BIONDI, ABBANDONATO DALLA LEGA, HA UNA NUOVA MAGGIORANZA CON DI BENEDETTO

Oggi è arrivato in Consiglio comunale l’atto più politico dell’anno, il bilancio di previsione, quello che sancisce le priorità su cui l’Amministrazione intende intervenire, mettendoci i soldi insomma.

È stata l’occasione per sancire, presenze alla mano, che il Sindaco non ha praticamente più i numeri per governare vista l’assenza di tutti gli assessori e consiglieri della Lega, forza determinante per la vittoria del sindaco e per la tenuta della maggioranza, e del consigliere Silveri, in rotta da tempo.

Di fatto la Lega ha tolto il sostegno al sindaco Biondi in occasione dell’atto più importante che ogni anno approda in Consiglio, il bilancio di previsione.

A salvare dall’impaccio politico Biondi ci hanno pensato i cinque consiglieri del gruppo del Passo possibile, con il leader Americo Di Benedetto, che restando in aula hanno garantito il necessario numero legale per l’avvio dei lavori sostituendo politicamente e nei numeri la Lega. Con tanto di applausi dai banchi della destra!

Un accordo politico vero e proprio quelle tra Biondi e Di Benedetto, di cui saremmo curiosi di conoscere le contropartite a livello locale e regionale, che, al di là delle chiacchiere, di fatto determina un cambio negli assetti della maggioranza che sostiene il sindaco.

E certo non basta la retorica della “responsabilità istituzionale”, del “bene per la città” profusa a piene mani dal sindaco e dal consigliere Di Benedetto: rendano espliciti piuttosto i termini del loro accordo politico, perché di questo, e solo di questo, si tratta.

Crediamo sia dovuto prima di tutto alle cittadine e ai cittadini che li hanno votati. Quello che è davvero inammissibile è che un cambio di maggioranza venga fatto nell’ombra senza spiegare alla città cosa sta succedendo, le motivazioni e gli obiettivi.

Sottoservizi, Gsa e Di Benedetto: cos’altro deve accadere?

Conflitto di interessi di Americo Di Benedetto

Nella vicenda della riserva di 740mila euro riconosciuti dalla stazione appaltante Gran Sasso Acqua Spa (Gsa) alla Asse Centrale Scarl per i lavori dei sottoservizi in centro storico, è persino difficile individuare il fatto più scandaloso. Una riserva (soldi pubblici aggiuntivi assegnati alle imprese vincitrici dell’appalto) concessa in corso d’opera, caso più unico che raro, che alimenta il dubbio che sia solo la prima volta, ma non l’ultima, prima della conclusione dei lavori.

C’è ormai l’acclarato conflitto di interessi di Americo Di Benedetto, candidato sindaco con la coalizione di centro, presidente della Gran Sasso Acqua, l’azienda che riconosce la riserva alla consortile che si è aggiudicata l’appalto, di cui fa parte l’impresa di Gianni Frattale. Lo stesso che si protrae in queste settimane verso generosi sostegni per Di Benedetto in campagna elettorale.

Temevamo fin dall’inizio quello che si sta verificando: non c’è “armonizzazione” né coordinamento tra i lavori di ricostruzione in centro storico e il cantiere dei sottoservizi. Ma, aspetto ancor più eclatante, nelle ultime ore abbiamo assistito alla disinvolta ammissione del direttore tecnico di Gran Sasso Acqua, che dichiara alla stampa che “si sapeva dall’inizio che in 18 mesi sarebbe stato impossibile concludere”, che segnala l’assoluta incapacità programmatoria oltre che un atteggiamento prepotente – ma forse Di Benedetto preferirebbe dire “inelegante” – nei confronti dei destinatari ultimi dell’opera dei sottoservizi, ossia le cittadine e i cittadini, a cominciare dagli artigiani e dai commercianti che, nel frattempo, tentano di capire come “Fare centro”.

La nuova deadline che sposta la fine dei lavori alla fine del 2018 è attendibile, a questo punto? E’ così che Di Benedetto pensa di fare il sindaco, ossia sottraendo la propria amministrazione a qualsiasi controllo e verifica da parte della popolazione e del Consiglio comunale?

Questo atteggiamento è degno del miglior conflitto di interessi cui ci ha abituati nell’ultimo ventennio la destra berlusconiana, che presenzia in città a sostegno della coalizione di destra.

D’altronde nella lista di Di Benedetto (e non solo) trovano spazio candidati che cinque anni fa erano nelle liste di Forza Italia. Comprendiamo, d’altra parte, l’imbarazzo e il silenzio – colpevole e assordante – di chi, impegnato a sostenere Di Benedetto, si trova sempre più a dover difendere l’indifendibile. O è forse complicità?