci sarà un intervento in extremis da parte della Regione, il Centro sperimentale di Cinematografia a L’Aquila è
destinato a sparire già dal prossimo anno. Quella stessa Regione che, alla scadenza del 2016, non ha rinnovato la convenzione, e di
conseguenza il finanziamento annuo di circa 300.000 €, necessari al proseguimento dell’attività formative della Scuola. Quella stessa Regione che, come riferito in conferenza stampa dal Direttore del Centro Sperimentale, ha omesso di inviare il progetto formativo che la scuola aveva proposto per ottenere fondi CIPE dalla Struttura Tecnica di Missione. E che possa trattarsi “solo” di una dimenticanza non rende il fatto meno grave.
E’ appena il caso di ricordare che il CSC è una realtà sana, priva di debiti, che attrae studenti provenienti da tutte le regioni italiane e
non solo. E, soprattutto, che  le allieve e gli allievi, mentre sono impegnati a conseguire un titolo di studio unico nel suo genere,
producono  lavori di pregio proprio a partire dall’osservazione del nostro territorio, lavori che molto spesso hanno raggiunto ottimi
riconoscimenti in mostre e festival del settore. Si tratta, insomma, di un circolo virtuoso, esattamente quello che ci si aspetta da una moderna città della conoscenza, capace di cogliere come un’opportunità per il territorio e per lo sviluppo sociale, culturale e economico della città l’apporto di Istituzioni di qualità vecchie e nuove, capace di accogliere con servizi adeguati e coesivi cittadine e cittadini da generazioni o di adozione, capace soprattutto di (ri)costruire una comunità che sia in grado di “risuonare”, per dirla
con una felice espressione di Pierluigi Sacco, rispetto a cultura arte e innovazione. Perdere un pezzo di questo disegno solo per rispondere a logiche localistiche o settarie rappresenterebbe una sconfitta enorme.

Per i rappresentanti della maggioranza: “Ultimi gli aquilani, prima io!”

Il  ritiro delle deleghe, per ripicca, all’assessore Di Stefano, le lotte intestine dentro Forza Italia, le tensioni nello stesso partito del Sindaco che fanno mancare il numero legale in Consiglio, il botta e risposta al vetriolo tra il primo cittadino e il deputato-commissario Martino sono solo l’ultimo vergognoso esempio dei giochetti della maggioranza che continua a tenere in ostaggio la nostra città.

È da tempo, infatti, che L’Aquila è paralizzata dagli stessi che dovrebbero amministrarla e che pensano, invece, solo agli interessi di partito e alle personali ambizioni di carriera politica. Il risultato della perenne campagna elettorale degli esponenti della maggioranza sono l’immobilismo amministrativo e le operazioni di bassa clientela che abbiamo denunciato, ancora una volta, in occasione della recente approvazione della variazione al bilancio.

Da marzo la pianificazione (!) della città è in mano a un assessore part-time, approdato agli onori del Parlamento: un doppio incarico consentito, incomprensibilmente, per legge. Chiedemmo all’assessore-deputato leghista un atto di responsabilità, rinunciando al suo posto in Giunta. Non lo ha fatto: i non-risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La grande fuga verso più ricchi stipendi ha trovato l’apice, poi, nel maldestro tentativo del sindaco di farsi candidare alla presidenza della Regione dopo poco più di un anno di non-governo della città. Tentativo andato a vuoto e poi negato, in spregio all’intelligenza dei cittadini.

Seguono, oggi, schiere di assessori e consiglieri comunali, se ne contano almeno cinque, pronti ad abbandonare la città per una poltrona in Regione.

Uno spettacolo indecoroso, una lotta tra bande che ha portato dunque al defenestramento dell’assessore al bilancio, non per gli scarsi risultati – in realtà, ce ne sarebbero tutte le ragioni come per il resto della Giunta – ma esclusivamente per la faida tra i componenti della maggioranza in vista delle elezioni regionali. La rissa tra e interna ai partiti di maggioranza fa sì che tutte le energie siano spese per guerre e interessi strettamente personali, zero per risolvere i problemi del territorio.

Dopo le elezioni ci attendevamo solo il peggio ma, sinceramente, qui si è andati oltre le più pessimistiche previsioni: è un disastro oggettivo e le aquilane e gli aquilani se  ne accorgono.

Del resto senza un progetto, quando le alleanze sono solo frutto di convenienze personali, alla prima occasione c’è il “libera tutti”, ognun per sé e chi se ne frega delle cittadine e dei cittadini. Il sindaco è il primo responsabile dell’abbandono della città e la maggioranza pare aver coniato nei fatti un nuovo slogan elettorale: “ultimi gli aquilani, prima io!”

Scrutatori di seggio: si faccia sorteggio pubblico e trasparente, no alla lottizzazione tra consiglieri comunali

Torniamo a chiedere che la scelta degli scrutatori per le prossime elezioni sia pubblica e trasparente.

C’è tempo fino a venerdì prossimo 30 novembre per fare domanda di inserimento nell’Albo comunale delle persone idonee all’Ufficio di scrutatore di seggio elettorale. Come rendo noto l’Avviso a firma dell’Assessora Monica Petrella pubblicato sul sito del Comune, uno schema di domanda è compilabile direttamente presso l’Ufficio Elettorale, dove si può sottoscrivere e presentare personalmente l’istanza, in alternativa all’invio via pec o tramite raccomandata.

Con una mozione presentata a inizio ottobre abbiamo chiesto che tale Albo sia reso pubblico e soprattutto che gli scrutatori di seggio, in occasione di ogni tornata elettorale e a partire dalla prossima, vengano individuati attraverso un sorteggio pubblico, escludendo chi ha ricoperto l’incarico nella consultazione precedente. Crediamo infatti opportuno garantire trasparenza, imparzialità e avvicendamento nella selezione dei cittadini cui affidare il delicato incarico di scrutatore che prevede anche una piccola retribuzione economica.

La normativa nazionale prevede, infatti, che, tra il 25° e 20° giorno antecedente le elezioni, la Commissione elettorale comunale individui gli scrutatori secondo criteri e modalità che rimangono però totalmente discrezionali.

Si è così ingenerata la diffusa prassi, a cui non abbiamo aderito, che ciascun consigliere comunale indichi un certo numero di scrutatori tra coloro che risultano iscritti all’Albo, una prassi che solleva quantomeno perplessità. È evidente che così vengono esclusi a priori i tanti che non conoscono qualcuno che possa intercedere per loro, come pure che tale abitudine finisca per creare aspettative, piccole clientele e persino sospetti sulle procedure di spoglio.

Torniamo a chiedere al presidente Tinari di porre la mozione che abbiamo presentato all’ordine del giorno della prossima seduta, all’Assessora Petrella di appoggiare questa iniziativa e a tutte le forze presenti in Consiglio comunale di esprimersi favorevolmente.

“Casette” e PRG: solo una vergognosa melina!

C’è una sola parola per definire la risposta dell’onorevole-assessore D’Eramo alla nostra interrogazione sulle cosiddette “casette post sisma” ed è: vergognosa!

Finalmente dopo cinque mesi è stata portata in aula all’attenzione del Consiglio comunale la nostra iniziativa, il cui scopo era fare il punto sulla situazione dei manufatti provvisori realizzati a seguito del sisma 2009: quanti sono quelli edificati in ossequio alla D.C.C. 58/2009 e quelli totalmente abusivi? in quanti casi i proprietari hanno ripristinato la propria abitazione e rimosso il manufatto, come prevedeva la Delibera? quante sono, se ci sono, le richieste di regolarizzazione? E ancora, che attività di controllo hanno avviato gli uffici comunali, quante le ordinanze di demolizione e le denunce alla Procura della Repubblica? è stato fatto un calcolo del gettito TARI, TASI e IMU relativo ai manufatti provvisori? E, infine e soprattutto, qual è la volontà dell’Amministrazione in merito all’esistenza di questi manufatti, che si intreccia pesantemente con le attività di pianificazione del territorio, di tutela del paesaggio e di miglioramento dei servizi? Quesiti articolati, per cui l’onorevole-assessore D’Eramo, ben cinque mesi dopo, ha presentato in aula quattro righe evidenziando (sic) che si tratta di una risposta parziale che necessita di tempi lunghi!

Abbiamo ricordato al Consiglio e alla Giunta che già con la precedente Amministrazione era stato portato avanti un lavoro di ricognizione sui manufatti provvisori in particolare nell’ambito della II Commissione presieduta da Enrico Perilli, una ricognizione che fa parte anche dell’analisi alla base del documento preliminare al PRG, arenatosi in qualche cassetto. Tutti dati e informazioni, dunque, che sono in possesso dell’Amministrazione e che si chiedeva di riprendere ed aggiornare proprio per conoscere le intenzioni della nuova Giunta in ordine alla pianificazione del territorio, un argomento totalmente scomparso dal dibattito pubblico.

Qui non si tratta solo di sciatteria amministrativa nella risposta, ma di una vera e propria offesa all’intelligenza delle cittadine e dei cittadini. E ancora di più, nel continuare a fare melina sulla questione, è chiaro che si vuole attuare una strategia precisa che è la “strategia dell’inerzia”: intanto che non si dice e non si fa nulla, si ratifica in sostanza lo stato di fatto, senza neanche il coraggio di chiarire apertamente che si tratta di una scelta politica. Una scelta che non si interroga nemmeno davanti ai tragici fatti di cronaca: mentre è proprio dal nostro territorio che dovrebbe partire la battaglia e l’esempio per la messa in sicurezza dell’intero Paese! altrimenti qualsiasi richiamo alla memoria e alla prevenzione rimane solo un concetto vuoto da sbandierare negli anniversari.

Ma del resto cosa aspettarsi dai rappresentanti leghisti se Salvini al Governo dispensa condoni a Ischia e attacca chi da anni chiede di mettere in sicurezza un territorio sempre più devastato da eventi naturali aggressivi e soprattutto dall’incuria e dagli abusi dell’uomo?

Cosa aspettarsi da un assessore part-time in attesa che gli equilibri di Giunta si riassestino con le elezioni regionali, cosa da una maggioranza in perenne campagna elettorale? L’Aquila non può continuare a essere ostaggio di questi giochetti, abbiamo già perso troppo tempo.