Ricostruzione pubblica e frazioni al palo, ma per l’amministrazione la colpa è sempre di qualcun altro


Che l’assessore Di Stefano continui a citare senza un minimo di autocritica il cronoprogramma della ricostruzione approvato nel 2013 sfiora la sfacciataggine.

“L’Aquila sarà ricostruita nel 2018”, millantava allora il Sindaco. Frazioni comprese, naturalmente. Che si trattasse di un’invenzione propagandistica allo scopo di  precostituire una difesa d’ufficio a risultato non raggiunto con l’ovvio e prevedibile rimpallo di responsabilità (il Genio Civile, le imprese, i tecnici,….la peste, le cavallette, etc. etc.) l’avevamo immaginato e denunciato da subito. Crediamo infatti che ai cittadini andrebbero dette le cose per quello che sono, in modo che tutti possano pianificare le proprie vite.

La scelta politica fu quella di privilegiare le seconde, terze e quarte case nel centro storico a discapito delle prime case nelle frazioni.

Noi di Appello per L’Aquila presentammo un emendamento, approvato all’unanimità, che prevedeva criteri di monitoraggio dello stato di attuazione del cronoprogramma stesso attraverso report quadrimestrali che ne consentissero periodicamente l’aggiornamento su dati reali.

Questi report, ovviamente pubblici, avrebbero dovuto indicare:

  • dati di previsione e di verifica in merito a contributi erogati e loro destinazione, cantieri avviati e conclusi, pratiche presentate e ammesse al contributo;
  • fabbisogno finanziario programmato e disponibilità finanziaria utilizzabile;
  • dati di previsione e di verifica relativi alla realizzazione dei nuovi sottoservizi;
  • cause che avessero eventualmente impedito il raggiungimento dei risultati attesi con indicazione delle azioni correttive e rimodulazione del cronoprogramma stesso.<

Tre report all’anno ogni anno fino ad oggi avrebbero permesso a tutti di tenere sotto controllo l’andamento della ricostruzione nel tempo e nello spazio  ed eventualmente adattarlo, trasparentemente, a criticità o esigenze di volta in volta sopravvenute. Che si sono puntualmente verificate: dalla realizzazione dei sottoservizi alla complessità della filiera autorizzativa, dal clamoroso ritardo nella ricostruzione pubblica alla scelta di suddividere anche le frazioni più piccole in micro-comparti, dalla convivenza tra abitanti e cantieri alla messa in sicurezza di edifici e percorsi. Tutte responsabilità non ascrivibili soltanto ai tecnici, tra i quali ci sono sicuramente persone più e meno coscienziose.

Sarebbe stato, tra l’altro, un modo seppur tardivo e insufficiente di coinvolgere la popolazione in una scelta di programmazione così rilevante. Le cittadine e i cittadini, opportunamente e continuamente informati avrebbero esercitato direttamente un ruolo di controllo e di stimolo al rispetto della tabella di marcia e degli impegni presi. Ma del resto l’assenza di un qualsiasi strumento di monitoraggio e controllo faceva già sospettare i più maliziosi che il cronoprogramma fosse stato  redatto con la consapevolezza dell’inattuabilità dello stesso nei tempi e nei modi! Fatto sta che nemmeno il nostro emendamento è stato mai attuato, nonostante ripetute sollecitazioni!

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: centro storico ricostruito a macchia di leopardo e frazioni al palo, in cinque anni si è creato “un effetto accumulo che spaventa” come ammette lo stesso Assessore alla Ricostruzione, a cui è complicato mettere mano. E le responsabilità naturalmente di chi sono? L’Assessore ha avuto la decenza di non nominare le cavallette.

Carla Sindaca – L’Aquila Chiama – Cambia Città. Resta Qui!

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