Coalizione Sociale: Scongiurare aumento affitti Case e Map e confronto sulla gestione

Abbiamo presentato una mozione, che chiediamo venga discussa con urgenza,  per modificare i canoni di locazione previsti per gli alloggi CASE/MAP dalla Delibera di Consiglio comunale 29/2015.

Il 1° ottobre scorso, infatti, sono entrati in vigore i nuovi Accordi territoriali (i precedenti risalivano al 2004) per la stipula di contratti di locazione a canone concordato, la cui applicazione rischia di avere sensibili ripercussioni sulla determinazione degli affitti per gli alloggi post sisma di proprietà del Comune.

Tra i punti salienti dei nuovi Accordi sono senz’altro apprezzabili la riduzione dei canoni nelle aree a maggiore richiesta abitativa e per le tipologie abitative ad uso familiare/coabitazione (dai 71mq in su) e la semplificazione dovuta all’individuazione di due fasce di oscillazione del canone, invece delle precedenti tre, sulla base delle caratteristiche oggettive delle abitazioni.

Quello che ci preoccupa, per quanto riguarda gli alloggi pubblici, è che la riduzione da tre a due fasce prevista dai nuovi Accordi potrebbe tradursi, impropriamente, in un generalizzato incremento dei canoni di locazione per gli alloggi CASE/MAP fissati dalla D.C.C. 29/2015.

In particolare, la D.C.C. 29/2015 stabilisce che il canone di locazione mensile è determinato in funzione della fascia di reddito ISEE con canoni fissi agevolati per i redditi fino a 12.000 €. Da 12.000 € in su, invece si prende a riferimento, appunto, il valore medio della prima fascia di oscillazione degli Accordi Territoriali. 

La “nuova” prima fascia, in sostanza, ha inevitabilmente un’oscillazione più ampia rispetto alla precedente e di conseguenza un valore medio sensibilmente più alto rispetto a quello dei vecchi Accordi. L’incremento, tra l’altro, sarebbe maggiore proprio per gli alloggi CASE/MAP più periferici e meno serviti rispetto a quelli più “centrali”. 

Continuare ad applicare canoni invariati senza intervenire sulla Delibera potrebbe d’altronde esporre il Comune a rischi di danno erariale e comunque creare ulteriore confusione e incertezza nel già piuttosto intricato ginepraio della gestione del progetto CASE.

Per questo, con la nostra mozione, chiediamo che si modifichi la DCC 29/2015 nel senso sopra detto e che sia pure l’occasione per  introdurre agevolazioni anche per i redditi medi e medio-bassi (fascia ISEE tra 12.000 e 20.000 €).

Chiediamo in generale che si apra un confronto nelle Commissioni consiliari competenti, sulla gestione di questo enorme patrimonio abitativo pubblico che, come denunciato in più occasioni, rappresenta un vero e proprio macigno per l’Amministrazione e il territorio in assenza di una strategia di gestione per l’oggi e di una prospettiva di demolizione in un futuro che speriamo sia sempre più prossimo.

Altro che politiche culturali: Biondi usa il decennale a fini politici

“Non ce li voglio a L’Aquila!” ha detto Biondi con piglio muscolare al raduno romano del suo partito, con l’obiettivo di accreditarsi sempre di più a livello nazionale per la propria carriera politica. Si riferiva, come noto, a Saviano e Zerocalcare, a cui va tutta la nostra complice stima e solidarietà, e alla loro presenza al (fu? futuro?) Festival degli Incontri.

La faccenda stavolta ha avuto notevole risalto, sia per la notorietà dei personaggi sia per la posta in gioco (700.000 €), ma il Sindaco non è affatto nuovo a ingerenze di questo tipo e all’utilizzo della cultura – e dei cospicui fondi di cui il Comune dispone – al fine unico di acquisire consenso personale e rafforzare relazioni utili alla propria scalata politica.

Sono mesi che denunciamo questi atteggiamenti: come catalogare, infatti, il “comunicato di elogio” di febbraio sottoscritto dai rappresentanti di alcune istituzioni e associazioni culturali se non come una pesantissima operazione di pressione da parte del Sindaco al momento della cacciata dell’ex assessora alla cultura?

Il risultato? Spazi chiusi, in attesa di manutenzione o di (ri)costruzione, un regolamento per il riconoscimento di contributi che avrebbe bisogno di una revisione e pure attuato con colpevole ritardo, e soprattutto la totale assenza di una strategia complessiva che favorisca le imprese culturali meritevoli e lo sviluppo sociale del territorio.

Da tempo denunciamo che l’impegno del Sindaco-Assessore alla Cultura è tutto concentrato ad utilizzare la succosa torta dei fondi Restart – 13,2 milioni di euro in 5 anni – a fare del centro storico solo un estemporaneo eventificio, palcoscenico della retorica della “città tornata a volare”, con buona pace di un territorio devastato in nome dell’emergenza post sisma e delle scuole mai ricostruite.

Abbiamo più volte chiesto che i fondi Restart, invece, siano impiegati soprattutto per favorire e implementare la solidità delle imprese culturali, attraverso servizi e risorse messi a disposizione degli operatori (spazi, strumenti, risorse umane, formazione, ecc.) per creare sinergie, economie di scala, opportunità.

La “politica dell’eventificio” ha visto l’apice nella gestione del bando del decennale con cui sono stati finanziati una serie di eventi grandi e piccoli, messi insieme senza un filo conduttore, ma utili a conseguire facile consenso e a distribuire prebende a piacimento. Si sarà senz’altro seguito un criterio di “pluralismo” e “bilanciamento” nella ripartizione di 416.000 € tra ANCE, piccole iniziative locali e una gara podistica organizzata da una società romana per 48.000 €: dal bilanciamento sono rimasti fuori, come noto, progetti strettamente attinenti al sisma e alla memoria, come SismAq (archivio multimediale del post-terremoto) e Dècade (spettacolo itinerante sul sisma, nel centro città), ma non l’iniziativa proposta da Magna Carta, la fondazione del senatore Quagliariello, eletto nelle fila del centrodestra nella circoscrizione Abruzzo, ospite d’onore pure alla Festa della montagna, a cui ha dato una “grande mano”, giusto mentre era di passaggio a L’Aquila per presentare con Toti un nuovo partito di centrodestra.

Sulla faccenda del Festival della montagna, esperienza virtuosa ridotta a una sagra nostalgica si è già visto il risultato. Del resto da chi fa comizi sotto al Parlamento circondato da saluti romani ci si può aspettare di tutto ma non certo il rispetto della libertà delle scelte culturali e del diritto di critica: questione di indole.

Per le iniziative legate al decennale si è partiti tardi, anzi tardissimo e, circa un anno fa, abbiamo denunciato anche questo. Invece di recuperare tempo e lavorare a testa bassa, il Sindaco ha preferito la politica degli annunci: Comitato di garanti, Manifesto partecipato e condiviso, Organismo di consultazione. Ovviamente non è stato fatto niente di tutto questo.
D’intesa con il MIBAC, il Comune ha costituito e nominato il solo Comitato operativo, coordinato da Giampiero Marchesi, ex responsabile della Struttura tecnica di missione presso Palazzo Chigi, e formato dalla Presidente del TSA, dalla Direttrice del Polo museale, dalla Rettrice dell’Università, nonché da un dipendente comunale designato dal Sindaco.
Il Comitato operativo era preposto al coordinamento di tutti i progetti previsti per il decennale, alla verifica della fattibilità, al monitoraggio dell’attuazione: operativo, insomma, come dice il nome.

Come risulta dai verbali che abbiamo acquisito e che mettiamo a disposizione qui in modo che tutti possano farsi un’idea di eventuali negligenze o responsabilità, il comitato operativo si è riunito in tutto tre volte, a distanza di due mesi l’una dall’altra. Come possa essere operativa una modalità di questo tipo ci sfugge, soprattutto quando da parte di tutti i componenti era stato riconosciuto un notevole ritardo nell’organizzazione.

Molte iniziative, tra l’altro, sono rimaste solo annunci e il Festival degli Incontri è l’esempio più eclatante.

D’altro canto, non c’è stata nessuna discussione e confronto sulla portata simbolica e strategica di questo appuntamento, nessuna riflessione sull’identità di un luogo e delle persone che lo abitano, a seguito di un disastro, né sulla responsabilità verso le generazioni future. L’Amministrazione, che avrebbe dovuto dare stimolo e indirizzo in tal senso, ha ridotto il decennale a un “cartellone” di eventi slegati: lo riteniamo vergognoso e offensivo per la città.

Ma del resto cosa aspettarsi se persino dal sito del Comune dedicato a L’Aquila 2019 è scomparsa la parola “memoria”?

E già perché la “memoria” implica la necessità di aprirsi al confronto anche aspro tra posizioni a volte conflittuali. Perché la memoria vuol dire richiamare il passato che ha la forza di interrogare ancora il presente, mettendolo in discussione, chiamando in causa le responsabilità per preservare e costruire il futuro.

Crediamo che i più efficaci antidoti ai tentativi di censura o di rimozione da parte di chi ha paura del confronto e del conflitto che la memoria comporta, siano la cultura e la conoscenza collettiva: ci si apra al confronto con il territorio per dare un senso all’esperienza dolorosa del sisma e alla consapevolezza acquisita in termini di prevenzione e sicurezza, perché “fare decennale” oggi e sempre voglia dire soprattutto per tutto il Paese “Mai più come a L’Aquila”.

E’ la responsabilità che la storia ha assegnato al nostro territorio.

La maggioranza boccia la mozione per il contrasto al gioco d’azzardo

Il comune dell’Aquila, uno dei più interessati a livello nazionale dalla piaga del gioco d’azzardo, non metterà alcuna limitazione agli orari di funzionamento di slot e videolotterie, gli apparecchi più insidiosi in tema di ludopatia, come evidenziato da molti studi.

La nostra proposta in questo senso, che riprendeva l’esempio di tante altre città,  è stata bocciata dalla maggioranza nel corso di una seduta surreale del Consiglio comunale, pur di non far passare un’iniziativa venuta dall’opposizione.

Quando si tratta di passare dalle chiacchiere ai fatti, la maggioranza che governa la città ancora una volta si defila, senza nemmeno il coraggio e la responsabilità di affrontare nel merito la discussione.

Imbarazzante la richiesta di ritirare la nostra proposta in attesa di un confronto informato e aperto, come se l’aula consiliare non fosse il più alto luogo di confronto istituzionale dove gli atti proposti possono essere emendati e migliorati, prendendosi la responsabilità delle azioni e delle scelte; e ancora, come se non ci fossero state, in Consiglio e fuori, molteplici iniziative di ascolto sul tema delle dipendenze in generale e della ludopatia in particolare. Ricordiamo, poi, che la nostra proposta è stata presentata ad aprile scorso e, se in buona fede, in 5 mesi si sarebbero potute fare discussioni a iosa.

Invece, sono due anni che si attende la regolamentazione di distanze e orari come richiedeva un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio già a fine 2017, ma nemmeno oggi l’Assessore competente è stato in grado di dare certezza sui tempi.

Paradossale poi la richiesta di rinviare il confronto nell’ambito della III Commissione che brilla per il record negativo di numero di sedute e soprattutto di risultati raggiunti: praticamente la tomba di ogni discussione e decisione.

L’impressione è che al di là del merito della nostra proposta, alla maggioranza bruci che vengano presentate iniziative fattive dall’opposizione, ancora di più su temi su cui ha sbandierato impegni non mantenuti: perché così apparirebbero evidenti a tutti l’inconcludenza e l’incapacità dell’Amministrazione di tradurre i proclami in atti concreti.

Si vedrà nelle prossime settimane se la nostra iniziativa avrà almeno ottenuto il risultato di svegliare la maggioranza su un tema così attuale e sentito, che non dovrebbe essere certo ostaggio di rivendicazioni di parte.

Benvenuto Presidente: un presidio per la scuola

Domani accoglieremo il Presidente Mattarella con un presidio cittadino che si terrà all’incrocio tra la S. S. 80 e Via Madonna di Pettino dalle 15.30 in poi.

Nel ringraziare il Presidente che con grande sensibilità e attenzione ha scelto di venire a L’Aquila, ancora una volta nel decennale dal sisma, per l’inaugurazione dell’anno scolastico, vogliamo essere vicino alle studentesse e agli studenti della nostra città che anche quest’anno torneranno in scuole provvisorie. Vogliamo essere vicino al corpo docente, alle lavoratrici e ai lavoratori della scuola che da 10 anni si adattano con abnegazione, professionalità e sacrificio a luoghi e condizioni di emergenza.

Ci saremo per ricordare che se a 10 anni dal sisma e con decine di milioni di euro a disposizione delle Istituzioni non c’è nemmeno una scuola ricostruita, ci sono precise responsabilità politiche e amministrative di chi della ricostruzione pubblica e delle scuole in particolare non ha voluto fare una priorità per il territorio. Ci saremo per chiedere che la ricostruzione pubblica e delle scuole diventi finalmente una priorità e vi siano dedicate immediatamente risorse certe, competenti e continuative.

Ci saremo per ricordare che le scuole rappresentano ovunque l’ultimo, ma potentissimo, presidio sociale e culturale in aree private anche dei servizi più essenziali: per questo vogliamo scuole che siano non solo luoghi del sapere, ma spazi della città.

Ci saremo per dire, ancora una volta da L’Aquila, che vogliamo essere sicuri per davvero, a partire dalle scuole: chiediamo di mettere al centro dell’agenda politica nazionale e locale il tema della prevenzione in un Paese che sappiamo essere estremamente vulnerabile, restituendo alla parola “sicurezza” il senso vero di riduzione del rischio sismico e idrogeologico, quello per cui negli ultimi 70 anni in Italia si sono registrate oltre 10.000 vittime.

Invitiamo le cittadine e i cittadini a partecipare al presidio per salutare il Presidente della Repubblica e rinnovare il diritto a scuole vere, belle e sicure per il nostro territorio e per le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi che ovunque in questi giorni iniziano un nuovo anno scolastico.

Action Aid

Coalizione Sociale

FLC CGIL

Movimento Giovanile della Sinistra

School in Progress

Unione degli Studenti

Martedì in Consiglio la nostra mozione contro la ludopatia

Martedì 10 settembre il Consiglio comunale discuterà finalmente la nostra proposta, presentata lo scorso aprile, per contrastare il fenomeno della ludopatia e del gioco d’azzardo attraverso la limitazione dell’orario di funzionamento delle slot machines.

È noto a tutti che il nostro territorio sia interessato da questo fenomeno in maniera preoccupante: l’Abruzzo è la regione italiana con la raccolta pro-capite più alta (1767 €), la provincia dell’Aquila detiene il primato del numero di slot machine per numero di abitanti e nel territorio del comune dell’Aquila, nel 2017, sono stati spesi in giocate complessivamente 127,31 ml €, pari a 1833 € pro capite, più della stessa media regionale.

Per questo sono più che mai urgenti atti concreti per limitare la diffusione del gioco d’azzardo e i danni da ludopatia, anche tenendo presente che è sulle amministrazioni locali che si ripercuotono i maggiori costi di intervento, con particolare riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione di persone e famiglie interessate.

Sulla falsariga di quanto adottato ormai da molti Comuni, Roma compresa, proponiamo che venga emanata un’ordinanza che fissi l’orario di funzionamento degli apparecchi dedicati al gioco d’azzardo ovunque collocati dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle 18,00 alle ore 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi, prevedendo adeguate sanzioni in caso di violazione.

Lo scopo, con particolare riferimento agli orari di uscita dalle scuole, è quello di contrastare l’insorgere di abitudini collegate al gioco d’azzardo da parte degli studenti, e dare quindi un segnale forte di attenzione al fenomeno.

Anche alla luce dell’ordine del giorno di contrasto al gioco d’azzardo approvato all’unanimità nel 2017, confidiamo che la nostra mozione, che mette in pratica alcune misure concrete, venga approvata all’unanimità per passare dalle parole ai fatti.

SPRAR senza fondi: si agisca immediatamente e si verifichino le responsabilità

Il Comune dell’Aquila sta facendo morire il progetto SPRAR.

Con una nota accorata, inviata ieri a tutto il Consiglio comunale, il comitato territoriale ARCI che gestisce il progetto di accoglienza, ha comunicato le enormi difficoltà che attraversa ormai da tempo e che, se non risolte tempestivamente, provocheranno la chiusura del progetto stesso.

È assolutamente urgente che il Comune assicuri i fondi necessari per andare avanti nell’immediato: il comitato ARCI è ancora in attesa del saldo per l’annualità 2018 e fa sapere di aver anticipato finora 280.000 €; gli operatori hanno ricevuto l’ultimo stipendio a febbraio. Questo perché il Comune non procede ancora a depositare presso il Ministero dell’Interno la rendicontazione del 2017, presentata dall’ARCI a gennaio 2018; né del resto ha ancora provveduto alla nomina, obbligatoria per legge, del revisore indipendente per la rendicontazione 2018.

Inoltre, le proroghe tecniche che, per oltre 2 anni e mezzo, hanno di fatto sostituito la procedura di gara di affidamento del servizio per il triennio 2017/2019 sono già finite mesi fa sotto la lente di ingrandimento dell’ANAC che ha ritenuto di interessare la Corte dei Conti, giudicandole “non in linea” con l’attuale normativa, in quanto i ritardi nell’espletamento della gara derivano da cause imputabili all’Amministrazione comunale.

Ad aprile scorso, la gara per il periodo 1 luglio  – 31 dicembre 2019 è stata finalmente bandita, ha partecipato ed è stato ammesso un unico soggetto: il comitato ARCI dell’Aquila, l’attuale gestore del progetto. Nonostante questo e nonostante l’ennesima proroga sia in scadenza il prossimo 31 agosto, il Comune ancora non procede all’affidamento del progetto almeno per i residui 4 mesi del triennio.

Il sindaco si defila rinviando all’’assessore Bignotti, che si nasconde dietro le spalle grosse della burocrazia, in un gioco delle parti opaco, stucchevole e vile.

Si vuole davvero dare seguito a un progetto che sia la Giunta che il Consiglio unanimemente hanno in più occasioni definito virtuoso? Tanto da ritenere di voler proseguire l’esperienza anche per il prossimo triennio e intraprendere un percorso analogo per l’accoglienza dei minori! Bene! Allora si ponga fine ai rimandi di competenza e si agisca immediatamente, rimuovendo tutti gli ostacoli, per lo più pretestuosi.

Chiediamo quindi che venga immediatamente assegnata la gara, anche per evitare ulteriori azioni dell’ANAC o del Ministero.

Ma soprattutto, chiediamo che, visti i ritardi accumulati, il Comune versi subito l’importo richiesto dall’ARCI per portare a termine il progetto, anticipando il saldo che riceverà dal Ministero una volta completato l’iter della rendicontazione.

Chiediamo, insomma, che l’Amministrazione tutta si faccia carico del ritardo accumulato, per dare seguito a un progetto di valore riconosciuto, e che si verifichino anche le responsabilità politiche a amministrative di una gestione così sciatta e inefficiente di questa vicenda.

NO al nuovo centro commerciale

Martedì prossimo 16 luglio arriva in Commissione Territorio la delibera che propone la realizzazione di un nuovo centro commerciale in località Centi Colella, uno dei due che la Giunta vuole consegnare alla città, in zona ovest.

Abbiamo già denunciato come, a supporto di queste “pensate”, non esista alcuna programmazione e pianificazione delle attività commerciali, nessun indirizzo su come dovrebbero essere suddivise tra strutture piccole, medie e grandi in ragione della distribuzione della popolazione attuale e futura, nessuna visione complessiva sulla riqualificazione del territorio, dei centri storici e dei luoghi della socialità.

È la resa all’urbanistica contrattata, nell’interesse privato di pochi, senza alcun riguardo per l’ulteriore cementificazione, la sofferenza dei mercati e del piccolo commercio, la mancanza di alternative alla “passeggiata” al centro commerciale per le ragazze e i ragazzi di questa città.

Da parte della Giunta, in questi mesi, c’è stato solo un grande imbarazzo e farfugliare giustificazioni, di fronte al coro di no che si è sollevato in città: da Confcommercio e Confesercenti alle tante associazioni passando per la raccolta di oltre cinquecento firme di cittadine e cittadini promossa da Potere al Popolo.

Per quanto ci riguarda continueremo a ostacolare questi progetti nelle Commissioni e in  Consiglio comunale augurandoci di non essere i soli dell’opposizione e che anche dalla maggioranza si levino voci critiche.

Invitiamo tutte e tutti coloro che si sono già attivati o vogliono attivarsi contro questi nuovi scempi ad esprimere il proprio dissenso in  tutte le sedi a cominciare dalla commissione di martedì prossimo che si terrà alle ore 9.30 nella sede di Villa Gioia.

Insieme, questa battaglia si può vincere

Regolamento per spazi culturali: approvata la nostra proposta. Ora si sblocchino i contributi

Entro la fine dell’anno, grazie a una nostra proposta approvata in Consiglio stamattina all’unanimità, il Comune dell’Aquila si doterà finalmente di un regolamento per l’utilizzo degli spazi destinati ad attività socio-culturali, finora caratterizzati da una gestione a dir poco caotica.

Ad oggi, infatti, gli spazi disponibili vengono gestiti da Servizi diversi della struttura organizzativa comunale e non solo, che spesso non dialogano nemmeno tra loro, come sanno bene le tante realtà del territorio che producono e promuovono iniziative in ambito sociale e culturale, che spesso si sono trovate ad affrontare una sorta di percorso ad ostacoli. Soprattutto se sei un’associazione alle prime armi, solo al terzo giro di telefonate capisci che l’utilizzo dell’Auditorium del Parco, per esempio, è in capo al Servizio Patrimonio, previa però verifica dell’utilizzo da parte della Società Barattelli che è concessionaria in pectore dello spazio, anche se l’atto definitivo non è mai stato formalizzato. Per il Palazzetto dei Nobili, invece, bisogna rivolgersi all’Ufficio Cultura, per le sale di Palazzo Fibbioni direttamente al Gabinetto del Sindaco. Il Ridotto del Teatro comunale è assegnato da decenni all’Istituzione Sinfonica, mentre altri spazi soprattutto nelle frazioni sono gestiti da associazioni del posto.

Per l’uso di Auditorium e Ridotto, poi, sono previste tariffe giornaliere consistenti, mentre Palazzetto dei nobili e Palazzo Fibbioni vengono ancora concessi gratuitamente. Se poi un’associazione intende richiedere anche il patrocinio dell’Amministrazione all’iniziativa ed eventuali agevolazioni economiche, finisce per dover moltiplicare la stessa istanza ai vari uffici coinvolti, con il rischio di non ricevere nemmeno risposte coerenti.

Per questo abbiamo proposto, e il Consiglio tutto ha approvato, che venga individuato un unico riferimento all’interno della struttura organizzativa comunale per la gestione degli spazi destinati ad iniziative socio-culturali e realizzato un regolamento generale in cui siano indicati tutti gli spazi nelle disponibilità dell’Amministrazione destinati a tali attività e, per ogni spazio: collocazione, dimensione, capienza, dotazione, tariffe, tipo di attività previste, nonché le modalità di presentazione delle richieste attraverso moduli predisposti chiari ed esaustivi.

E ancora: che tali informazioni vengano riportate su una pagina web del sito del Comune dell’Aquila e che vengano verificati, aggiornati ed eventualmente uniformati gli atti di affidamento degli spazi destinati ad attività socio-culturali.

Entro l’anno dovrà essere tutto predisposto e vigileremo in questo senso.

Crediamo, infatti, sia compito dell’Amministrazione favorire e implementare lo sviluppo dell’esercizio e delle imprese culturali, attraverso servizi e risorse messi a disposizione degli operatori (spazi, strumenti, risorse umane, ecc.) per creare sinergie, economie di scala, opportunità.

Per questo è importante far conoscere, incentivare e agevolare l’uso di tutti gli spazi attualmente individuati a fini socio-culturali; così come crediamo sia imprescindibile recuperarne altri, a cominciare dai progetti del Parco della Luna presso l’ex O.P. e dell’ex Asilo occupato lungo il Viale, già finanziati ma caduti colpevolmente nel dimenticatoio con il rischio concreto di perdere addirittura i fondi.

Altrettanto importante è garantire continuità in termini di servizi e risorse a chi produce cultura: non possiamo che stigmatizzare il ritardo che si è accumulato nella concessione dei contributi alle attività culturali, fermi al 2017, e di cui abbiamo già chiesto conto all’Amministrazione.

TARI: approvate le nostre proposte, un anno dopo

Abbiamo assistito con interesse nelle settimane scorse e fino all’approvazione in Consiglio comunale avvenuta ieri, alle rivendicazioni di assessori vecchi e nuovi in merito al regolamento che disciplina le imposte comunali e soprattutto alle riduzioni previste per la TARI, la tariffa per il servizio di gestione dei rifiuti, quella che incide un po’ sulle tasche di tutti.

Alcune delle novità introdotte sono infatti richieste e proposte che facemmo l’anno scorso in occasione della discussione del bilancio 2018: emendamenti che furono allora bocciati dalla maggioranza con argomenti piuttosto pretestuosi.

Ci riferiamo, per esempio, all’estensione ai centri storici delle frazioni, per i prossimi tre anni, di uno sgravio già previsto per gli esercenti del centro storico del capoluogo, nell’auspicio che parta finalmente anche lì la ricostruzione.

E ancora, ad un piccolo incentivo per favorire le attività che dismettono le slot machine in un territorio dove è noto che il problema della ludopatia è particolarmente diffuso. Tanto è noto che un ordine del giorno approvato all’unanimità già a fine 2017 prevedeva la definizione (entro 90 giorni) di un regolamento comunale ad hoc che non ha mai visto la luce: l’ennesimo annuncio, insomma, di una maggioranza incapace di atti concreti. Per questo auspichiamo che, oltre allo sconto TARI, il Consiglio discuta e approvi al più presto una nostra proposta presentata da mesi per limitare l’orario di funzionamento delle slot machines, come avviene già in tante città.

In particolare, poi, nel nuovo Regolamento per le imposte comunali è stata inserito un articolo, da noi proposto un anno fa, che riconosce una riduzione alle utenze domestiche che conferiscono all’unico Centro di raccolta per il momento esistente, quello di Bazzano, alcune tipologie di rifiuto in forma differenziata. Al di là del piccolo sconto in bolletta, che chiediamo venga esteso nei prossimi anni anche ad altre tipologie di rifiuto, questa misura dovrebbe servire a far conoscere ed utilizzare il centro di raccolta soprattutto per quei rifiuti che non è possibile, per tipo, quantità e volume, conferire nei normali bidoni della raccolta differenziata, e limitare così il fenomeno dell’abbandono. Una misura che servirà a poco se non verrà realizzato al più presto, come annunciato, un secondo centro in zona ovest e soprattutto se non verrà accompagnata da una campagna di informazione e sensibilizzazione e da orari di accesso ai centri che vadano incontro alle esigenze dell’utenza. Chiediamo quindi che l’Amministrazione, in accordo con l’ASM si impegni in questo senso.

Chiariamo che  queste iniziative servono ad accrescere la consapevolezza delle cittadine e dei cittadini nei riguardi della gestione dei rifiuti e a premiare i comportamenti più virtuosi. Come avviene già per chi fa compostaggio domestico, in base a una nostra proposta di qualche anno fa. Ma la responsabilità dei singoli non basta evidentemente a migliorare le percentuali di raccolta differenziata e in generale la qualità del servizio che rimane purtroppo a livelli deprimenti.

Da tempo siamo fermi al 36% di raccolta differenziata, lontanissimi dal 65% previsto dalla norma nonché obiettivo puntualmente disatteso di ogni amministrazione che si insedia. Bisognerebbe parlare di piano degli investimenti, organizzazione del lavoro, eventuali necessità dell’azienda per offrire un servizio migliore. Niente di tutto questo nel piano finanziario dell’ASM approvato ieri, come accaduto l’anno scorso e con l’amministrazione passata.

Del resto, fino a quando le società partecipate verranno utilizzate unicamente per distribuire poltrone a politici, parenti e candidati non eletti, senza alcuna considerazione sulle competenze specifiche, la qualità dei servizi non potrà che rimanere scarsa.

Bando decennale: quale idea per lo sviluppo culturale?

Dopo aver acquisito copia di tutti i progetti ammessi al bando del decennale “L’Aquila, città della memoria e della conoscenza”, torniamo sulla vicenda per provare a capire come l’Amministrazione comunale sta promuovendo “lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio”.

Abbiamo già denunciato quanto riteniamo inopportuno – e persino provocatorio – che siano stati presentati, ammessi e risultati pure vincitori i progetti elaborati dall’ANCE come pure dall’Ordine degli architetti. Si tratta di quasi 32.000 € all’ANCE per l’organizzazione di un convegno e la realizzazione di una pubblicazione in 420 copie che verrà regalata prossimamente ai sindaci del cratere, assessori, consiglieri e dirigenti; e di 22.000 € all’Ordine degli architetti per illuminare nel periodo estivo alcuni vicoli bui del centro storico. Al di là della totale inopportunità di sovvenzionare due categorie già ampiamente beneficiate dai proventi della ricostruzione, come queste iniziative possano servire a sviluppare le potenzialità culturali, ci risulta francamente oscuro.
Quanto al progetto che ha ricevuto il maggior finanziamento, ben 48.000 €, consiste invece in una giornata di gara podistica tra stand internazionali, proposta da due società romane, riconducibili alla stessa proprietà. Una delle due, tra l’altro, si è costituita meno di due anni fa, giusto venti giorni prima di presentare domanda per il bando “Fare Centro” da cui è stata finanziata l’anno scorso con 64.000 €. Non per niente, immaginiamo, si chiama Docenter. Curioso, poi, che la sede legale si trovi in un palazzo riconsegnato a ottobre 2018, il cui portone è a tutt’oggi sbarrato con assi di legno.

Ma al di là di questi aspetti che siamo certi saranno oggetto di controlli e verifiche scrupolose in sede di rendicontazione, chiediamo quale sia l’idea della “città della memoria e della conoscenza” che ha questa Amministrazione se il maggior contributo del bando dedicato al decennale del terremoto spetta a una gara podistica, mentre, per dirne una, il progetto di archivio del sisma della Deputazione di Storia patria, come noto, non raggiunge nemmeno la sufficienza nei punteggi.

Anche volendo restare in ambito sportivo, qual è il senso di privilegiare un’iniziativa una tantum ed escludere dai finanziamenti proposte di realtà locali riconosciute che lavorano costantemente sul territorio coinvolgendo, educando e aggregando da anni tante persone? Non si tratta di campanilismo, evidentemente, ma di capirsi su cosa significa “sviluppo”.

L’opportunità di beneficiare in 5 anni di 13,2 milioni di euro “per lo sviluppo delle potenzialità culturali del territorio” non può essere sprecata senza avere una strategia complessiva di sviluppo, appunto, socio-culturale. Altrimenti saranno serviti solo a far galleggiare un altro po’ qualche realtà ormai asfittica o addirittura a sovvenzionare qualche incursione “mordi e fuggi”.
Anche ammesso e non concesso che lo sviluppo culturale debba essere finalizzato all’attrattività turistica – e non, proritariamente, alla rigenerazione sociale del territorio – ci sarebbe comunque da chiedersi quale respiro e prospettiva sul medio-lungo termine abbiano delle scelte che riducono il centro storico solo a un estemporaneo eventificio, privo di servizi e abbandonato dai residenti.

Infine, chiediamo che i progetti che partecipano a bandi pubblici siano, a loro volta, totalmente pubblici, in modo da consentire alla collettività di conoscere, e controllare a chi (e a chi no) e con quali finalità vengono destinati fondi che sono di tutti e servono (dovrebbero servire) ad accompagnare le iniziative di sviluppo e rilancio del territorio  in un percorso di progressiva autonomia dai finanziamenti che termineranno nel 2020, in modo da valutare poi con cognizione di causa l’effetto di tali scelte.