“L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei a L’Aquila il 30 gennaio

Mercoledì 30 gennaio alle ore 17.00 presso la Sala Rivera della sede comunale di Palazzo Fibbioni, ai Quattro Canoni, ospiteremo la presentazione del libro “L’avvenire dei diritti di libertà” di Piero Calamandrei, con l’intervento di Enzo Di Salvatore, professore di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, curatore del libro.
È il 1945 quando Piero Calamandrei –  giurista, antifascista, membro dell’Assemblea Costituente – decide di interrogarsi sul significato delle libertà. E lo fa con uno scritto destinato a introdurre la ripubblicazione di un libro dello storico Francesco Ruffini, dato alle stampe e circolato clandestinamente vent’anni prima. In quelle pagine, Calamandrei afferma che il liberalismo economico del XIX secolo fu uno strumento di cui la borghesia si servì per escludere tutti gli altri dal godimento delle libertà politiche. Non fu, dunque, garanzia di progresso sociale, ma privilegio, sfruttamento dei più poveri da parte dei più ricchi, in quanto era l’appartenenza a una determinata classe sociale ad assicurare la partecipazione attiva alla vita dello Stato. Poi sopraggiunse il fascismo e i diritti vissero il loro momento più buio. Solo quando nuove forze sociali riuscirono a emergere, si riconquistò anche la libertà perduta. E fu subito chiaro che la proclamazione delle libertà implicasse anche un’azione dello Stato volta a rimuovere gli «ostacoli di ordine economico e sociale» come recita l’art. 3 della Costituzione, per garantire davvero libertà e uguaglianza.
Un processo, quello dell’attuazione dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Costituzione, a cui nessun cittadino deve rimanere indifferente perché, come Calamandrei ebbe a ricordare in un celebre discorso agli studenti milanesi il 26 gennaio 1955, “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Un’esortazione quanto mai attuale.
Enzo Di Salvatore, curatore dell’opera, insegna Diritto costituzionale italiano e comparato presso l’Università degli Studi di Teramo. Ha pubblicato i volumi: L’identità costituzionale dell’Unione europea e degli Stati membri. Il decentramento politico-istituzionale nel processo di integrazione (2008); Abruzzo color petrolio. Breve viaggio nel caos giuridico degli idrocarburi (2010); Ambiente fragile (2013); Introduzione al federalismo (2013); Germania. Scritti di diritto costituzionale (2013); L’Europa e noi. Scritti di diritto costituzionale europeo (2015); La tradizione costituzionale. Cultura giuridica e giurisprudenza (2017).

Salvini non strumentalizzi pure la nostra Befana!

Ormai il ministro dei selfie non ci stupisce più: che dopo la Nutella e l’arancino, provi a cercare consenso in vista dell’imminente tornata elettorale con arrosticino e piadina d’ordinanza durante la nostra tradizionale fiera dell’Epifania, risulta persino stucchevole.
Se non fosse che, con 360 bancarelle annunciate ad animare le strade del nostro centro storico, migliaia di persone che come di consueto invaderanno gioiosamente la città, e le condizioni meteo che altrettanto tradizionalmente promettono gelo polare, chi è preposto a gestire l’ordine pubblico avrebbe senz’altro di meglio da fare che presidiare i selfie del ministro in stato di propaganda permanente.
Basterebbe questo per ritenere assolutamente inopportuna la passerella tra le bancarelle, che mentre ammicca al consenso sui social, strumentalizza un evento che da sempre costituisce un pezzetto dell’identità del capoluogo, con i suoi colori, rumori, musiche e odori carichi di aspettative per grandi e piccoli. Peggio di tutti gli sciacalli che sono accorsi dal 2009 e a cui la città si è fieramente opposta.
Peggio perché Salvini è il capo di un partito che fino a qualche anno fa ci chiamava terroni, uno dei cui esponenti di spicco, il (dis)onorevole Borghezio, giudicava l’Abruzzo un “peso morto”, peggio perché mentre la Lega votava in Parlamento contro i fondi da destinare alla ricostruzione, rubava di fatto 49 milioni di euro dei cittadini.
Lo sciacallaggio politico come tattica del consenso continua con la sbandierata chiusura dei porti, lasciando alla deriva donne e bambini, e più in generale con la guerra ai poveri, ai deboli e agli emarginati.
Se passerella sarà, ci saranno applausi ma anche tanti fischi e pretendiamo che sia garantito il diritto costituzionale al dissenso civile. Su questo non derogheremo mai.

Pubblicati i curriculum dei candidati alle partecipate. Cimoroni: “Servizi essenziali non possono ridursi a spartizione politica”

Come promesso una settimana fa, la Coalizione Sociale ha attuato – a differenza dell’amministrazione comunale – un preciso atto di indirizzo approvato dal Consiglio comunale. Sono così da oggi online su coalizionesociale.it i 103 curriculum professionali dei candidati e delle candidate ai ruoli di vertice delle aziende partecipate dall’ente comunale.

La questione è stata al centro di una conferenza stampa convocata stamane all’Aquila da Carla Cimoroni, consigliera della Coalizione Sociale: “Seguiamo la vicenda delle partecipate fin dal nostro primo giorno in Consiglio – ha affermato la consigliera – già il 27 luglio scorso presentammo una delibera sulle audizioni pubbliche. Riteniamo che la gestione dei servizi pubblici essenziali sia fondamentale per la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine”. Solo dopo 6 mesi, tuttavia, la giunta Biondi approva l’atto di indirizzo per la scelta dei vertici delle società partecipate. Tra le altre cose si afferma che non è possibile nominare i parenti dei componenti della Giunta: “Un nostro emendamento proponeva di allargare anche ai parenti dei consiglieri – ha affermato Cimoroni – ma è stato bocciato. Perché? Se verrà nominato un parente di qualche consigliere sapremo che la bocciatura non fu solo inopportuna, ma anche dettata dalla malafede“.

Nel frattempo le società partecipate arrancano, gli amministratori sono scaduti e si perpetua semplicemente un’amministrazione ordinaria, dettata solo dal “far quadrare i conti”, più che da una reale progettualità con l’obiettivo del miglioramento de servizi. Il 12 aprile scorso vengono pubblicati gli elenchi degli idonei che hanno inoltrato domanda per il bando, ma non i curriculum, che avrebbero dato modo alla cittadinanza di farsi un’idea sulla qualità delle scelte che verranno effettuate.

“Il nostro timore, fondato e confermato dalle vicende politiche di questi mesi, è che le nomine verranno fatte in base alla spartizione partitica, senza prendere in considerazione alcuna competenza specifica sulle aziende che si dovranno amministrare”, ha sottolineato Carla Cimoroni.

Sia chiaro che sappiamo bene come le nomine siano appannaggio del Sindaco, e non lo mettiamo in dubbio. Ma vorremmo che si rendesse chiaro un metodo di scelta, in base a criteri di comparazione. Perché serve a noi e alla città per giudicare l’operato del Sindaco, non dei candidati. Nessuno fa populismo né ci si vuole sostituire al primo cittadino. E’ il contrario, perché si chiede al Sindaco di prendersi una responsabilità”.

La pubblicazione dei curriculum consentirebbe anche di spostare il dibattito pubblico da “quali nominativi indicano i partiti per i vari enti” a “quali candidati sono più competenti ed adatti per i diversi incarichi da ricoprire”.

Se non si cambia passo, nei metodi, la qualità dei servizi rimane scarsa, fomentando il mantra dell’inefficienza del settore pubblico, e solcando la via verso una tendenza drammatica cui assistiamo da anni: la privatizzazione anche dei servizi essenziali per i cittadini e le cittadine.

Nel corso della conferenza stampa Carla Cimoroni ha risposto anche all’ultima nota di Fratelli d’Italia, partito di Biondi: “Sono contento che dopo averci attaccato – ha evidenziato la consigliera – ora Fratelli d’Italia ha fatto un passo indietro, indicando come criterio per le scelte la competenza professionale e non l’indicazione di questo o quel partito. E’ chiaro che le nomine non sono state fatte perché ancora non ci si mette d’accordo tra partiti, e questo passo indietro forse è un tentativo di uscire dall’impasse”.

A margine dell’incontro, la Coalizione Sociale ha ribadito la gravità della questione relativa allo stemma di Salò come effigie del gruppo WhatsApp dei capigruppo della maggioranza in Consiglio, vicenda che ha guadagnato negli ultimi giorni anche la prima pagina di un quotidiano nazionale: “In questi giorni ciò che è ancora più grave è il silenzio del Sindaco, che non ha avuto il coraggio né di scusarsi, né di giustificarsi, e nemmeno di rivendicare. D’altronde, neanche la sua assenza nelle cerimonie istituzionali del 25 aprile è stata giustificata”.

Questo fatto, che in sé potrebbe sembrare marginale, dev’essere letto nella cornice di un’operazione di sdoganamento della simbologia, della gestualità e della pratica neofascista messa in atto nell’arco degli ultimi anni, avallata troppe volte anche dal Partito Democratico: “Neanche gli esponenti locali del Pd – ha concluso Cimoroni – hanno avuto il coraggio di spiegare alla città perché non hanno partecipato al voto, in occasione della mozione antifascista da noi presentata in Consiglio”.

Per tutte queste ragioni, e per altre – dalle promesse mancate nella ricostruzione delle scuole allo stallo del bando Case – il sindaco Pierluigi Biondi dovrebbe dimettersi.

Coalizione Sociale presenta mozione contro concessioni a organizzazioni razziste e fasciste

Lo avevamo annunciato prima di Natale nel corso di un’iniziativa all’Aquila organizzata dall’Anpi, e l’abbiamo fatto: al prossimo Consiglio comunale – previsto per giovedì 15 febbraio – presenteremo una mozione sulla concessione di contributi e spazi pubblici a organizzazioni che diffondono idee e comportamenti ispirati all’odio razziale, all’omofobia, all’antisemitismo, al fascismo e al nazismo.

La proposta della Coalizione Sociale è simile a quanto è stato adottato già da mesi in diverse città italiane. Chiede di modificare i regolamenti comunali affinché non vengano concessi locali, spazi o suolo pubblico, né contributi o patrocini ad associazioni, gruppi, organizzazioni politiche e sociali che manifestino e professino idee e comportamenti razzisti, xenofobi, antisemiti, omofobi, che si siano espressi con termini o modalità che indichino odio o intolleranza religiosa, o che si ispirino alle ideologie del fascismo o del nazismo e che contrastino pertanto con i principi sanciti dalla Costituzione italiana.

E’ notizia di oggi, infatti, che il Tar di Brescia abbia respinto il ricorso dell’organizzazione neofascista Casapound, che si era opposta alla decisione del Comune di Brescia, il quale aveva adottato una delibera simile a quella che abbiamo presentato. Secondo il tribunale amministrativo, la richiesta del Comune è in linea con i “principi democratici costituzionali”.

La mozione della Coalizione Sociale prevede inoltre che il legale rappresentante dell’associazione, del gruppo o dell’organizzazione politica e sociale richiedente debba obbligatoriamente presentare e sottoscrivere una dichiarazione (che costituisce parte integrante della mozione stessa), in cui si afferma che l’associazione non professa e non manifesta idee e comportamenti propri dei disvalori su citati.

La nostra proposta in Consiglio comunale è un atto di buon senso, a difesa di valori di tutte e tutti, attaccati da rigurgiti neofascisti che la storia ha già condannato. Confidiamo in un atteggiamento maturo da parte dell’assemblea più importante della città, affinché la proposta possa trovare un ampio consenso. Invitiamo tutte le persone e le organizzazioni che si riconoscono nei valori che vuole trasmettere la mozione a partecipare al Consiglio comunale previsto per giovedì 15 febbraio, dalle ore 9.